Scienza e conservazione
La strategia di pesca del marangone dal ciuffo
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Gli uccelli marini utilizzano diverse tecniche di foraggiamento per individuare e catturare le loro prede, che comprendono pesci, crostacei e altri organismi marini. Sebbene la maggior parte delle specie abbia una modalità principale di foraggiamento, spesso, in modo opportunistico, ne utilizzano altre del tutto differenti.
Il metodo più comune è immergersi dalla superficie del mare e inseguire le prede mentre nuotano sott'acqua, con l’ausilio di ali e zampe, come fanno ad esempio i pinguini e i cormorani; o ancora pescare in superficie (dipping) come fanno gabbiani, sterne e procellarie. La tecnica più specializzata è però l’immersione in picchiata, utilizzata da sule, sterne e pellicani, che si tuffano rapidamente dall’alto per catturare prede più in profondità. Altre tecniche meno diffuse includono lo scavo dei fondali rocciosi, la caccia in volo e il furto di cibo di altri uccelli.
Come pesca il marangone dal ciuffo?
La comprensione completa del comportamento subacqueo di molte specie di uccelli rimane tuttavia ancora limitata, principalmente a causa delle difficoltà di osservare in modo continuativo gli individui quando si immergono e si muovono, spesso rapidamente, in profondità.
Proprio per questo motivo, risulta straordinaria la scoperta che ha documentato il gruppo di scienziati internazionale guidato dal ricercatore Paolo Salvador del Marine research institute dell’Università di Klaipėda, in Lituania, in collaborazione con la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, il gruppo Subacquei per la scienza di Oristano e l'Università degli studi di Trieste. Gli autori, nel loro recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica Behaviour, analizzano il comportamento inaspettato di un giovane di marangone dal ciuffo (Gulosus aristotelis desmarestii) che non era mai stato osservato in precedenza.
Dalle sequenze di un video registrato casualmente nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, si osserva un comportamento di caccia inedito e altamente sofisticato per la specie, un vero e proprio agguato sottomarino anziché il tradizionale inseguimento attivo (definito pursuit-dive).
Le immersioni del soggetto studiato si articolano in tre fasi comportamentali: dapprima “raduna” le prede attraverso un inseguimento attivo del banco di pesci, come a spingerli verso barriere fisiche; prosegue poi con “l’esplorazione”, caratterizzata da un nuoto veloce vicino al fondale marino ad una certa distanza dal banco; e, infine, “l’agguato” ovvero quando l'uccello, sfruttando la roccia per nascondersi, lancia un attacco rapido a breve distanza. Sebbene gli attacchi osservati non abbiano avuto successo durante tutta la registrazione, la ripetizione del comportamento (almeno 15 immersioni) suggerisce che il giovane esemplare stava sperimentando una strategia predatoria più complessa e pianificata di quanto si credesse.
L’agguato
Questa scoperta ha importanti implicazioni per studiare l'evoluzione dei comportamenti di predatori aerei e acquatici e la dinamica degli ecosistemi marini, poiché dimostra come alcune caratteristiche del fondale marino possano favorire la predazione, consentendo attacchi rapidi e a distanza ravvicinata contro prede in movimento veloce.
Se confermato, si evidenzierebbe quindi un aspetto innovativo riguardo le capacità comportamentali della specie: nonostante la vista subacquea poco acuta, il marangone dal ciuffo riscurirebbe a catturare prede veloci in ambienti noti, grazie a una conoscenza approfondita del territorio e all’uso di elementi come rocce e tunnel come strumenti strategici per la caccia.
Gli autori non escludono altre spiegazioni: il comportamento osservato potrebbe essere una tattica specifica per una preda o una strategia individuale, oppure, considerando la giovane età dell’esemplare e la scarsa efficacia nei tentativi di predazione, potrebbe anche rappresentare una modalità esplorativa di foraggiamento. O ancora, un semplice effetto collaterale di un’altra tecnica di foraggiamento: il predatore, perlustrando il tunnel alla ricerca di prede tra i sedimenti del fondale, occasionalmente catturava anche piccoli pesci vicino alla superficie. In questo caso, però, ci si aspetterebbe che l’animale evitasse i siti appena esplorati per ottimizzare del tempo sott’acqua,
Capire per conservare
Solo ulteriori nuove ricerche potranno fare luce sulla validità delle varie ipotesi elaborate e permettere di acquisire una comprensione completa delle tattiche di caccia di questa specie di uccelli marini, scoprendo magari affinità di tali comportamenti anche in altri specie.
Ancora una volta, la consapevolezza della straordinaria ricchezza e complessità della biodiversità marina sottolinea l’urgenza di implementare strategie di conservazione efficaci. La tutela degli ecosistemi marini e la prevenzione delle minacce legate alle attività antropiche rappresentano quindi un imperativo fondamentale per preservare questo mondo sommerso che di cui rimane ancora molto da scoprire.
Roberta Righini, Area Conservazione natura della Lipu