| Chi
è?
Genere Ciconia
Specie Ciconia
Nomi in altre lingue: White Stork (EN), Cigogne blanche (FR), Weissstorch (DE),
Ooievaar (NL), Ciqüeña común (ES)
Lunghezza: 100-115 cm
Apertura alare: 155-165 cm
Peso: 2,5 - 4 kg
La Cicogna bianca (Ciconia ciconia) è una specie che tutti
conoscono, anche se ancora in pochi hanno potuto osservarla in natura. Questo
splendido uccello, grazie alla sua abitudine di nidificare su strutture di origine
antropica, è entrato in molte leggende, ed in molti Paesi la specie è considerata
un simbolo positivo di felicità, fecondità e fedeltà. La Cicogna bianca è inconfondibile
per le sue grandi dimensioni, il piumaggio bianco e nero ed il becco lungo e appuntito
che, come le lunghe zampe, ha una colorazione rosso-arancio. In piedi ha un'altezza
superiore al metro ed un'apertura alare che supera il metro e mezzo. Il lungo
collo presenta le piume anteriori particolarmente lunghe, che conferiscono al
petto un aspetto disordinato. Gli occhi grigi sono circondati da pelle nuda scura
e sembrano quindi tagliati a mandorla. Il becco, lungo fino a 20 centimetri, è
forte ed appuntito e risulta così particolarmente adatto alla caccia di prede
medio-piccole (insetti, piccoli mammiferi, anfibi, rettili e piccoli uccelli)
sul terreno, nell'erba alta o nell'acqua. La specie non presenta differenze evidenti
tra i maschi e le femmine, anche se in genere i maschi sono leggermente più grandi
delle femmine. I giovani sono distinguibili per il colore più scuro del becco,
così come delle zampe. Le ali, in cui spiccano le penne remiganti nere che contrastano
con le copritrici candide, sono lunghe, larghe e con la punta sfrangiata, simile
a quella dei grandi rapaci. Infatti anche la Cicogna bianca è un'ottima veleggiatrice:
sfruttando correttamente le correnti d'aria calda, le cosiddette "termiche", che
si producono al suolo per azione dei raggi solari, le cicogne sono in grado di
alzarsi di quota con un limitato dispendio di energie, scivolando via seguendo
un percorso rettilineo e perdendo quota lentamente fino a raggiungere un'altra
termica o raggiungendo un posatoio.
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| Il
declino della Cicogna bianca, che ha interessato non solo l'Italia ma tutta Europa,
è imputabile alla distruzione e al degrado degli ambienti di alimentazione
ed alla persecuzione da parte dell'uomo. Altre cause del sensibile calo verificatosi
negli ultimi decenni sono le modificazioni ambientali sopravvenute anche nei quartieri
di svernamento africani, con la diminuzione delle precipitazioni, soprattutto
in Africa occidentale, ed i programmi di contenimento delle locuste, che costituiscono
gran parte della dieta africana delle cicogne. In Italia, dove la specie è protetta,
il bracconaggio assume un'incidenza non trascurabile: ancora oggi molte cicogne
vengono abbattute illegalmente sullo Stretto di Messina durante la migrazione
primaverile. Un'altra importante causa diretta di mortalità è rappresentata
dall'impatto e dalla folgorazione sui fili delle linee elettriche.
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| Dopo
l'estinzione, avvenuta intorno al XVII secolo, il nostro Paese è stato costantemente
interessato dalla presenza di cicogne, sia durante la migrazione primaverile,
sia durante quella autunnale. A partire dagli anni cinquanta sono stati registrati
alcuni spontanei tentativi di nidificazione nel settore occidentale della Pianura
Padana, nella maggior parte dei casi con esito infausto a causa dell'intervento
dell'Uomo. Solo a partire dal 1985, anno di attivazione del primo Centro
LIPU di riproduzione della Cicogna bianca, si è potuto assistere ad un lento
ma costante incremento della popolazione nidificante. La LIPU ha inoltre curato
la redazione del Piano di Azione per la conservazione della Cicogna bianca in
Italia. Tale strumento prevede numerose azioni concrete:
- azioni a livello politico internazionale, nazionale e locale per la conservazione
degli habitat di alimentazione e di riproduzione delle cicogne;
- la promozione di interventi di miglioramento ambientale e di modelli di gestione
sostenibile delle aree agricole;
- la ricerca;
- la sensibilizzazione dei cittadini e degli addetti alla gestione del territorio;
- la creazione di nuovi siti idonei alla nidificazione;
- la gestione di centri di riproduzione e rilascio.
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