Recupero fauna selvatica, primo convegno nazionale. "150mila animali curati all'anno, serve un sistema nazionale"
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Lipu e Wwf, organizzatori del convegno: “Un sistema prezioso per ambiente e salute e bisognoso di risorse e certezze normative, ma in Parlamento si lavora in senso opposto”.
“Un sistema che, pur svolgendo funzioni pubbliche cruciali ed essendo un punto di riferimento per i cittadini, vive una condizione di fragilità strutturale e di scarso riconoscimento istituzionale. In piena crisi di biodiversità e con l’aumento dell’impatto antropico sugli animali selvatici, il rischio evidente è che la rete dei Centri di Recupero della Fauna Selvatica non riesca più a sostenere il carico crescente di responsabilità e lavoro, con conseguenze rilevanti non solo per gli animali, gli operatori e la salute pubblica, ma anche per le amministrazioni nazionali, regionali e locali".
Questo il messaggio corale emerso oggi a Roma, dove si è svolto il primo Convegno nazionale “Il recupero della fauna selvatica”, organizzato da Lipu e WWF Italia. Un evento che ha fatto registrare una grande partecipazione: quasi 200 persone tra istituzioni, centri di recupero (oltre 40 quelli presenti) e associazioni. In Italia sono circa 100 i centri, gestiti principalmente da associazioni del Terzo settore, piccoli gruppi di volontariato locali ed enti pubblici. Si stima che complessivamente ospitino e curino oltre 150.000 animali l’anno.
Al convegno, che ha ottenuto il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, di Ispra, FNOVI e SIEF, erano presenti esponenti di queste istituzioni, oltre a ministero della Salute, ai Carabinieri forestali, alle Università, centri di ricerca, amministrazioni regionali (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Lazio, Toscana), Istituti Zooprofilattici, ASL, aree protette, veterinari, associazioni ambientaliste (sono intervenuti il Presidente WWF Luciano Di Tizio e il Presidente della Lipu, Alessandro Polinori).
Il ruolo dei CRAS è strategico: non solo cura e riabilitazione della fauna selvatica, attività cruciale per la biodiversità e per specie minacciate come i rapaci; questi centri sono anche presidi sanitari per il monitoraggio e l’individuazione di patologie zoonotiche quali ad esempio l’influenza aviaria, nonché punti di riferimento per le forze di polizia e la magistratura nelle attività di contrasto ai reati in danno degli animali. I centri accolgono infatti ogni anno centinaia di animali sequestrati: attualmente sono circa 3.000 ospitati in queste strutture. Infine, i CRAS svolgono attività di informazione e sensibilizzazione nei confronti dei cittadini. Nonostante la loro importante funzione i CRAS italiani soffrono di carenze strutturali: in primis le scarse risorse economiche, ma anche standard disomogenei determinati da una normativa carente e frammentata.
Chiediamo una normativa ad hoc – sottolineano Lipu e WWF, le principali associazioni che in Italia gestiscono dei CRAS - che valorizzi le tante esperienze positive, affinché si crei un vero e proprio sistema nazionale per il recupero della fauna selvatica. Siamo in un momento cruciale per una svolta attesa da decenni. Ed è inaccettabile che la Legge 157/92 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma che insieme alle norme regionali disciplina i CRAS, sia oggi oggetto di modifiche che vanno in senso diametralmente opposto.
Tra le specie più frequentemente ospiti dei Centri ci sono rondoni e ricci, mentre tra le cause di ricovero vi sono in primis i traumi da impatto dell’avifauna su ostacoli antropici, l’uscita prematura da nidi o tane ma, nei mesi di attività venatoria (da settembre a tutto gennaio) anche le ferite da arma da fuoco, atti di bracconaggio e gli effetti del saturnismo, l’intossicazione da piombo che colpisce gli uccelli che ingeriscono i pallini diffusi nell’ambiente, sia in modo diretto che indiretto, come nel caso dei rapaci che predano animali bersaglio dei cacciatori.
Il messaggio finale "corale" del convegno è stato: c'è bisogno di un sistema coerente, omogeneo per il sistema dei Centri di Recupero della Fauna Selvatica in Italia. Tra le proposte emerse dalla tavola rotonda finale: l’istituzione di un numero telefonico unico a livello nazionale per il soccorso della fauna.