Proposta legge allevamenti, le associazioni denunciano l'immobilismo delle istituzioni
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Due municipi a Roma e Milano vanno ad aggiungersi ai tanti comuni che stanno attualmente discutendo o che hanno già approvato una mozione di sostegno alla pdl, che chiede una profonda revisione dell’attuale sistema di allevamenti intensivi
Oltre 7 milioni e mezzo di avicoli abbattuti negli allevamenti a causa dell’aviaria in due anni. Allevamenti familiari sempre più in calo e fagocitati da quelli intensivi sempre più grandi e impattanti. A distanza di due anni dalla presentazione a Montecitorio della proposta di legge "Oltre gli allevamenti intensivi - Per una transizione agroecologica della zootecnia" promossa da Terra!, Greenpeace Italia, WWF Italia, Lipu e ISDE - Medici per l’ambiente, gli impatti ambientali, sanitari e sociali degli allevamenti intensivi non accennano a fermarsi.
La situazione è grave. Da marzo 2024 (data di deposito della nostra PdL) sono stati abbattuti oltre 7 milioni e mezzo di avicoli negli allevamenti intensivi a causa di 150 focolai di aviaria. Questo corrisponde ad una stima di spesa, per abbattimenti, smaltimenti e rimborsi, di decine di milioni di euro pagati con fondi pubblici, sottratti quindi ad altre voci di spesa per la salute pubblica, che non vanno in nessun modo a risolvere il problema alla radice, ma rappresentano un rimedio momentaneo, per un problema strutturale che spesso si ripresenta nello stesso allevamento solo pochi mesi dopo.
Tutto questo per sostenere un’industria sempre più concentrata nelle mani delle grandi aziende. Le consistenze zootecniche italiane ammontano a circa 2,3 milioni di capi tra bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, circa 7,8 milioni di suini, e gli avicoli allevati ogni anno in Italia ammontano a circa 650 milioni. Il comparto avicolo è l'unico che ha evidenziato una crescita importante (31%) negli ultimi 10 anni. A livello generale il numero di allevamenti invece diminuisce: -16% il numero di aziende di bovini da latte, -12% quelli della linea vacca-vitello da carne, -31% dei suini. Allevamenti che diminuiscono numericamente, ma che diventano sempre più grandi e intensivi, a chiudere, infatti, sono principalmente quelli familiari e di piccole dimensioni.
Cambiare modello è però possibile. Di fronte alla difficoltà delle piccole aziende e al susseguirsi di epidemie e zoonosi, nell’immobilismo della politica nazionale sono gli enti locali a prendere posizione, come i comuni di Gonzaga (MN) e Pavia, entrambi situati nel cuore della “food valley” italiana, che si sono dotate di specifici piani regolatori in cui gli allevamenti intensivi vengono fortemente limitati come strumento di sviluppo del territorio, anche per salvaguardare il tessuto produttivo tradizionale. Con coordinate e significato politico diversi anche due consigli municipali di Roma (XI municipio) e Milano (VI municipio) si sono espressi approvando la mozione di sostegno alla proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, aggiungendo la propria voce a quella dei 12 Comuni che hanno approvato la stessa mozione nei mesi scorsi, per chiedere al Parlamento di avviare la discussione sulla legge: Castenedolo (BS), Arese (MI), Canegrate (MI), Spoltore (PE), San Vito al Tagliamento (PN), Stanghella (PD), Bastia Umbria (PG), Fabbrico (RE), Rivalta (TO), Empoli (FI), Città di Castello (PG) e Pineto (TE).
Ora è però il momento che la politica nazionale si attivi. Nonostante sia sostenuta da 23 parlamentari di cinque diverse forze politiche, da decine di associazioni e comitati, la proposta di legge è ancora in attesa di discussione in Commissione Agricoltura alla Camera. Per questo le associazioni hanno scritto una mail ai parlamentari in cui chiedono di dare concretezza a un'iniziativa che affronta questioni ambientali, sanitarie, socio-economiche ed etiche sempre più urgenti. La salute e la sicurezza di cittadini e animali non possono più aspettare.