Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia

Le catture accidentali (bycatch) e la pesca intensiva stanno distruggendo la biodiversità marina. 

Ogni anno circa 200.000 uccelli marini sono vittime di catture accidentali in Europa, così come delfini, tartarughe marine, squali, razze, spugne e coralli.

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Esistono sistemi per ridurre il bycatch. Proteggere la vita dei nostri mari è fondamentale per il nostro futuro e per il futuro del Pianeta.

Cos'è il bycatch?

Per salvare la biodiversità marina dobbiamo fermare il bycatchInsieme possiamo fermare le catture accidentali e salvare migliaia di animali marini. Esistono sistemi efficaci per evitare questa strage silenziosa #StopBycatch

CONDIVIDIAiutaci a far conoscere questo problema

Con il termine “bycatch” si intendono le catture accidentali che possono verificarsi durante le operazioni di pesca professionale.
Vengono catturati accidentalmente, e quindi rientrano nel bycatch, sia gli individui sotto-misura di pesci di interesse commerciale, sia le specie non commerciali (che insieme costituiscono i cosiddetti “scarti”), sia le specie protette, come ad esempio uccelli marini, delfini, tartarughe marine, alcune specie di squali e razze, spugne e coralli.

Il bycatch, che porta molto spesso alla morte degli animali che ne sono vittima, rappresenta un gravissimo problema per la conservazione della biodiversità marina. Le catture accidentali di animali che appartengono a specie già minacciate ne compromettono ulteriormente lo stato di conservazione. Il bycatch, per esempio, è stato identificato come una delle principali cause che potrebbero condurre all’estinzione della berta delle Baleari (Puffinus mauretanicus), una specie in pericolo critico, in appena 60 anni! (Genovart et al., 2016).

 

Inoltre, molte specie di pesci senza valore commerciale che vengono catturati accidentalmente vengono poi rigettati in mare, contribuendo ad impoverire ulteriormente la fauna ittica dei nostri mari.

Le catture accessorie rappresentano una grave minaccia per le specie marine e sono al contempo un problema anche per i pescatori che subiscono danni agli attrezzi da pesca. Per questo motivo la collaborazione con i pescatori è di fondamentale importanza.

Il bycatch è un problema che va affrontato urgentemente e attraverso azioni concrete. Non possiamo più permetterci di rimandare se vogliamo tutelare la biodiversità dei nostri mari.

Chi sono le vittime del bycatch?

Ben 130 specie vulnerabili sono minacciate dal bycatch nel Mediterraneo (Otero et al., 2019). Queste comprendono mammiferi marini (es. delfini), tartarughe marine (es. Caretta caretta), squali, razze e uccelli marini (es. berta maggiore, berta minore e gabbiano corso). Ad esempio, in Italia molte tartarughe marine sono catturate accidentalmente dalle reti a strascico nell’Adriatico settentrionale (Lucchetti, 2021), mentre si registrano episodi di bycatch di uccelli marini nel Canale di Sicilia e nel Golfo di Trieste. Grave è anche l’impatto delle catture accidentali su coralli e spugne (presenti nel Mediterraneo con circa 150 e 680 specie rispettivamente), che spesso vengono rimossi dal fondale durante le operazioni di pesca a strascico. Possono inoltre cadere vittima di bycatch anche specie non commerciali ed esemplari sotto-misura di pesci di interesse commerciale. La cattura accidentale di pesci sotto-misura o senza valore commerciale accade dovunque ci siano attività di pesca professionale.

Cosa c’entrano gli uccelli? Gli uccelli marini si nutrono essenzialmente di pesce e altri organismi marini e si tuffano in mare per cacciare le loro prede. Questo comportamento li espone al rischio di rimanere intrappolati nelle reti quando queste sono posizionate vicino alla superficie. Anche i palangari possono essere molto pericolosi: le berte o altri uccelli di mare aperto (pelagici) possono rimanere catturati dagli ami mentre cercano di prendere le esche calate dai pescatori. In Europa, si stima che oltre 200.000 uccelli all’anno muoiono a causa delle catture accidentali in attrezzi da pesca (Žydelis et al., 2009), incidendo su molte specie già a rischio di estinzione. In Italia, sono molte le specie ornitiche che possono rimanere vittima di bycatch; tra le specie più a rischio vi sono la berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus yelkouan), il gabbiano corso (Larus audouinii) e il marangone dal ciuffo (Gulosus aristotelis).

 

Perché si verifica il bycatch?

Il motivo principale per cui si verificano le catture accidentali è la mancanza di selettività nelle tecniche di pesca utilizzate. Infatti, molti attrezzi da pesca non permettono una cattura  selettiva delle sole specie commercializzabili, evitando la cattura delle altre.

Il modo in cui si verificano le catture accidentali varia a seconda degli attrezzi da pesca utilizzati. In generale, il metodo di pesca in cui si verificano maggiori episodi di bycatch nei nostri mari è la pesca a strascico (FAO, 2020). Tuttavia, anche altri attrezzi possono essere causa di catture accidentali, come ad esempio i palangari, le reti da posta, le reti derivanti e le reti a circuizione (Žydelis et al., 2009; FAO, 2020).

 Nel caso delle reti, il bycatch si realizza quando esemplari sotto-misura o individui di specie vulnerabili o senza valore commerciale rimangono impigliati nelle maglie o catturati nel sacco delle reti a strascico. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene in maniera casuale, ma può anche accadere che predatori come i delfini rimangano intrappolati mentre cercano di catturare i pesci presi nelle reti (Garibaldi, 2021). Nel caso dei palangari, invece, il bycatch si può verificare perché le esche attaccate agli ami attirano non solo i pesci di interesse commerciale (es. il pesce spada), ma anche specie predatrici tutelate (come alcune specie di squali, tartarughe marine e uccelli marini), che finiscono catturati all’amo mentre cercano di approfittare di una facile fonte di cibo.

Il bycatch è illegale?

No, il bycatch non è di per sé una pratica illegale. Ciò è motivato dal carattere accidentale delle catture, spesso imprevedibile, di cui i pescatori non possono essere ritenuti colpevoli. Tuttavia, occorre precisare che per alcune specie (come ad es. il tonno rosso, il tonno alalunga e il pesce spada) la normativa prevede dei quantitativi-limite oltre i quali il bycatch non è tollerabile (D. Lgs. 4/2012, Art. 10). È invece illegale pescare intenzionalmente, detenere a bordo, trasbordare, sbarcare, trasportare e commercializzare specie protette o di cui la pesca è vietata (D. Lgs. 4/2012, Art. 7). In questo caso, però, l’azione che costituisce reato è volontaria e consapevole, ben diversa da quanto accade nei casi di bycatch.

Ci sono norme che regolano il bycatch?

Sì, esistono alcune leggi che disciplinano il bycatch e la gestione degli scarti da parte delle imprese di pesca. Le principali sono stabilite dall’Unione Europea. In particolare, nell’ambito della Politica Comune per la Pesca (Reg. UE 1380/2013, Art. 15), dal 2019 vige l’obbligo di sbarco per tutti i pesci di taglie minime o soggetti ad altri limiti di cattura (che prima erano in gran parte rigettati in mare). Ciò significa che almeno una parte delle catture accidentali è portata a terra, registrata, monitorata e conteggiata nelle quote annuali, incentivando così le imprese ittiche ad utilizzare attrezzi da pesca più selettivi per ridurre il bycatch ed ottimizzare il contingente di pesca a loro disposizione.

Per quanto riguarda la cattura accidentale di specie protette, un importante documento normativo è il Reg. UE 2019/1241 (Art. 11), che stabilisce il divieto di cattura, di detenzione a bordo, di trasbordo o di sbarco di mammiferi marini, tartarughe marine e uccelli marini tutelati dalle direttive europee (Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE), fatta eccezione per i casi in cui gli esemplari prelevati accidentalmente necessitino di cure o gli eventuali animali rimasti uccisi siano destinati alla ricerca scientifica (occorre però informare tempestivamente le autorità competenti). Nel caso gli individui vittima di bycatch siano in buona salute, devono essere immediatamente rilasciati in mare senza arrecare loro alcun danno.

Per le tartarughe marine, la circolare n. 3471 del 19/02/2015 della Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) chiarisce inoltre che “non è perseguibile il recupero e la momentanea detenzione di testuggini ferite, le cui condizioni vitali non favoriscono un immediato rilascio in mare” al fine di incentivare il recupero degli esemplari feriti.

Per la protezione degli elasmobranchi (come squali e razze) nel Mediterraneo è fondamentale la  raccomandazione vincolante GFCM/42/2018/2 che vieta la cattura, detenzione a bordo e sbarco di 24 specie di elasmobranchi (specie elencate nell'allegato II del protocollo sulla Diversità Biologica e le Aree Specialmente Protette della Convenzione di Barcellona) e richiede che queste specie vengano rilasciate illese e vive per quanto possibile. A livello nazionale, il D. Lgs. 4/2012 (Art. 10) vieta le catture accidentali, ma solo per le quantità che eccedono i limiti stabiliti dalla legge per alcune specie.

In ultimo, il Reg. UE 2017/1004 (Art. 5) e la Decisione UE 2019/910 stabiliscono che le catture accidentali di specie protette o a rischio di estinzione devono essere quantificate attraverso adeguati programmi di raccolta dati, in modo da garantire un monitoraggio continuo e capillare del fenomeno del bycatch a scala nazionale ed europea, al fine di indirizzare correttamente l’eventuale adozione di misure di mitigazione.

Quali sono le soluzioni al problema del bycatch?

Esistono diverse soluzioni tecniche per ridurre il bycatch, sia per contenere la cattura di esemplari sotto-misura, sia per limitare le catture accidentali di specie a rischio di estinzione. Purtroppo non esiste una soluzione unica, cioè valida per tutti gli attrezzi e per tutte le specie minacciate dalle catture accidentali. Ad esempio, il posizionamento di una griglia nelle reti a strascico (il cosiddetto “TED – Turtle Excluder Device”) e l’utilizzo di ami circolari nei palangari contribuiscono a ridurre le catture accidentali di tartarughe marine (Lucchetti, 2021); mentre l’impiego di apposite funi scaccia-uccelli e le calate notturne, sono soluzioni tecniche ormai collaudate in tutto il mondo per limitare il bycatch di uccelli marini nei palangari (Løkkeborg, 2011).
Al momento in Italia non esiste l’obbligo di impiego di misure tecniche per ridurre le catture accidentali, nemmeno per quanto riguarda le specie protette ed a rischio di estinzione: per ora si tratta di misure adottabili a discrezione del pescatore.
Occorre però precisare che il Reg. UE 2019/1241 (Art. 11) stabilisce che “sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili, gli Stati membri possono istituire, per i pescherecci battenti la loro bandiera, misure di mitigazione o restrizioni all’utilizzo di determinati attrezzi. Tali misure sono volte a ridurre al minimo e, ove possibile, a eliminare le catture delle specie di mammiferi marini o rettili marini di cui agli allegati II e IV della direttiva 92/43/CEE e di specie di uccelli marini contemplate dalla direttiva 2009/147/CE”.

Purtroppo però iIl bycatch è un problema ancora troppo poco conosciuto e sottovalutato. In particolare in Italia sono ancora molte le azioni che devono essere urgentemente messe in atto per contrastare concretamente questa minaccia alla biodiversità, tra le quali:

  • colmare le lacune di dati e informazioni riguardanti il bycatch dei diversi gruppi tassonomici del Mediterraneo (come uccelli marini, delfini, tartarughe marine, squali, razze, spugne e coralli)
  • sperimentare e mettere in atto le misure di mitigazione adatte a ridurre le catture accidentali;
  • aumentare la consapevolezza sul problema del bycatch.

Il Bycatch spiegato a fumetti

Il progetto MedBycatch

“MedBycatch – Understanding Mediterranean multi-taxa bycatch of vulnerable species and testing mitigation - A collaborative approach” è un progetto internazionale, avviato nel settembre 2017 e finanziato dalla Fondazione MAVA, che coinvolge 5 Paesi affacciati sul Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Turchia, Italia, Croazia).

Attraverso un approccio collaborativo, soprattutto con i pescatori, il progetto ha lo scopo di monitorare e mitigare le catture accidentali di specie vulnerabili negli attrezzi da pesca, riducendo così l’impatto della pesca su organismi e habitat marini.

In particolare, il progetto si propone di: colmare le carenze di informazioni riguardanti il bycatch di specie vulnerabili nel Mediterraneo, mettendo a punto un metodo standardizzato e sistematico di raccolta dati; identificare (e sostenere la sperimentazione di) misure di mitigazione adatte a ridurre le catture accidentali e/o la mortalità delle specie vulnerabili; aumentare la consapevolezza sulla tematica del bycatch e fornire le basi per lo sviluppo di strategie regionali/nazionali per una riduzione delle catture accidentali, per tutelare le specie vulnerabili e per incentivare la sostenibilità delle attività di pesca. Insieme a mammiferi marini, tartarughe marine, squali, razze, coralli e spugne, gli uccelli marini sono uno dei gruppi animali la cui tutela è obiettivo del progetto. Il progetto è realizzato da BirdLife Europe and Central Asia, SPA/RAC, IUCN , ACCOBAMS, GFCM/FAO, WWF Mediterranean Marine Initiative and MEDASSET, con la collaborazione di  LIPU, INSTM, AAO, DGPA, WWF Tunisie, WWF Turkey, DEKAMER, Doga Dernegi, TUDAV, GREPOM, INRH, WWF Adria, BiOM, WWF Italia, SEO/Birdlife and LPO.

La Lipu è entrata a far parte del progetto MedBycatch, quale partner italiano insieme a WWF Italia, iniziando così attività di sensibilizzazione, raccolta dati e attività di lobby sulla tematica del bycatch uccelli marini e e degli altri taxa marini vulnerabili, con l’obiettivo di minimizzare e, ove possibile, eliminare la cattura accidentale negli attrezzi da pesca nelle acque italiane. http://www.fao.org/gfcm/activities/environment-and-conservation/med-bycatch-project/fr/

La Lipu è da sempre impegnata nella tutela degli uccelli. In particolare, da alcuni anni si sta battendo a livello nazionale ed europeo per ottenere un ampliamento della Rete Natura 2000 (rete di aree protette istituite ai sensi delle direttive europee 92/43/CEE e 2009/147/CE) in mare al fine di garantire la protezione sia delle colonie di nidificazione degli uccelli marini, sia delle loro aree di alimentazione e svernamento.

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