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Tutte le notizie sul
tema Caccia

 
Vogliono eliminare i paradisi degli uccelli
e dare via libera ai cacciatori: fermiamoli!
 
 


Al Presidente della Camera
On. Fausto Bertinotti

Al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
On. Paolo De Castro

Al Ministro dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare
On. Alfonso Pecoraro Scanio

Al Ministro per le Politiche Europee
On. Emma Bonino

Al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali
On. Linda Lanzillotta

Al Presidente della Commissione Agricolture della Camera
On. Marco Lion

Ai Capogruppo della Camera dei Deputati

Come cittadino italiano ed europeo chiedo che il Parlamento approvi senza modifiche peggiorative - e in contrasto con la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat - il Decreto Legge n.251 del 16 agosto 2006, in modo da bloccare le procedure d'infrazione aperte dall'Unione europea contro l'Italia e assicurare importanti misure di conservazione per le Zone di Protezione Speciale.
Mi appello quindi al Vostro senso di responsabilità, per far prevalere l'interesse comune e la tutela della biodiversità nel nostro Paese.

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Tramite conto corrente postale n. 10299436 intestato a LIPU Onlus - Parma - specificando nella causale "Petizione Decreto Legge 251".

Telefonandoci 0521 - 273043 - per donazioni con carta di credito
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oppure scarica il modulo).

Tramite un bonifico bancario sul conto corrente 588338 - Banca Monte dei Paschi di Siena - sede di Parma cordinate bancarie:
ABI 1030 CAB 12700 CIN E

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Petizione LIPU per difendere la Biodivesità nel nostro Paese

Il Decreto 251 è stato emanato il 16 agosto 2006 con due obiettivi generali:

  • delineare un primo sistema di regole per le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e dunque per le IBA (Important Bird Areas) e per la Rete Natura 2000, così come ci viene richiesto dalle Direttive europee;
  • dare una risposta efficace alla procedura di infrazione (la n° 2006/2131) avviata dalla Commissione europea contro l'Italia sul disastroso sistema italiano della caccia in deroga alle specie protette.

Il Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri rappresenta un punto particolarmente riuscito di equilibrio e mediazione tra interessi diversi.

La procedura di infrazione avviata dall'Unione europea è giunta ormai al secondo dei tre gradi prima della sentenza della Corte di Giustizia, chiamando in causa 13 regioni italiane.

Il sistema italiano di applicazione delle deroghe è stato definito dalla UE un escamotage per trasformare la caccia in deroga, caratterizzata dalle dovute limitazioni come richiederebbe la disciplina comunitaria, in ordinaria amministrazione. La Commissione europea ha rifiutato ogni proroga all'Italia e ci infliggerà una sanzione pesante, multimilionaria, che ricadrà sui cittadini italiani e in particolare sul comparto agricolo con il blocco dei fondi per lo sviluppo rurale, in assenza di una risposta seria, efficace, cioè di un cambio radicale di regime sulla concessione, attivazione e applicazione delle deroghe.

La serie infinita di modifiche che si vorrebbe apportare al Decreto Legge 251 non rappresenta affatto un risposta seria all'Europa ma, nella migliore delle ipotesi, una mancanza di risposta in quanto mero mantenimento dello status quo e quindi assenza e rifiuto totale di misure di conservazione per le Zone di Protezione Speciale.

In particolare, con gli emendamenti presentati:

le previste misure di conservazione della natura - condizione fondamentale per l'attivazione del sistema della Rete Natura 2000, cui l'Italia è obbligata dalle normative comunitarie ad aderire - decadrebbero quando le Regioni andranno ad emettere le norme regionali;
si farebbe scomparire qualsiasi differenza rispetto all'apertura della caccia tra le Zone di Protezione Speciale e il rimanente territorio, con la conseguente perdita di una seppur parziale misura di tutela per queste aree sotto il profilo della tutela della migrazione degli uccelli selvatici;
si allargherebbero le possibilità di immissione di fauna selvatica a fini venatori nelle Zone di Protezione Speciale, attività che è causa di inquinamento genetico e di grave perdita di biodiversità, ovvero l'esatto contrario delle politiche di conservazione che dovrebbero essere attivate in queste aree;
si indebolirebbero le misure di tutela su altri fronti, tra cui quello dell'eolico, degli elettrodotti, degli impianti sciistici e addirittura facendo venir meno la necessità di attivare linee guida generali per le Zone di Protezione Speciale, rimandandole totalmente alle Regioni.

In conclusione, l'Italia non sarebbe in grado di rispondere alla procedura di infrazione e fallirebbe clamorosamente nel passo avanti verso il compito, ormai improcrastinabile, di tutelare la natura e il preziosissimo e sempre più in crisi patrimonio della biodiversità.