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Piccione di città: 10 regole per convivere in armonia

foto Franco Borsi foto Franco Borsi
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Dieci regole per una gestione corretta e una convivenza pacifica con l’uomo.

La Lipu-BirdLife presenta oggi il nuovo Documento sul piccione di città (Columba livia forma domestica), un vero e proprio manuale per la gestione di questa specie, tra le più conosciute perché presente da tempo immemore accanto all’uomo e nidificante con grandi numeri nella quasi totalità delle città italiane.

Addomesticato migliaia di anni fa, utilizzato per scopi alimentari o di comunicazione, oggi il piccione, a causa di un incremento demografico nel secondo dopoguerra (dopo la fuga dagli allevamenti o l’abbandono da parte dell’uomo) sta creando qualche problema di convivenza, soprattutto nelle città.

In alcuni casi il piccione viene ritenuto responsabile di sporcare marciapiedi, edifici e monumenti storici e artistici (si veda il recente caso della cattedrale di Noto), ma anche di causare danni alle produzioni agricole o di interferire col traffico aeroportuale (rischi di birdstrike). Situazioni affrontate troppo spesso dalle istituzioni con provvedimenti emergenziali e sostanzialmente inutili, oltre che irrispettosi del benessere degli animali e degli equilibri ecologici (come la falconeria) quando non addirittura violenti (come le uccisioni o gli avvelenamenti diretti).

Aggiornando e integrando un documento diffuso in passato, la Lipu ha realizzato un Documento da cui è possibile estrarre una sorta di decalogo per una gestione corretta della specie, dieci regole per le istituzioni e la gente affinché si possa arrivare a una pacifica e duratura convivenza, nel rispetto delle esigenze di decoro e igiene urbana ma anche degli animali e delle loro esigenze ecologiche.

“Il nostro Documento si basa su tre messaggi basilari per una corretta gestione del piccione, da cui derivano le regole che vogliamo diffondere – afferma Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu - Il primo riguarda il comportamento dell’uomo, il secondo l’esigenza di una strategia integrata, che coinvolga operatori, cittadini e istituzioni, e il terzo la necessità specifica di ridurre i siti di nidificazione e il cibo a disposizione della specie, che non dà veri benefici ai piccioni e anzi, paradossalmente, può creare loro problemi. Solo così si possono ottenere buoni risultati e una gestione soddisfacente per tutti”.

Nel decalogo della Lipu, basato su evidenze scientifiche, studi e ricerche effettuate in più parti d’Italia e pareri internazionali, sono tante le tecniche corrette di gestione e le linee di intervento da attuare. Tra i metodi consigliati 1) la progettazione architettonica consapevole, ossia la realizzazione di edifici che non incentivino la presenza e la nidificazione del piccione senza impedire l’accesso ad altre specie come rondoni, passeri, rapaci e pipistrelli; 2) l’utilizzo di dissuasori di appoggio incruenti e adatti al particolare architettonico; 3) l’uso di reti antintrusione per impedire l’accesso dei piccioni in balconi, capannoni, cortili, porticati e torri campanarie, fatto salvo il periodo riproduttivo e senza impedire ad altre specie (rondoni, passeri, codirossi e pipistrelli) l’accesso a tali aree; 4) la gestione dell’alimentazione, che stabilisca limiti alla somministrazione di cibo aggiuntivo e poco nutriente (come pane e pasta), considerato che il piccione trova già nelle città e nelle aree circostanti cibo in abbondanza, ma che anche migliori lo smaltimento dei rifiuti e l’igiene pubblica; 5) campagne di informazione e sensibilizzazione verso pubblico e operatori, basati su dati etici, contenuti tecnici e scientifici; 6) l’incremento dei predatori naturali, tramite l’installazione di nidi artificiali per il falco pellegrino e l’allocco (rapaci presenti nelle città) o la taccola; 7) l’allestimento di colombaie nei parchi urbani, gestite direttamente dai Comuni, che possano dare soddisfazione ai colombofili senza creare problemi alla città, permettendo anche il controllo sanitario; 8) l’effettuazione di censimenti e monitoraggi, fondamentali per un’efficace strategia di gestione del piccione; 9) il miglioramento dell’igiene pubblica e 10) l’utilizzo, in ambiti diversi da quelli urbani, di deterrenti ottici e integrati, ad esempio negli aeroporti e per la prevenzione dei danni in agricoltura.

Tra i metodi non consigliati dalla Lipu, nel Documento compaiono le catture e gli abbattimenti, la cattura e il trasferimento di soggetti, la sterilizzazione chimica e la falconeria. “Quest’ultima, oltre che essere eticamente inaccettabile – spiega il presidente Lipu – si basa sul presupposto errato che la preda abbandoni l’area in presenza del predatore. Semmai, la preda si limita a nascondersi alla sua vista, per poi tornare a frequentare l’area e anche a nidificarvi, come dimostrano i nidi che il piccione ha realizzato in città anche nei pressi di quelli costruiti dal falco pellegrino”.

No agli allarmismi e alle false soluzioni, sì alle giuste tecniche e alla tolleranza ragionevole. E’ dunque questo il messaggio che viene dal Documento Lipu e la cura, scientificamente fondata e culturalmente positiva, per affrontare nel modo migliore la questione dei piccioni di città così come ogni conflitto relazionale tra l’uomo e la natura.


 

Martedì, 01 Marzo 2016 09:00

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