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Richiami vivi: una vergogna italiana

Richiami vivi: una vergogna italiana
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Richiami vivi, una scheda informativa: cosa sono, la cattura, da uccelli migratori a richiami, la detenzione

Cosa sono i Richiami Vivi — I richiami vivi sono i piccoli uccelli migratori (tordi, merli, allodole eccetera) catturati e utilizzati, durante la stagione venatoria, per attirare uccelli appartenenti alla medesima specie.

La cattura — La cattura avviene tramite reti posizionate nei pressi di valichi montani dove avviene il passo migratorio. Una volta catturati, in particolari impianti detti roccoli, gli uccelli vengono riposti in sacchi e trasferiti nei luoghi dove saranno ceduti ai cacciatori, per poi cominciare una vita di detenzione, sofferenze e “inganno”.

Da uccelli migratori a richiami. La "chiusa" e la falsa primavera. — Loro malgrado, i richiami vivi sono infatti questo: un inganno per gli uccelli liberi. Una volta catturati e ceduti ai cacciatori, vengono da subito sottoposti alla cosiddetta “chiusa”, ovvero tenuti al buio per lunghi mesi al fine di falsare il loro ciclo annuale. In questo modo, una volta portati all’aperti, in autunno e in inverno (cioè ad apertura della stagione venatoria), convinti che sia giunta la primavera, i piccoli uccelli cantano e “richiamano” i loro simili, che vengono abbattuti dai cacciatori.

La tortura della detenzione — La detenzione dei richiami vivi è una vera tortura, con uno stravolgimento completo della fisiologia ed etologia di uccelli la cui natura è quella di migratori, di animali che volano, liberi, per migliaia di chilometri ogni anno.
Oltre alla detenzione in gabbie minuscole, le pessime condizioni igieniche e il perenne buio cui sono costretti, i richiami subiscono lo strappo delle penne al fine di determinare una muta artificiale e stimolarne ulteriormente il canto. Molto frequente anche l’uso su di loro di sostanze anabolizzanti, che ne sviluppano gli ormoni e ne potenziano il canto.

Richiami vivi, una vergogna italianaRichiami vivi, una vergogna italiana

Le conseguenze della detenzione — Le conseguenze psico-fisiche sugli uccelli sono drammatiche: se non decedono subito per via di spavento e stress, gli uccelli sviluppano ipersensibilità alle malattie a causa di un immunosoppressione da stress, per non parlare dei traumi (ali, coda, piumaggio), dei problemi carenziali e dei trattamenti farmacologici deleteri.
Gravissimi anche i danni di natura etologica: la scena più frequente è quella di uccelli che ripetono gli stessi movimenti nella piccola gabbia, per tutto il giorno. Si chiamano stereotipie e rappresentano uno dei più chiari segni di adattamento patologico alla cattività.

Un'attività immorale. Cosa ha detto la corte di cassazione — “Nulla più dell’assoluta impossibilità del volo è incompatibile con la natura degli uccelli selvatici”. E’ un estratto particolarmente significativo della pronuncia n. 2341 del 17 gennaio 2013 della Corte di Cassazione sul tema dei richiami vivi. Una pronuncia che dice della dimensione “immorale” di una pratica che costringe gli uccelli migratori e la loro straordinaria vita di viaggiatori, a una esistenza di intollerabile prigionia.

Un'attività vietata. Cosa dice la direttiva uccelli — La direttiva Uccelli vieta, all’articolo 8, la cattura degli uccelli selvatici ed elenca i mezzi che devono, in particolare, essere vietati dagli Stati membri. Tra questi figurano le reti.
L’articolo 9 della direttiva prevede un regime di deroghe ai divieti, ma solo in via eccezionale, per ragioni motivatissime, in assenza di soluzioni alternative alla deroga e attraverso procedure molto rigide.
Sarebbe dunque infrazione se uno Stato consentisse, “normalmente”, in una propria legge, un’attività vietata come ad esempio quella dei richiami vivi. E invece, è esattamente ciò che avviene per l’Italia.

Richiami Vivi, dove in Italia — Le regioni italiane dove sono diffusi la cattura e l’utilizzo di richiami vivi sono situate soprattutto al nord Italia: soprattutto Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma anche Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Umbria.

L'illegalità dietro i richiami vivi — Un ampio sistema di illegalità vede la rimozione degli anelli che identificano i richiami e la sostituzione degli uccelli deceduti con nuovi esemplari, ai quali viene apposto illegalmente l’anello, peraltro con modi particolarmente dolorosi per l’animale.
E’ necessario tenere conto che dietro l’utilizzo dei richiami vivi c’è inoltre un diffusissimo bracconaggio legato alla cattura degli uccelli selvatici. In Campania e Calabria è certa l’esistenza di organizzazioni dedite alla cattura di varie specie di Tordi, che vengono inviati nel Nord Italia per essere utilizzati come richiami.
Anche nel Nord Italia sono presenti gruppi organizzati intenti alla falsificazione degli anelli e al commercio illegale dei richiami. In molti casi si è appurato, come già detto, l’uso di sostanze farmaceutiche al fine di alterare il ciclo biologico degli uccelli.
Il traffico di richiami è diffuso anche a livello internazionale, specie con l’est Europa.

Le contestazioni dell'Europa — Nel febbraio 2014 la Commissione europea ha aperto contro l’Italia la procedura di infrazione 2014/2006. Nella procedura, la Commissione ricorda che la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo è un’infrazione della direttiva Uccelli e afferma che i richiami vivi non sono consentiti né necessari, persino in deroga, esistendo la possibilità di esercitare la caccia senza richiami.
Scrive infatti la Commissione europea che la caccia “potrebbe avvenire innanzitutto senza l'utilizzo di richiami o per esempio con l'utilizzo di richiami a bocca [fischietti]). Infatti, nella maggior parte delle regioni italiane e degli altri Stati Membri, la caccia è effettuata, con successo, senza utilizzare richiami vivi (e senza quindi l'uso di mezzi vietati per la loro cattura)”.
Come ultima ratio, la Commissione ritiene si possa avvalersi del solo allevamento degli uccelli da richiamo, senza ricorrere a catture di esemplari in natura, e dunque a infrazioni della direttiva.
 

Sabato, 05 Luglio 2014 10:31

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