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Foreste casentinesi, la casa del picchio nero

Foreste casentinesi, la casa del picchio nero Picchio nero. Luigi Sebastiani - www.birds.it

Una cincia bigia salta da un ramo all’altro di fronte alla sede dell’Ecomuseo delle Acque di Ridracoli. Poco distante, il picchio nero ha appena concluso la stagione della nidificazione, lasciando vuoti i nidi scavati nei tronchi degli alberi più vetusti.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, gioiello naturalistico che custodisce tra le più antiche foreste d’Italia, ha organizzato lo scorso 4 ottobre, con Lipu-BirdLife Italia e i Gal (Gruppi azione locale) L’Altra Romagna e Delta 2000, nell’ambito del progetto BirdWild Destination, un seminario sul tema della conservazione delle foreste e degli uccelli.

In questo maestoso scenario di boschi, che l’inizio dell’autunno ha ingentilito con una prima, timida, spruzzata di giallo, i relatori si succedono e raccontano come il ruolo delle foreste sia straordinario per il contributo che danno alla tutela della biodiversità e alla salute della terra.


I boschi ricoprono oggi il 30% del territorio italiano (10 milioni di ettari, pari a +1% di crescita l’anno), ma la loro qualità ambientale non è elevata: “Hanno poca biomassa, perché molti boschi italiani erano cedui intensamente sfruttati e ci vorranno secoli prima che diventino vetusti” spiega Gianluca Piovesan dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. D’altronde l’Europa ha perso nei secoli molte foreste, soprattutto quelle più antiche.

E ciò non giova alle specie cosiddette hole-nesting bird, che nella presenza di legno vecchio trova utili anfratti e cavità. L’allarme è rilanciato da Claudio Celada, direttore Conservazione natura Lipu: “La struttura dei nostri boschi è troppo semplificata per poter ospitare una ricca biodiversità e le foreste vetuste occupano una superficie irrisoria. Sebbene molte specie di uccelli di foresta sia in buono stato di conservazione, occorre rilevare come alcune specie particolarmente “esigenti” siano in difficoltà. È questo il caso del francolino di monte, del gallo cedrone, della balia dal collare e dell’astore di Sardegna”.


Non a caso la ricchezza di alberi vetusti permette al Parco Foreste Casentinesi di ospitare specie come picchio nero, astore, lui verde, rampichino alpestre e cincia dal ciuffo. “Il picchio nero è tornato nel 2000 ed è in rapida diffusione in tutto il parco” annuncia Nevio Agostini del Servizio promozione Conservazione Ricerca del Parco nazionale. Per Guido Tellini Florenzano di Dream Italia siamo in una “situazione dinamica, nella quale il bosco invecchia, facendo aumentare gli uccelli delle foreste, mentre gli ambienti agricoli aperti e i pascoli si riducono, causando l’estinzione del culbianco o il declino dello zigolo nero”.

Anche col progetto Life Tib, in corso in provincia di Varese, si sta cercando di migliorare la qualità dei boschi che fan parte del corridoio ecologico che collega la valle del Ticino col Campo dei Fiori, “aumentando la necromassa legnosa in grado di mantenere e incrementare la biodiversità” spiega Sara Barbieri della Provincia di Varese.
Un interessante progetto di conservazione e divulgazione in tema di foreste viene da Fontecchio (L’Aquila) dove nell’ambito del progetto Mosaici Mediterranei, ha illustrato Marco Polvani della Cooperativa Ilex, “abbiamo coinvolto la popolazione locale, associazioni e istituzioni nella conoscenza del bosco, nell’adozione attiva dei sentieri e nell’utilizzo sostenibile delle biomasse ricavate da rimboschi artificiali”.

Tanti alberi in Italia, dunque, ma spesso di scarsa qualità. Occorrerà lavorare molto affinché le foreste italiane possano di nuovo tornare “vetuste” e riempirsi di quella biodiversità che la mano dell’uomo ha loro sottratto nel corso dei secoli. Proteggere le foreste Casentinesi è uno degli obiettivi del progetto BirdWild Destination, anche attraverso la fondamentale opera di promozione delle bellezze naturalistiche e culturali del territorio in grado di attrarre turismo sostenibile e persuadere la gente della loro importanza.


La giornata è proseguita con una visita guidata alla vicina diga di Ridracoli. Decine di rondini montane sfrecciano sulla sommità della diga e ci dicono che la natura è straordinaria, anche laddove non te l’aspetti. Accompagnati dal “tour leader” Pierpaolo Ceccarelli, i partecipanti hanno conosciuto un ambiente che seppur creato artificialmente dall’uomo per creare una riserva d’acqua potabile a servizio della Romagna, presenta diversi motivi di interesse, sia paesaggistico che faunistico.

Il giorno seguente, 5 ottobre, giornata invece dedicata all’Eurobirdwatch 2014 organizzato da Lipu nella millenaria Foresta di Campigna. Dalle praterie di crinale dei prati della Burraia, l’itinerario si è addentrato attraverso faggi e abeti di dimensioni colossali, spesso dall’aspetto vetusto, habitat per molto specie di uccelli forestali tra cui il picchio nero. L’ultima tratto del percorso si è svolto nella monumentale Abetina di Campigna, regno del rampichino alpestre che con 200-300 coppie rappresenta la più importante popolazione di tutto l’Appennino settentrionale.
 

Lunedì, 22 Dicembre 2014 15:17

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