Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia
Martedì, 08 Giugno 2021 14:51

Gli aironi, affascinanti e magici

Eleganti, slanciati, inconfondibili. Gli aironi sono una presenza molto comune nei corsi d’acqua vicino alle nostre città. Il loro profilo nobile da sempre affascina l’uomo tanto da aver ispirato il mito della fenice.

Questi bellissimi uccelli, inconfondibili per la loro eleganza, sono citati nelle Metamorfosi di Ovidio: secondo quanto raccontato dal poeta romano un airone si levò in volo dalla cittadina di Ardea dopo che fu ridotta al suolo da Enea. Da qui l’origine del loro nome scientifico, ad esempio Ardea cinerea o Ardea purpurea.

Grazie al loro aspetto distinto, leggiadro e maestoso in volo, signorile e raffinato durante la caccia, questi stupendi volatili hanno saputo ispirare le creazioni di artisti e letterati. Impossibile non pensare a Emozioni di Lucio Battisti che inizia proprio con l’immagine di un airone in volo.

“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi / Ritrovarsi a volare / E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare /Un sottile dispiacere”

L’airone protagonista delle fiabe

Nell’immaginario e nella simbologia legata agli uccelli, l’airone cenerino ha diversi significati che ne fanno un animale carico di suggestioni.

Ami gli aironi e gli altri animali?Se ti piace immergerti nello spettacolo di un volo o osservare gli uccelli tra i rami, puoi conoscere sempre di più il loro mondo. Come stanno le rondini, le cincie, le cicogne? Scoprilo iscrivendoti alla Lipu con 25 euro e aggiungendo una donazione a partire da 30 euro. Riceverai il nuovo affascinante libro "Conoscerli, proteggerli", frutto di oltre 10 anni di studio su 250 specie che nidificano in Italia.

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Per tradizione è una creatura malinconica e diversi scrittori hanno usato l’airone come simbolo per le loro storie. "L’airone” di Jean De La Fontaine, che passa tutto il giorno ad aspettare la preda più succulenta rimanendo a fine giornata a becco asciutto, rappresenta chi troppo vuole nulla stringe. Quello di Esopo si ritrova ad aiutare un lupo in difficoltà finisce gabbato dal malvagio animale.

Per Giorgio Bassani, l’autore del Giardino dei Finzi Contini, l’airone diventa - nel romanzo omonimo - un simbolo carico di significati esistenziali e riflessioni sulla condizione umana.

L’airone è all’origine del mito della Fenice

La leggenda della mitica Fenice trova la sua origine proprio nell'airone. L’airone sacro agli egizi tornava ogni anno sul Nilo nel periodo delle inondazioni, diventando così simbolo di ritrovata fertilità e abbondanza.

In Egitto la Fenice sotto forma di airone è rappresentata in alcune tombe dove era adorata dal defunto, come simbolo di rinascita e trasformazione.

Quando la moda vittoriana ha quasi causato l’estinzione degli aironi

Purtroppo proprio grazie alla bellezza del suo piumaggio l’airone è stato in passato vittima di una moda crudele. Maria Antonietta è stata la prima a lanciare la moda dei cappellini decorati con piume vistose, ma la loro produzione è stata incredibilmente dannosa per queste creature nell’epoca vittoriana. Gli uccelli più ricercati per le loro piume erano molti: tra questi la garzetta, un bellissimo e candido airone che vive e si riproduce in Europa.

All’inizio erano solo le dame della nobiltà a concedersi questo vezzo crudele, ma questi accessori iniziarono a spopolare e si andò incontro a una vera e propria strage di uccelli. Ne fecero le spese anche gli aironi bianchi maggiori, che divennero rarissimi alla metà del millennio passato. Secondo i documenti nel 1902, nella sola Londra, furono venduti almeno 1068 pacchi di penne di airone, per i quali sono stati uccisi ben 192.960 uccelli.

Per fortuna questa pratica è passata di moda da molto tempo e oggi tutte le specie di aironi sono specie protette e tutelate.

Esistono tante specie di airone

Slanciati ed eleganti, negli aironi il colore delle penne cambia a seconda della specie. In Australia abita L'airone dal collo bianco (Ardea pacifica): il corpo e le ali sono neri e il collo e la testa bianchi. In Nord America e nell'America centrale troviamo l’airone verde (Butorides virescens), dal caratteristico piumaggio color smeraldo. L'airone tigrato gola nuda (Tigrisoma mexicanum) invece vive in America centrale e come suggerisce il nome comune, curiosamente, non ha penne sulla gola.

In Italia sono presenti l’airone guardabuoi (Bubulcus ibis), l’airone cenerino (Ardea cinerea), l’airone rosso (Ardea purpurea), l’airone bianco maggiore (Ardea alba), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la garzetta (Egretta garzetta) e l Nitticora (Nycticorax nycticorax).

L’airone meno freddoloso

Tra le diverse specie italiane, l’airone cenerino (Ardea cinerea) è quello che migra più a Nord. Originario delle regioni temperate dell’Europa e del Nord Africa, in estate è possibile trovarlo lungo le coste della Norvegia, anche oltre il circolo polare artico.

Il più grande, l'airone bianco

L’Airone bianco maggiore (Ardea alba) è il più grande della sua famiglia e può superare il metro di altezza. In Italia il primo nido è stato trovato solo nel 1990. L’Airone bianco maggiore costruisce il nido nascondendosi tra i canneti e nidifica sia in coppie che in colonia (dette garzaie), anche con altri Ardeidi. Si ciba di pesci e anfibi, rettili e piccoli mammiferi, nonché, talvolta, di uccelli di piccole dimensioni.

Un airone con... la barba

L’Airone rosso (Ardea purpurea), a differenza di altre specie, è facilmente riconoscibile per il suo piumaggio caratteristico. Ha un elegante ciuffo di penne che scendono dal becco fino al collo, con un colore che va dal rosso al marrone. Bruno-nere appaiono invece le parti inferiori, mentre altre penne dorate emergono dal dorso.

Il più piccolo, l'airone guardabuoi

Gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis) prendono il loro nome comune per l’abitudine di accompagnarsi a mandrie di bovini (ma talvolta anche cavalli) dai cui parassiti, che beccano dal loro pelo, traggono nutrimento. Li si può avvistare con facilità nei campi dove seguono i trattori durante le fasi di lavorazione del terreno. È un uccello di taglia media con un piumaggio bianco e si distingue per il becco giallo e le zampe grigie. Ma, non appena arriva la fase della riproduzione, gli aironi guardabuoi sfoggiano una livrea più colorata con penne arancioni sulla nuca e sul dorso. In inverno invece l’abito torna bianco.

Dove abitano gli aironi italiani

Le varie specie di aironi possono popolare habitat diversi, ma preferiscono acque basse e ricche di prede. Sono quindi ideali risaie, paludi, canneti, fiumi, canali e navigli. In Pianura Padana, per esempio, li troviamo soprattutto lungo le zone delle risaie. A Milano qualche esemplare più urbanizzato è presente anche sul Naviglio Martesana. È possibile avvistarli anche lungo le rogge e i fiumi tra Vicenza (anche nel centro storico) e Belluno, nella zona del Delta del Po, e da qualche anno anche nel Parco Colli Euganei di Padova. In Toscana nidificano lungo le sponde dell'Arno, del Serchio, del Fiora e nell'alta valle del Velino. Sono abbondanti anche lungo il Tevere e i suoi affluenti. In particolare, la presenza dell'airone cenerino è stata rilevata anche nelle Marche, lungo il Metauro e l’Esino.

Come stanno gli aironi?

Delle otto specie che vivono in Italia strettamente legate alla Famiglia degli Ardeidi, ovvero tarabusino, tarabuso, garzetta, airone guardabuoi, airone cenerino, airone rosso, airone bianco maggiore e sgarza ciuffetto, tre specie quali tarabusino, tarabuso e nitticora risultano in cattivo stato di conservazione, mentre tutte le altre risultano in inadeguato stato di conservazione, ad eccezione dell’airone rosso e dell'airone guardabuoi che risultano invece positivamente in favorevole stato di conservazione.

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Venerdì, 02 Aprile 2021 15:03

L'usignolo, la voce più bella della natura

È da sempre uno dei simboli della primavera. Con il suo canto l’usignolo nei secoli ha affascinato poeti e musicisti, da Petrarca a Shakespeare, ma anche Chopin, Vivaldi e Stravinsky.

La sua voce un tempo era considerata un antidolorifico naturale, oggi ci ricorda la bellezza della natura che non ci abbandona mai, nemmeno nei momenti più difficili

Il canto più bello della natura, con 260 tipi di strofe

L’usignolo Luscinia megarhynchos è l'uccello canoro per eccellenza tanto che in italiano il sostantivo “usignolo” è diventato sinonimo di una persona che canta molto bene. Ma non è solo una leggenda, le capacità vocali di questa specie sono davvero da record.

Il canto dell’usignolo è composto di strofe con toni singoli e toni doppi che si allineano densamente l’un l’altro. Nella sua vita un usignolo può arrivare a conoscere fino a 260 tipi di strofe diverse che combinate insieme compongono un repertorio di “canzoni” che di solito durano dai 2 ai 4 secondi. Le variazioni nei canti tra gli usignoli di diverse aree permettono di riconoscere diversi “dialetti” regionali fornendo informazioni molto utili per gli ornitologi ed etologi.

Come ascoltare il canto dell’usignolo

L’ambiente migliore per ascoltare il canto dell’usignolo è il margine di un bosco. Non c’è una regione o un habitat in particolare visto che l’usignolo è presente praticamente in ogni ambiente naturale del nostro Paese. Quando ascoltarlo? All’inizio della primavera, nella fase di accoppiamento, il maschio dell’usignolo canta soprattutto nelle ore notturne, dal tramonto all’alba. il canto serve infatti per delimitare il territorio e per attirare la partner. A primavera inoltrata invece gli usignoli si possono sentire benissimo anche durante il giorno. Ascolta il suo canto

L’usignolo, uccello dei poeti da Petrarca a Shakespeare

Usignolo di fiume dal libro Conoscerli, proteggerli. Illustrazione di Silvia Molinari Usignolo di fiume dal libro Conoscerli, proteggerli. Illustrazione di Silvia Molinari

Con il suo canto notturno melodioso l’usignolo non poteva che diventare il simbolo degli innamorati e, di conseguenza, animale preferito dai poeti più romantici. Come Francesco Petrarca che nel suo Canzoniere dedica all’usignolo questi versi immortali: «Quel rosignuol, che sí soave piagne, forse suoi figli, o sua cara consorte, di dolcezza empie il cielo et le campagne con tante note sí pietose et scorte...» O ancora William Shakespeare che nel suo dramma più celebre “Romeo e Giulietta” trasforma l’usignolo in una dolce scusa, tra i due innamorati, costretti a separarsi: «Vuoi già andar via? Il giorno è ancora lontano. È stato l'usignolo, non l'allodola, che ha colpito l'incavo del tuo orecchio timoroso. Canta ogni notte, laggiù, su quell'albero di melograno. Credimi, amore, era l'usignolo.»

Un canto che cura

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Nell’antichità il canto dell’usignolo era considerato così dolce da poter curare le malattie e funzionare come antidolorifico, per questo nelle stanze dei malati veniva a volte appesa una gabbietta. A questa leggenda di origine medievale si ispira Hans Christian Andersen per la sua famosissima favola “L’usignolo” che verrà poi musicata da Igor Stravinsky diventando una delle opere più famose dei Balletti Russi. Nel racconto di Andersen un imperatore dell'estremo oriente preferisce il tintinnio di un uccello meccanico al canto di un usignolo vero. Ma quando l’imperatore si ammala e rischia di morire sarà solo il canto dell'usignolo a salvarlo.

L’incredibile viaggio dell’usignolo

Forse non tutti sanno che l’usignolo è un uccello migratore che percorre migliaia di chilometri ogni anno per spostarsi dall’Africa tropicale all’Europa Centrale in cerca di un posto sicuro in cui fare il nido. Viaggiando di notte, e riposando di giorno, la migrazione degli usignoli è meno appariscente di quella di altri uccelli, ma non meno interessante per la scienza che, negli ultimi anni, ha utilizzato spesso questa specie per monitorare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle rotte migratorie.

Il modo migliore per proteggere l’usignolo, ma anche il barbagianni, il gufo, l’aquila di Bonelli, il falco pellegrino e tutte le altre preziosissime specie del nostro paese è diventare Socio Lipu. Oltre all’iscrizione, con una donazione in più puoi ricevere il libro “Conoscerli, proteggerli” 448 pagine con più di 200 tra foto e illustrazioni che raccontano lo stato di salute di 250 specie di uccelli italiani. Un libro imperdibile per imparare ancora di più sugli animali e la natura italiana.

 

 
 
 
Venerdì, 25 Settembre 2020 15:04

La cinciallegra, esploratrice e chiacchierona

La cinciallegra è uno degli uccelli più facili da riconoscere, viene spesso a farci visita su balconi e davanzali.

Molto più intelligente e intraprendente di quanto pensiamo, questo piccolo esploratore chiacchierone ha ispirato anche poeti e scrittori

La passione per l’esplorazione, il carattere della cinciallegra

La cinciallegra è un uccello insettivoro che si nutre di larve, api e ragni trovati tra i rami bassi e nel terreno.

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Essendo molto goloso non disdegna però anche semi, frutta e bacche. Inoltre è un uccello molto avventuroso e non ha paura di spingersi in nuovi territori per procacciarsi cibo prima degli altri animali.

Questa sua passione per l’esplorazione è una caratteristica comune agli uccelli della famiglia dei paridi. Prima degli altri le cinciallegre vanno a nutrirsi nelle nuove mangiatoie. Questo comportamento esplorativo le rende molto adattabili: è un animale molto intuitivo e in questo modo evita la concorrenza con le altre specie, chi prima arriva meglio alloggia!

Che lingua parla la cinciallegra?

Secondo alcune credenze la cinciallegra avvertirebbe col suo canto le persone di un pericolo imminente, prevedendo così il futuro. Come in ogni leggenda anche questa ha un fondo di verità. Secondo recenti studi le cinciallegre usano un linguaggio complesso, articolato e codificato.

Stando a questa ricerca, basata sull’osservazione del comportamento e la registrazione del cinguettio dalle cinciallegre alle prese con diversi predatori, questi uccelli usano suoni e richiami specifici a seconda del predatore da affrontare. Questo permette a tutti gli esemplari nei dintorni di capire da quale tipo di pericolo dovranno difendersi.

Colore delle piume

Un'altra scoperta sulle cinciallegre è stata fatta da alcuni studiosi finlandesi e riguarda la colorazione delle loro piume. L'intensità del giallo delle piume sul petto negli esemplari più giovani aumenta man mano ci si allontana dalle zone industriali. Infatti l'inquinamento atmosferico causato da ossidi di zolfo e metalli pesanti uccide i bruchi dai quali le cinciallegre ottengono pigmenti gialli, una caratteristica per loro molto importante e che riguarda il comportamento riproduttivo della specie.

Come riconoscere la cinciallegra

La cinciallegra (Parus major) è un uccello che appartiene alla famiglia delle cince e la più riconoscibile grazie ai colori del suo piumaggio. Il capo è blu scuro quasi nero, mentre il petto è di un giallo brillante attraversato da una banda nera. Questa linea è utile anche per distinguere i sessi, nelle femmine infatti è più stretta che nei maschi. In comune con le altre cince, la cinciallegra ha le inconfondibili guance di colore bianco che le donano un aspetto ancora più elegante e ricercato.

Dove vive la cinciallegra

La cinciallegra vive in tutta Europa e in Nord Africa, ed è possibile incontrarla facilmente in zone collinari e pianeggianti. Popola boschi di conifere, frutteti, campi, siepi, giardini e parchi urbani. Fa compagnia all’uomo dalla campagna alla città. La cinciallegra si è sempre adattata con estrema facilità alla presenza degli esseri umani, proprio per questo è una delle specie di uccelli presenti con regolarità anche nei centri cittadini. In Italia è una specie molto diffusa, stanziale durante tutto l’anno.

Capita spesso di vederla in volo o tra i rami degli alberi. Nidifica tra marzo e giugno, occupando anche le casette e i nidi artificiali posizionati fuori dalle nostre abitazioni. Questo uccello “chiacchierone” prende confidenza molto facilmente, accettando volentieri anche il cibo offerto direttamente dalle nostre mani.

Cinciallegra musa di poeti e scrittori

Diversi poeti hanno usato la cinciallegra per dare vita e colore ai loro componimenti. Guillaume Apollinaire, per esempio, in una delle sue poesie paragona la donna amata proprio a una cinciallegra: “I suoi occhi erano i tuoi graziosi occhi / Le sue piume i tuoi capelli / Il suo canto le parole misteriose / Sussurrate alle mie orecchie”. Anche negli scritti di Giovanni Pascoli, dove per creare suggestioni sono ricorrenti animali e uccelli, troviamo più volte riferimenti alla cinciallegra.

Nel poemetto La notte scrive: “E la macchia pareva un alveare, piena di frulli e di ronzii. Ma ella sentiva anche un frugare, uno sfrascare, un camminare. Chi sarà? Ma in quella che riguardava tra un cespuglio raro, improvvisa cantò la cinciarella” . La scrittrice Dacia Maraini paragona invece l’amore proprio alla cinciallegra, per la sua natura libera e intraprendente: «L'amore è una cinciallegra che vola e non riesci a fermarla, nemmeno a metterle il sale sulla coda».

La Lipu difende la cinciallegra, il pettirosso, i passeri, i piccoli compagni della nostra vita quotidiana e simbolo dell’equilibrio delicato tra uomo e natura.

La natura è la nostra speranza, diventa Socio della Lipu

Giovedì, 10 Settembre 2020 08:08

Le foreste del mondo hanno bisogno del tuo aiuto!

Vogliamo che la Commissione Europea protegga le nostre foreste e il nostro futuro, ORAPossiamo limitare fortemente la deforestazione e possiamo farlo subito, è un'occasione che non dobbiamo perdere. Sta per essere definita una nuova legge EU sui prodotti derivati dalla deforestazione e la Commissione Europea chiede l’opinione di tutti i Cittadini nell’ambito di una consultazione aperta. Anche tu puoi fare sentire la tua voce inserendo i tuoi dati nel modulo qui sotto e cliccando su ACT NOW

FIRMA LA PETIZIONE

Le foreste sono indispensabili per la nostra sopravvivenza. Forniscono l’ossigeno all’aria che respiriamo, purificano l’acqua che beviamo, ma sono anche la casa di milioni di piante, animali e di popoli indigeni. Inoltre, le foreste in buona salute ci proteggono dalle malattie, e assorbono le emissioni di carbonio dall’atmosfera.

Ci stiamo mangiando le nostre foreste. L’agricoltura distruttiva e non sostenibile porta al degrado delle foreste e degli altri habitat. I cittadini europei, senza saperlo, consumano ogni giorno prodotti che contengono ingredienti provenienti proprio da aree deforestate, o dalla distruzione di altri habitat come le savane. Attualmente, l’Unione europea consente che i prodotti legati alla deforestazione siano presenti sul mercato UE.

Vogliamo che la Commissione Europea protegga le nostre foreste e il nostro futuro, ORA. Possiamo limitare fortemente la deforestazione e possiamo farlo subito, è un'occasione che non dobbiamo perdere.

QUAL E’ IL PROBLEMA

Stiamo perdendo gli habitat naturali ad una velocità impressionante, lo confermano diverse ricerche scientifiche. Negli ultimi dieci anni l'Amazzonia ha perso una superficie di foresta equivalente a più di 8.4 milioni di campi da calcio, e 10 milioni sono andati persi nel Cerrado, la savana più ricca di biodiversità al mondo. La causa principale è l’agricoltura distruttiva per coltivare la soia (usata per alimentare il bestiame), l’olio di palma, il cacao, per fare spazio agli allevamenti e altro ancora. Tutti questi ingredienti sono presenti negli scaffali dei supermercati, nella spesa di tutti i giorni, e non è facile evitarne l’acquisto. L’Europa deve mostrare il suo ruolo di leadership nella protezione delle foreste mondiali e degli altri ecosistemi. Se non fermiamo la deforestazione, il degrado delle foreste e la conversione e degradazione degli altri ecosistemi, potremmo perdere la nostra lotta contro i cambiamenti climatici e la crisi della biodiversità. Tu puoi aiutarci a cambiare tutto ciò! Act NOW #Together4Forests: chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

CHI E’ RESPONSABILE?

La deforestazione e la distruzione del suolo sono problemi molto complessi nei quali siamo tutti coinvolti, consapevolmente o inconsapevolmente. Allo stato attuale l’Unione europea non vieta il commercio dei prodotti legati alla distruzione della natura, in questo modo, questi, possono tranquillamente finire sugli scaffali dei supermercati e nei nostri piatti. L’olio di palma è un ingrediente presente in molti degli alimenti e prodotti cosmetici, la soia è utilizzata per alimentare il bestiame che produce la carne e i formaggi. Ci stiamo letteralmente mangiando le foreste senza neanche saperlo. Act NOW #Together4Forests:chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro! L’UE è uno dei principali importatori dell'olio di parlma e della soia, ma anche di altri prodotti usati quotidianamente che causano la deforestazione, come la carne bovina importata dall'Amazzonia, il caffè e il cacao. Non vogliamo proibirli – vogliamo assicurarci che siano prodotti in modo sostenibile, ma per ottenere questo importante traguardo abbiamo bisogno di una legge europea molto efficace. Puoi aiutarci? Act NOW #Together4Forests:chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

QUAL E’ LA SOLUZIONE?

I consumatori devono poter avere la certezza che i prodotti che acquistano non contribuiscano, inavvertitamente, alla deforestazione, alla conversione degli ecosistemi e al degrado del suolo. Per ottenere questo obiettivo serve una legge dell’Unione Europea che sia efficace e forte. Questa legge sta per essere discussa proprio ora a Brussels. Possiamo salvare le foreste con il tuo aiuto! Act NOW #Together4Forests: chiedi alla Commissione Europea di proteggere il nostro futuro!

Giovedì, 16 Luglio 2020 11:36

Abbiamo tutti il DIRITTO di vivere in un Pianeta sano e protetto!

Firma perchè tutta l’umanità faccia un passo avantiFirma perché, per la prima volta nella storia, la natura diventi un diritto umano universale. È un modo per dire che l’umanità deve finalmente voltare pagina e che la nuova storia degli esseri umani dovrà svolgersi all’insegna della conoscenza e dell’armonia, tra le persone e con la natura.

FIRMA LA PETIZIONE
Un passo avanti per l'umanità

Firma perché l'intera umanità faccia un passo avanti. Vivere in un ambiente sano e protetto deve diventare un diritto umano universale. #1Planet1Right

La pandemia è la dimostrazione chiara che se continuiamo a non prenderci cura della Natura vivremo gravissimi problemi e subiremo nuove minacce. Minacce alla nostra stessa sopravvivenza. Tutto questo è stato uno shock per le persone, per le nostre vite, per la salute e per l’economia ma anche il segnale che un cambiamento è necessario.

Per la prima volta, più di 100 associazioni in tutto il mondo scelgono - insieme - di compiere un passo storico: chiedere di inserire la natura della Dichiarazione universale dei Diritti Umani.

La Dichiarazione Universale dei Diritti umani nasce dalle ceneri della seconda guerra mondiale. É l’insieme dei diritti che tutti noi abbiamo per proteggerci gli uni con gli altri. Ma nessun riferimento all’ambiente è presente nella Dichiarazione, e se questo era comprensibile nel 1948, oggi non lo è più. Non dopo la pandemia, non nell’epoca dei rischi ambientali globali e del bisogno di grandi cambiamenti.

 

Lunedì, 18 Maggio 2020 14:24

SOS Veleni

I nostri gesti quotidiani possono involontariamente causare problemi agli animali selvatici con cui condividiamo gli spazi urbani. 

Ricci, pipistrelli, civette, tantissime specie di piccoli uccelli: spesso ignoriamo non solo la loro presenza ma anche quanto siano, per noi, preziosi alleati. Ecco alcuni consigli per non arrecare loro danno (progetto in collaborazione con The Nando and Elsa Peretti Foundation).

Veleni: cosa sono e perché non dovremmo utilizzarli

Breve cronistoria dell'uso professionale dei veleni: nel 1873 viene sintetizzato il primo insetticida, il DDT. Nel 1941 in Inghilterra nascono i primi erbicidi di sintesi per uso bellico. Da allora i rapporti sull’utilizzo di queste sostanze diventa sempre più preoccupante. Nel 2007 il consumo mondiale di pesticidi 2.350 milioni di kg (2,35 milioni di tonnellate) con erbicidi al primo posto (39-40%), insetticidi (17-18%), fungicidi (10%). Gli altri pesticidi in totale hanno rappresentato il 33% dei consumi.ù

Nel 2013 in Italia sono state distribuite 118.000 tonnellate di fitosanitari. Nel 2016 il rapporto “Pesticidi nelle acque” (ISPRA) evidenzia un’"ampia diffusione della contaminazione" ed il rilevamento nelle acque superficiali e profonde di sostanze "224 sostanze diverse” con riscontro di ben 36 sostanze in unico campione. > effetto cocktail.

Uso domestico: è impossibile quantificare l’impatto dell’uso domestico ma le stime non sono rassicuranti, a partire dai tanti animali ricoverati nei nostri centri recupero con sintomatologie riconducibili all’uso errato o esagerato di queste sostanze. Il nostro obiettivo è di fornire, al cittadino, utili informazioni e alternative sostenibili all’uso di tali prodotti, al fine di limitare sia l’impatto negativo sulla fauna selvatica che vive in ambiente urbano, sia tutelare la salute di tutti. Ognuno di noi può contribuire nel limitare la dispersione in ambiente di sostanze tossiche.

Legislazione: prodotti fitosanitari per uso non professionale (21 ottobre 2009), Direttiva 2009/128/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (22 gennaio 2018).DM 33 del 22 gennaio 2018 del Ministero della Salute, in attuazione a partire dal 1 maggio 2020 (11 anni).

Cosa cambia dal 1 maggio 2020? I prodotti fitosanitari per uso non professionale che si potranno acquistare senza patentino, e quindi di libero utilizzo, dovranno: non essere agenti tossici per la riproduzione e lo sviluppo embriofetale, non essere interferenti endocrini, non essere sostanze classificate come tossiche, esplosive, corrosive e microrganismi sensibilizzanti, non essere sostanze classificate come cancerogeno o mutagene, garantire che il principio attivo decada in un breve periodo per evitare l’accumulo nell’ambiente. Ad oggi solo 7 principi attivi su 365 rispettano questa normativa

Rischi: questa restrizione così importante, nonostante sia un provvedimento a tutela della salute pubblica, potrebbe indurre l’Italia a prevedere “aggiustamenti” sul decreto per venire incontro alle esigenze economiche.

PER QUESTO È IMPORTANTE CHE OGNUNO DI NOI PRENDA COSCIENZA DEI RISCHI. Se un prodotto è autorizzato non è detto che non sia pericoloso. Se un prodotto è in commercio non è detto che non sia pericoloso. Per questo è importante leggere attentamente le etichette e informarsi su quali conseguenze possono avere tali sostanze sulla nostra salute e sull’ambiente.

Colle ed esche per i topi

Perché no. La colla topicida è tra i rimedi più conosciuti ma anche il meno efficace, perché i roditori imparano presto ad evitarla. Purtroppo i piccoli uccelli, attirati probabilmente da insetti invischiati, sono spesso vittime di queste trappole. Una triste statistica indica il pettirosso al primo posto. Le esche avvelenate usate in ambiente domestico sono anche un serio pericolo per bambini e animali domestici. Sono infatti composte da sostanze anticoagulanti che possono provocare la morte per emorragia.

Spesso agiscono in tempi lunghi, anche di tre settimane, per non fare insospettire i roditori che in tal modo continuano ad ingerire il veleno. Questa caratteristica è un enorme problema per i predatori naturali di topi e ratti, come i rapaci notturni e i serpenti, i quali, ingerendo il roditore avvelenato, subiscono gli stessi effetti letali. Anche se non li vediamo Roma è il terreno di caccia di allocchi, civette e biacchi (serpenti non velenosi), che ci rendono un ottimo servizio.

Alternativa sostenibile. Avvistare un roditore in strada non significa essere sul punto di un’epidemia di peste. La presenza nelle grandi città è quasi inevitabile e va controllata con criterio. Le derattizzazioni sono programmate dal Comune di Roma e, se necessario, sono attivate dagli amministratori di condominio. Non c’è alcun bisogno che ogni privato cittadino riempia il proprio giardino di sostanze tossiche. Il modo migliore per tenere lontani questi sgraditi ospiti è chiudere con reti apposite eventuali finestre o altri passaggi a locali seminterrati e, ovviamente, non lasciare derrate alimentari incustodite. Per i topi funzionano bene gli apparecchi ad ultrasuoni, che possono essere messi all’interno di cantine o garage, o all’esterno in prossimità delle porte finestre. Consigliamo l’utilizzo di trappole a vivo, che consentono di catturare i roditori e liberarli in ambienti idonei lontani dalla città.

Lumachicidi

Perché no. La metaldeide è un composto chimico tossico di colore verde-azzurro, la classica esca avvelenata per limacce e chiocciole, colpevoli di divorare le piante dell’orto. Si tratta di un veleno pericoloso non solo per le persone stesse, che possono venirne a contatto anche solo maneggiando il terreno su cui è stato distribuito, ma anche per i predatori naturali di limacce e chiocciole, soprattutto i ricci. Purtroppo per la metaldeide non c’è antidoto: anche soccorrendo il riccio, non c’è modo di salvargli la vita.

Alternativa sostenibile. Per piccole estensioni, terrazzi e giardini urbani la soluzione più sostenibile è la raccolta manuale. Prendete limacce e chiocciole e liberatele lontano dal vostro orto. Con un po’ di pazienza si risolve il problema senza alcuna uccisione. In alternativa, vi sono lumachicidi bio a base di ossido di ferro.

Insetticidi

Insetticidi sistemici. Perché no: tratta di prodotti tossici che vengono assorbiti dalla pianta, che li accumula nei tessuti vegetali, provocando la morte di tutti gli insetti che se ne nutrono, senza distinzioni. Questo tipo di insetticidi, soprattutto i neonicotinoidi, ritenuto la principale causa del drastico calo delle api, agisce anche sugli uccelli, sia gli insettivori, che si nutrono degli insetti contaminati, sia i granivori e gli erbivori, che si nutrono di semi e parti della pianta.

Alternativa sostenibile. La migliore alternativa in assoluto è tollerare qualche piccolo buco sulle foglie delle piante, evitando di usare qualsiasi genere di prodotto. Tuttavia, se il problema è più ampio e bruchi e afidi hanno preso il sopravvento, un buon rimedio naturale è l’irrorazione con acqua e pepe. Questo e molti altri rimedi naturali non risolveranno il problema rapidamente, come i veleni chimici, ma i vantaggi in termini di salute ambientale e salute umana valgono decisamente di più.

 

Insetticidi piretroidi e esteri fosforici (anti-zanzare) Perché no. Sono i prodotti adulticidi che si utilizzano per le disinfestazioni delle zanzare. Recenti studi hanno dimostrato la loro tossicità non solo per l’ambiente ma anche per le persone. In ambito urbano, in assenza di limitazioni, ogni cittadino e condominio contribuisce ad aumentare vertiginosamente le concentrazioni di questi prodotti, rendendoli altamente pericolosi. A causa del loro effetto tossico, questi prodotti hanno ridotto drasticamente le popolazioni dei predatori naturali di zanzare e altri insetti come pipistrelli, libellule, gechi e uccelli insettivori, con il paradossale risultato di aumentare il numero di zanzare. Inoltre, questi veleni rimangono nel suolo anche 20 anni, con il conseguente inquinamento delle falde acquifere. C’è quindi da chiedersi se sia più pericoloso il male o la sua cura.

Alternativa sostenibile: da diversi anni il Comune di Roma, con ordinanze specifiche, impone trattamenti preventivi sulle larve e sulle uova di zanzara, vietando quelli sugli adulti, che sono consentiti solo in casi eccezionali. Ogni cittadino è chiamato ad osservare nel proprio ambito domestico tutte le accortezze necessarie per evitare di favorire la riproduzione delle zanzare. Osservare un comportamento responsabile limiterebbe al massimo il fastidio dato da questi insetti, che in Italia, a parte pochi casi isolati, non creano altri problemi.

Diserbanti

Perché no. Vengono chiamate erbacce o infestanti e se spuntano tra una mattonella e l’altra si corre a comprare il diserbante. Ma siamo davvero sicuri di aver individuato un nemico? Probabilmente queste piante pregiudicano l’aspetto estetico del nostro giardino e rubano un po’ d’acqua e di spazio ai nostri fiori ma sono anche fonte di cibo per i piccoli uccelli granivori. Il glifosato, il diserbante chimico più diffuso, con pochi euro di spesa risolve definitivamente i nostri problemi con le erbacce ma ad un prezzo altissimo in termini ambientali e di salute umana. Da qualche anno è al centro di numerose ricerche a livello mondiale e i risultati sono sempre gli stessi: probabile cancerogeno. Lecontaminazioni delle falde acquifere hanno fatto rilevare questa sostanza in concentrazioni elevate anche su fragole, lattuga e orzo, il che significa che dalla pianta viene veicolato nel frutto che mangiamo. I piccoli uccelli granivori, tra i quali verdoni, verzellini e cardellini, si nutriranno dei semi di quell’erbaccia, cresciuta colpevolmente in mezzo al giardino e che con troppa leggerezza abbiamo eliminato chimicamente, subendo le gravi conseguenze delle nostre azioni.

Alternativa sostenibile. Per piccoli orti, giardini e terrazzi esiste una sola alternativa sostenibile: l’estirpazione manuale. Il poco tempo a disposizione e la scarsa voglia di farlo non possono giustificare gli effetti collaterali, che riguardano non solo l’ambiente e gli animali ma anche tutti noi. Negli orti di grandi dimensioni è preferibile usare una pacciamatura con teli di plastica o tnt resistente e riutilizzabile, che non rilasci frammenti o fibre nel terreno e nell’ambiente.

 
 
Lunedì, 18 Maggio 2020 12:55

Giving our wild neighbours a future

Il progetto “Giving our wild neighbours a future”, per il supporto al Centro recupero fauna selvatica Lipu di Roma, è sostenuto dalla Fondazione Nando ed Elsa Peretti e si svolge nell’arco di due anni a partire dal mese di aprile 2019.

Il progetto affronta le seguenti quattro problematiche generali:

  • Scarsa conoscenza dell’importanza dell’avifauna urbana come indicatore ambientale
  • Insufficienti azioni di conservazione a favore di specie migratrici minacciate
  • Sistema obsoleto di raccolta dati nei Centri recupero
  • Insufficiente consapevolezza dell’opinione pubblica sull’uso di prodotti chimici che, direttamente o indirettamente, causano il ricovero di animali presso il Centro recupero di Roma, come anche le problematiche riportate ai punti 1 e 2.

Le azioni di progetto sono:

Impiego dell’avifauna come indicatore ambientale

Le specie selvatiche urbane possono essere prese in considerazione per quello che possono rivelare sullo stato di salute dell'ambiente in cui vivono e che difficilmente potrebbero essere monitorate all’esterno dei Centri recupero. È quindi opportuno indagare su metalli pesanti (cadmio, cromo, rame, ferro, mercurio, piombo, zinco e metalloidi come l'arsenico e il selenio) accumulati nei tessuti degli animali ricoverati al Centro recupero Lipu di Roma.

Il Centro, situato all'interno di una metropoli come Roma, offre un'opportunità unica ed esclusiva di raccogliere un gran numero di campioni adatti a svolgere questo tipo di ricerca. Ciò sarà utile per raccogliere dati sui livelli di inquinanti, in particolare metalli pesanti, nelle specie urbanizzate che possono fungere da indicatori del livello di inquinamento da metalli pesanti a Roma.

Azioni di conservazione a favore delle specie migratrici

Le migrazioni sono una vera sfida e molti uccelli muoiono ogni anno mentre si spostano tra i luoghi di riproduzione e di svernamento. Con l'aumentare delle sfide per gli uccelli migratori (ad esempio perdita di habitat, collisione con linee elettriche, bracconaggio e avvelenamento) è fondamentale offrire a ogni individuo in difficoltà, ferito, avvelenato o affamato, una seconda possibilità.

La conservazione delle specie migratorie è una sfida complessa e difficile, alla quale la Lipu mira a contribuire combattendo la perdita di habitat, il bracconaggio e la cattiva pianificazione delle linee elettriche e degli impianti eolici e, con questo progetto, anche attraverso le attività del Centro di Roma, garantendo la migliore assistenza agli animali in difficoltà, al fine di consentire al maggior numero possibile di animali di riprendere la migrazione lungo il percorso sia delle rotte intra-paleartiche che di quella eurasiatica.

In tal modo, la Lipu raccoglierà anche i dati necessari per migliorare le conoscenze di base sulle minacce alle specie di uccelli migratori. I dati sulla causa del ricovero di ciascun individuo contribuiranno anche a evidenziare il numero di uccelli uccisi illegalmente.

Sviluppo di un sistema di raccolti dati migliorato

La condivisione di un protocollo di raccolta dati comune per gli animali che vengono ricoverati e di uno strumento gestionale unico migliorerà significativamente la nostra comprensione delle cause di ricovero, della loro distribuzione temporale e geografica e delle loro tendenze. Questo è particolarmente cruciale nella lotta contro il bracconaggio.

Il Piano d'azione nazionale per contrastare l'uccisione illegale di uccelli, promosso dal Ministero dell'Ambiente nel 2017, prevederebbe lo sviluppo di un sistema comune di raccolta dati per monitorare il bracconaggio a livello nazionale. Tuttavia questa azione ancora non è stata avviata. La Lipu, grazie anche al supporto della Fondazione Peretti, ha intrapreso l’elaborazione di una web app che supera di gran lunga in realtà le ipotesi previste dal Piano d’azione nazionale e del presente progetto.

La Lipu coinvolgerà nella creazione di questo strumento anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca dell’Ambiente (ISPRA) per lo sviluppo e il collaudo di un nuovo sistema di raccolta dati, che verrà infine auspicabilmente raccomandato dall'ISPRA come standard da utilizzare in tutti i Centri recupero italiani, per la messa a sistema dei dati di centinaia di migliaia di specie selvatiche ricoverate.

Condivisione delle informazioni sull’uso dei prodotti chimici e azioni di sensibilizzazione

Una funzione molto importante del Centro di Roma, oltre alla cura e alla riabilitazione degli animali, è la sensibilizzazione e l'educazione delle persone, specialmente nelle aree urbane. Nell’ambito del progetto le aree di azione sono diverse, ma principalmente l'attenzione si concentra su un uso più consapevole di veleni, colle, insetticidi ed erbicidi.

Molte volte questi prodotti sono visti come comuni prodotti chimici domestici e non sono gestiti in modo appropriato, contribuendo così in modo significativo al rilascio di sostanze tossiche nell'ambiente. Pertanto, oltre a svolgere la loro funzione di controllo dei parassiti, queste sostanze chimiche aumentano l'inquinamento in ambienti urbani già pericolosamente contaminati, provocando indirettamente vittime tra gli animali selvatici e anche intossicazioni alle persone.

Il Centro sta avendo quindi la funzione di punto di informazione e responsabilizzazione del cittadino, dedicato alle problematiche legate alla disinfestazione e ai problemi elencati nelle azioni 1 e 2, e le relative azioni di mitigazione o soluzioni da mettere in atto.

Altre informazioni sono disponibili alla pagina http://www.lipu.it/SOSveleni. Le attività vengono svolte grazie al contributo economico della Fondazione Nando ed Elsa Peretti che, con grande sensibilità e attenzione supporta numerose attività di conservazione della biodiversità e dell’ambiente in tutto il mondo.

Per maggiori dettagli si rimanda al sito della Fondazione www.perettifoundations.org

 
Venerdì, 24 Aprile 2020 00:02

Ali 50

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Restiamo in contatto, lontani ma vicini. A te che ci sei vicino in questo momento, vogliamo fare un regalo.

Una edizione storica di Ali, la rivista dei Soci pubblicata in occasione dell'anniversario dei 50 anni della nostra associazione. Con bellissime foto di natura e della storia della Lipu, appassionanti racconti, testimonianze e interviste che raccontano un viaggio incredibile, cominciato quando un passero solitario entrò volando nel salotto di Giorgio Punzo.

Ali 50

Con la primavera già inoltrata si registrano gli arrivi dei più ritardatari. Alcuni uccelli migratori con l’approssimarsi dell’arrivo di giugno sono già pronti a rimettersi in viaggio verso le proprie aree di svernamento.

Le rotte che seguono sono il risultato di migliaia di anni di selezione naturale e possono dipendere da variazioni stagionali e climatiche. Per questo studiare gli uccelli migratori ci permette di capire fenomeni come i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Il calendario degli arrivi e delle partenze può essere però suscettibile in base a diversi fattori ambientali e stagionali.

Rigogolo (Oriolus oriolus)

Tra gli uccelli migratori che, in primavera, tornano in Italia per nidificare, il Rigogolo è sicuramente uno dei più belli. Il maschio è giallo squillante con ali e coda nere, mentra la femmina e i giovani sono di un delicato color cedro, con ali e coda scure. Questa specie è chiamata, “lu Beccafiche”, probabilmente per l’abitudine di nutrirsi di frutta, fino al XVIII secolo la specie era chiamata Beccafico reale, il vero Beccafico (Sylvia borin), però è un uccello diversissimo.

Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula)

Il Ciuffolotto è un passeriforme che ama vivere riparato tra la vegetazione fitta dei boschi di montagna e di collina. Questa specie, dal becco corto e robusto, è riconoscibile grazie al suo piumaggio, folto e soffice, e dal panciotto paffuto o rosato come una pesca noce: dall'Irlanda fino alla Kamchatka (in Russia) e al Giappone. In Italia il suo areale riproduttivo è legato a foreste di conifere a quote medie e alte, tra gli 800-2.000 m di quota, delle Alpi e dell’Appennino, fino alla Calabria settentrionale. Il nome Ciuffolotto deriva dalla parola “ciufolare”: suonare lo zufolo, un flauto il cui suono ricorda il verso del ciuffolotto. Questo uccello per via della sua calotta di colore nera è soprannominato anche monachino.

Beccafico (Sylvia borin)

Il vero Beccafico, l’uccello con gli occhi bistrati di bianco (che nonostante quanto suggerito dal nome si nutre di insetti in primavera e di bacche in autunno), si spinge per lo svernamento fino in Sudafrica. In Italia il suo areale riproduttivo è limitato all’arco alpino, tra i 1.000 e i 1.800 m sul livello del mare, oppure in qualche zona dell’Appennino centro-settentrionale.

Ghiandaia marina (Coracias garrulus)

La Ghiandaia marina è un uccello bellissimo con una livrea tropicale di colore turchese, non molto diffuso in Italia (si stimano circa 500-1000 coppie). Questa specie appartiene all’ordine dei Coraciformi: di quest’ordine il Martin pescatore, l’Upupa, il Gruccione e la Ghiandaia marina sono gli unici rappresentanti presenti sul territorio italiano.

Falco della regina (Falco eleonorae)

Il Falco della Regina, rapace tra i più belli in Italia, è uno di quegli uccelli che va a svernare molto lontano, fino in Magadascar. La popolazione italiana, si concentra in 10 colonie: sei in Sicilia e quattro in Sardegna, per un totale di circa 700 coppie. Il nome scientifico, “eleonorae”, gli è stato dato in onore di Eleonora d'Arborea (regnante del Giudicato di Arborea, l’attuale zona centrale della Sardegna, dal golfo di Oristano ai monti del Gennargentu) che nella Carta de Logu - promulgata nel 1392 - lo ha dichiarato specie protetta. Nel 1980 la LIPU ha formato un gruppo di volontari sull'isola di San Pietro che potesse proteggere la colonia dai bracconieri. Nel 1991 poi è stata istituita l'Oasi LIPU di Carloforte, dove i falchi vengono controllati.

 

Tra le altre specie che ritornano in Italia intorno al mese di maggio ci sono lo stiaccino, il pigliamosche, la quaglia, la cannaiola verdognola e la cannaiola comune, l’averla piccola.

Aprile, è in questo mese che si registra il picco di ritorni dall’Africa, la maggior parte degli uccelli migratori infatti torna verso l’Italia e l’Europa continentale subito dopo l’inizio ufficiale della primavera, diventando così dei veri e propri ambasciatori della bella stagione.

Per i migratori l’Italia costituisce un vero e proprio ponte tra Europa e Africa. Ci sono uccelli di piccola taglia che fanno migrazioni a corto raggio, come i pettirossi, o altre specie che invece si imbarcano in traversate epiche come la bellissima ghiandaia marina che vola fino in Namibia.

Upupa (Upupa epops)

L’Upupa, uccello bellissimo e inconfondibile per via del suo piumaggio zebrato e per l’inconfondibile cresta rossa, è un uccello molto diffuso in tutto il continente Euroasiatico e in Africa, fino in Niger. In Italia, durante la stagione dell’amore è presente su tutta la penisola e nelle isole maggiori, con l’esclusione delle zone montane. Durante le migrazioni l’Upupa si sposta volando di notte, compiendo viaggi attraverso tutta l’Europa e il Mediterraneo. In primavera i primi ritorni dalle zone sub-sahariane si registrano già da febbraio, la maggior parte degli esemplari però fa ritorno verso la fine di marzo, la metà aprile. Nella stagione riproduttiva i maschi aprono la loro cresta per attirare l’attenzione della femmine e per corteggiarle con il loro caratteristico canto.

Torcicollo (Jynx torquilla)

Il Torcicollo è un picchio particolarmente timido dal piumaggio screziato in cui predominano tonalità grigie e brune, proprio come la corteccia di un albero (infatti è bravissimo a mimetizzarsi). Diffuso in tutto il mondo, il Torcicollo nidifica nelle aree boreali, temperate e sub-tropicali dell’Europa e di gran parte dell’Asia, raggiungendo a Est anche la Penisola di Sakhalin in Russia e l’isola di Hokkaido in Giappone. Si adatta un’incredibile varietà di habitat, dalla Lapponia alla Sicilia. È un uccello migratore a lungo raggio che sverna soprattutto a Sud del Sahara. In Italia si stimano dalle 50.000 alle 100.000 coppie, presenti dalle Alpi fino alla Calabria e alla Puglia.

Cuculo (Cuculus canorus)

Il Cuculo, tra gli uccelli migratori è uno dei più particolari. Lo troviamo in Europa e in gran parte dell'Asia, nelle Isole Britanniche, in Francia e in Italia e perfino nella Siberia orientale e nel Kazakhstan. I primi esemplari arrivano in Italia dopo lo svernamento verso la fine di marzo, ma la maggior parte fa la sua comparsa nella seconda metà di aprile. L’Italia è interessata da movimenti di cuculi provenienti dall’Europa centro-settentrionale, ad Ovest dalle coste occidentali dell’Inghilterra, ad Est fino a quelle del Baltico meridionale. Usurpatore di nidi, in molti paesi si crede che il suo canto, che ha ispirato la creazione dei celebri orologi a cucù, dia inizio alla primavera.

 

In aprile inoltre è possibile avvistare il prispolone, il verzellino, il balestruccio, il codirosso comune, il rondone comune, la balia nera.

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