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Becco, nido e frenesia

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La forma del becco degli uccelli pare essere una variabile determinante nella scelta dei materiali e nella forma dei nidi, che a loro volta influiscono sulla fecondità delle coppie. Lo spiegano due ricerche scientifiche pubblicate da alcuni ricercatori inglesi e australiani

Con l’arrivo della primavera inizia una stagione impegnativa per gli uccelli, quella della riproduzione. Per poter garantire il futuro della specie, infatti, maschi e femmine devono dedicare gran parte delle loro risorse per l’allevamento della prole, partendo dalla ricerca e protezione di un territorio ideale fino alla ricerca di cibo per sfamare i pulcini. Ma, analogamente agli umani, formare una nuova famiglia significa anche “mettere su casa”, un’espressione che, per quanto riguarda gli uccelli, significa dover letteralmente costruire, ogni anno a volte da zero, il nido che ospiterà la nidiata. Il tipo di “abitazione” che ogni specie realizza è condizionata da tanti fattori, come habitat prediletto e il loro comportamento, ma anche dalla forma dell’unico strumento che gli uccelli hanno a disposizione per costruire il nido: il loro becco. Per verificare l’influenza che la forma di quest’ultimo ha sulla modalità costruttiva del nido i ricercatori di tre università inglesi hanno realizzato e analizzato un database contenente i dati dei materiali utilizzati per i nidi da 5924 specie di uccelli, confrontandoli con la forma del becco e la dieta della specie. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica Philosophical transacions B, hanno dimostrato che la morfologia del becco influisce in modo significativo sulla scelta dei materiali, che però è anche condizionata da altri fattori ecologici e, in particolare, dalla disponibilità del materiale presente nell’ambiente circostante. Ad esempio, mentre l'erba è utilizzata da uccelli con differente forma e dimensione del becco diverse, la seta è utilizzata solo da specie con becco piccolo di qualsiasi rapporto larghezza/profondità. La scelta del materiale sembra inoltre influenzata anche da altre variabili, come  dimostrato da altri studi, che parlano di particolari proprietà termiche o antipredatorie.

Dimmi che becco hai
Il modello predisposto dai ricercatori evidenzia quindi come la presenza di alcuni materiali sia maggiormente legata alla forma del becco, come l’uso dei ramoscelli, rispetto ad altri, come ad esempio la presenza di foglie. I ricercatori suggeriscono come questo potrebbe anche far pensare a un potenziale legame tra la morfologia del becco e altri aspetti della progettazione del nido, come la sua struttura.
Lo studio ha dimostrato, inoltre, che vi è una correlazione tra la massa corporea degli uccelli, l’indice della capacità di volo (Hwi) e l'uso del materiale del nido. La relazione tra massa corporea e materiale del nido può riflettere vincoli energetici (ad esempio, solo gli uccelli più grandi possono trasportare e manipolare materiali più pesanti) e/o la necessità, per i nidi degli uccelli più grandi, di mantenere l'integrità strutturale attraverso materiali più resistenti. Questa ipotesi è supportata da un altro studio condotto su di un campione di 591 specie di passeriformi, che mostra come le specie più pesanti utilizzino più materiale legnoso all'esterno del nido.

Meno covate col nido a cupola
L’importanza della forma del nido nella strategia riproduttiva degli uccelli è stata analizzata e dimostrata in un altro recente studio pubblicato da ricercatori inglesi e australiani sul Journal of Evolutionary Biology. Una ricerca comparata sulla forma del nido di 227 specie di passeriformi ha dimostrato che la costruzione di diversi tipi di nido è associata alla fecondità: le specie che costruiscono nidi a cupola hanno meno covate all'anno rispetto a quelle che costruiscono nidi a coppa aperta, questo probabilmente per il maggior costo energetico di costruzione. In teoria, però, il minor numero di covate potrebbe venire compensato da un numero maggiore di uova per ciascuna di esse. Lo studio ha dimostrato che questo è vero solo nei casi in cui entrambi i sessi contribuiscono alla costruzione del nido, mentre se quest’ultima è solo a carico della femmina, e quindi anche il dispendio energetico colpisce solo essa, il numero delle uova non è maggiore. Ipotesi che sembra anche confermata da altri studi che mostrano come nelle specie in cui è la sola femmina a occuparsi anche del nido questo è a coppa, forma che, appunto, richiede meno energie per la sua realizzazione.
Entrambe le ricerche evidenziano che ci sono ancora molti meccanismi non chiariti nei processi di costruzione dei nidi, mostrando come tanto abbiamo ancora da scoprire nell’affascinante mondo degli uccelli e come questo ci debba motivare ancora di più nella loro protezione.

(Federica Luoni, responsabile Habitat della Lipu)
 

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Colombaccio © Maurizio Bonora