Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia

IBA e rete Natura 2000

IBA e rete Natura 2000 Oche selvatiche in volo (foto R.Parmiggiani)
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IBA e rete Natura 2000 sono due strumenti essenziali per proteggere gli uccelli selvatici e i loro preziosi habitat. Da anni la Lipu è impegnata per la loro promozione e piena applicazione in Italia, con importantissimi risultati.

Le IBA

Nate da un progetto di BirdLife International portato avanti in Italia dalla Lipu, le IBA sono aree che rivestono un ruolo fondamentale per gli uccelli selvatici e dunque uno strumento essenziale per conoscerli e proteggerli. IBA è infatti l'acronimo di Important Bird Areas, Aree importanti per gli uccelli. Per essere riconosciuto come IBA, un sito deve possedere almeno una delle seguenti caratteristiche:

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  • ospitare un numero rilevante di individui di una o più specie minacciate a livello globale;
  • fare parte di una tipologia di aree importante per la conservazione di particolari specie (come le zone umide o i pascoli aridi o le scogliere dove nidificano gli uccelli marini);
  • essere una zona in cui si concentra un numero particolarmente alto di uccelli in migrazione.

I criteri con cui vengono individuate le IBA sono scientifici, standardizzati e applicati a livello internazionale. L’importanza della IBA e dei siti della rete Natura 2000 va però oltre alla protezione degli uccelli. Poiché gli uccelli hanno dimostrato di essere efficaci indicatori della biodiversità, la conservazione delle IBA può assicurare la conservazione di un numero ben più elevato di altre specie animali e vegetali, sebbene la rete delle IBA sia definita sulla base della fauna ornitica.

Se a livello mondiale, le IBA oggi individuate sono circa 11000, sparse  in 200 Paesi, in Italia, grazie al lavoro della Lipu, sono state classificate 172 IBA. Sono IBA, ad esempio, il Parco nazionale del Gran Paradiso, il Delta del Po, le risaie della Lomellina, l’Argentario, lo Stretto di Messina, Lampedusa e Linosa. I perimetri delle IBA in formato shape (proiezione UTM, fuso 32, datum WGS84) sono scaricabili qui.

La Lipu sta inoltre lavorando per completare la rete delle IBA in ambiente marino allo scopo di proteggere anche gli uccelli che dipendono più o meno strettamente dal mare, come la Berta maggiore, che vive la maggior parte della propria vita in mare aperto e torna sulla terraferma solo per nidificare [www.birdlife.org/datazone].             

La rete Natura 2000

Natura 2000, entrata finalmente nelle previsioni ambientali del nostro Paese e persino nel linguaggio più comune, è la rete delle aree protette comunitarie. Più specificamente, è una rete ecologica di aree che interessa tutti i Paesi dell'Unione Europea e ha lo scopo di garantire la protezione a lungo termine degli habitat e delle specie (di fauna e flora) di interesse comunitario, perché rari o minacciati.

Composta dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC, che alla fine dell'iter di designazione diventano Zone Speciali di Conservazione, ZSC), rete Natura 2000 nasce dalle due direttive comunitarie in tema di biodiversità: la direttiva "Uccelli", che riguarda appunto la conservazione degli uccelli selvatici, e la direttiva Habitat, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, delle piante e degli animali selvatici.

È sulla base di queste direttive che le due tipologie di aree della rete vengono individuate e riconosciute: dalla direttiva Uccelli dipende l'istituzione delle ZPS, mentre la direttiva Habitat prevede l'istituzione delle ZSC.

In Italia la rete Natura 2000 è costituita da 2299 SIC, 27 dei quali sono stati già designati come ZSC, e 609 ZPS.

Il punto di forza della rete Natura 2000 è di aver superato i confini nazionali per produrre una tutela coerente e coordinata su tutto il territorio dell'Unione europea. Un suo aspetto innovativo è quello di voler rafforzare le sinergie e l’equilibrio tra la conservazione della natura e le attività umane rispettose della biodiversità. Ad esempio, la tutela di specie animali e vegetali legate agli ambienti aperti di montagna è imprescindibilmente legata alla preservazione delle attività agricole tradizionali, come il pascolo e l'agricoltura non intensiva, attività che dunque, in quei siti, sono ben accette e anzi auspicabili.

La conservazione dei siti della rete Natura 2000 contribuisce anche alla tutela di luoghi e di paesaggi, valori insostituibili del patrimonio italiano. Basti pensare ai pascoli e alle foreste di alta montagna, alle falesie e alle spiagge non ancora cementificate o ai paesaggi collinari dove natura e attività umane hanno trovato equilibrio.

Inoltre, i siti della rete Natura 2000 contribuiscono al benessere umano attraverso la fornitura dei servizi ecosistemi da cui dipendiamo - il cibo che mangiamo, l'acqua potabile, i carburanti - ma anche mediante la protezione da disastri come inondazioni e tempeste, o il mantenimento di un clima stabile. Ad esempio, un fiume pulito ospita e sostenta numerose specie animali e vegetali e purifica l'acqua, mentre un fiume inquinato o degradato sarà molto meno in grado di fornirci pesce ed acqua e capace di depurare l’acqua.

I siti Natura 2000 sono vicini ai cittadini. Le ZPS e le ZSC comprendono sia ambienti completamente naturali che ambienti seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale o i pascoli), che in molti casi sono situati a poca distanza dai centri abitati e possono rappresentare un rifugio naturale anche per i cittadini. È possibile che, senza saperlo, le persone abitino all’interno o in prossimità di un sito della rete Natura 2000. Per capire dove sono situati i siti Natura 2000 in Italia si può consultare il sito dell’Ue http://natura2000.eea.europa.eu/# o sul sito Geoportale Nazionale.

Il lavoro svolto dalla Lipu per la realizzazione e la protezione adeguata della rete Natura 2000 in Italia è stato e resta ingente. In particolare, la Lipu ha lavorato perchè l'Italia designasse un numero sufficiente di ZPS e, successivamente, perché le ZPS potessero godere di adeguata protezione. L'obiettivo della sufficiente presenza di ZPS è stato raggiunto dopo anni di lavoro, passato anche attraverso gli interventi e le procedure di infrazione della Commissione europea e una condanna all'Italia da parte della Corte di Giustizia europea. L'obiettivo di un'adeguata protezione delle Zone è stato invece perseguito attraverso un lavoro tecnico e di lobby, che ha visto la Lipu impegnata a definire le diverse tipologie di ZPS e poi a proporre specifiche misure di conservazione. Il lavoro, supportato da un'importante attività di lobby, ha condotto all'emanazione, nel 2007, di uno specifico decreto del Ministero dell'Ambiente (n. 184/2007), recepito dalle regioni Italiane.

Il decreto, che prevede 13 tipologie di ZPS a seconda delle caratteristiche naturali degli habitat, si aggiunge al cosiddetto Regolamento Habitat, emanato nel 1997 e modificato nel 2002, che recepisce parte delle direttive comunitarie e contiene le misure di gestione generale della rete Natura 2000.

Il lavoro sulla rete Natura 2000 non è affatto concluso. Occorre completare la rete in ambiente marino, occorre spingere perché le regioni applichino decisamente meglio le misure di conservazione previste, occorre che venga perfezionato l'iter di riconoscimento dei siti della rete nella normativa sulle aree protette nazionale. Inoltre, è indispensabile un cambio di rotta sulla corretta applicazione della cosiddetta Valutazione di Incidenza, ai sensi dell'articolo 6 della direttiva Habitat. Un problema, quest'ultimo, che sta causando gravi danni a molti siti italiani, alcuni preziosissimi, e che ha spinto la Lipu, assieme al WWF, a elaborare e presentare un dossier di denuncia alla Commissione europea.

 

La procedura per la designazione dei siti della rete Natura 2000.

La procedura di individuazione e designazione dei siti della rete è diversa per ZPS e ZSC.

Le ZPS, dedicate alla conservazione degli uccelli, entrano a far parte di rete Natura 2000 per indicazione di ciascun Stato membro dell’UE e non necessitano di un ulteriore approvazione da parte degli organi comunitari.

Nel’istituzione delle ZPS un ruolo molto importante è svolto dalle IBA, considerato che la Corte di giustizia europea (con le sentenze nelle cause C-3/96, C-374/98, C-240/00 e C-378/01) ha stabilito che le IBA sono il riferimento scientifico per la designazione delle Zone di Protezione Speciale. Per questo, in molti Stati membri, compresa l’Italia, la maggior parte delle ZPS sono state designate proprio sulla base delle IBA. Ciò non toglie che le ZPS possano essere designate anche in aree dove non era stata precedentemente individuata un’IBA.

La procedura per l’istituzione delle ZSC è più lunga e prevede una serie di criteri stabiliti dalla direttiva Habitat. In sintesi: dapprima ogni Stato membro individua dei ‘proposti Siti di Interesse Comunitario’ (pSIC). La Commissione europea valuta le liste dei pSIC di ogni Stato e, dopo un processo di consultazione con gli Stati medesimi, adotta le liste dei ‘Siti di Importanza Comunitaria’ (SIC).

In ultimo, con la definizione da parte delle Regioni di misure di conservazione specifiche e appropriate per ogni sito, i SIC vengono designati come ZSC. 

Link utili
Rete Natura 2000, Ministero dell'Ambiente
Rete Natura Network
Rete Natura 2000 interactive map
Natura Italia

 

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