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Politica agricola comune: ci vuole una "Fitness Check"

Politica agricola comune: ci vuole una "Fitness Check"
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“L’attuale Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, che rappresenta quasi il 40% dell’intero budget comunitario, non è in grado di affrontare in modo efficace gli importanti cambiamenti che l’Europa sta fronteggiando nel settore dell’agricoltura, vincere le sfide ambientali connesse e contribuire al raggiungimento dei nuovi obiettivi dello sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite a livello globale. 

La Commissione Europea deve per questo valutare con urgenza se la PAC soddisfa gli obiettivi che si era prefissata realizzando una “Fitness Check” sulla politica agricola”.
E’ quanto hanno chiesto, in una lettera inviata al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, 100 Associazioni europee, tra cui le 18 italiane facenti parte del Tavolo nazionale sull’agricoltura sostenibile.
L’attuale Politica Agricola Comune – scrivono le Associazioni – ha continuato a favorire produzioni intensive ad alto impatto ambientale invece di scegliere pratiche innovative e sostenibili basate su un approccio agro-ecologico e ha aperto la strada a un sistema iniquo che è all’origine della crisi dei mercati agricoli, di un continuo declino dello stato delle risorse naturali, di gravi carenze nel benessere animale e di effetti negativi sulla salute delle persone.
“Abbiamo la necessità di avviare un onesto dibattito sulla PAC, aperto a tutti gli stakeholders basato su cinque punti, tipici della “Fitness Check” – dichiara Maria Grazia Mammuccini, portavoce delle Associazioni italiane - ossia la sua efficacia, l’efficienza, la coerenza con le altre politiche europee, la rilevanza e il valore aggiunto dato da una politica europea rispetto alla “rinazionalizzazione” della PAC. Fondamentalmente, l’Unione europea dovrebbe chiedersi (e rispondersi): la PAC è adeguata agli scopi che si è data?” 

“I fondi elargiti dalla Pac devono sostenere pratiche agricole e sistemi agricoli innovativi e sostenibili che si basano su un approccio agro-ecologico e che producono vantaggi per tutti i cittadini Ue, gli agricoltori, l’ambiente, gli animali, la nostra salute e il clima – conclude Mammuccini - Per assicurarci tutto questo, abbiamo necessità di una “Fitness check” della Pac e abbiamo la necessità di farlo ora”.
Le Associazioni italiane: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, Federbio, Firab, Greenpeace, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, SIEP, UpBio, UNA-API, WWF.
La Portavoce del Tavolo delle associazioni Maria Grazia Mammuccini
Gli uffici stampa:
Ufficio stampa AIAB - FederBio - Lipu - WWF -Legambiente - Associazione Biodinamica

Scheda: LO STATO DELL’AGRICOLTURA IN EUROPA

- Un sistema ingiusto per gli agricoltori: le aziende agricole dell'UE stanno scomparendo ad un ritmo allarmante; tra il 2003 e il 2013 poco più di 4 milioni di aziende agricole (una su quattro) sono scomparse nei 28 paesi dell’Unione europea, mentre la superficie totale agricola utilizzata è rimasta pressoché stabile. Questo significa aumentare la concentrazione della proprietà della SAU (superficie agricola utilizzata), con un aumento del 38% nella dimensione media delle aziende agricole dell'UE, da 11,7 ettari nel 2003 a 16,1 ettari a 2013. L’occupazione a livello aziendale è però diminuita del 30%, mentre circa il 70% dei pagamenti diretti della PAC finanziano solo il 20% delle aziende.
- Una crisi costante sui mercati agricoli: a livello globale, gli agricoltori hanno subìto una drastica riduzione dei prezzi di mercato delle materie prime. La maggior parte del denaro speso dai consumatori va agli intermediari, commercianti e rivenditori invece che agli agricoltori. Gli agricoltori protestano in tutta Europa, ormai con una cadenza mensile, per le difficoltà a garantire la sostenibilità economica delle loro aziende. Di fronte a questa terribile situazione le uniche risposte politiche sembrano essere le misure di gestione delle crisi temporanee (come nel caso del latte) che impegnano una notevole quantità di denaro a carico dei contribuenti e non sembrano fornire soluzioni strutturali per il futuro.
- Continuo peggioramento dello stato delle risorse naturali: il settore agricolo è la principale fonte di inquinamento diffuso che colpisce in maniera significativa il 90% dei distretti idrografici, il 50% dei corpi idrici superficiali e il 33% delle falde acquifere sotterranee in tutta la EU. In molti paesi, gli agricoltori legati a una stretta dipendenza dall'ambiente, come ad esempio gli apicoltori, subiscono perdite di produzione per oltre il 30%. Nel 2050 le emissioni di gas a effetto serra provenienti dall'agricoltura rappresenteranno oltre il 30% del totale delle emissioni nell’UE. La biodiversità nelle aree agricole continua a diminuire e anche gli Stati membri hanno riconosciuto che l'agricoltura rimane il principale settore che impedisce all’UE di raggiungere gli obiettivi delle Direttive per la biodiversità (Direttiva Uccelli e Direttiva Habitat). Tra il 1980 e il 2013,gli uccelli nelle aree agricole sono diminuiti del 53%, mentre resta preoccupante il trend negativo degli impollinatori selvatici e gli apicoltori denunciano perdite invernali di api. Inoltre, l'agrobiodiversità (sia per quanto riguarda la diversità genetica delle cultivar e degli animali da allevamento) è in diminuzione, sollevando dubbi riguardo alla resilienza dei sistemi di produzione agricola e di allevamento di fronte alle attuali sfide ecologiche ma anche socio-economiche future.
- Fallimenti per il benessere degli animali: la zootecnia è responsabile della maggior parte degli impatti ambientali delle attività agricole, per le tecniche di allevamento e la produzione dei mangimi. La PAC non è in grado di rispondere alle aspettative dei cittadini che chiedono maggiore attenzione al benessere degli animali,. Durante il precedente periodo di programmazione della PAC solo lo 0,1% del bilancio è stato speso per il benessere degli animali. Nel corso degli anni, la PAC ha in realtà facilitato la transizione verso un modello industrializzato di allevamento, influenzando negativamente il benessere degli animali a vantaggio della sovrapproduzione determinando la crisi dei prezzi a svantaggio dei produttori più virtuosi.
- Risultati negativi per la salute pubblica: una dieta squilibrata è un rischio per la salute dei cittadini e determina gravi problemi di obesità. Insieme con il fumo e il consumo eccessivo di alcol, l’alimentazione non corretta è la principale causa di malattie croniche (responsabile dell’86% della mortalità in Europa). Inoltre, il degrado ambientale, la resistenza agli antibiotici e il cambiamento climatico mettono in pericolo i rilevanti traguardi nella salute umana raggiunti durante l'ultimo secolo. Un recente progetto LIFE+ (Life Livewell) ha dimostrato che con pochi semplici modifiche delle nostre scelte alimentari quotidiane è possibile migliorare la nostra salute e ridurre l'impatto delle nostre abitudini alimentari sul clima con una riduzione del 25% delle emissioni dei gas effetto serra. Inoltre, l'inquinamento atmosferico causato in misura significativa dalle pratiche di allevamento intensive è da solo responsabile di oltre 400.000 morti nella UE ogni anno.
- Impatti negativi gravi oltre i confini europei: l'UE è il più grande importatore ed esportatore di cibo e produttore agricolo a livello mondiale. I prodotti dei settori carne e latticini in Europa sono in larga misura dipendenti dall’importazione dei mangimi proteici che causano gravi problemi nelle zone di produzione, portando a sgomberi forzati dei piccoli agricoltori e delle popolazioni indigene, causando la perdita di posti di lavoro, la perdita di biodiversità, l’aumento dell’insicurezza alimentare. Dal 2009, il valore delle esportazioni UE nel settore agro-alimentare è aumentato rapidamente, ostacolando però lo sviluppo strutturale del settore agro-alimentare dell’Africa sub-sahariana, le cui esportazioni sono diminuite in modo rilevante. L’impatto della PAC sui paesi extracomunitari trascura le responsabilità internazionali dell'UE sugli impegni assunti per i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile del millennio approvati dalle Nazioni Unite e contribuisce alle cause che originano i drammatici flussi migratori verso l’Europa.
 

Giovedì, 24 Marzo 2016 09:27

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