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Giovedì, 14 Luglio 2022 14:24

La civetta, regina della notte

Le civette sono uno dei rapaci notturni più affascinanti di sempre. Elegantissime e sfuggenti, la notte è il loro regno. Sono da sempre simbolo di saggezza e mistero.

Dalla civetta di Atena a Edwige di Harry Potter, nei secoli la civetta ha sempre affascinato gli uomini. È stata al centro di fiabe, leggende, miti. Questa specie incredibile è stata raffigurata su quadri famosi, sulle monete e persino nelle tombe egizie. Conoscerla, studiarla, amarla, ci permette di continuare a proteggerla. La civetta Athena noctua è un rapace notturno che si può avvistare dal Mediterraneo alla Cina, dall’Africa tropicale fino all’Etiopia e al Golfo Persico.

I suoi ambienti preferiti si trovano nelle vicinanze degli abitati, sia in pianura sia in collina, ma raramente si rinviene oltre i 1000 metri di altitudine. Sarà per questo suo vivere al confine delle tenebre che nei secoli la civetta è diventata simbolo della luce e della saggezza, ma anche vittima di superstizioni che la vedevano come “uccello del malaugurio”. Alla civetta storia e tradizioni hanno sempre attribuito un forte valore simbolico, talora benefico, talaltro portatore di cattiva sorte.

Come riconoscere le civette

La civetta è lunga circa 21-23 cm, con un’apertura alare di 53-59 centimetri. A differenza del gufo ha una forma più tozza, un capo largo e piatto senza i ciuffi auricolari. Occhi gialli e zampe lunghe, parzialmente rivestite di setole. La parte superiore è grigio-bruno striata di bianco, mentre in quella inferiore è prevalente il bianco, macchiato di bruno.

La civetta tra superstizione e saggezza

Ami la natura? Se ti piace immergerti nello spettacolo di un volo o osservare gli uccelli tra i rami, puoi conoscere sempre di più sul loro mondo. Come cacciano i barbagianni? Dove fanno il nido gli assioli? Scoprilo iscrivendoti alla Lipu con 25 euro e aggiungendo una donazione a partire da 30 euro. Proteggerai la natura e riceverai il nuovo affascinante libro "Rapaci d’Italia e d’Europa - 2. Notturni".

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La civetta si muove soprattutto nelle ore della notte, è attiva anche al tramonto e all’alba, ma resta vigile durante tutta la giornata. Sarà per questo suo vivere al confine delle tenebre che nei secoli le è stato attribuito un forte valore simbolico, spesso benefico, altre volte portatore di cattiva sorte.

Nell’antica Grecia la civetta era considerata sacra per la dea Atena (da qui il suo nome scientifico) e per questo rappresentata su vasi, bassorilievi e monete. Era anche l’uccello simbolo della città di Atene dove era sempre benvenuta e molto comune, tanto che un modo di dire coniato da Aristofane recitava “portare le civette ad Atene” per descrivere qualcosa di veramente scontato.

 

Con il Medioevo la civetta si carica di un significato più oscuro. Come i gatti diventa il simbolo delle streghe ed è vittima di inutili superstizioni diventando “uccello del malaugurio". C’è una civetta anche al centro della “Fontana della Vita” che fa parte del del famoso “trittico del giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch. Circondata dagli animali fantastici dell’Eden la civetta guarda il mondo con due occhi buffi e molto curiosi.

Nel quadro “Adorazione ai magi” di Ludovico Mazzolino la civetta è usata invece come simbolo di sapienza divina, portata al braccio da un piccolo paggio che tiene al guinzaglio una scimmia che invece in questo caso sta a rappresentare la stupidità.

Con il Romanticismo i rapaci notturni, e quindi anche la civetta, tornano di moda carichi di suggestioni positive. Oggi la civetta, come i gufi, è addirittura diventata un portafortuna raffigurato su migliaia di portachiavi, t-shirt e altri oggetti di artigianato artistico. Ad aumentare la fama di questo animale c’è la civetta delle nevi Edwige, uno dei personaggi magici più amati dai fan della fortunatissima saga di Harry Potter che è diventata anche una serie di film campioni di incassi.

 

"...quando tra l'ombre svolò rapida una
ombra dall’alto:
orma sognata d'un volar di piume,
orma di un soffio molle di velluto,
che passò l'ombre e scivolò nel lume
pallido e muto." - dalla poesia "La civetta" di Giovanni Pascoli

Perchè si dice civettare

Si dice “fare la civetta” di una persona che cerca di attirare tutti gli sguardi su di sé con atteggiamenti e moine. Questa espressione, di cui parla anche Boccaccio nel “Decameron”, ha una spiegazione scientifica. Un tempo le civette venivano catturate e usate come richiami vivi dai cacciatori per catturare piccoli passeriformi. In queste particolari condizioni le civette mettono in atto comportamenti eccezionali per cercare di attirare la preda, come inchini, battiti di ali e ammiccamenti.

La civetta e l'uomo

I miti, l’arte e la letteratura ci raccontano una verità: nel bene e nel male la civetta vive vicino all’uomo da migliaia di anni. Oggi, superata ogni superstizione, la civetta è un animale simbolo dell’equilibrio tra l'uomo e la natura, del rispetto che dobbiamo avere per la bellezza della biodiversità, fonte di continua meraviglia a pochi passi dalle nostre case. La famiglia degli strigidi (a cui appartengono le civette, i gufi, gli assioli e altri bellissimi rapaci notturni italiani) comprende più di 100 specie diverse, spesso molto diverse tra loro, dalla minuscola civetta nana al maestoso gufo reale.

Ognuna di queste specie ha un ruolo fondamentale nell'ecosistema a cui appartiene. La Lipu da sempre ha una grande attenzione per la conservazione dei rapaci notturni la cui esistenza è legata agli ambienti agricoli naturali e a una natura in buono stato di conservazione. Per difenderli in questi anni abbiamo sviluppato e sostenuto azioni diverse come ad esempio la messa in sicurezza delle linee elettriche ad alta tensione (che causano incidenti spesso mortali) e la diffusione delle buone pratiche agricole che tutelino quegli ambienti che sono la casa di molti rapaci notturni.

 

Inoltre nei nostri Centri recupero ogni anno arrivano decine di questi splendidi animali che vengono soccorsi perché feriti o debilitati. Possiamo proteggerli e curarli grazie al lavoro dei nostri volontari e operatori e grazie al sostegno dei Soci Lipu e dei donatori.

 

Venerdì, 05 Novembre 2021 10:41

Il Bycatch uccide il mare

Scritto da

Le catture accidentali (bycatch) e la pesca intensiva stanno distruggendo la biodiversità marina. 

Ogni anno circa 200.000 uccelli marini sono vittime di catture accidentali in Europa, così come delfini, tartarughe marine, squali, razze, spugne e coralli.

Sei un pescatore?
Esistono sistemi per ridurre il bycatch. Proteggere la vita dei nostri mari è fondamentale per il nostro futuro e per il futuro del Pianeta.

Cos'è il bycatch?

Per salvare la biodiversità marina dobbiamo fermare il bycatchInsieme possiamo fermare le catture accidentali e salvare migliaia di animali marini. Esistono sistemi efficaci per evitare questa strage silenziosa #StopBycatch

CONDIVIDIAiutaci a far conoscere questo problema

Con il termine “bycatch” si intendono le catture accidentali che possono verificarsi durante le operazioni di pesca professionale.
Vengono catturati accidentalmente, e quindi rientrano nel bycatch, sia gli individui sotto-misura di pesci di interesse commerciale, sia le specie non commerciali (che insieme costituiscono i cosiddetti “scarti”), sia le specie protette, come ad esempio uccelli marini, delfini, tartarughe marine, alcune specie di squali e razze, spugne e coralli.

Il bycatch, che porta molto spesso alla morte degli animali che ne sono vittima, rappresenta un gravissimo problema per la conservazione della biodiversità marina. Le catture accidentali di animali che appartengono a specie già minacciate ne compromettono ulteriormente lo stato di conservazione. Il bycatch, per esempio, è stato identificato come una delle principali cause che potrebbero condurre all’estinzione della berta delle Baleari (Puffinus mauretanicus), una specie in pericolo critico, in appena 60 anni! (Genovart et al., 2016).

 

Inoltre, molte specie di pesci senza valore commerciale che vengono catturati accidentalmente vengono poi rigettati in mare, contribuendo ad impoverire ulteriormente la fauna ittica dei nostri mari.

Le catture accessorie rappresentano una grave minaccia per le specie marine e sono al contempo un problema anche per i pescatori che subiscono danni agli attrezzi da pesca. Per questo motivo la collaborazione con i pescatori è di fondamentale importanza.

Il bycatch è un problema che va affrontato urgentemente e attraverso azioni concrete. Non possiamo più permetterci di rimandare se vogliamo tutelare la biodiversità dei nostri mari.

Chi sono le vittime del bycatch?

Ben 130 specie vulnerabili sono minacciate dal bycatch nel Mediterraneo (Otero et al., 2019). Queste comprendono mammiferi marini (es. delfini), tartarughe marine (es. Caretta caretta), squali, razze e uccelli marini (es. berta maggiore, berta minore e gabbiano corso). Ad esempio, in Italia molte tartarughe marine sono catturate accidentalmente dalle reti a strascico nell’Adriatico settentrionale (Lucchetti, 2021), mentre si registrano episodi di bycatch di uccelli marini nel Canale di Sicilia e nel Golfo di Trieste. Grave è anche l’impatto delle catture accidentali su coralli e spugne (presenti nel Mediterraneo con circa 150 e 680 specie rispettivamente), che spesso vengono rimossi dal fondale durante le operazioni di pesca a strascico. Possono inoltre cadere vittima di bycatch anche specie non commerciali ed esemplari sotto-misura di pesci di interesse commerciale. La cattura accidentale di pesci sotto-misura o senza valore commerciale accade dovunque ci siano attività di pesca professionale.

Cosa c’entrano gli uccelli? Gli uccelli marini si nutrono essenzialmente di pesce e altri organismi marini e si tuffano in mare per cacciare le loro prede. Questo comportamento li espone al rischio di rimanere intrappolati nelle reti quando queste sono posizionate vicino alla superficie. Anche i palangari possono essere molto pericolosi: le berte o altri uccelli di mare aperto (pelagici) possono rimanere catturati dagli ami mentre cercano di prendere le esche calate dai pescatori. In Europa, si stima che oltre 200.000 uccelli all’anno muoiono a causa delle catture accidentali in attrezzi da pesca (Žydelis et al., 2009), incidendo su molte specie già a rischio di estinzione. In Italia, sono molte le specie ornitiche che possono rimanere vittima di bycatch; tra le specie più a rischio vi sono la berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus yelkouan), il gabbiano corso (Larus audouinii) e il marangone dal ciuffo (Gulosus aristotelis).

 

Perché si verifica il bycatch?

Il motivo principale per cui si verificano le catture accidentali è la mancanza di selettività nelle tecniche di pesca utilizzate. Infatti, molti attrezzi da pesca non permettono una cattura  selettiva delle sole specie commercializzabili, evitando la cattura delle altre.

Il modo in cui si verificano le catture accidentali varia a seconda degli attrezzi da pesca utilizzati. In generale, il metodo di pesca in cui si verificano maggiori episodi di bycatch nei nostri mari è la pesca a strascico (FAO, 2020). Tuttavia, anche altri attrezzi possono essere causa di catture accidentali, come ad esempio i palangari, le reti da posta, le reti derivanti e le reti a circuizione (Žydelis et al., 2009; FAO, 2020).

 Nel caso delle reti, il bycatch si realizza quando esemplari sotto-misura o individui di specie vulnerabili o senza valore commerciale rimangono impigliati nelle maglie o catturati nel sacco delle reti a strascico. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene in maniera casuale, ma può anche accadere che predatori come i delfini rimangano intrappolati mentre cercano di catturare i pesci presi nelle reti (Garibaldi, 2021). Nel caso dei palangari, invece, il bycatch si può verificare perché le esche attaccate agli ami attirano non solo i pesci di interesse commerciale (es. il pesce spada), ma anche specie predatrici tutelate (come alcune specie di squali, tartarughe marine e uccelli marini), che finiscono catturati all’amo mentre cercano di approfittare di una facile fonte di cibo.

Il bycatch è illegale?

No, il bycatch non è di per sé una pratica illegale. Ciò è motivato dal carattere accidentale delle catture, spesso imprevedibile, di cui i pescatori non possono essere ritenuti colpevoli. Tuttavia, occorre precisare che per alcune specie (come ad es. il tonno rosso, il tonno alalunga e il pesce spada) la normativa prevede dei quantitativi-limite oltre i quali il bycatch non è tollerabile (D. Lgs. 4/2012, Art. 10). È invece illegale pescare intenzionalmente, detenere a bordo, trasbordare, sbarcare, trasportare e commercializzare specie protette o di cui la pesca è vietata (D. Lgs. 4/2012, Art. 7). In questo caso, però, l’azione che costituisce reato è volontaria e consapevole, ben diversa da quanto accade nei casi di bycatch.

Ci sono norme che regolano il bycatch?

Sì, esistono alcune leggi che disciplinano il bycatch e la gestione degli scarti da parte delle imprese di pesca. Le principali sono stabilite dall’Unione Europea. In particolare, nell’ambito della Politica Comune per la Pesca (Reg. UE 1380/2013, Art. 15), dal 2019 vige l’obbligo di sbarco per tutti i pesci di taglie minime o soggetti ad altri limiti di cattura (che prima erano in gran parte rigettati in mare). Ciò significa che almeno una parte delle catture accidentali è portata a terra, registrata, monitorata e conteggiata nelle quote annuali, incentivando così le imprese ittiche ad utilizzare attrezzi da pesca più selettivi per ridurre il bycatch ed ottimizzare il contingente di pesca a loro disposizione.

Per quanto riguarda la cattura accidentale di specie protette, un importante documento normativo è il Reg. UE 2019/1241 (Art. 11), che stabilisce il divieto di cattura, di detenzione a bordo, di trasbordo o di sbarco di mammiferi marini, tartarughe marine e uccelli marini tutelati dalle direttive europee (Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE), fatta eccezione per i casi in cui gli esemplari prelevati accidentalmente necessitino di cure o gli eventuali animali rimasti uccisi siano destinati alla ricerca scientifica (occorre però informare tempestivamente le autorità competenti). Nel caso gli individui vittima di bycatch siano in buona salute, devono essere immediatamente rilasciati in mare senza arrecare loro alcun danno.

Per le tartarughe marine, la circolare n. 3471 del 19/02/2015 della Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) chiarisce inoltre che “non è perseguibile il recupero e la momentanea detenzione di testuggini ferite, le cui condizioni vitali non favoriscono un immediato rilascio in mare” al fine di incentivare il recupero degli esemplari feriti.

Per la protezione degli elasmobranchi (come squali e razze) nel Mediterraneo è fondamentale la  raccomandazione vincolante GFCM/42/2018/2 che vieta la cattura, detenzione a bordo e sbarco di 24 specie di elasmobranchi (specie elencate nell'allegato II del protocollo sulla Diversità Biologica e le Aree Specialmente Protette della Convenzione di Barcellona) e richiede che queste specie vengano rilasciate illese e vive per quanto possibile. A livello nazionale, il D. Lgs. 4/2012 (Art. 10) vieta le catture accidentali, ma solo per le quantità che eccedono i limiti stabiliti dalla legge per alcune specie.

In ultimo, il Reg. UE 2017/1004 (Art. 5) e la Decisione UE 2019/910 stabiliscono che le catture accidentali di specie protette o a rischio di estinzione devono essere quantificate attraverso adeguati programmi di raccolta dati, in modo da garantire un monitoraggio continuo e capillare del fenomeno del bycatch a scala nazionale ed europea, al fine di indirizzare correttamente l’eventuale adozione di misure di mitigazione.

Quali sono le soluzioni al problema del bycatch?

Esistono diverse soluzioni tecniche per ridurre il bycatch, sia per contenere la cattura di esemplari sotto-misura, sia per limitare le catture accidentali di specie a rischio di estinzione. Purtroppo non esiste una soluzione unica, cioè valida per tutti gli attrezzi e per tutte le specie minacciate dalle catture accidentali. Ad esempio, il posizionamento di una griglia nelle reti a strascico (il cosiddetto “TED – Turtle Excluder Device”) e l’utilizzo di ami circolari nei palangari contribuiscono a ridurre le catture accidentali di tartarughe marine (Lucchetti, 2021); mentre l’impiego di apposite funi scaccia-uccelli e le calate notturne, sono soluzioni tecniche ormai collaudate in tutto il mondo per limitare il bycatch di uccelli marini nei palangari (Løkkeborg, 2011).


Al momento in Italia non esiste l’obbligo di impiego di misure tecniche per ridurre le catture accidentali, nemmeno per quanto riguarda le specie protette ed a rischio di estinzione: per ora si tratta di misure adottabili a discrezione del pescatore.
Occorre però precisare che il Reg. UE 2019/1241 (Art. 11) stabilisce che “sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili, gli Stati membri possono istituire, per i pescherecci battenti la loro bandiera, misure di mitigazione o restrizioni all’utilizzo di determinati attrezzi. Tali misure sono volte a ridurre al minimo e, ove possibile, a eliminare le catture delle specie di mammiferi marini o rettili marini di cui agli allegati II e IV della direttiva 92/43/CEE e di specie di uccelli marini contemplate dalla direttiva 2009/147/CE”.

Purtroppo però iIl bycatch è un problema ancora troppo poco conosciuto e sottovalutato. In particolare in Italia sono ancora molte le azioni che devono essere urgentemente messe in atto per contrastare concretamente questa minaccia alla biodiversità, tra le quali:

  • colmare le lacune di dati e informazioni riguardanti il bycatch dei diversi gruppi tassonomici del Mediterraneo (come uccelli marini, delfini, tartarughe marine, squali, razze, spugne e coralli)
  • sperimentare e mettere in atto le misure di mitigazione adatte a ridurre le catture accidentali;
  • aumentare la consapevolezza sul problema del bycatch.

 

Il Bycatch spiegato a fumetti

Il progetto MedBycatch

“MedBycatch – Understanding Mediterranean multi-taxa bycatch of vulnerable species and testing mitigation - A collaborative approach” è un progetto internazionale, avviato nel settembre 2017 e finanziato dalla Fondazione MAVA, che coinvolge 5 Paesi affacciati sul Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Turchia, Italia, Croazia).

Attraverso un approccio collaborativo, soprattutto con i pescatori, il progetto ha lo scopo di monitorare e mitigare le catture accidentali di specie vulnerabili negli attrezzi da pesca, riducendo così l’impatto della pesca su organismi e habitat marini.

In particolare, il progetto si propone di: colmare le carenze di informazioni riguardanti il bycatch di specie vulnerabili nel Mediterraneo, mettendo a punto un metodo standardizzato e sistematico di raccolta dati; identificare (e sostenere la sperimentazione di) misure di mitigazione adatte a ridurre le catture accidentali e/o la mortalità delle specie vulnerabili; aumentare la consapevolezza sulla tematica del bycatch e fornire le basi per lo sviluppo di strategie regionali/nazionali per una riduzione delle catture accidentali, per tutelare le specie vulnerabili e per incentivare la sostenibilità delle attività di pesca. Insieme a mammiferi marini, tartarughe marine, squali, razze, coralli e spugne, gli uccelli marini sono uno dei gruppi animali la cui tutela è obiettivo del progetto. Il progetto è realizzato da BirdLife Europe and Central Asia, SPA/RAC, IUCN , ACCOBAMS, GFCM/FAO, WWF Mediterranean Marine Initiative and MEDASSET, con la collaborazione di  LIPU, WWF Italia, INSTM, AAO, DGPA, WWF Tunisie, WWF Turkey, DEKAMER, Doga Dernegi, TUDAV, GREPOM, INRH, WWF Adria, BiOM, SEO/Birdlife and LPO.

La Lipu è entrata a far parte del progetto MedBycatch anche grazie all'importante contributo della Lipu UK portando avanti attività di sensibilizzazione, raccolta dati e attività di lobby sulla tematica del bycatch uccelli marini e degli altri taxa marini vulnerabili, con l’obiettivo di minimizzare e, ove possibile, eliminare la cattura accidentale negli attrezzi da pesca nelle acque italiane. http://www.fao.org/gfcm/activities/environment-and-conservation/med-bycatch-project/fr/

La Lipu è da sempre impegnata nella tutela degli uccelli. In particolare, da alcuni anni si sta battendo a livello nazionale ed europeo per ottenere un ampliamento della Rete Natura 2000 (rete di aree protette istituite ai sensi delle direttive europee 92/43/CEE e 2009/147/CE) in mare al fine di garantire la protezione sia delle colonie di nidificazione degli uccelli marini, sia delle loro aree di alimentazione e svernamento.

Per saperne di più

 
 
Giovedì, 04 Novembre 2021 16:17

Gabriella

Ci sono persone che credono che un futuro migliore sia possibile. Lo leggono negli alberi, nel cielo, nella multiformità della vita che le circonda. E affidano il loro sogno alla Lipu. Quella che segue è la testimonianza di Elda, una socia Lipu:

E’ difficile ricordare precisamente come ho conosciuto la Lipu, sono passati più di 40 anni… Ricordo però che abitavamo in campagna e c’erano tantissimi cacciatori e, di conseguenza, dappertutto, vedevo strage di uccelli. Allora ci sembrò un miracolo che esistesse un’associazione così. Sono tanti anni che sono Socia Lipu e, nel tempo, ne ho apprezzato la concretezza e la grande apertura mentale, ovvero la capacità di dialogo e il senso di umanità.

elda e lucianoelda e lucianoAnche se non conosco personalmente gli altri Soci, mi sento parte di una grande famiglia. Infine, cosa non meno importante, condivido la grande attenzione all’educazione dei giovani di questa Associazione. Io ero insegnante e ricordo ancora l’entusiasmo dei ragazzi nel vedere i conigli saltare e gli uccelli spiccare il volo.

un testamento per gli animaliun testamento per gli animaliCosì, io e mio marito, abbiamo maturato una scelta importante, abbiamo deciso di includere la Lipu nel testamento. Oggi abitiamo in una casa immersa nelle colline e pensiamo che questo luogo sia un luogo da salvare perché, come scrisse Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”.

un testamento per la naturaun testamento per la natura

Abbiamo quindi scelto la Lipu affinché la bellezza della nostra casa rimanga intatta nel tempo che verrà. Ad esempio, recentemente, abbiamo piantato un pino che crescerà quando noi non ci saremo più e sappiamo che la Lipu non lo taglierà, perché è utile anche agli uccelli. Grazie al nostro gesto questo terreno andrà in mano a un’associazione che garantirà tutto questo. Lo affidiamo alla Lipu per realizzare il nostro desiderio che queste nostre colline vengano mantenute e che questi ambienti naturali non siano distrutti, anzi, abbiamo la speranza che se ne creino di nuovi.

Cincia dal ciuffoCincia dal ciuffoCrediamo infatti nella capacità di questi luoghi di risvegliare il meglio di noi e, in futuro, potranno fare la stesa cosa con i giovani. E se la Lipu potesse collaborare con l’Istituto Buddista della nostra zona, sarebbe un sogno. Queste due realtà sembrano due cose distinte ma sentendo una preghiera cara al Dalai Lama capiamo come possano unirsi e spero che lo facciano proprio per i giovani. Credo infatti che la Lipu, con le sue attività - come quei bellissimi “riti” di liberazione degli uccelli guariti nei centri - concorra a cancellare i “dolori del mondo”.»

Questa storia ti tocca da vicino?

Se la storia di Elda ti ha toccato il cuore e vuoi valutare la possibilità di fare una scelta importante in favore di animali e natura, parlane con noi. Risponderemo alle tue domande sui lasciti e grandi donazioni.

Puoi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare il numero 0521 1910711, nella massima riservatezza. Oppure chiedi di essere ricontattato o scarica l'opuscolo informativo compilando il modulo qui sotto:

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Martedì, 26 Ottobre 2021 23:43

Perché è importante proteggere le specie

Delle 250 specie di uccelli regolarmente nidificanti in Italia, solo il 30% versa in uno stato di conservazione favorevole. Anche durante la migrazione molte specie incontrano nel nostro Paese minacce che rendono difficile il loro viaggio, la loro sopravvivenza.

Come stanno gli uccelli?

Distruzione e degrado dell’ambiente in cui vivono, bracconaggio, presenza di infrastrutture, disturbo da parte dell’uomo. Inoltre i cambiamenti climatici contribuiscono ad aggravare la situazione di numerose specie già a rischio.

Una ghiandaia marina curata al Centro Recupero uccelli marini e acquatici di LivornoUna ghiandaia marina curata al Centro Recupero uccelli marini e acquatici di Livorno

In questi anni abbiamo avuto la dimostrazione concreta che progetti di conservazione, fondati sulle migliori conoscenze scientifiche, sul coinvolgimento degli attori presenti sul territorio e grazie al contributo indispensabile del volontariato possono davvero cambiare in meglio le sorti delle nostre specie.

La parola alla scienza

Claudio Celada, Direttore Area Conservazione della Natura LipuClaudio Celada, Direttore Area Conservazione della Natura Lipu“La perdita di biodiversità mette a rischio la nostra stessa esistenza, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, come gli eventi meteorologici estremi, fa venire meno l’effetto difesa degli ecosistemi rispetto alle malattie infettive, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche.

Il dramma dell’estinzione, locale o globale, ma anche la diminuzione di specie non a rischio mette a repentaglio il funzionamento degli ecosistemi dai cui servizi tutti noi dipendiamo. In ultima analisi dobbiamo difendere senza compromessi la diversità delle specie, rare o diffuse, e l’integrità dei sistemi naturali.

Per questo, anche se non tutti se ne rendono conto, la ghiandaia marina, il pollo sultano, il grillaio e il falco della regina hanno un ruolo fondamentale nelle nostre vite” - Claudio Celada, Direttore Area Conservazione della Natura Lipu

Il pollo sultano (Porphyrio porphyrio)

Pollo Sultano, Fabio CileaPollo Sultano, Fabio Cilea

In Sicilia era praticamente estinto così, oltre vent’anni fa, la Lipu e l’Ispra lo hanno reintrodotto. Purtroppo però la sua sopravvivenza è legata ad un habitat naturale in forte riduzione, quello delle zone umide. Serve un costante monitoraggio.

La ghiandaia marina (Coracias garrulus)

Foto di R. MarchitelliFoto di R. MarchitelliUna specie bellissima che una volta era tipica degli ambienti rurali e che oggi è vittima di un’agricoltura non sostenibile. Il nostro compito è aiutare questi uccelli nel delicato periodo riproduttivo, installando cassette nido, monitorando la popolazione

 

Il falco della regina (Falco eleonorae)

La Lipu difende il falco della regina già dagli anni ‘80. È una specie preziosissima che teme molto il disturbo arrecato dall’uomo. Nelle Isole Eolie oggi questa specie è particolarmente a rischio perché disturbata dal turismo balneare. Serve una maggiore sensibilizzazione e un monitoraggio costante dei nidi nella delicatissima fase della riproduzione.

 

Il grillaio (Falco naumanni)

La vita del grillaio è strettamente legata a quella dell’uomo, infatti nidifica in ambienti rurali utilizzando spesso nicchie nelle pareti e nei tetti di costruzioni antiche. La Lipu da anni lavora per proteggerlo da un’urbanizzazione poco attenta, dall’agricoltura non sostenibile e dal pericolo delle pale eoliche e vuole intensificare la sua azione.

 

Come aiutare queste quattro specie con la Lipu

Ghiandaia Marina (Coracias garrulus) foto Roberto MarchitelliGhiandaia Marina (Coracias garrulus) foto Roberto Marchitelli

Con una donazione (singola o continuativa) - CAUSALE 4 SPECIE - ci permetterai di realizzare campi di sorveglianza, posizionare nidi artificiali, tutelare i loro habitat, difenderli dalle attività umane dannose per la loro sopravvivenza. Puoi donare utilizzando il bollettino postale allegato, oppure con Paypal o carta di credito direttamente dal sito www.lipu.it/dona Puoi anche donare con assegno o bonifico bancario su questo conto: IBAN: IT 06 R030 6909 6061 0000 0101 658

Con la tua iscrizione alla Lipu o il tuo rinnovo ci aiuterai a portare avanti questi e altri progetti dalla parte della natura, inoltre riceverai la tessera annuale di Socio Lipu e, ogni tre mesi, la rivista “Ali”, dove scienza, cultura, attualità e passione per la natura si incontrano. Un magazine reso ancora più prezioso da stupende foto di animali.

Puoi fare ancora di più Con una grande donazione possiamo aiutare gli animali con un progetto concreto che durerà nel tempo. Per maggiori informazioni puoi contattarci direttamente al numero 0521 1910711. Oppure via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 
 
 
 
Martedì, 08 Giugno 2021 14:51

Gli aironi, affascinanti e magici

Eleganti, slanciati, inconfondibili. Gli aironi sono una presenza molto comune nei corsi d’acqua vicino alle nostre città. Il loro profilo nobile da sempre affascina l’uomo tanto da aver ispirato il mito della fenice.

Questi bellissimi uccelli, inconfondibili per la loro eleganza, sono citati nelle Metamorfosi di Ovidio: secondo quanto raccontato dal poeta romano un airone si levò in volo dalla cittadina di Ardea dopo che fu ridotta al suolo da Enea. Da qui l’origine del loro nome scientifico, ad esempio Ardea cinerea o Ardea purpurea.

Grazie al loro aspetto distinto, leggiadro e maestoso in volo, signorile e raffinato durante la caccia, questi stupendi volatili hanno saputo ispirare le creazioni di artisti e letterati. Impossibile non pensare a Emozioni di Lucio Battisti che inizia proprio con l’immagine di un airone in volo.

“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi / Ritrovarsi a volare / E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare /Un sottile dispiacere”

L’airone protagonista delle fiabe

Nell’immaginario e nella simbologia legata agli uccelli, l’airone cenerino ha diversi significati che ne fanno un animale carico di suggestioni.

Ami gli aironi e gli altri animali?Se ti piace immergerti nello spettacolo di un volo o osservare gli uccelli tra i rami, puoi conoscere sempre di più il loro mondo. Come stanno le rondini, le cincie, le cicogne? Scoprilo iscrivendoti alla Lipu con 25 euro e aggiungendo una donazione a partire da 30 euro. Riceverai il nuovo affascinante libro "Conoscerli, proteggerli", frutto di oltre 10 anni di studio su 250 specie che nidificano in Italia.

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Per tradizione è una creatura malinconica e diversi scrittori hanno usato l’airone come simbolo per le loro storie. "L’airone” di Jean De La Fontaine, che passa tutto il giorno ad aspettare la preda più succulenta rimanendo a fine giornata a becco asciutto, rappresenta chi troppo vuole nulla stringe. Quello di Esopo si ritrova ad aiutare un lupo in difficoltà finisce gabbato dal malvagio animale.

Per Giorgio Bassani, l’autore del Giardino dei Finzi Contini, l’airone diventa - nel romanzo omonimo - un simbolo carico di significati esistenziali e riflessioni sulla condizione umana.

L’airone è all’origine del mito della Fenice

La leggenda della mitica Fenice trova la sua origine proprio nell'airone. L’airone sacro agli egizi tornava ogni anno sul Nilo nel periodo delle inondazioni, diventando così simbolo di ritrovata fertilità e abbondanza.

In Egitto la Fenice sotto forma di airone è rappresentata in alcune tombe dove era adorata dal defunto, come simbolo di rinascita e trasformazione.

Quando la moda vittoriana ha quasi causato l’estinzione degli aironi

Purtroppo proprio grazie alla bellezza del suo piumaggio l’airone è stato in passato vittima di una moda crudele. Maria Antonietta è stata la prima a lanciare la moda dei cappellini decorati con piume vistose, ma la loro produzione è stata incredibilmente dannosa per queste creature nell’epoca vittoriana. Gli uccelli più ricercati per le loro piume erano molti: tra questi la garzetta, un bellissimo e candido airone che vive e si riproduce in Europa.

All’inizio erano solo le dame della nobiltà a concedersi questo vezzo crudele, ma questi accessori iniziarono a spopolare e si andò incontro a una vera e propria strage di uccelli. Ne fecero le spese anche gli aironi bianchi maggiori, che divennero rarissimi alla metà del millennio passato. Secondo i documenti nel 1902, nella sola Londra, furono venduti almeno 1068 pacchi di penne di airone, per i quali sono stati uccisi ben 192.960 uccelli.

Per fortuna questa pratica è passata di moda da molto tempo e oggi tutte le specie di aironi sono specie protette e tutelate.

Esistono tante specie di airone

Slanciati ed eleganti, negli aironi il colore delle penne cambia a seconda della specie. In Australia abita L'airone dal collo bianco (Ardea pacifica): il corpo e le ali sono neri e il collo e la testa bianchi. In Nord America e nell'America centrale troviamo l’airone verde (Butorides virescens), dal caratteristico piumaggio color smeraldo. L'airone tigrato gola nuda (Tigrisoma mexicanum) invece vive in America centrale e come suggerisce il nome comune, curiosamente, non ha penne sulla gola.

In Italia sono presenti l’airone guardabuoi (Bubulcus ibis), l’airone cenerino (Ardea cinerea), l’airone rosso (Ardea purpurea), l’airone bianco maggiore (Ardea alba), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la garzetta (Egretta garzetta) e l Nitticora (Nycticorax nycticorax).

L’airone meno freddoloso

Tra le diverse specie italiane, l’airone cenerino (Ardea cinerea) è quello che migra più a Nord. Originario delle regioni temperate dell’Europa e del Nord Africa, in estate è possibile trovarlo lungo le coste della Norvegia, anche oltre il circolo polare artico.

Il più grande, l'airone bianco

L’Airone bianco maggiore (Ardea alba) è il più grande della sua famiglia e può superare il metro di altezza. In Italia il primo nido è stato trovato solo nel 1990. L’Airone bianco maggiore costruisce il nido nascondendosi tra i canneti e nidifica sia in coppie che in colonia (dette garzaie), anche con altri Ardeidi. Si ciba di pesci e anfibi, rettili e piccoli mammiferi, nonché, talvolta, di uccelli di piccole dimensioni.

Un airone con... la barba

L’Airone rosso (Ardea purpurea), a differenza di altre specie, è facilmente riconoscibile per il suo piumaggio caratteristico. Ha un elegante ciuffo di penne che scendono dal becco fino al collo, con un colore che va dal rosso al marrone. Bruno-nere appaiono invece le parti inferiori, mentre altre penne dorate emergono dal dorso.

Il più piccolo, l'airone guardabuoi

Gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis) prendono il loro nome comune per l’abitudine di accompagnarsi a mandrie di bovini (ma talvolta anche cavalli) dai cui parassiti, che beccano dal loro pelo, traggono nutrimento. Li si può avvistare con facilità nei campi dove seguono i trattori durante le fasi di lavorazione del terreno. È un uccello di taglia media con un piumaggio bianco e si distingue per il becco giallo e le zampe grigie. Ma, non appena arriva la fase della riproduzione, gli aironi guardabuoi sfoggiano una livrea più colorata con penne arancioni sulla nuca e sul dorso. In inverno invece l’abito torna bianco.

Dove abitano gli aironi italiani

Le varie specie di aironi possono popolare habitat diversi, ma preferiscono acque basse e ricche di prede. Sono quindi ideali risaie, paludi, canneti, fiumi, canali e navigli. In Pianura Padana, per esempio, li troviamo soprattutto lungo le zone delle risaie. A Milano qualche esemplare più urbanizzato è presente anche sul Naviglio Martesana. È possibile avvistarli anche lungo le rogge e i fiumi tra Vicenza (anche nel centro storico) e Belluno, nella zona del Delta del Po, e da qualche anno anche nel Parco Colli Euganei di Padova. In Toscana nidificano lungo le sponde dell'Arno, del Serchio, del Fiora e nell'alta valle del Velino. Sono abbondanti anche lungo il Tevere e i suoi affluenti. In particolare, la presenza dell'airone cenerino è stata rilevata anche nelle Marche, lungo il Metauro e l’Esino.

Come stanno gli aironi?

Delle otto specie che vivono in Italia strettamente legate alla Famiglia degli Ardeidi, ovvero tarabusino, tarabuso, garzetta, airone guardabuoi, airone cenerino, airone rosso, airone bianco maggiore e sgarza ciuffetto, tre specie quali tarabusino, tarabuso e nitticora risultano in cattivo stato di conservazione, mentre tutte le altre risultano in inadeguato stato di conservazione, ad eccezione dell’airone rosso e dell'airone guardabuoi che risultano invece positivamente in favorevole stato di conservazione.

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Venerdì, 02 Aprile 2021 15:03

L'usignolo, la voce più bella della natura

È da sempre uno dei simboli della primavera. Con il suo canto l’usignolo nei secoli ha affascinato poeti e musicisti, da Petrarca a Shakespeare, ma anche Chopin, Vivaldi e Stravinsky.

La sua voce un tempo era considerata un antidolorifico naturale, oggi ci ricorda la bellezza della natura che non ci abbandona mai, nemmeno nei momenti più difficili

Il canto più bello della natura, con 260 tipi di strofe

L’usignolo Luscinia megarhynchos è l'uccello canoro per eccellenza tanto che in italiano il sostantivo “usignolo” è diventato sinonimo di una persona che canta molto bene. Ma non è solo una leggenda, le capacità vocali di questa specie sono davvero da record.

Il canto dell’usignolo è composto di strofe con toni singoli e toni doppi che si allineano densamente l’un l’altro. Nella sua vita un usignolo può arrivare a conoscere fino a 260 tipi di strofe diverse che combinate insieme compongono un repertorio di “canzoni” che di solito durano dai 2 ai 4 secondi. Le variazioni nei canti tra gli usignoli di diverse aree permettono di riconoscere diversi “dialetti” regionali fornendo informazioni molto utili per gli ornitologi ed etologi.

Come ascoltare il canto dell’usignolo

L’ambiente migliore per ascoltare il canto dell’usignolo è il margine di un bosco. Non c’è una regione o un habitat in particolare visto che l’usignolo è presente praticamente in ogni ambiente naturale del nostro Paese. Quando ascoltarlo? All’inizio della primavera, nella fase di accoppiamento, il maschio dell’usignolo canta soprattutto nelle ore notturne, dal tramonto all’alba. il canto serve infatti per delimitare il territorio e per attirare la partner. A primavera inoltrata invece gli usignoli si possono sentire benissimo anche durante il giorno. Ascolta il suo canto

L’usignolo, uccello dei poeti da Petrarca a Shakespeare

Usignolo di fiume dal libro Conoscerli, proteggerli. Illustrazione di Silvia Molinari Usignolo di fiume dal libro Conoscerli, proteggerli. Illustrazione di Silvia Molinari

Con il suo canto notturno melodioso l’usignolo non poteva che diventare il simbolo degli innamorati e, di conseguenza, animale preferito dai poeti più romantici. Come Francesco Petrarca che nel suo Canzoniere dedica all’usignolo questi versi immortali: «Quel rosignuol, che sí soave piagne, forse suoi figli, o sua cara consorte, di dolcezza empie il cielo et le campagne con tante note sí pietose et scorte...» O ancora William Shakespeare che nel suo dramma più celebre “Romeo e Giulietta” trasforma l’usignolo in una dolce scusa, tra i due innamorati, costretti a separarsi: «Vuoi già andar via? Il giorno è ancora lontano. È stato l'usignolo, non l'allodola, che ha colpito l'incavo del tuo orecchio timoroso. Canta ogni notte, laggiù, su quell'albero di melograno. Credimi, amore, era l'usignolo.»

Un canto che cura

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Nell’antichità il canto dell’usignolo era considerato così dolce da poter curare le malattie e funzionare come antidolorifico, per questo nelle stanze dei malati veniva a volte appesa una gabbietta. A questa leggenda di origine medievale si ispira Hans Christian Andersen per la sua famosissima favola “L’usignolo” che verrà poi musicata da Igor Stravinsky diventando una delle opere più famose dei Balletti Russi. Nel racconto di Andersen un imperatore dell'estremo oriente preferisce il tintinnio di un uccello meccanico al canto di un usignolo vero. Ma quando l’imperatore si ammala e rischia di morire sarà solo il canto dell'usignolo a salvarlo.

L’incredibile viaggio dell’usignolo

Forse non tutti sanno che l’usignolo è un uccello migratore che percorre migliaia di chilometri ogni anno per spostarsi dall’Africa tropicale all’Europa Centrale in cerca di un posto sicuro in cui fare il nido. Viaggiando di notte, e riposando di giorno, la migrazione degli usignoli è meno appariscente di quella di altri uccelli, ma non meno interessante per la scienza che, negli ultimi anni, ha utilizzato spesso questa specie per monitorare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle rotte migratorie.

Il modo migliore per proteggere l’usignolo, ma anche il barbagianni, il gufo, l’aquila di Bonelli, il falco pellegrino e tutte le altre preziosissime specie del nostro paese è diventare Socio Lipu. Oltre all’iscrizione, con una donazione in più puoi ricevere il libro “Conoscerli, proteggerli” 448 pagine con più di 200 tra foto e illustrazioni che raccontano lo stato di salute di 250 specie di uccelli italiani. Un libro imperdibile per imparare ancora di più sugli animali e la natura italiana.

 

 
 
 
Venerdì, 25 Settembre 2020 15:04

La cinciallegra, esploratrice e chiacchierona

La cinciallegra è uno degli uccelli più facili da riconoscere, viene spesso a farci visita su balconi e davanzali.

Molto più intelligente e intraprendente di quanto pensiamo, questo piccolo esploratore chiacchierone ha ispirato anche poeti e scrittori

La passione per l’esplorazione, il carattere della cinciallegra

La cinciallegra è un uccello insettivoro che si nutre di larve, api e ragni trovati tra i rami bassi e nel terreno.

Ami le cincie e gli altri animali?Se ti piace immergerti nello spettacolo di un volo o osservare gli uccelli tra i rami, puoi conoscere sempre di più sul loro mondo. Come stanno le rondini, le cincie, le cicogne? Scoprilo iscrivendoti alla Lipu con 25 euro e aggiungendo una donazione a partire da 30 euro. Riceverai il nuovo affascinante libro "Conoscerli, proteggerli", frutto di oltre 10 anni di studio su 250 specie che nidificano in Italia.

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Essendo molto goloso non disdegna però anche semi, frutta e bacche. Inoltre è un uccello molto avventuroso e non ha paura di spingersi in nuovi territori per procacciarsi cibo prima degli altri animali.

Questa sua passione per l’esplorazione è una caratteristica comune agli uccelli della famiglia dei paridi. Prima degli altri le cinciallegre vanno a nutrirsi nelle nuove mangiatoie. Questo comportamento esplorativo le rende molto adattabili: è un animale molto intuitivo e in questo modo evita la concorrenza con le altre specie, chi prima arriva meglio alloggia!

Che lingua parla la cinciallegra?

Secondo alcune credenze la cinciallegra avvertirebbe col suo canto le persone di un pericolo imminente, prevedendo così il futuro. Come in ogni leggenda anche questa ha un fondo di verità. Secondo recenti studi le cinciallegre usano un linguaggio complesso, articolato e codificato.

Stando a questa ricerca, basata sull’osservazione del comportamento e la registrazione del cinguettio dalle cinciallegre alle prese con diversi predatori, questi uccelli usano suoni e richiami specifici a seconda del predatore da affrontare. Questo permette a tutti gli esemplari nei dintorni di capire da quale tipo di pericolo dovranno difendersi.

Colore delle piume

Un'altra scoperta sulle cinciallegre è stata fatta da alcuni studiosi finlandesi e riguarda la colorazione delle loro piume. L'intensità del giallo delle piume sul petto negli esemplari più giovani aumenta man mano ci si allontana dalle zone industriali. Infatti l'inquinamento atmosferico causato da ossidi di zolfo e metalli pesanti uccide i bruchi dai quali le cinciallegre ottengono pigmenti gialli, una caratteristica per loro molto importante e che riguarda il comportamento riproduttivo della specie.

Come riconoscere la cinciallegra

La cinciallegra (Parus major) è un uccello che appartiene alla famiglia delle cince e la più riconoscibile grazie ai colori del suo piumaggio. Il capo è blu scuro quasi nero, mentre il petto è di un giallo brillante attraversato da una banda nera. Questa linea è utile anche per distinguere i sessi, nelle femmine infatti è più stretta che nei maschi. In comune con le altre cince, la cinciallegra ha le inconfondibili guance di colore bianco che le donano un aspetto ancora più elegante e ricercato.

Dove vive la cinciallegra

La cinciallegra vive in tutta Europa e in Nord Africa, ed è possibile incontrarla facilmente in zone collinari e pianeggianti. Popola boschi di conifere, frutteti, campi, siepi, giardini e parchi urbani. Fa compagnia all’uomo dalla campagna alla città. La cinciallegra si è sempre adattata con estrema facilità alla presenza degli esseri umani, proprio per questo è una delle specie di uccelli presenti con regolarità anche nei centri cittadini. In Italia è una specie molto diffusa, stanziale durante tutto l’anno.

Capita spesso di vederla in volo o tra i rami degli alberi. Nidifica tra marzo e giugno, occupando anche le casette e i nidi artificiali posizionati fuori dalle nostre abitazioni. Questo uccello “chiacchierone” prende confidenza molto facilmente, accettando volentieri anche il cibo offerto direttamente dalle nostre mani.

Cinciallegra musa di poeti e scrittori

Diversi poeti hanno usato la cinciallegra per dare vita e colore ai loro componimenti. Guillaume Apollinaire, per esempio, in una delle sue poesie paragona la donna amata proprio a una cinciallegra: “I suoi occhi erano i tuoi graziosi occhi / Le sue piume i tuoi capelli / Il suo canto le parole misteriose / Sussurrate alle mie orecchie”. Anche negli scritti di Giovanni Pascoli, dove per creare suggestioni sono ricorrenti animali e uccelli, troviamo più volte riferimenti alla cinciallegra.

Nel poemetto La notte scrive: “E la macchia pareva un alveare, piena di frulli e di ronzii. Ma ella sentiva anche un frugare, uno sfrascare, un camminare. Chi sarà? Ma in quella che riguardava tra un cespuglio raro, improvvisa cantò la cinciarella” . La scrittrice Dacia Maraini paragona invece l’amore proprio alla cinciallegra, per la sua natura libera e intraprendente: «L'amore è una cinciallegra che vola e non riesci a fermarla, nemmeno a metterle il sale sulla coda».

La Lipu difende la cinciallegra, il pettirosso, i passeri, i piccoli compagni della nostra vita quotidiana e simbolo dell’equilibrio delicato tra uomo e natura.

La natura è la nostra speranza, diventa Socio della Lipu

Giovedì, 10 Settembre 2020 08:08

Le foreste del mondo hanno bisogno del tuo aiuto!

Vogliamo che la Commissione Europea protegga le nostre foreste e il nostro futuro, ORAPossiamo limitare fortemente la deforestazione e possiamo farlo subito, è un'occasione che non dobbiamo perdere. Sta per essere definita una nuova legge EU sui prodotti derivati dalla deforestazione e la Commissione Europea chiede l’opinione di tutti i Cittadini nell’ambito di una consultazione aperta. Anche tu puoi fare sentire la tua voce inserendo i tuoi dati nel modulo qui sotto e cliccando su ACT NOW

FIRMA LA PETIZIONE

Le foreste sono indispensabili per la nostra sopravvivenza. Forniscono l’ossigeno all’aria che respiriamo, purificano l’acqua che beviamo, ma sono anche la casa di milioni di piante, animali e di popoli indigeni. Inoltre, le foreste in buona salute ci proteggono dalle malattie, e assorbono le emissioni di carbonio dall’atmosfera.

Ci stiamo mangiando le nostre foreste. L’agricoltura distruttiva e non sostenibile porta al degrado delle foreste e degli altri habitat. I cittadini europei, senza saperlo, consumano ogni giorno prodotti che contengono ingredienti provenienti proprio da aree deforestate, o dalla distruzione di altri habitat come le savane. Attualmente, l’Unione europea consente che i prodotti legati alla deforestazione siano presenti sul mercato UE.

Vogliamo che la Commissione Europea protegga le nostre foreste e il nostro futuro, ORA. Possiamo limitare fortemente la deforestazione e possiamo farlo subito, è un'occasione che non dobbiamo perdere.

QUAL E’ IL PROBLEMA

Stiamo perdendo gli habitat naturali ad una velocità impressionante, lo confermano diverse ricerche scientifiche. Negli ultimi dieci anni l'Amazzonia ha perso una superficie di foresta equivalente a più di 8.4 milioni di campi da calcio, e 10 milioni sono andati persi nel Cerrado, la savana più ricca di biodiversità al mondo. La causa principale è l’agricoltura distruttiva per coltivare la soia (usata per alimentare il bestiame), l’olio di palma, il cacao, per fare spazio agli allevamenti e altro ancora. Tutti questi ingredienti sono presenti negli scaffali dei supermercati, nella spesa di tutti i giorni, e non è facile evitarne l’acquisto. L’Europa deve mostrare il suo ruolo di leadership nella protezione delle foreste mondiali e degli altri ecosistemi. Se non fermiamo la deforestazione, il degrado delle foreste e la conversione e degradazione degli altri ecosistemi, potremmo perdere la nostra lotta contro i cambiamenti climatici e la crisi della biodiversità. Tu puoi aiutarci a cambiare tutto ciò! Act NOW #Together4Forests: chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

CHI E’ RESPONSABILE?

La deforestazione e la distruzione del suolo sono problemi molto complessi nei quali siamo tutti coinvolti, consapevolmente o inconsapevolmente. Allo stato attuale l’Unione europea non vieta il commercio dei prodotti legati alla distruzione della natura, in questo modo, questi, possono tranquillamente finire sugli scaffali dei supermercati e nei nostri piatti. L’olio di palma è un ingrediente presente in molti degli alimenti e prodotti cosmetici, la soia è utilizzata per alimentare il bestiame che produce la carne e i formaggi. Ci stiamo letteralmente mangiando le foreste senza neanche saperlo. Act NOW #Together4Forests:chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro! L’UE è uno dei principali importatori dell'olio di parlma e della soia, ma anche di altri prodotti usati quotidianamente che causano la deforestazione, come la carne bovina importata dall'Amazzonia, il caffè e il cacao. Non vogliamo proibirli – vogliamo assicurarci che siano prodotti in modo sostenibile, ma per ottenere questo importante traguardo abbiamo bisogno di una legge europea molto efficace. Puoi aiutarci? Act NOW #Together4Forests:chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

QUAL E’ LA SOLUZIONE?

I consumatori devono poter avere la certezza che i prodotti che acquistano non contribuiscano, inavvertitamente, alla deforestazione, alla conversione degli ecosistemi e al degrado del suolo. Per ottenere questo obiettivo serve una legge dell’Unione Europea che sia efficace e forte. Questa legge sta per essere discussa proprio ora a Brussels. Possiamo salvare le foreste con il tuo aiuto! Act NOW #Together4Forests: chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

Giovedì, 16 Luglio 2020 11:36

Abbiamo tutti il DIRITTO di vivere in un Pianeta sano e protetto!

Firma perchè tutta l’umanità faccia un passo avantiFirma perché, per la prima volta nella storia, la natura diventi un diritto umano universale. È un modo per dire che l’umanità deve finalmente voltare pagina e che la nuova storia degli esseri umani dovrà svolgersi all’insegna della conoscenza e dell’armonia, tra le persone e con la natura.

FIRMA LA PETIZIONE
Un passo avanti per l'umanità

Firma perché l'intera umanità faccia un passo avanti. Vivere in un ambiente sano e protetto deve diventare un diritto umano universale. #1Planet1Right

La pandemia è la dimostrazione chiara che se continuiamo a non prenderci cura della Natura vivremo gravissimi problemi e subiremo nuove minacce. Minacce alla nostra stessa sopravvivenza. Tutto questo è stato uno shock per le persone, per le nostre vite, per la salute e per l’economia ma anche il segnale che un cambiamento è necessario.

Per la prima volta, più di 100 associazioni in tutto il mondo scelgono - insieme - di compiere un passo storico: chiedere di inserire la natura della Dichiarazione universale dei Diritti Umani.

La Dichiarazione Universale dei Diritti umani nasce dalle ceneri della seconda guerra mondiale. É l’insieme dei diritti che tutti noi abbiamo per proteggerci gli uni con gli altri. Ma nessun riferimento all’ambiente è presente nella Dichiarazione, e se questo era comprensibile nel 1948, oggi non lo è più. Non dopo la pandemia, non nell’epoca dei rischi ambientali globali e del bisogno di grandi cambiamenti.

 

Lunedì, 18 Maggio 2020 14:24

SOS Veleni

I nostri gesti quotidiani possono involontariamente causare problemi agli animali selvatici con cui condividiamo gli spazi urbani. 

Ricci, pipistrelli, civette, tantissime specie di piccoli uccelli: spesso ignoriamo non solo la loro presenza ma anche quanto siano, per noi, preziosi alleati. Ecco alcuni consigli per non arrecare loro danno (progetto in collaborazione con The Nando and Elsa Peretti Foundation).

Veleni: cosa sono e perché non dovremmo utilizzarli

Breve cronistoria dell'uso professionale dei veleni: nel 1873 viene sintetizzato il primo insetticida, il DDT. Nel 1941 in Inghilterra nascono i primi erbicidi di sintesi per uso bellico. Da allora i rapporti sull’utilizzo di queste sostanze diventa sempre più preoccupante. Nel 2007 il consumo mondiale di pesticidi 2.350 milioni di kg (2,35 milioni di tonnellate) con erbicidi al primo posto (39-40%), insetticidi (17-18%), fungicidi (10%). Gli altri pesticidi in totale hanno rappresentato il 33% dei consumi.ù

Nel 2013 in Italia sono state distribuite 118.000 tonnellate di fitosanitari. Nel 2016 il rapporto “Pesticidi nelle acque” (ISPRA) evidenzia un’"ampia diffusione della contaminazione" ed il rilevamento nelle acque superficiali e profonde di sostanze "224 sostanze diverse” con riscontro di ben 36 sostanze in unico campione. > effetto cocktail.

Uso domestico: è impossibile quantificare l’impatto dell’uso domestico ma le stime non sono rassicuranti, a partire dai tanti animali ricoverati nei nostri centri recupero con sintomatologie riconducibili all’uso errato o esagerato di queste sostanze. Il nostro obiettivo è di fornire, al cittadino, utili informazioni e alternative sostenibili all’uso di tali prodotti, al fine di limitare sia l’impatto negativo sulla fauna selvatica che vive in ambiente urbano, sia tutelare la salute di tutti. Ognuno di noi può contribuire nel limitare la dispersione in ambiente di sostanze tossiche.

Legislazione: prodotti fitosanitari per uso non professionale (21 ottobre 2009), Direttiva 2009/128/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (22 gennaio 2018).DM 33 del 22 gennaio 2018 del Ministero della Salute, in attuazione a partire dal 1 maggio 2020 (11 anni).

Cosa cambia dal 1 maggio 2020? I prodotti fitosanitari per uso non professionale che si potranno acquistare senza patentino, e quindi di libero utilizzo, dovranno: non essere agenti tossici per la riproduzione e lo sviluppo embriofetale, non essere interferenti endocrini, non essere sostanze classificate come tossiche, esplosive, corrosive e microrganismi sensibilizzanti, non essere sostanze classificate come cancerogeno o mutagene, garantire che il principio attivo decada in un breve periodo per evitare l’accumulo nell’ambiente. Ad oggi solo 7 principi attivi su 365 rispettano questa normativa

Rischi: questa restrizione così importante, nonostante sia un provvedimento a tutela della salute pubblica, potrebbe indurre l’Italia a prevedere “aggiustamenti” sul decreto per venire incontro alle esigenze economiche.

PER QUESTO È IMPORTANTE CHE OGNUNO DI NOI PRENDA COSCIENZA DEI RISCHI. Se un prodotto è autorizzato non è detto che non sia pericoloso. Se un prodotto è in commercio non è detto che non sia pericoloso. Per questo è importante leggere attentamente le etichette e informarsi su quali conseguenze possono avere tali sostanze sulla nostra salute e sull’ambiente.

Colle ed esche per i topi

Perché no. La colla topicida è tra i rimedi più conosciuti ma anche il meno efficace, perché i roditori imparano presto ad evitarla. Purtroppo i piccoli uccelli, attirati probabilmente da insetti invischiati, sono spesso vittime di queste trappole. Una triste statistica indica il pettirosso al primo posto. Le esche avvelenate usate in ambiente domestico sono anche un serio pericolo per bambini e animali domestici. Sono infatti composte da sostanze anticoagulanti che possono provocare la morte per emorragia.

Spesso agiscono in tempi lunghi, anche di tre settimane, per non fare insospettire i roditori che in tal modo continuano ad ingerire il veleno. Questa caratteristica è un enorme problema per i predatori naturali di topi e ratti, come i rapaci notturni e i serpenti, i quali, ingerendo il roditore avvelenato, subiscono gli stessi effetti letali. Anche se non li vediamo Roma è il terreno di caccia di allocchi, civette e biacchi (serpenti non velenosi), che ci rendono un ottimo servizio.

Alternativa sostenibile. Avvistare un roditore in strada non significa essere sul punto di un’epidemia di peste. La presenza nelle grandi città è quasi inevitabile e va controllata con criterio. Le derattizzazioni sono programmate dal Comune di Roma e, se necessario, sono attivate dagli amministratori di condominio. Non c’è alcun bisogno che ogni privato cittadino riempia il proprio giardino di sostanze tossiche. Il modo migliore per tenere lontani questi sgraditi ospiti è chiudere con reti apposite eventuali finestre o altri passaggi a locali seminterrati e, ovviamente, non lasciare derrate alimentari incustodite. Per i topi funzionano bene gli apparecchi ad ultrasuoni, che possono essere messi all’interno di cantine o garage, o all’esterno in prossimità delle porte finestre. Consigliamo l’utilizzo di trappole a vivo, che consentono di catturare i roditori e liberarli in ambienti idonei lontani dalla città.

Lumachicidi

Perché no. La metaldeide è un composto chimico tossico di colore verde-azzurro, la classica esca avvelenata per limacce e chiocciole, colpevoli di divorare le piante dell’orto. Si tratta di un veleno pericoloso non solo per le persone stesse, che possono venirne a contatto anche solo maneggiando il terreno su cui è stato distribuito, ma anche per i predatori naturali di limacce e chiocciole, soprattutto i ricci. Purtroppo per la metaldeide non c’è antidoto: anche soccorrendo il riccio, non c’è modo di salvargli la vita.

Alternativa sostenibile. Per piccole estensioni, terrazzi e giardini urbani la soluzione più sostenibile è la raccolta manuale. Prendete limacce e chiocciole e liberatele lontano dal vostro orto. Con un po’ di pazienza si risolve il problema senza alcuna uccisione. In alternativa, vi sono lumachicidi bio a base di ossido di ferro.

Insetticidi

Insetticidi sistemici. Perché no: tratta di prodotti tossici che vengono assorbiti dalla pianta, che li accumula nei tessuti vegetali, provocando la morte di tutti gli insetti che se ne nutrono, senza distinzioni. Questo tipo di insetticidi, soprattutto i neonicotinoidi, ritenuto la principale causa del drastico calo delle api, agisce anche sugli uccelli, sia gli insettivori, che si nutrono degli insetti contaminati, sia i granivori e gli erbivori, che si nutrono di semi e parti della pianta.

Alternativa sostenibile. La migliore alternativa in assoluto è tollerare qualche piccolo buco sulle foglie delle piante, evitando di usare qualsiasi genere di prodotto. Tuttavia, se il problema è più ampio e bruchi e afidi hanno preso il sopravvento, un buon rimedio naturale è l’irrorazione con acqua e pepe. Questo e molti altri rimedi naturali non risolveranno il problema rapidamente, come i veleni chimici, ma i vantaggi in termini di salute ambientale e salute umana valgono decisamente di più.

 

Insetticidi piretroidi e esteri fosforici (anti-zanzare) Perché no. Sono i prodotti adulticidi che si utilizzano per le disinfestazioni delle zanzare. Recenti studi hanno dimostrato la loro tossicità non solo per l’ambiente ma anche per le persone. In ambito urbano, in assenza di limitazioni, ogni cittadino e condominio contribuisce ad aumentare vertiginosamente le concentrazioni di questi prodotti, rendendoli altamente pericolosi. A causa del loro effetto tossico, questi prodotti hanno ridotto drasticamente le popolazioni dei predatori naturali di zanzare e altri insetti come pipistrelli, libellule, gechi e uccelli insettivori, con il paradossale risultato di aumentare il numero di zanzare. Inoltre, questi veleni rimangono nel suolo anche 20 anni, con il conseguente inquinamento delle falde acquifere. C’è quindi da chiedersi se sia più pericoloso il male o la sua cura.

Alternativa sostenibile: da diversi anni il Comune di Roma, con ordinanze specifiche, impone trattamenti preventivi sulle larve e sulle uova di zanzara, vietando quelli sugli adulti, che sono consentiti solo in casi eccezionali. Ogni cittadino è chiamato ad osservare nel proprio ambito domestico tutte le accortezze necessarie per evitare di favorire la riproduzione delle zanzare. Osservare un comportamento responsabile limiterebbe al massimo il fastidio dato da questi insetti, che in Italia, a parte pochi casi isolati, non creano altri problemi.

Diserbanti

Perché no. Vengono chiamate erbacce o infestanti e se spuntano tra una mattonella e l’altra si corre a comprare il diserbante. Ma siamo davvero sicuri di aver individuato un nemico? Probabilmente queste piante pregiudicano l’aspetto estetico del nostro giardino e rubano un po’ d’acqua e di spazio ai nostri fiori ma sono anche fonte di cibo per i piccoli uccelli granivori. Il glifosato, il diserbante chimico più diffuso, con pochi euro di spesa risolve definitivamente i nostri problemi con le erbacce ma ad un prezzo altissimo in termini ambientali e di salute umana. Da qualche anno è al centro di numerose ricerche a livello mondiale e i risultati sono sempre gli stessi: probabile cancerogeno. Lecontaminazioni delle falde acquifere hanno fatto rilevare questa sostanza in concentrazioni elevate anche su fragole, lattuga e orzo, il che significa che dalla pianta viene veicolato nel frutto che mangiamo. I piccoli uccelli granivori, tra i quali verdoni, verzellini e cardellini, si nutriranno dei semi di quell’erbaccia, cresciuta colpevolmente in mezzo al giardino e che con troppa leggerezza abbiamo eliminato chimicamente, subendo le gravi conseguenze delle nostre azioni.

Alternativa sostenibile. Per piccoli orti, giardini e terrazzi esiste una sola alternativa sostenibile: l’estirpazione manuale. Il poco tempo a disposizione e la scarsa voglia di farlo non possono giustificare gli effetti collaterali, che riguardano non solo l’ambiente e gli animali ma anche tutti noi. Negli orti di grandi dimensioni è preferibile usare una pacciamatura con teli di plastica o tnt resistente e riutilizzabile, che non rilasci frammenti o fibre nel terreno e nell’ambiente.

 
 
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