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La personalità influenza le dinamiche di gruppo anche nelle specie selvatiche. Lo conferma uno studio pubblicato su Science che ha osservato gruppi di oche selvatiche anser anser
Tutti noi ci confrontiamo ogni giorno con le dinamiche di gruppo. Sul lavoro, in famiglia o tra gli amici, infatti, c’è sempre qualcuno che tende a prendere le decisioni, scegliere la destinazione delle vacanze o più semplicemente decidere cosa mangiare per cena. Alcune di queste dinamiche le possiamo intuire anche guardando i nostri animali domestici come si comportano tra loro. E, in effetti, molti studi su mammiferi sociali hanno confermato queste impressioni.
Per capire se ciò avviene anche in altri gruppi animali, e in particolare negli uccelli, alcuni ricercatori austriaci e danesi hanno studiato il comportamento di un gruppo di oche selvatiche (Anser anser) pubblicandone poi i risultati sulla rivista Science.
Questa specie, il cui studio delle dinamiche sociali è anche alla base dell’etologia, ha la caratteristica di spostarsi, sia per la migrazione che per raggiungere i siti di alimentazione, in gruppi compatti, composti spesso da sottogruppi di un branco costituito anche da più di 100 individui che comunicano tra loro. Ad esempio, prima della partenza in volo di un gruppo, alcuni individui iniziano a posizionarsi nella direzione di volo e iniziano a emettere un richiamo di reclutamento, cui ne segue un successivo, differente, che segna la vera e propria partenza di un individuo.
Definire la leadership
I ricercatori hanno quindi studiato nel dettaglio i singoli individui per capire quali più frequentemente davano il segnale di partenza e, soprattutto, quanto era numeroso il gruppo che li seguiva una volta che essi prendevano il volo. Questo per determinare, grazie ad alcuni test standardizzati,se ci fossero degli individui che influenzavano di più i comportamenti degli altri e, se sì, quali fossero le loro caratteristiche sia fisiche (sesso, età), sia comportamentali (distanza di fuga, grado di aggressività e vocazione all’esplorazione).
Le caratteristiche fisiche si sono dimostrate un fattore significativo nel definire la leadership: gli individui adulti e accoppiati, indipendentemente dal loro sesso, una volta partiti, avevano più oche al loro seguito, rispetto a quando a partire per primo era un individuo giovane o non accoppiato.
Gli individui (follower) che tendevano invece a seguire per primi sono risultati maggiormente esemplari femmine, giovani, così come il o la partner dell’individuo involato.
Ma queste condizioni non descrivono del tutto il comportamento del gruppo. I test statistici, infatti, hanno evidenziato come ci siano degli individui che, in modo seppur debolmente significativo, tendono a richiamare e poi ad essere seguiti da un maggior numero di individui, dimostrandosi quindi dei leader all’interno del gruppo. In particolare questi individui sono risultati essere quelli che ai test apparivano più audaci, ossia quelli che mostravano una minor distanza di fuga in presenza di un essere umano.
Gli individui esploratori
Al contrario, i primi a seguire sono stati gli individui che risultavano nei test comportamentali più propensi all’esplorazione o meno timorosi delle novità (neofobia), mostrando maggiore apertura verso le situazioni ignote. Secondo i ricercatori, la presenza di questi individui “esploratori” sarebbe vantaggiosa per tutto il gruppo perché essi potrebbero svolgere un ruolo chiave nella navigazione e nell'utilizzo del territorio da parte del proprio gruppo (ad esempio, promuovendo la scoperta di nuovi siti di foraggiamento) e nella trasmissione di nuove informazioni, comprese le innovazioni alimentari (ad esempio, nuove piante) che potrebbero contribuire alla diffusione di nuove tradizioni alimentari all'interno del gruppo.
Il leader perfetto
I ricercatori hanno anche osservato come sia gli individui risultati leader che i primi follower abbiano dimostrato bassi tassi di aggressività. Dunque non è la dominanza sul gruppo a creare la leadership ma bensì altre caratteristiche. Secondo le ipotesi dei ricercatori seguire un leader più audace ma poco aggressivo da un lato porta a scoprire potenziali nuovi territori e fonti di cibo e dall’altra diminuisce la possibilità di scontri per la risorsa stessa. I ricercatori mettono ovviamente in guardia dal generalizzare le conclusioni del loro studio:studiare il comportamento di specie selvatiche è infatti molto complesso per la difficoltà nel tracciare interazioni precise in ambiente naturale.
Inoltre, come hanno dimostrato studi simili su altre specie, i meccanismi che sottendono i processi decisionali collettivi possono essere molteplici, come ad esempio il tempo dedicato alla segnalazione pre-volo, che può variare in base a diversi fattori quali la vicinanza del partner, il livello di fame o la ricompensa alimentare prevista alla loro prossima destinazione.
Nonostante ciò questo studio evidenzia l'importanza dei tratti di personalità nel comportamento collettivo e nella trasmissione delle informazioni, contribuendo alla comprensione dell'adattabilità delle popolazioni ai cambiamenti ambientali.
Ci piace pensare, inoltre, che un po’ come per le favole dove alla fine c’è una morale, qualcosa da queste oche possiamo imparare anche noi: il vero leader deve essere autorevole e non autoritario, ma per avere davvero successo deve anche avere dei buoni collaboratori. Una lezione che è sempre bene tenere a mente, che tu sia un’oca o un essere umano.
(Federica Luoni, responsabile Habitat della Lipu)