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Pollo
sultano |
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| Chi
è?
Genere Porphyrio
Specie porphyrio
Sottospecie presente in Italia porphyrio
Nomi in altre lingue: Purple gallinule (EN), Porphyrion bleu (FR), Calamòn
comùn (ES), Purperkoet (DE)
Lunghezza: 47 cm
Apertura alare: 90-100 cm
Peso: 500-1000 gr.
Pochi conoscono il Pollo sultano, eppure è uno dei più belli
e colorati abitanti delle zone umide mediterranee. Con il suo piumaggio blu
e porpora dai riflessi turchesi che contrasta col bianco candido del sottocoda
e con il rosso brillante delle zampe e del becco, sembra una esuberante meraviglia
tropicale finita per errore in mezzo alla nostra sobria fauna temperata. In effetti,
in un certo senso, è proprio così. Il Pollo sultano è
ampiamente distribuito nelle regioni tropicali dell'Africa e dell'Asia meridionale,
spingendosi fino in Australia e Nuova Zelanda. La specie è costituita da
numerose sottospecie (di cui alcune ormai considerate specie a sè)
che occupano parti diverse di questo grande areale. La sottospecie nominale "porphyrio"
è indubbiamente una delle più rare e occupa l'estremo nordorientale
dell'areale ovvero le coste del mediterraneo occidentale. Anticamente la si trovava
in tutta la penisola iberica, nel Magreb, in Italia Meridionale e in Grecia.
Il Pollo sultano è un Rallide (appartenente quindi
all'ordine dei Gruiformi e alla famiglia dei Rallidi) cosi come le più
famigliari Folaga e Gallinella d'acqua. E' strettamente legato agli ambienti
palustri ed in particolare ai densi canneti. Qui nidifica in nidi costituiti
da ammassi di vegetazione palustre e qui trova i suoi alimenti preferiti: germogli
e semi di vegetazione acquatica e palustre ma anche insetti, molluschi e peschi
morti. Le sue grandi zampe dotate di lunghissime dita sono altamente adattate
a camminare sulla vegetazione galleggiante in cui svolge gran parte della propria
vita. Tende infatti a volare poco e a spostarsi essenzialmente a piedi all'interno
dei folti canneti.
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| Problemi
e minacce |
| La
forte dipendenza del Pollo sultano dalle zone umide è all'origine del suo declino.
Questi ambienti si sono fortemente ridotti, infatti, nel corso dell'ultimo
secolo in seguito ad ampi progetti di bonifica. Ove sono rimasti ancora
habitat adeguati, la specie è spesso stata eliminata dagli eccessi della caccia.
Essendo un uccello grosso, appariscente e spesso molto confidente, cadeva facilmente
preda dei cacciatori.
Le popolazioni di Pollo sultano si
sono cosi ridotte progressivamente fino a rischiare l'estinzione della sottospecie
mediterranea. Scomparso da buona parte del suo areale inclusa l'Italia peninsulare
e la Sicilia, resiste solo in Nord Africa e nelle sue due grandi roccaforti: la
Spagna e la Sardegna. Per fortuna negli ultimi anni questo declino è stato contrastato
ed addirittura invertito. La tutela di molte delle rimanenti aree umide e la cessazione
della persecuzione diretta hanno permesso alla specie di tornare a livelli di
popolazione accettabile e di espandersi anche a zone in cui era scomparsa. Questa
espansione è stata favorita anche da interventi di reintroduzione che hanno
riportato il Pollo sultano nelle Baleari, in Catalogna ed in alcune zone del Portogallo.
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| Interventi
della LIPU |
| L'ultima
regione italiana (al di fuori della Sardegna) ad ospitare il Pollo sultano è stata
la Sicilia. L'animale era comune in buona parte delle zone umide siciliane ed
in particolar modo in quelle delle province di Siracusa e Catania. Basti pensare
che nell'ottocento, nel solo Biviere di Lentini ne venivano cacciati 1500 ogni
anno. La continua pressione venatoria assieme alle opere di bonifica di alcune
siti hanno portato la specie all'estinzione definitiva nel 1957. E' proprio in
quest'area della Sicilia sud- orientale che l'INFS (Istituto Nazionale della Fauna
Selvatica) ha avviato, in collaborazione con la LIPU, un progetto di reintroduzione
per riportare la specie nell'isola. Il progetto è finanziato dalla Regione
Sicilia. Gli individui, di origine selvatica prelevati in Spagna e Sardegna verranno
liberati in alcune zone umide del sud est della Sicilia (province di Catania e
Siracusa) con l'obbiettivo di ristabilire una popolazione selvatica in grado di
autosostentarsi.
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