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Gli
errori da non commettere mai durante il soccorso
di
Maurizia Pallante da appunti di Sabrina Calandra |
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umanizzare un animale selvatico
Le manifestazioni di affetto proprie degli uomini non sono idonee
a comunicare con un uccello e spesso lo terrorizzano soltanto.
Non avvicinare troppo il viso
ad un uccello
Il linguaggio gestuale e corporale è importantissimo per
gli animali. I nostri occhi appaiono loro molto grandi, proprio
come quelli di un potenziale predatore o contendente. Questo segnale
di pericolo li spinge a difendersi, per cui, se si sentono minacciati,
possono arrivare a beccare gli occhi dell'ignaro soccorritore.
Non afferrare mai un uccello
dalla coda
L'istinto di fuga spinge l'animale a scappare e, divincolandosi
dalla presa del soccorritore, può perdere tutte le sue timoniere.
L'assenza delle penne della coda si ripercuote sulla stabilità
di volo ed atterraggio, per cui un animale privo di timoniere andrà
ospitato nel centro recupero fino alla completa ricrescita di tali
penne.
Non afferrare mai un uccello
dalle ali aperte
Le ossa delle ali di un uccello sono molto fragili: se la presa
è scorretta, si possono causare delle fratture, oltre che
procurare danni alle penne.
Non accendere mai improvvisamente
la luce ad un uccello
Gli uccelli sono abituati ai fotoperiodi progressivi e regressivi
delle albe e dei tramonti. Una luce improvvisa causa disorientamento,
non permette al volatile di riprendere le funzioni di vigilanza
e, a volte, ne provoca la morte per il forte spavento.
Non usare farmaci per mammiferi
(uomo, cani, gatti, etc.)
A volte, il principio attivo di un farmaco studiato per i mammiferi
può essere decisamente dannoso negli uccelli. Si consiglia
di usare sempre medicine o integratori formulati appositamente per
i volatili, salvo diversa prescrizione veterinaria.
Non usare ovatta per costruire
un nido soffice
I fili dell'ovatta possono attorcigliarsi alle zampe del malcapitato
uccello e causarvi ulcere e ferite.
Non fumare in presenza degli
uccelli
Questi animali sono molto sensibili alla nicotina.
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L'imprinting di
Maurizia Pallante da appunti di Sabrina Calandra |
Gli uccelli
sono molto sensibili al cosiddetto fenomeno dell'imprinting, parola
che in inglese, letteralmente, significa "Impressione":
l'animale viene "impressionato" da un oggetto o da un
altro essere vivente, a cui si affiderà per le cure parentali
e l'apprendimento. L'imprinting non va però confuso con il
condizionamento. Il primo avviene esclusivamente nelle prime fasi
di vita ed è pressoché indelebile, comprende l'apprendimento
del concetto di appartenenza alla specie e l'acquisizione di tutti
quei comportamenti che fanno parte di essa e che solo i genitori
sono in grado di trasmettere ai figli. Il condizionamento è
invece una forma di apprendimento sperimentale, che avviene ad un
livello cognitivo differente, maggiore.
Le risposte innate dipendono da stimoli ben precisi (colori, forme
e comportamenti specifici) e la natura ha dato agli individui della
stessa specie quelle caratteristiche fisiche e di comportamento
tali da far scattare queste risposte nei piccoli e negli adulti
della stessa specie. A noi il compito di non turbare questo equilibrio.
Nei contatti che si hanno con piccoli implumi durante un recupero,
bisogna stare attenti a non confonderli, facendoli entrare troppo
in confidenza con la razza umana. Infatti, dal momento che il recupero
di un selvatico deve sempre essere finalizzato
alla sua liberazione e reintroduzione in natura, l'eccessiva
socializzazione dell'uomo con questi splendidi esemplari può
risultare soltanto dannosa.
Per questi motivi, in genere bisogna isolare gli uccelli dal continuo
via vai di persone, lasciandoli tranquilli tra un pasto e l'altro
e soprattutto nutrendoli mediante fantocci appositamente studiati
per evitare l'imprinting.
I centri recupero sanno operare in questa giusta maniera, motivo
per cui si consiglia sempre di portare gli uccelli feriti in delle
strutture specializzate, evitando così di arrecare danni
permanenti al volatile malcapitato.
Alcuni comportamenti cosiddetti "Irrecuperabili"
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Si accoppia con la mano di chi lo ha allevato.
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Durante la stagione degli amori, non mostra
segni di corteggiamento o di interesse verso l'altro sesso.
-
È incapace di procurarsi il cibo razzolando
o prendendo al volo degli insetti: mangia solo dalle mani di
un uomo o dalla mangiatoia.
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Non si difende da aggressioni esterne o da
quelle dei suoi simili.
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Si posa sulla spalla di qualunque essere
umano. Tuttavia, se mostra un certo attaccamento ad una sola
persona in particolare, è possibile tentare un recupero,
anche se poi il risultato è diverso caso per caso.
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Nidiacei di
Maurizia Pallante da appunti di Sabrina Calandra |
Piccolo
caduto dal nido (in buona salute)
Stabilito da parte del veterinario che l'animale gode di
buona salute, spetta a chi svezza il piccolo riuscire a farlo sentire
al sicuro e tranquillo. Per le prime ore sarebbe meglio tenerlo
al buio in un posto tranquillo, lontano da rumori molesti. Passata
la paura iniziale per le manipolazioni subite, il piccolo uccello
dovrebbe risultare vispo ed attento; se è proprio implume,
i movimenti che lo coinvolgono possono limitarsi esclusivamente
a quelli del cibo che arriva al momento giusto.
Si può provare a stimolare il piccolo uccello ad intervalli
periodici e al primo accenno di apertura del becco, bisogna infilarvi
qualcosa da mangiare possibilmente squisita (per l'uccellino). Bisogna
essere attenti, presenti ad intervalli non troppo vicini, ma neanche
troppo lontani, delicati, pazienti ed insistenti.
Superata questa prima fase di impatto, si passa ad un periodo relativamente
tranquillo durante il quale il piccolo mangia e cresce senza grossi
problemi; se era di pochi giorni, aprirà gli occhi e comincerà
a scrutare il mondo circostante. Ma quale sarà il mondo da
lui visto dipenderà dal contesto che il soccorritore gli
avrà creato intorno; è importante ricreare l'habitat
di appartenenza, circondando il nido, la gabbia o la scatola, con
fogliame e rami, sistemando l'alloggio ben in alto rispetto al punto
di passaggio e salendo su una scala tutte le volte che bisognerà
nutrirlo. Se tutto questo non fosse possibile è comunque
importante tenere l'animale lontano dal contesto umano; per cibarlo
sarebbe meglio usare dei fantocci appositamente studiati per l'occasione
o far imbeccare il piccolo sempre dalla stessa persona, in modo
che gli resti familiare una sola persona e non tutta la specie umana.
D'altra parte, occorre ricordare in questa sede che spesso si fanno
più danni prendendo un uccello, come ad esempio il merlo,
che lasciandolo li dov'è, magari già alimentato dalla
mamma. Detto questo, prima di prendere un piccolo, fosse anche per
soccorrerlo o portarlo al centro recupero, consigliamo sempre di
assicurarsi che si tratti di un nidiaceo privo dei genitori.
Piccolo caduto dal nido o abbandonato
dal genitore (malato)
L'individuo appare abbattuto, spesso con piumette arruffate,
non risponde a sollecitazioni di sorta e non mangia. Occorre individuare
la patologia in atto e curarlo in fretta, mentre contemporaneamente
è necessaria un'alimentazione forzata sulla base di una dieta
oculata (a seconda della patologia), poiché lo scopo è
quello di far riprendere le forze al piccolo.
Piccolo caduto dal nido (sano,
ma demotivato)
E' il caso più difficile e capita quando il piccolo
conosce già gli stimoli dei genitori (dunque della sua specie),
perché è stato abbastanza con loro da memorizzarli.
Se per qualche motivo il piccolo perde i genitori, egli entra in
uno stato di stress, durante il quale li chiama insistentemente.
Se a questi richiami non ottiene risposta, lo stress e l'agitazione
che ne consegue aumentano fino a raggiungere un acme oltre il quale
l'uccellino cade in uno stato di inedia e non risponde più
a nessun tipo di stimolo. Il piccolo morirà dopo 12-48 h
al massimo.
Ciò non accade con tutte le specie di uccelli, perché
alcune risultano più vulnerabili di altre. Tuttavia, per
tutti gli uccelli, adulti o nidiacei che siano, occorre ricordare
che, all'atto del recupero, essi sono spaventati e spesso feriti,
per cui vanno tenuti tranquilli e fermi, onde evitare che si aggravi
la loro situazione. Infatti, seppur ferito, un uccello tenta di
usare comunque la parte lesa nel tentativo di scappare, nascondersi
o difendersi. Impedirgli i movimenti può essere dunque controproducente,
perché potrebbe indurlo a sentirsi ancor più in trappola
e, se messo alle strette, anche a compiere azioni autolesive, purché
gli assicurino la fuga che per lui in quel momento significa salvezza.
Al contrario, invece, un uccello che non si sente minacciato tende
a mantenere ferma la parte lesa, eventualmente ritira la zampetta
ferita o lascia penzolare l'ala rotta. Per questi motivi si ricorda
sempre di tranquillizzare l'uccellino, fornendogli un rifugio riparato,
silenzioso e possibilmente al buio.
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