Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia
Lunedì, 30 Luglio 2018 00:00

Storie dai Centri Recupero

Ogni persona che salva un animale ha una bella storia da raccontare, una storia di amore. Ne abbiamo raccolte alcune

I Centri recupero della Lipu non si fermano mai. Nei nostri speciali ospedali per animali selvatici arrivano continuamente ricci, civette ma anche pipistrelli, volpi, tassi. Arrivano qui feriti, malati, a volte solo spaventati, e non avrebbero nessuna possibilità di salvarsi senza l’aiuto di chi decide di fermarsi, raccoglierli, prestare loro soccorso e portarli nei Centri recupero, dove possono essere curati per poi ritornare in natura.

Valentina e la cornacchia grigia

Spesso le persone che soccorrono un animale ferito non sanno bene cosa fare, ma non è il caso di Valentina. Valentina ha solo 10 anni e arriva al Centro Recupero Lipu di Roma accompagnata dai genitori. Ha raccolto una piccola cornacchia grigia ferita, racconta dettagliatamente come l’ha nutrita per un giorno e una notte, la sua mamma fa presente che è stata sua figlia Valentina a dire cosa doveva mangiare la cornacchia e come dovevano comportarsi perché loro non ne sapevano niente. Valentina è stata bravissima perché tutto quello che ha fatto era giusto e la cornacchia ora aspetta solo di poter tornare a volare libera.

Due casi difficili

Al Centro Recupero La Fagiana di Milano arrivano due casi “difficili”. Il primo paziente è una cicogna trovata grazie al prezioso intervento dei volontari della Lipu di Lodi e Milano. La cicogna già dalla prima visita manifesta gravi problemi di salute, non riesce neanche a reggersi in piedi sulle zampe, le lastre però non evidenziano niente, probabilmente è vittima di un’intossicazione. Grazie alle cure del Centro pian piano torna ad alzarsi e a mangiare da sola. Ora si trova nella voliera all’esterno dove presto ricomincerà a volare, pronta per essere liberata in natura. Poi ci sono dei pulcini di gallinelle d’acqua. I piccoli delle gallinelle sono molto difficili da curare in un Centro recupero e spesso, in assenza di fratelli e mamma, vanno incontro a stato di stress emotivo che li può persino portare alla morte.

Ma questi piccoli sono fortunati, appartengono a nidiate diverse, ma sono stati ritrovati a breve distanza di tempo e si possono tenere compagnia per combattere la paura di un luogo diverso dal loro ambiente naturale. I volontari del Centro le curano con tantissima pazienza prestando molta attenzione alle più piccole esigenze. Il lieto fine: dopo qualche bagno in una piscinetta artificiale le gallinelle d’acqua sono state liberate nel loro ambiente, un bellissimo stagno nel Parco del Ticino.

Stefania, Caterina e gli altri

C’è un’emozione grande, difficile da raccontare: è quando per la prima volta ti rendi conto che con il tuo aiuto, con le tue mani, puoi salvare una vita. Da qualche mese ai volontari e operatori dei nostri Centri recupero per animali si sono uniti i ragazzi del progetto Life Choose Nature! Sono i giovani volontari del Corpo Europeo di Solidarietà che con la Lipu stanno imparando a prendersi cura di animali in situazioni di emergenza. In questa foto Stefania tiene tra le mani un cucciolo di volpe appena arrivato al Centro recupero fauna selvatica Lipu di Roma.

Il Gufo e la tempesta

Il 5 maggio a Ostia c’è un temporale molto forte, con pioggia e vento. Un gruppo di cittadini che passeggiano nella pineta trovano un gufo comune, a terra, stremato. I soccorritori sono bravissimi, fermano i loro cani per evitare che si scaglino sull’animale e poi decidono di agire, al più presto, chiamando il Centro Habitat Mediterraneo della Lipu. Il gufo viene raccolto, è molto bagnato e debilitato, viene portato immediatamente al Centro recupero di Roma. La guarigione del gufo non è veloce, rimane ricoverato per quasi due mesi, curato e rimesso in forze. Appena è fuori pericolo viene spostato nelle voliere esterne del Centro per un periodo di riabilitazione. Il 23 giugno è una giornata speciale, al Centro Habitat Mediterraneo di Ostia c’è un evento dal titolo “Il canto degli animali” con il celebre musicologo Paolo Isotta, ed è proprio in questa occasione che il gufo viene liberato nella sua pineta davanti agli occhi meravigliati di decine di persone.

Pronto soccorso per lo scoiattolo rosso

Al Centro recupero Lipu La Fagiana, vicino Milano, arriva un cucciolo di scoiattolo rosso di soli 50 grammi con una profonda ferita al ventre. Lo scoiattolo rischia la vita, ma è fortunato perché è stato soccorso subito e al Centro ha ricevuto le prime, importantissime, cure di pronto soccorso. Per tre settimane i volontari del Centro recupero se ne prendono cura ogni giorno e lo allattano. Lo scoiattolo si rimette in forze e supera anche la fase di svezzamento. Comincia a mangiare frutta, nocciole, raddoppia il suo peso, si nasconde nel suo nuovo nido artificiale. Presto sarà trasferito in una voliera esterna per riprendere confidenza con la natura e sarà rilasciato nel Parco del Ticino.

Messaggi per Flipp

Ilaria e Flavia arrivano al Centro recupero di Roma con una rondine ferita, le hanno dato un nome: per loro è Flipp. La visitiamo e la ricoveriamo. Dopo un paio di settimane le due bambine tornano al Centro, portando disegni e regali per il loro amico Flipp, e chiedono come sta e se ce la farà. Francesca, la responsabile del Centro, spiega loro che la rondine sta bene e tra qualche giorno tornerà a volare. Ilaria e Flavia non riescono a contenere la loro gioia perché è questa la cosa più bella che possa succedere ai pazienti dei nostri ospedali: tornare a vivere nel loro ambiente naturale.

 

Il piccolo gheppio imparerà a volare

Una mattina di giugno al Centro recupero La Fagiana arriva un Socio della Lipu con un pullo di gheppio, cioè un pulcino che non ha ancora lasciato il nido. Il piccolo era ormai solo da 24 ore, i genitori infatti non erano più tornati a portargli cibo. Per fortuna il nostro Socio, che conosce molto bene questa specie, che ogni anno torna a fare il nido vicino alla sua abitazione, ha deciso di intervenire e portare il pulcino al Centro recupero. Il piccolo gheppio era fortemente debilitato ed è stato subito visitato dal veterinario. Ora mangia regolarmente, si sta riprendendo piano piano e presto potrà passare alla voliera, per fare pratica prima di tornare in natura. Il grande momento è vicino.

Claudio l’angelo di Ostia

A Ostia non esiste un Centro recupero per gli animali, ma per fortuna c’è il Centro Habitat Mediterraneo che, oltre ad essere una delle più frequentate Oasi della Lipu, accoglie anche animali feriti che vengono trovati dalle persone. Questi animali però devono poi raggiungere, il prima possibile, il Centro Recupero Fauna Selvatica a Villa Borghese (Roma), dove possiamo ricoverarli e curarli. Ma il vero problema è il trasporto: il Chm di Ostia e il Centro recupero di Roma distano 40 chilometri e gli operatori del centro non possono abbandonare i pazienti per andare a recuperarne altri. Per fortuna c’è Claudio, un volontario della Lipu di Ostia che si occupa del trasporto degli animali feriti e percorre questo tragitto utilizzando i mezzi pubblici. Claudio infatti non ha un’automobile e raggiunge l Centro a piedi, carico di buste e scatole, arrivando a trasportare anche quindici animali feriti tutti in una sola volta. Claudio è l’angelo degli animali feriti di Ostia, e per fortuna non è il solo. Ogni volontario della Lipu è speciale e tutti insieme formano una rete, una staffetta solidale che è il vero motore che muove i Centri recupero e le Oasi della Lipu.

Lunedì, 09 Luglio 2018 12:50

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Ultimo aggiornamento 07 maggio 2018

Mercoledì, 20 Giugno 2018 13:36

7 specie in grave pericolo

Scritto da

Vogliamo cancellare dalle specie cacciabili la pernice bianca, l’allodola, la tortora selvatica, la coturnice, la pavoncella, il moriglione e il tordo sassello.

Dobbiamo essere rapidi e agire subito perché già tra giugno e luglio verranno decisi i prossimi calendari venatori. Queste 7 specie sono minacciate dai cambiamenti climatici e dalla perdita degli habitat causata dall’uomo: la caccia le sta condannando ad un rapido declino. Non possiamo permetterlo.

SALVIAMO QUESTE SPECIELa pernice bianca, l'allodola, la tortora selvatica, la coturnice, la pavoncella, il moriglione e il tordo sassello. Per difenderle dalla caccia, dai cambiamenti climatici, dalla perdita di habitat basta una piccola donazione.

DONA ORA
Salva le 7 specie

Vogliamo fare pressione sui nostri parlamentari, sulle autorità europee e le regioni perché escludano le 7 specie dai calendari venatori. Chiederemo una politica agricola migliore, capace di favorire gli uccelli che vivono in campagna.

Difenderemo queste specie tutelando e recuperando i loro habitat agricoli e acquatici, coinvolgeremo i nostri sostenitori, la gente, i mezzi di informazione, con campagne mirate, perché le nostre azioni possano essere più forti ed efficaci.

Salviamo queste sette specie!

SALVIAMO QUESTE 7 SPECIE DALLA CACCIA,
DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI E DALLA PERDITA DI HABITAT!

Vogliamo una proposta di legge che escluda queste 7 specie dall’articolo 18 della legge 157/1992, garantendo loro un regime di piena protezione. Nel frattempo lavoreremo su tutti i fronti: la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità, la tutela o il ripristino di siti e habitat particolarmente adatti, le iniziative per un’agricoltura migliore, la tutela delle rotte migratorie per evitare gli abbattimenti illegali ma anche l’elaborazione di studi, monitoraggi e modelli per conoscere e tutelare ancora meglio queste specie.

Per aiutarci a difenderle basta una donazione.

I TUOI DATI
La tua donazione

Con una donazione puoi aiutare concretamente la Lipu in questa importante campagna.
E se non sei già socio, con un contributo di 25 euro diventi Socio Ordinario Lipu per un anno e fai molto di più: ci aiuti a curare gli animali feriti ospitati nei Centri recupero, difendere la biodiversità, tutelare la natura nelle Oasi Lipu e a sostenere la lotta contro il bracconaggio e alla caccia selvaggia.

Per le donazioni alla Lipu sono previsti questi benefici fiscali

La pernice bianca

Foto: Alessandro RossiniFoto: Alessandro Rossini

La pernice bianca è uno dei simboli delle nostre montagne. Bianca come la neve durante la stagione invernale, bruna come il terreno durante l’estate. La pernice bianca sta già soffrendo molto a causa dei cambiamenti climatici. Non permettere che la caccia cancelli definitivamente questa specie dalle nostre montagne. Dona ora.

L'allodola

Foto: Michele MendiFoto: Michele Mendi

L’allodola è la “messaggera del mattino”. Il suo volo verticale e il canto che intona al sorgere del sole, in primavera ed estate la rendono speciale e molto amata dalle persone. La caccia e la cattiva agricoltura sono le minacce principali. Aiutaci a difenderla con una donazione.

La tortora

foto: Sergey Dereliev UNEP-AEWAfoto: Sergey Dereliev UNEP-AEWA

La tortora selvatica possiamo avvistarla al mattino in collina, in pianura lungo i fiumi,tra gli alberi, dove usa dormire, e nei campi di granaglie, dove va a mangiare. La tortora selvatica soffre molto a causa della caccia, soprattutto nel periodo post-riproduttivo che corrisponde alla migrazione autunnale. Dona ora per impedirne la caccia.

La coturnice

foto: Luigi Sebastianifoto: Luigi Sebastiani

La coturnice resiste ancora sulle montagne italiane in quel che resta del proprio habitat riproduttivo. Il 25% delle coturnici nidificanti in Europa vive in Italia. Dona per cancellarla dalla lista delle specie cacciabili.

La pavoncella

foto: Luigi Sebastianifoto: Luigi Sebastiani

La bellissima pavoncella è sempre più minacciata. Il motivo è semplice: stanno diminuendo i prati stabili ed i medicai, aree agricole che nel primo caso ospitano molte specie erbacee utilizzate per il foraggio bovino e gestite in maniera spontanea attraverso la concimazione naturale. L’intensificazione delle pratiche agricole ha fatto diminuire l’habitat naturale della pavoncella mettendo la sua sopravvivenza a rischio. Eppure si continua a cacciarla, aggravando così le sue già forti difficoltà. Dobbiamo impedirlo, aiutaci con una donazione.

Il moriglione

foto: Luigi Sebastianifoto: Luigi Sebastiani

Il moriglione è una splendida anatra tuffatrice presente soprattutto nell’Alto Adriatico e in Pianura Padana. Purtroppo il moriglione soffre la cattiva qualità delle acque ed è oggetto di una forte pressione venatoria, legale e illegale. Aiutaci a contrastarla con una donazione.

Il tordo sassello

Foto: Luigi Sebastiani Foto: Luigi Sebastiani

Il tordo sassello è il più piccolo dei tordi europei. All’arrivo dell’autunno, parte dal nord Europa per migrare soprattutto verso le regioni Mediterranee come l’Italia. Purtroppo ad attenderlo al suo ritorno nel nostro Paese c’è una brutta sorpresa: è oggetto di caccia, anche nella fase delicata della migrazione pre-riproduttiva, che avviene già in gennaio. Aiutaci a difenderlo con una donazione: vogliamo che il tordo sassello non sia più cacciabile.

 

A differenza della quota di iscrizione, la quota di donazione alla Lipu è deducibile/detraibile.

PER LE PERSONE FISICHE
Le erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore a 30mila euro a favore della Lipu (Organizzazione di Volontariato e Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale) consentono una detrazione dell’imposta lorda pari al 35% della donazione effettuata (rif. art. 83 D.Lgs. 117/2017 primo comma), oppure, in alternativa, sono deducibili fi no al 10% del reddito complessivo. La parte eccedente può essere dedotta negli esercizi successivi non oltre il quarto (rif. art. 83 D.Lgs. 117/2017 secondo comma).

PER LE SOCIETÀ O GLI ENTI
Le liberalità in denaro o in natura erogate da enti soggetti all’imposta sulle società (I.Re.S.) in favore della Lipu sono deducibili fi no al 10% del reddito complessivo. La parte eccedente può essere dedotta negli esercizi successivi non oltre il quarto (rif. art. 83 D.Lgs. 117/2017 secondo comma). Per usufruire delle detrazioni è necessario conservare: • l’estratto conto per donazioni con carta di credito, assegno non trasferibile, bonifi co o domiciliazione bancaria. • la ricevuta di versamento per donazioni con conto corrente postale.

 
 
 
 

Candida come la neve durante l’inverno e scura come la terra durante l’estate. La pernice bianca, con la sua straordinaria capacità di cambiarsi d’abito a seconda delle stagioni, è da sempre uno dei simboli della bellezza delle montagne italiane, ma oggi “rischia le penne” soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e della caccia.

La Pernice bianca vive nelle praterie alpine, anche oltre i 2mila metri, in zone impervie e rocciose, tra le pietraie e le vette innevate dove crescono i germogli e i frutti delle piante erbacee e dei piccoli arbusti di cui si nutre, come i mirtilli e il rododendro. Il suo volo è elegantissimo, un veloce frullo di ali seguito da una spettacolare planata ad ali tese, vicino al suolo. La pernice bianca può essere considerata insieme all’aquila reale la regina delle montagne italiane.

La pernice “piede di lepre”

Il nome scientifico della pernice bianca è Lagopus muta. “Lagopus” in greco significa piede di lepre, un appellativo che nasce dalle particolari caratteristiche di questa specie che ha le zampe coperte di piume. Il termine “muta” invece è riferito al particolarissimo canto del maschio, un rauco "kroo rr kkkk" che può apparire strozzato ed è molto riconoscibile quando riecheggia nel silenzio degli alpeggi.

Uno spettacolare mimetismo

Ma la particolarità che rende davvero unica la pernice bianca sta nella sua capacità di “cambiarsi d’abito” a seconda delle stagioni per mimetizzarsi con l’ambiente circostante e sfuggire così alle attenzioni dei suoi predatori naturali come l’aquila reale, la volpe o il corvo imperiale. Durante l’estate i maschi presentano l’intera parte superiore del corpo (dalla testa al petto) picchiettate di marrone-nero, mentre il resto del corpo si presenta in genere di colore chiaro.

SALVIAMO LA PERNICEl'allodola, la tortora selvatica, la coturnice, la pavoncella, il moriglione e il tordo sassello: per difenderle dalla caccia, dai cambiamenti climatici, dalla perdita di habitat basta una piccola donazione.

DONA ORA
Salva le 7 specie

La femmina invece presenta un piumaggio più articolato, tendente al rosso. Con l’arrivo dell’autunno la pernice bianca comincia la sua trasformazione e sia il maschio che la femmina diventano grigi per poi assumere durante l’inverno un piumaggio candido che li rende praticamente invisibili sulla neve. Persino il becco, corto e robusto, partecipa a questa straordinaria trasformazione stagionale e passa dal marrone estivo al nero invernale. Gli unici dettagli che non cambiano mai nel corso di questa sorprendente muta sono la caratteristica fascia nera intorno all’occhio e al becco, tipica dei maschi, e l’estremità scura delle timoniere.

La pernice bianca è un campanello d’allarme dei cambiamenti climatici

La pernice bianca fino a pochi anni fa era ritenuta in un buono stato di conservazione; oggi è invece inserita in Italia nella lista rossa delle specie a rischio di estinzione come specie "Vulnerabile". Anche a livello europeo oggi rispetto al passato è classificata come Spec 3 (specie in declino, ma non concentrata in Europa), un dato allarmante evidenziato dalla terza edizione di Birds in Europe pubblicata nel 2017 da BirdLife International. La pernice bianca è l’esempio più allarmante di come i cambiamenti climatici abbiano una conseguenza diretta sugli uccelli selvatici e sui loro habitat.

Oggi questa bellissima specie è già praticamente scomparsa dalle prealpi, spinta a quote sempre più alta dagli inverni “caldi” e senza neve, condizioni necessarie perché avvenga la caratteristica muta. Sono numerose le minacce alla sopravvivenza della pernice bianca sulle nostre Alpi, dove vive e si riproduce in aree aperte e a quote elevate, e che negli ultimi 15 anni ha fatto registrare, a livello nazionale, un trend negativo delle popolazioni pari al 30%

Le cause principali di questa situazione critica sono il riscaldamento globale, la riduzione dei pascoli ad alta quota in cui la pernice bianca da sempre si nutre e si riproduce, ma anche un turismo spesso non sostenibile che disturba questi splendidi animali nel loro habitat naturale, sia d'inverno che in estate. Ultima, ma non meno pericolosa, la caccia: la pernice bianca infatti in Italia è ancora tra le specie cacciabili nelle regioni alpine.

Fermiamo la caccia alla pernice bianca

I dati sono allarmanti. Il futuro della pernice bianca è a rischio: è quanto emerso dal convegno che la Lipu ha recentemente organizzato al MUSE di Trento. (a questo link gli atti del convegno) Per questo è assurdo che oggi la pernice bianca sia una specie cacciabile. E non è la sola, il suo destino è condiviso da altre 6 specie che, nonostante siano a rischio, sono ancora nella lista delle specie che possono rientrare per legge nel mirino dei cacciatori.

Vogliamo presentare una proposta di legge che escluda dalle specie cacciabili la pernice bianca e con lei l’allodola, la tortora selvatica, la coturnice, la pavoncella, il moriglione e il tordo sassello.

Tutte specie che già sono in uno stato di sofferenza che la caccia può solo aggravare. Nel frattempo lavoreremo anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni coinvolgendo le amministrazioni delle regioni dell’arco alpino per un programma di piena tutela della pernice bianca. Lavoreremo per ottenere una politica agricola migliore, che favorisca gli uccelli che vivono in campagna. Faremo pressione sui nostri parlamentari, sulle autorità europee.

SALVIAMO LA PERNICE BIANCA e le altre 6 SPECIE. Per aiutarci a difenderle basta una donazione

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PER LE SOCIETÀ O GLI ENTI Le liberalità in denaro o in natura erogate da enti soggetti all’imposta sulle società (I.Re.S.) in favore della Lipu sono deducibili fi no al 10% del reddito complessivo. La parte eccedente può essere dedotta negli esercizi successivi non oltre il quarto (rif. art. 83 D.Lgs. 117/2017 secondo comma).
Per usufruire delle detrazioni è necessario conservare: • l’estratto conto per donazioni con carta di credito, assegno non trasferibile, bonifi co o domiciliazione bancaria. • la ricevuta di versamento per donazioni con conto corrente postale.

Un volo spettacolare caratterizzato da veloci ascensioni, picchiate spericolate e improvvisi attacchi alle prede, una vista acutissima, un profilo maestoso ed elegante. Non c’è da stupirsi se l’aquila reale è stata amata e venerata dall’uomo in ogni epoca e cultura

Fin dalla notte dei tempi l’uomo è affascinato dalla natura e dagli animali, li utilizza per cercare di capire meglio il mondo facendoli diventare protagonisti di miti, leggende, poesie, romanzi. Tra tutti gli animali l’aquila, considerata la “regina del cielo” è da sempre uno degli uccelli più ammirati, amati, persino adorati.

L’aquila è un rapace da record

L’aquila reale è uno dei rapaci diurni italiani più affascinanti. Pesa in media tra i 4 e i 7 chilogrammi e per una lunghezza tra gli 83 e i 92 cm (dal becco alla coda). Facile da riconoscere per le sue grandi dimensioni e per la silhouette caratteristica, l’aquila reale ha un piumaggio bruno castano che solo sul capo presenta bellissime striature dorate che svelano l’origine del suo nome scientifico Aquila chrysaetos che letteralmente significa “Aquila d’oro”.

Ma il dato più sorprendente sull’aquila reale è la sua apertura alare che spesso tocca i 2,4 metri. Queste ali da Guinnes dei primati, unite a una muscolatura potente, sono il vero segreto della straordinaria abilità di volo dell’aquila che può superare in picchiata i 200 chilometri orari ed è capace di acrobazie aeree impressionanti come picchiate, virate improvvise e persino capriole.

Uccello del Tuono e Regina di tutti gli uccelli

Animali maestosi, liberi di volare verso l’alto, tra le vette delle montagne, nella vastità del cielo. Per questo nella mitologia antica l’aquila è spesso associata al sole ed è considerata, a seconda delle diverse culture, una manifestazione dello spirito divino o una messaggera degli dei. Nella tradizione greca e romana l’aquila è il simbolo di Zeus e, come il padre degli dei, è portatrice di fulmini e immagine di grande potenza.

Ami i rapaci?Se ami le aquile, i falchi e gli altri rapaci diventa socio Lipu. Con l'offerta ISCRIZIONE + LIBRO (quota speciale 50€) riceverai il prezioso volume Rapaci d'Italia, l'opera completa su questi splendidi animali (448 pagine a colori impreziosite da 215 immagini d'autore).
Inoltre riceverai anche la tessera di Socio Lipu, lo storico adesivo e un anno di abbonamento alla rivista trimestrale Ali.

ISCRIZIONE + LIBRO rapaci

Anche nella cultura dei nativi americani le aquile sono gli uccelli dei fulmini o meglio ancora “Uccelli del tuono”, incarnazione del Grande Spirito e per questo adorate e rispettate. Piume di aquila, totem e maschere con le sembianze di aquila erano molto comuni nei riti sciamanici Sioux. “Vola in alto per potere abbracciare con lo sguardo una visuale più ampia sulle zone sottostanti. Ed è per questo che gli uomini dicono dell'aquila che, fra tutti gli uccelli, è l'unico a essere divino” (Aristotele).

Nell’antica Babilonia, Ningirsu, dio delle tempeste e della fertilità, era impersonificato da un’aquila bicipite ovvero con due teste che guardavano in direzione opposta. Nelle fiabe, così come negli antichi bestiari medievali, se il leone è il re degli animali sulla terra l’aquila è considerata la regina di tutti gli uccelli. Nella simbologia cristiana l’apostolo Giovanni è spesso rappresentato sotto forma di aquila, con volto o ali di aquila sono spesso raffigurati gli angeli. Tra i vari attributi legati alla figura dell’aquila c’è anche quello dell’intelligenza tanto che, ancora oggi, di una persona non molto sveglia si usa dire “non è un’aquila”.

L'aquila reale: uno spietato rapace o una madre amorevole?

Spesso i rapaci sono associati a un’immagine aggressiva e per niente amorevole, ma osservare l’aquila reale nella sua vita di coppia può aiutare a sfatare questo falso mito. Le aquile infatti, una volta formata la coppia, rimangono fedeli per tutta la vita.

Il maschio e la femmina si scelgono con uno spettacolare rito nuziale che avviene in volo.

A prima vista potrebbe essere scambiato per una battaglia tra due esemplari della stessa specie, invece si tratta di una danza di corteggiamento tra i più elaborati di tutto il regno animale. Anche nella costruzione del nido e nelle cure parentali le aquile si dimostrano molto più attente e affettuose di come spesso la tradizione popolare le ha dipinte.

Il fascino dell'aquila reale nell'arte

Ratto di Ganimede, Correggio, 1531 - 1532. Donatello, rilievo con simbolo dell'Evangelista Giovanni - Basilica del Santo Padova. Fibula a forma d'aquila, Domagnano (500 circa) foto Sailko. CC BY-SA 3.0Ratto di Ganimede, Correggio, 1531 - 1532. Donatello, rilievo con simbolo dell'Evangelista Giovanni - Basilica del Santo Padova. Fibula a forma d'aquila, Domagnano (500 circa) foto Sailko. CC BY-SA 3.0Anche la storia dell’arte dimostra il fascino che gli uomini hanno nutrito nei secoli per questi animali straordinari. Nell’antico Egitto, l’anima veniva spesso rappresentata sotto forma di un’aquila; ecco allora che talismani a forma di aquila venivano nascosti tra le bende delle mummie per permettere all’anima di liberarsi dal corpo e volare nell’al di là dopo la morte.

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Uno dei più bei gioielli di tutto il medioevo europeo è proprio una “fibula” d’oro con la forma di un aquila, ritrovata nella Repubblica di San Marino è parte del celebre Tesoro di Domagnano (V-VI secolo) e oggi conservata a Norimberga. Pittori di tutte le epoche hanno reso immortale attraverso dipinti e sculture il mito di Ganimede, il giovane e bellissimo coppiere degli dei, rapito da Giove sotto forma di aquila.

 

Proteggiamo l’aquila reale

In Italia l’aquila reale è presente sulle Alpi, sugli Appennini e sulle isole maggiori. Per sopravvivere ha bisogno di pareti rocciose per nidificare e ampi territori di caccia con un’alta percentuale di aree aperte costituite da praterie alpine, roccia nuda e radi cespuglieti, dove poter trovare le prede di cui si nutre.

Oggi l’aquila reale è considerata in uno “stato di conservazione inadeguato”, confermato dal fatto che anche nella Lista Rossa Italiana degli uccelli nidificanti la specie è considerata ancora a rischio nella categoria Near threatened (NT). L’aquila infatti, come altri grandi rapaci, non riesce sempre a riprodursi a causa soprattutto del disturbo provocato dall’uomo. Un turismo più consapevole e un’adeguata regolamentazione delle attività sportive di alta montagna (come il trekking o l’arrampicata sulle pareti rocciose) possono essere buone pratiche per garantire la sopravvivenza di questa straordinaria specie.

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Giovedì, 08 Febbraio 2018 11:22

Uccelli ed emozioni

Nelle poesie più belle, nelle preghiere e nei romanzi d’amore. Fin dall’antichità gli uccelli sono stati scelti dall’uomo come metafore di sentimenti potenti, perché è convinzione diffusa che provino emozioni. Ma è davvero così?

LA NATURA È PREZIOSAIl papavero, la rosa selvatica, la cincia e il codirosso. C'è natura preziosa tutto intorno a noi se sai vederla. Proteggi questa bellezza.

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La scienza non si è ancora espressa in modo univoco sul fatto che gli uccelli possano provare davvero sentimenti, sebbene studi e pubblicazioni anche recenti, come il fortunato Bird Sense di Tim Birkhead, non hanno smesso di interrogarsi su un simile, affascinante quesito. Trovare una risposta definitiva non è semplice. Gli uccelli non comunicano sentimenti esplicitamente e molte loro espressioni possono essere oggetto di interpretazioni ambigue. Inoltre non è del tutto chiaro se molte manifestazioni, che possono sembrarci espressioni emotive, non siano altro che retaggi ancestrali e biologici da riferirsi dunque all’istinto.

Negli uccelli selvatici si possono osservare molti comportamenti che possono sembrare espressione di emozioni e sentimenti simili ai nostri. I complessi e spesso colorati rituali legati al corteggiamento, infatti, ma anche le dinamiche di coppia che portano alla costruzione dei nidi e all’allevamento dei pulcini, fanno intendere che molte specie interagiscono fra di loro in modalità che sfuggono alla semplice necessità di procreazione.

“Amore nel mio cuore fa sempre il suo nido” Ovidio

Condividere il proprio cibo con la compagna desiderata o pulirsi le penne a vicenda sono atteggiamenti che potrebbero evidenziare una sfera emotiva più evoluta rispetto alle semplici tecniche di avvicinamento a scopo riproduttivo.

Fedeltà e dedizione, persino più dell’uomo

Alcune specie, poi, in particolare i rapaci come i barbagianni o i falchi pescatori, si accoppiano per la vita, dimostrando fedeltà e dedizione che spesso superano persino quelle umane. Ma anche in questo caso l’istinto naturale si mescola alle convenienze emotive: avere una coppia stabile e duratura, infatti, permette di controllare territori più estesi e più a lungo; soprattutto consente alla prole un tempo di allevamento più avanzato, accoppiandosi prima avendo già il compagno designato.

Commovente a riguardo è la storia di Nigel (riportata da diversi testate tra cui La Repubblica) un solitario esemplare di sula australiana attirato sull’isola neozelandese di Nara dalle statue dei suoi simili, predisposte per attirare proprio questa specie e ripopolare l’habitat; scelta una compagna statua e costruito accanto a lei un nido, Nigel le è rimasto accanto per ben tre anni, non allontanandosi mai nemmeno all’arrivo di altri esemplari veri. E proprio accanto alla compagna è rimasto fino alla morte.

Paura, rabbia, gioia e canti festosi

Gli uccelli in ogni caso sembrano in grado di dimostrare una gamma molto ampia di emozioni o di comportamenti facilmente assimilabili ad esse: ad esempio, quando hanno paura scappano velocemente o si immobilizzano sul posto, spalancano gli occhi o lanciano versi di allarme e richieste di aiuto. Se invece provano rabbia, molti esemplari gonfiano il piumaggio o emettono versi intimidatori; d’altro canto riescono anche a manifestare gioia o contentezza con canti festosi non finalizzati necessariamente all’accoppiamento oppure, soprattutto nel caso dei corvidi, impegnandosi in attività che ricordano quelle dei piccoli giochi.

LA NATURA È PREZIOSAIl papavero, la rosa selvatica, la cincia e il codirosso. C'è natura preziosa tutto intorno a noi se sai vederla. Proteggi questa bellezza.

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Ma ciò che più avvicina alcuni tipi di uccelli allo spettro emotivo che potrebbero provare gli esseri umani è la loro capacità di manifestare il dolore, la tristezza e il lutto. Si è notato, ad esempio, che molti esemplari vanno alla ricerca dei compagni di stormo o dei loro piccoli che si sono perduti. Inoltre, le reazioni alla perdita di esemplari vicini possono essere molto diverse: in alcuni casi si nota che l’intero gruppo smette di mangiare per alcuni giorni, anche se ciò è motivato più che altro dalla cautela necessaria a individuare l’origine della minaccia; in altri ancora, per superare il lutto, gli uccelli aumentano le relazioni fra di loro, quasi a compensare la perdita, come mostra quest’interessante ricerca dell’Università di Oxford.

La veglia delle gazze

Fra le altre cose, l’etologo Marc Bekoff nel suo La vita emozionale degli animali ha notato un atteggiamento molto particolare nelle gazze che, alla morte improvvisa di un loro simile, si radunano attorno a esso: a turno ognuno degli uccelli gli si avvicina e gli picchietta il corpo con il becco per poi volar via e tornare con un mazzetto d’erba da depositare vicino al cadavere. In altri casi atteggiamenti analoghi si sono osservati in uccelli che rimangono a vegliare i compagni dimostrando una particolare “attenzione”, beccando il corpo o il becco, oppure lisciandogli le penne.

E l’amore?

Empatia, altruismo, consolazione, vanità e riconoscenza: anche queste sono emozioni che in un modo o nell’altro sono state attribuite a diverse specie di uccelli. E poi l’amore, con tutto il fascino che suscitano i corteggiamenti con i colori più vistosi o le movenze più spettacolari o le immagini ancestrali degli uccelli adulti che accudiscono i piccoli nel nido.

“Le ali dell’amore muoiono se imprigionate o ingabbiate, solo libero si può librare senza freni”, scriveva il poeta ottocentesco Thomas Campbell facendo coincidere la situazione romantica ideale con il volo libero degli uccelli. Uccelli ed emozioni. Chissà dunque se anche gli uccelli riescono ad amare, o non siamo noi esseri umani a volerlo immaginare per meglio rispecchiare i nostri sentimenti.

Mercoledì, 07 Febbraio 2018 19:44

Silvia dipinge la natura preziosa

Silvia Molinari dipinge da quando ha memoria. La pittura e il canto sono le sue prime passioni, che non ha mai abbandonato. La natura è l’immancabile sfondo della sua vita privata e artistica.

Silvia Molinari vive nella campagna emiliana, circondata dai canali di irrigazione, dal prugnolo e dai gelsi. Il suo studio è in un vecchio edificio contadino, all’interno dell’antica corte in cui la sua famiglia ha vissuto per generazioni. E’ qui che nascono i suoi bellissimi acquerelli di natura, proprio come quelli che ha realizzato per i Soci e gli amici della Lipu.

Ho piantato un biancospino che è una pianta tipica delle nostre parti. E’ una varietà che fa bacche molto grosse per cui ho molti uccelli che vengono a visitarmi.” Davanti alla sua casa, in uno spazio abbandonato, Silvia ha costruito il suo “giardino confuso” fatto di piante semplici e tenaci: una rosa, un biancospino, un fico, piante belle e resistenti che d’inverno sfamano stormi di cince, di pettirossi, di merli e di codirossi.

Le piante che ho scelto sono piante resistenti che non si ammalano facilmente. Sono le piante che amo di più. Ci sono delle rose, amo le rose perché sono tra le piante più coriacee, fioriscono più volte durante l’anno e in inverno fanno bellissime bacche che sono di nutrimento per gli animali intorno.”

Di carta e acqua

Colori brillanti, pastosi e luminosi, colori speciali con una componente di miele d’api per una resa vivida e trasparente che non deve lasciare residui. Sono questi gli strumenti che Silvia utilizza per realizzare i suoi particolarissimi acquerelli di natura, in cui i soggetti si stagliano su un bianco disarmante, sospesi. Carta di puro cotone, non sbiancata, non trattata con acido, non martellata. Carte create con cura artigianale, carte la cui trama antica è fatta per supportare l’acqua e non lasciarla scappare.

Dipingere il silenzio

“Mi piacciono le forme silenti. Mi piace rappresentare cose che intorno a loro hanno un vuoto e per questo difficilmente rappresento uno sfondo, perché voglio che ci sia la carta a respirare intorno e che quindi in questo momento di sospensione ci sia la possibilità di un pensiero in più. Con leggerezza e rigore, come succede negli haiku giapponesi, i miei lavori non cercano di riprodurre semplicemente immagini, non vogliono essere evocativi, cercano solo il loro spazio nel mondo come la rosa che ha bisogno del suo spazio impervio per crescere rigogliosa”.

Dürer, Monet, Ligabue

Il maestro più grande di tutti per Silvia è Albrecht Dürer, quello che più ha saputo rappresentare la natura “in modo poetico, pulitissimo, moderno, elegante e coraggioso. Coraggioso nella sua pulizia e nel suo rigore che non cede mai alla sola rappresentazione”. Ma Dürer non è l’unico artista ad aver ceduto al fascino della natura.

Da sempre l’uomo si è immerso nella bellezza che aveva intorno e vi ha cercato ispirazione per i propri capolavori. Dai paesaggi mozzafiato di Friedrich alle ninfee di Monet, da Leonardo alla tigre di Antonio Ligabue. Gli artisti hanno sempre avuto un rapporto privilegiato con la natura, un sentire che li accomuna ma che non hanno solo loro.

La natura non è snob

“Sono convinta che questa sensibilità per la natura sia un dono che non appartiene solo agli artisti. I miei vicini di casa sono quasi tutti contadini. Loro sono natura, sono parte del paesaggio in cui si muovono. Hanno un rapporto diretto con la natura, possono ignorare i nomi scientifici delle specie, ma conservano una confidenza con la terra, non da esploratori ma da persone che vivono nella natura, ne fanno parte. La natura non è elitaria, non esclude nessuno che vuole conoscerla, la natura non è snob. La natura è una risorsa straordinaria perché ti fa sentire facilmente a casa, protetto, in condivisione, ovunque ti trovi.”

L’emozione più bella da condividere

L’amore per la natura Silvia lo ha imparato dalla sua famiglia. Dalla nonna prima di tutto. “Ricordo che facevo scoppiare i petali di rosa nell’incavo della mano. Ricordo questi giochi semplici che facevo con lei come scommettere sul colore del papavero quando il bocciolo è ancora chiuso. Le pannocchie da sgranare, i gambi del tarassaco fatti arricciare nell’acqua fredda. Il giardino di casa, i campi intorno che non avevano confini erano tutt’uno. O ancora la spine dei cardi selvatici che si aggrappavano alle calze e le portavi fino a casa.”

L’amore, la cura

E poi la madre che le ha trasmesso l’amore per le piante, piante da scoprire e a cui dare un nome. “Trovo che ci sia un valore in più nelle piante, sanno manifestare una capacità di vita e riappropriarsi del territorio. E’ affascinante il modo in cui i semi di una pianta si aggrappano alla coda degli animali selvatici per viaggiare lontano, sono affascinanti le spine, è bello come le piante entrano, interagiscono con i luoghi abbandonati, gli spazi in sospensione - quelli che Gilles Clément ha chiamato “il terzo paesaggio” - danno un senso a questi luoghi.

Il ramo di un biancospino selvatico ha una bellezza inarrivabile. Quando vedo il giro dei convolvoli che si arrampicano intorno ad una vecchia rete di recinzione, una cosa che era brutta e improvvisamente non lo è più, è un suono pulito che si affaccia in mezzo al caos, è come se ci fosse una spiegazione una cura. Ecco io ci vedo una cura.

Silvia Molinari è un’artista di fama internazionale. Vive e dipinge nel cuore della campagna emiliana, ma le sue opere hanno viaggiato in tutto il mondo, da Tokyo agli Stati Uniti. Ha esposto in mostre prestigiose come la Biennale di Venezia o l’Affordable Art Fair di New York e Milano. Silvia pensa che la Natura sia immensamente tenace, poetica, creativa.

Silvia Molinari disegna per alcune delle più importanti riviste italiane di botanica, tra cui Gardenia, tiene corsi e seminari in cui insegna disegno dal vero, collabora con diverse riviste di illustrazione, brand profit e nonprofit. Arbusti, foglie, frammenti vegetali e altri delicati esseri viventi come insetti e uccelli sono i protagonisti delle opere di Silvia, figure che sembrano appena scivolate sul biancore della carta. Gli scatti di Silvia nella sua casa sono di Serena Groppelli.

4 delle splendide illustrazioni che Silvia ha disegnato per la Lipu4 delle splendide illustrazioni che Silvia ha disegnato per la Lipu

Se anche tu sai vedere nel biancospino selvatico la bellezza inarrivabile della Natura, proteggila, è preziosa. Puoi iscriverti alla Lipu qui sotto. Con la tua iscrizione riceverai quattro delle stampe di Silvia e la rivista Ali, il trimestrale dei Soci.

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Venerdì, 02 Febbraio 2018 17:01 Scritto da

Partecipa a un grande progetto di volontariato europeo per difendere la natura e alcune delle specie più preziose per la biodiversità.

Impara a comunicare la natura – La comunicazione è fondamentale, anche per la natura. Cerchiamo un gruppo di 20 ragazzi tra i 18 e i 30 anni, motivati e coraggiose, che hanno voglia di imparare e mettere in pratica le proprie competenze del campo della comunicazione.
Perché sia protetta, la natura ha bisogno di persone che sappiano diffondere la cultura della tutela della biodiversità e comunicare la sua bellezza. Il primo modo per proteggere davvero la natura è conoscerla e farla conoscere. Possiamo farlo, insieme. Diventa volontario per Lipu con gli European Solidarity Corps. 

Cosa imparerai?

Vivrai un’esperienza irripetibile, di quelle che capitano una volta nella vita. Lavorerai al fianco di scienziati, professionisti e altri volontari come te. Vedrai da vicino il lavoro di una grande associazione ambientalista e imparerai le tecniche della comunicazione ambientale da esperti del settore. Con le tue idee e il tuo impegno costruiremo un grande progetto di comunicazione e coinvolgeremo il pubblico attraverso i nuovi media (soprattutto web e social).

Sarà una palestra molto utile per metterti in gioco e imparare a muoverti, farai esperienze che arricchiranno il tuo curriculum e potranno aprirti opportunità di lavoro. Se anche tu sei appassionato di natura, vuoi lavorare in gruppo e dare un contributo decisivo e qualificato al progetto, compila il form e mettiti in contatto con il nostro staff.

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Il progetto Life Choo-na! [dall’inglese Choose the Nature!] è ideato dalla Lipu, con il sostegno dell’Unione europea e di Fondazione Cariplo.

Martedì, 19 Dicembre 2017 15:05

Raccogli fondi con Facebook

Scritto da

Ecco come attivare una raccolta fondi per la Lipu su Facebook.
Per partire, clicca su Facebook Raccolte Fondi

 

Qui sotto trovi una raccolta di immagini degli ospiti dei nostri Centri recupero, che puoi usare liberamente nella tua pagina di raccolta fondi.

Martedì, 19 Dicembre 2017 12:56

Il 2017 della Lipu

Gennaio: fratelli alberi

Inviamo alle amministrazioni pubbliche italiane il nuovo documento della Lipu per la buona gestione del verde urbano. “Un albero è un essere vivente, che respira, percepisce, ragiona, ha memoria”. La nostra richiesta è quella di trattare meglio questi nostri silenziosi e preziosissimi fratelli e favorire, nelle città, la presenza di birdgarden, sentieri natura, oasi urbane.

Febbraio: cambiamo l'agricoltura

Lanciamo la campagna europea Living land - Cambiamo agricoltura, che in poche settimane raggiungerà 260mila firme, di cui 33mila dall’Italia. Un grande successo per un obiettivo gigantesco: liberare l’agricoltura dalle cattive pratiche e trasformarla in meglio, per il bene del cibo, dell’economia, degli uccelli e della biodiversità.

Marzo: 116 volte primavera

Con il voto del consiglio comunale di Angera (provincia di Varese), diventano 116 le città ad aver adottato la “Delibera Salvarondine” della Lipu a favore di rondini, rondoni e balestrucci. La delibera prevede, tra le altre cose, che i restauri di tetti e cornicioni avvengano non in primavera, periodo di riproduzione degli uccelli, e si svolgano con i criteri giusti, rispettosi delle loro semplici esigenze.

Aprile: cieli meravigliosi

Nasce Wingsland, il programma della Lipu per tutelare la meraviglia degli uccelli migratori e garantire loro un viaggio sicuro sui nostri cieli. Tutela e ripristino delle zone umide, vigilanza contro il bracconaggio, programmi di studio e censimento e altro ancora. Intanto, i volontari della Lipu presidiano i punti più critici di passaggio dei migratori, tra cui il leggendario Stretto di Messina.

Maggio: salviamo gli uccelli d'Europa

In anteprima europea, nella nostra Assemblea di Parma presentiamo la terza edizione di Birds in Europe, il nuovo lavoro di BirdLife International sullo stato degli uccelli d’Europa. Molte buone notizie ma anche preoccupazioni, come per le cinque specie globalmente minacciate e ancora cacciabili in Italia: tortora selvatica, coturnice, pavoncella, moriglione, tordo sassello.

Giugno: i nidi, la vita

Ci mobilitiamo in tutta Italia per monitorare e proteggere la delicatissima stagione della riproduzione. Dopo l’aquila di Bonelli in Sicilia, il campo per l’albanella minore a Viterbo, la sula a Portofino, il falco cuculo a Parma, i grillai in Puglia, i Cicogna days in tutta Italia. Una vasta e splendida mobilitazione del volontariato della Lipu.

Luglio: il piccolo fratino

Per la prima volta, sette coppie di fratino nidificano alla foce del torrente Carapelle, nei 20 ettari protetti dalla Lipu di Foggia. Ragione in più perché la Lipu scriva a 53 sindaci e chieda che nelle spiagge italiane non si effettui la pulizia meccanica delle spiagge, per far posto anche ai piccoli fratini. Intanto, i volontari della Lipu di Venezia, Livorno, Civitavecchia, Ostia, Foggia, Saline di Priolo proseguono le attività per questa incantevole specie.

Agosto: acquistiamo natura

Grazie alla donazione di Gabriella, un ettaro di natura si aggiunge nella Riserva di Crava Morozzo, la prima oasi della storia della Lipu. Dove c’è stato solo un campo coltivato, ben presto sorgerà una preziosa zona umida, ricreata, per la gioia di aironi e cavalieri d’Italia. Questa e molte altre sorprese ci riserva l’estate delle oasi della Lipu, fra cui la prima cucciolata di lupi a Castel di Guido.

Settembre: il canto dell'allodola

Inviamo le 50mila firma della petizione per l’allodola al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, chiedendo che il governo adotti al più presto un provvedimento che vieti la caccia alla specie. Intanto, molte regioni ne riducono i carnieri. È un primo passo, ma non basta. Il canto dell’allodola va tutelato pienamente!

Ottobre: curiamo le ferite

Terminata la lunga stagione “calda”, con migliaia di ricoveri di piccoli uccelli e cuccioli di mammiferi, i centri recupero della Lipu affrontano l’emergenza autunnale, che significa animali intossicati, grandi ali fratturate, rapaci impallinati da cacciatori e bracconieri, delicati interventi chirurgici. Alla fine del 2017 saranno quasi 25mila gli animali curati dai centri della Lipu.

Novembre: meno caccia per tutti

Con un nostro ricorso blocchiamo la caccia nelle isole siciliane di Marettimo, Linosa e Pantelleria, luoghi di grande importanza per i piccoli uccelli e teatro di caccia selvaggia e bracconaggio. Le nostre richieste spingono inoltre il Piemonte e la Lombardia a sospendere la caccia nei territori interessati dai vasti incendi che colpiscono queste aree a inizio del mese. E intanto lavoriamo a nuovi ricorsi per anticipare la chiusura della stagione venatoria. Vita dura per i cacciatori italiani.

Dicembre: i sentieri della libertà

Sulcis, Sardegna. Riparte il campo antibracconaggio della Lipu tra i sentieri della morte allestiti dai bracconieri. L’obiettivo dei volontari, giunti da tutta Italia e sostenuti dalla Lipu United Kingdom, è rimuovere le trappole e i lacci posizionati per catturare pettirossi, tordi e altri piccoli migratori. Insomma, trasformare questi luoghi di morte in sentieri di vita e di libertà.

Cosa ci aspetta nel 2018?

Abbiamo un programma intenso, sfide fondamentali per la tutela degli uccelli e la conservazione della biodiversità. Abbiamo grandi progetti culturali, per far sì che la gente conosca e apprezzi questo bene prezioso, inestimabile, che chiamiamo natura.

Il 2018 sarà un altro anno molto importante, per la Lipu e per la natura. Continua a seguirci, a sostenerci. Se sei già socio, puoi rinnovare la tua iscrizione qui. Se non sei ancora socio, iscriviti qui. La strada, se la percorriamo insieme, è più semplice e più bella. Grazie di cuore.

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