In occasione della conferenza FAO che apre oggi a Roma sul ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione dell’influenza aviaria, la LIPU-BirdLife Italia respinge la ancora diffusa ipotesi degli uccelli “untori” del virus H5N1, sottolineando come il principale rischio di diffusione dell’influenza aviaria sia da ricercare in realtà nell’incredibile condizione degli allevamenti intensivi, dove i virus aviari si trasformano e diventano aggressivi, propagandosi e facendo strage di animali, e negli spostamenti spesso incontrollati di pollame e dei suoi prodotti.
E’ quanto è anche stato ribadito questa sera durante la manifestazione organizzata da alcune decine di attivisti LIPU e BirdLife International al Colosseo, con il pittoresco supporto di alcuni gladiatori del Gruppo storico romano a sottolineare il fatto che la presenza degli uccelli è un fatto millenario e da sempre gradito, e anzi è da essa che è derivata la nascita della città eterna, quando grazie all’avvistamento di uno stormo di uccelli, Romolo decise su quale colle fondare Roma.
I pochi casi di H5N1 riscontrati tra gli animali selvatici dimostrano che la diffusione del virus tra questi è decisamente ridotta rispetto a quanto paventato e non è escluso che trovi anche una situazione di difesa biologica, da parte degli uccelli, maggiore del previsto. Per non parlare del pericolo di contagio tra uccelli selvatici e uomo, che ad oggi non è stato riscontrato in alcun caso al mondo.
“Gli uccelli selvatici giocano un ruolo importantissimo nel mantenimento degli ecosistemi mondiali - afferma Elena d'Andrea, Direttore Generale della LIPU-BirdLife Italia – e in casi come quello dell’emergenza aviaria ci accorgiamo quanto è importante mantenere gli equilibri e gli habitat naturali nelle migliori condizioni possibili. Non solo è dunque ingiusto e pericoloso utilizzare gli uccelli migratori come capri espiatori; il punto è favorire le condizioni ottimali per gli ecosistemi, perché da queste dipende la salute nostra e dell’intero pianeta. Alla FAO lanciamo dunque la richiesta di affrontare il tema dell’H5N1 in modo approfondito e complessivo, unendo questo problema al grande tema della tutela della biodiversità e, inoltre, lanciando un monito contro la criminalizzazione degli uccelli migratori”.
“La psicosi collettiva che si è verificata a causa dell’influenza aviaria – conclude D’Andrea - può ingiustamente danneggiare la relazione tra uomo e uccelli selvatici, come nel caso di specie simboliche come la Rondine i cui nidi vengono addirittura distrutti per un’eccessiva, quanto del tutto ingiustificata, paura di trasmissione del virus H5N1”
La manifestazione LIPU davanti al Colosseo
Parma, 31 maggio 2006