Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia

Io sto coi migratori

Io sto coi migratori
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Volano a migliaia sulle nostre teste, a volte assieme, creando stormi e forme fantasiose, altre volte dispersi, in un viaggio solitario e non meno affascinante. Sono gli uccelli che migrano, un grande spettacolo della natura.

Due volte l’anno, con il cambio delle stagioni, in primavera e in autunno, la maggior parte degli uccelli migra in un posto lontano, per trovare cibo o un luogo ospitale dove far nascere i propri piccoli. Insomma, per la sopravvivenza della specie. Compiono viaggi straordinari, talvolta davvero molto lunghi, dall’Alaska al Messico o dal Nord Europa all’Africa e viceversa, passando sull’Italia. Anche Richard (un passerotto), Olga (un gufetto) e Kiki (un pappagallo), che sono i tre protagonisti del film “Richard - Missione Africa” (dal 10 maggio al cinema, con il patrocinio della Lipu) si ritrovano a dover affrontare questo viaggio, mostrando coraggio e determinazione. Quello della migrazione è un fenomeno affascinante, che comporta grandi rischi e richiede molte energie. Prima di partire, gli uccelli modificano la loro alimentazione per raddoppiare il peso, e così fanno anche molti uccelli che solitamente mangiano insetti, ricchi di proteine: cambiano dieta e mangiano soprattutto semi e frutta, ricchi di zuccheri e grassi, cioè energia che sarà consumata durante il volo.

Ma come fanno gli uccelli a orientarsi e trovare la strada?

Vola al cinema!Il 10 maggio uscirà al cinema il film "Richard – Missione Africa"

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Gli studi compiuti sul fenomeno della migrazione ci dicono che sono diverse le tecniche grazie alle quali gli uccelli si orientano. Prima di tutto, riconoscono la posizione del sole e delle stelle, tant’è che se il cielo è nuvoloso, la migrazione è interrotta fino a quando le condizioni metereologiche migliorano. Riconoscono la forma delle coste, i corsi d’acqua, i fiumi, le paludi e i profili delle montagne.

Per mantenere la rotta sfruttano l’influsso del campo magnetico terrestre, hanno particolari sensori nel cervello, negli occhi e nel becco, che gli permettono di allinearsi ai campi magnetici terrestri. Sfruttano gli infrasuoni, onde sonore che non sono percepite dall’orecchio degli uomini ma solo da quello degli animali. Molti uccelli “apprendono” la rotta di viaggio, la imparano dai genitori o dai viaggiatori più anziani dello stormo.

Quando decidono di partire?

Con il mutare delle stagioni, cambia la temperatura dell’aria e la durate delle giornate. In quei momenti gli uccelli sviluppano particolari ormoni, che facilitano l’aggregazione con altri esemplari della stessa specie in modo da potere partire tutti insieme. Ci sono uccelli (come la rondine, lo storno, il fringuello, i rapaci) che preferiscono migrare di giorno, perché di notte non vedono bene. La maggioranza degli uccelli (ad esempio i tordi, le capinere, gli usignoli, i cuculi, gli scriccioli) preferisce però volare di notte, quando l’aria è più fresca e non ci sono predatori.

Ci sono poi gli uccelli che migrano sia di giorno che di notte, come le anatre, le oche, i cigni, le gru e le cicogne (come quelle che adottano e crescono Richard) che grazie alle loro lunghe ali sfruttano i venti per compiere i viaggi. Infine, ci sono specie di uccelli che non migrano e sono stanziali, come il passero Richard, i picchi o le gazze. Sono specie che si sono adattate al proprio ambiente, cambiando il piumaggio a seconda delle stagioni. La maggior parte degli uccelli vola a una velocità di 30-50 chilometri all’ora e a un’altezza di 500 metri. Alcune specie, sfruttando i venti, possono però raggiungere anche gli 80 chilometri all’ora e salire fino ai novemila metri di altezza.

Curiosità Quando vediamo volare una rondine in cielo sappiamo che è arrivata la primavera. Ormai, per l’immaginario collettivo, questa specie di uccelli è associata alla stagione più allegra dell’anno, la primavera, simbolo di rinascita. Gli antichi leggevano il futuro osservando lo spostamento degli uccelli migratori, nella forma degli stormi e nella loro direzione.

Quali sono i rischi della migrazione?

Durante le migrazioni, molti uccelli perdono la vita e non arrivano a destinazione. Le migrazioni, infatti, comportano grandi rischi. Primo fra tutti, le cattive condizioni ambientali, cioè la perdita dell’habitat, causata ad esempio dalla bonifica da parte dell’uomo delle zone umide, o dalla costruzione di case, palazzi, strade che modificano il paesaggio. Senza dimenticare la costruzione d’infrastrutture come cavi dell’alta tensione, fili elettrici e le pale eoliche, contro le quali gli uccelli spesso si scontrano, ferendosi o morendo. Infine, la caccia e il bracconaggio, che purtroppo fanno ancora tantissime vittime tra gli uccelli migratori.

Sono 114 i Paesi, fra cui l’Italia, che hanno aderito alla Convenzione di Bonn, un accordo che ha l’obiettivo di tutelare le specie migratrici terrestri e marine della fauna selvatica nei loro spostamenti. Un accordo molto importante, così come lo è la Convenzione di Ramsar, che si propone di conservare le zone umide, quali le oasi del deserto oppure i canneti e paludi, dove gli uccelli nidificano e si nutrono. Infine, fra i pericoli che possono compromettere le migrazioni degli uccelli ci sono i cambiamenti climatici. Negli ultimi anni la temperatura terrestre è aumentata, a causa dell’inquinamento provocato dal riscaldamento delle case e dall’utilizzo eccessivo delle automobili, da cui dipendono fenomeni estremi come alluvioni, uragani e siccità. Condizioni che possono modificare le rotte e i periodi delle migrazioni degli uccelli, con conseguenze negative per la loro stessa sopravvivenza.

Curiosità: Aristotele, filosofo e naturalista greco, osservando che in autunno i codirossi sparivano e comparivano i pettirossi (mentre in primavera accadeva l’esatto contrario), sin convinse che i codirossi, in inverno, si trasformassero in pettirossi!

 

 

 

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