SPECIALE INFLUENZA AVIARIA
I comunicati stampa della LIPU e, a seguire, l'intervista LIPU a Vittorio Guberti dell'INFS
COMUNICATO STAMPA LIPU
2 novembre 2006
INFLUENZA AVIARIA, LIPU COMMENTA I CASI DI GROSSETO:
“GLI ALLEVEMENTI INTENSIVI A FINI VENATORI
SONO POTENZIALMENTE PERICOLOSI”.
“I casi di influenza aviaria riscontrati a Grosseto dimostrano la pericolosità degli allevamenti intensivi e in particolare di quelli che utilizzano gli uccelli come richiami vivi nell’attività venatoria”.
La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) prende posizione in merito
ai nuovi casi di influenza aviaria riscontrati nel grossetano. “Il fatto
che il 50% degli uccelli analizzati, ossia 20 su 40, sia risultato
infettato – spiega Marco Gustin, Responsabile Specie e ricerca LIPU – ci
conferma come questo tipo di allevamenti sia potenzialmente pericoloso
per lo sviluppo di virus aviari, che trovano terreno fertile nelle alte
concentrazioni. Per di più, questi animali sono destinati a essere
utilizzati dai cacciatori come richiami, e quindi espongono al contagio gli
uccelli selvatici con i quali possono venire a contatto”.
Per la LIPU quindi nessun allarmismo contro gli uccelli migratori è
giustificato. “Una delle soluzioni più importanti per prevenire
l’influenza aviaria – prosegue Gustin – è proprio quello di evitare di
concentrare grandi numeri di uccelli domestici, come pollame o esemplari
destinati all’attività venatoria, in spazi ristretti e privi di quei requisiti
minimi di biosicurezza atti a prevenire lo sviluppo delle malattie.
Allevare uccelli a fini venatori, come nel caso di Grosseto, non è dunque
giustificabile, né da un punto di vista etico né da quello della
conservazione degli uccelli migratori selvatici in natura”.
COMUNICATO STAMPA ENPA – LIPU
Roma, 15 febbraio 2006
INFLUENZA AVIARIA: IMPORTANTI PRECISAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE CONTRO GLI ABBATTIMENTI INDISCRIMINATI.ENPA E LIPU: SODDISFATTI PER L’ACCOGLIMENTO DI UNA NOSTRA CHIARA RICHIESTA. ORA GLI ENTI LOCALI SEGUANO LE INDICAZIONI.
L’abbattimento degli uccelli selvatici appartenenti alle specie sensibili che hanno avuto contatti con i soggetti malati e/o morti, su specifica richiesta dei Servizi Veterinari locali, può essere autorizzato dal Ministero della Salute solo caso per caso e dopo aver sentito il parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e del Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza aviaria.
E’ quanto prevede un’importante circolare appena emanata dal Ministero della Salute a precisazione di alcuni punti non chiari contenuti nell’ordinanza ministeriale del 11 febbraio e relativi al delicato tema dell’abbattimento di uccelli selvatici.
“Avevamo chiesto ieri al Ministero della Salute, tra le altre cose, - dichiarano Annamaria Procacci, ENPA e Danilo Selvaggi, Rapporti istituzionali LIPU - di precisare ufficialmente che nessun abbattimento indiscriminato di uccelli selvatici debba poter avvenire e siamo molto lieti che la richiesta sia stata accolta repentinamente. Ora è importante che gli amministratori locali seguano le indicazioni ed evitino di procedere ad ordinanze sommarie di abbattimenti di uccelli le quali, oltre ad essere riprovevoli eticamente, rischiano di aggravare il problema. Per fare solo un esempio: tentare di abbattere i cigni semplicemente sospettati di aver contratto il virus equivale quasi certamente a disperderli nell’ambiente, spingendoli verso aree che al momento non sono interessate dal problema, con il rischio appunto di diffondere anziché contenere il virus. Dunque, ogni azione da intraprendere va condotta con l’ausilio e il parere degli organi tecnico-scientifici, come espresso chiaramente dalla circolare ministeriale. Apprezzabile inoltre la precisazione che anche per gli animali che abbiano contratto il virus e risultino in stato pre-agonico le procedure da seguire debbano essere improntate al rispetto delle norme sul benessere animale e della dignità degli animali stessi. Restiamo in attesa che il Ministro si pronunci sulle altre richieste di ENPA, LIPU e altre associazioni, a partire dalla questione cruciale di un serio ripensamento dei metodi di allevamento”.
COMUNICATO STAMPA Animalisti Italiani – ENPA – LAV – Legambiente – LIPU – WWF
14 febbraio 2006
EVITARE LA PSICOSI, NO AGLI ABBATTIMENTI INDISCRIMINATI DI ANIMALI.
DALLA TASK FORCE SULL’INFLUENZA AVIARIA DUE MESSAGGI CHIARI
PER FRONTEGGIARE IL PROBLEMA DELL’H5N1.
LE ASSOCIAZIONI: IL GOVERNO VADA OLTRE L’EMERGENZA
E PROMUOVA DA SUBITO LE MIGLIORI POLITICHE
“Nel corso della riunione odierna della task force sull’influenza aviaria – dichiarano i rappresentanti di Animalisti Italiani, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf – il Ministero della Salute ha espresso con forza due messaggi precisi, che condividiamo e rilanciamo: no alla psicosi da influenza aviaria e no agli abbattimenti indiscriminati di animali. Ricordando che gli uccelli migratori sono le prime vittime incolpevoli dell’H5N1 e invitando amministratori locali e cittadini ad affrontare con attenzione ma anche con serenità e senza allarmismi la questione, chiediamo tuttavia al Governo di andare oltre la pura gestione dell’emergenza e avviare quelle politiche che favoriscano la tutela degli animali, gli equilibri della natura e il benessere delle società umane”.
Ecco le richieste delle associazioni avanzate al Ministro:
Evitare l’effetto psicosi, favorendo un’informazione corretta e ricordando, ad esempio, che ad oggi nessun caso di trasmissione diretta da uccelli selvatici a uomo si è verificato nel mondo.
No agli abbattimenti indiscriminati di animali, metodo che non rappresenta una soluzione al problema dell’influenza aviaria ma che rischia addirittura di aggravarlo favorendo la dispersione del virus.
Estendere il piano di monitoraggio attivo con il pieno coinvolgimento delle strutture operanti sul territorio, in primis il Corpo Forestale dello Stato.
Valorizzare adeguatamente, anche con il dovuto sostegno economico, la rete dei Centri di Recupero della fauna selvatica, che rappresentano il primo contatto con gli uccelli e gli animali selvatici.
Promuovere un impegno serio e concreto per una riforma degli allevamenti intensivi di animali domestici orientata a garantire la biosicurezza e il benessere degli animali.
Promuovere una politica internazionale che spinga alla modifica dei sistemi di allevamento in tutto il mondo a cominciare dai Paesi del Sud-Est asiatico dove il problema dell’H5N1 è originariamente esploso.
COMUNICATO STAMPA
13 febbraio 2006
Fermare le uccisioni sommarie di uccelli selvatici: un metodo cruento e riprovevole, nonché assolutamente inutile se non addirittura controproducente ai fini della lotta all’influenza aviaria. E’ quanto dichiara la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) dopo i numerosi casi di violenza contro uccelli selvatici che si sono verificati negli ultimi giorni in alcune regioni del Sud Italia e che rischiano di propagarsi in modo irrazionale al resto del territorio nazionale. “Abbiamo appreso dalla stampa di animali uccisi solo perché sospettati di essere portatori del virus – dichiara Elena D’Andrea, Direttore Generale LIPU – Sono azioni errate e inaccettabili, sia da un punto di vista etico che da quello scientifico. Come ripetiamo da tempo, abbattere gli animali non fa che disperdere sul territorio eventuali individui malati e inoltre non aiuta a risolvere il problema più importante, che è quello di effettuare i controlli per accertare l’eventuale presenza del virus e capire come limitarne la diffusione. Purtroppo però i casi riscontrati in Italia stanno generando una vera e propria psicosi che al momento è del tutto ingiustificata e rischia di aggravare anziché contenere il problema”.
In tal senso va ricordato che in nessun caso al mondo si è verificato un passaggio del virus H5N1 da animali selvatici all’uomo; va inoltre ricordato che quello dell’influenza aviaria è al momento un problema soprattutto di carattere veterinario, che va affrontato mettendo in sicurezza gli allevamenti e facendo in modo che questi rispettino tutte le norme di biosicurezza; e va ancora ricordato che puntare l’attenzione tutta sugli uccelli migratori, peraltro vittime a loro volta del problema, significa perdere di vista la grande complessità della questione e quindi la possibilità di trovare ad essa una soluzione adeguata.
”Dunque nessun panico – conclude D’Andrea – ma la giusta preoccupazione che deve condurci alle scelte più oculate, per le quali la LIPU e tutta BirdLife International faranno la propria parte. E soprattutto nessuna azione sommaria contro gli uccelli migratori, cosa che non tarderemo a denunciare alla magistratura”.
La LIPU invita inoltre tutti i cittadini a collaborare segnalando eventuali informazioni utili alle autorità competenti.
COMUNICATO STAMPA DI BIRDLIFE INTERNATIONAL
20 gennaio 2006
E’ possibile affermare che le pratiche di allevamento che definiamo “ad alto rischio” siano la causa del diffondersi del virus dell’aviaria?
Negli ultimi mesi è stato scritto molto riguardo al ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione del virus conosciuto come H5N1. Ma vi è un’evidente insufficienza di informazioni nel supportare queste affermazioni.
Decine di migliaia di uccelli selvatici apparentemente sani sono stati sottoposti al test dell’H5N1 negli ultimi dieci giorni. Secondo la FAO, “al momento i test somministrati ad uccelli migratori sani in paesi infetti non hanno prodotto alcun risultato positivo al H5N1”.
E’ possibile attribuire agli uccelli selvatici la diffusione del H5N1, esploso in origine in Cina, verso i paesi occidentali? “Nessuna specie migra dal Qinghai, Cina, verso l’Europa orientale - dice Richard Thomas, Responsabile Comunicazione di BirdLife International - Tracciata la mappa della diffusione del virus vediamo come questa segua maggiormente le rotte stradali con traiettorie dritte e non le vie aeree, e l’assenza di epidemie in Africa, Sud e Sud-Est Asia e l’Asia australe in questo autunno è difficile da spiegare, se si vuole incolpare gli uccelli come principale causa di diffusione del virus”.
Esistono altri metodi di trasmissione plausibili? Lo spostamento di pollame infetto e dei prodotti derivanti da quest’ultimo potrebbe essere causa di diffusione. La Corea del Sud e il Giappone sono due paesi che hanno sofferto il propagarsi delle epidemie del H5N1 attraverso l’importazione di carne d’anatra infetta. Entrambi i paesi hanno cercato di annientare il virus eliminando il pollame infetto intorno alle aree contaminate, e imposto severi controlli sui polli e la carne di pollo importata.
“Nessuno dei due paesi ha sofferto la ricomparsa del virus di fronte alla presenza, ogni autunno, di centinaia di migliaia di uccelli selvatici migratori,” ha detto Richard Thomas.
L’esperienza degli Stati Uniti negli anni ’80, con i controlli sulla diffusione del H5N2 - una tipologia dell’influenza aviaria non trasmissibile alle persone - sui polli domestici è stata rilevante.
Un resoconto trovato dice: “La trasmissione del virus è stata possibile e si è verificata attraverso gli spostamenti di uccelli vivi e morti, apparecchiature contaminate e veicoli, uova contaminate, cibo, acqua, e attraverso vettori del virus come insetti e uomini. Infatti, qualsiasi vettore dell’influenza entrato in contatto con concime infetto è stato capace di trasmettere il virus. È stato notevolmente semplice isolare il virus ovunque e da qualsiasi oggetto inanimato trovato in allevamenti di pollame contaminato”.
Epidemie negli allevamenti industriali di pesce in Qinghai (Cina), Romania e Croazia sembrano essere significative. L’utilizzo degli escrementi dei polli come mangime negli allevamenti di pesce sembra essere molto diffuso nell’Est e nel Sud-Est Asia e in Kazakhstan, nella Russia meridionale, e inoltre più a Ovest in Ucraina, Moldova e in parecchi Paesi dell’Europa centrale e orientale.
Durante la conferenza della FAO, WHO (World Health Organisation) e OIE (World Organisation for Animal Health) che si è tenuta nel luglio del 2005, è stato affermato: “Nell’allevamento del pollame, le pratiche produttive ad alto rischio includono l’allevamento di molteplici specie di animali, inclusi polli e uccelli acquatici, che convivono all’interno di un’unica fabbrica; l’utilizzo di polli come mangime per pesci; l’utilizzo degli escrementi di polli non sottoposti a controlli sanitari come fertilizzante o mangime per il bestiame…” L’avviso corrente sul sito della FAO avverte: “L’alimentazione derivante da concime di pollo o rifiuti dei polli dovrebbe essere proibita nei paesi affetti (o a rischio) dal virus dell’aviaria, anche se correttamente composto, inscatolato o essiccato con trattamenti di calore”.
Produzione e spostamenti di fertilizzanti e cibo, nei quali il virus rimane infettivo, potrebbero causare il dilagare del virus in territori lontani.
“Il caso montato contro gli uccelli selvatici risulta dunque inconsistente. Pochi disapproverebbero che una migliore bio-sicurezza sia la chiave per evitare la diffusione del virus” conclude Richard Thomas di BirdLife International
BirdLife international, 20.1.06 - (traduzione di Emanuele Sireci)
COMUNICATO STAMPA
13 gennaio 2006
INFLUENZA AVIARIA, LIPU CHIEDE STOP ALLA COLPEVOLIZZAZIONE DEGLI UCCELLI MIGRATORI E ALLA BARBARIE CONTRO GLI ANIMALI.
“SU 25.000 ESEMPLARI SELVATICI ANALIZZATI IN EUROPA
NEANCHE UN CASO DI VIRUS H5N1”
LIPU al Governo italiano: “Si attivi presso la UE per porre fine ai maltrattamenti”
25.000 analisi effettuate in questi mesi in Europa su esemplari di uccelli selvatici per la ricerca del virus H5N1 non hanno evidenziato alcun caso di infezione. Eppure alcuni esperti internazionali, in modo affrettato e imprudente, continuano ad addossare agli uccelli migratori la colpa della diffusione del virus nel mondo. La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) denuncia il tragico paradosso che rischia di indebolire la lotta contro la diffusione del virus H5N1 e di criminalizzare un patrimonio naturale, quale quello rappresentato dagli uccelli selvatici, che al momento non sembrano affatto essere la causa principale di diffusione e rafforzamento del virus dell’influenza aviaria nel mondo. Fino ad ora la diffusione del virus sembra avvenire sulle rotte commerciali e non quelle migratorie; inoltre il contagio umano non si determina tramite contatto tra uomo e animali selvatici ma con la stretta vicinanza di esseri umani con animali domestici malati e soprattutto mantenuti in condizioni assolutamente precarie. Il virus dell’influenza aviaria, presente in modo non pericoloso in natura, muta in varietà altamente patogene proprio a causa delle condizioni innaturali con le quali vengono allevati gli animali all’interno degli allevamenti intensivi e industriali, aggravate in molti casi dalle scarse condizioni igieniche.
Per la LIPU sono inoltre assolutamente da condannare gli inviti all’uccisione di uccelli migratori, quale quello diffuso dal Vicepresidente della Camera bassa russa Vladimir Zhirinovski, che chiede di abbattere gli uccelli migratori alle frontiere. Inoltre parole di dura condanna giungono dalla LIPU per le terribili pratiche di uccisione di animali domestici e non che stanno avvenendo in Turchia e in altre parti del mondo, peraltro trasmesse crudamente in televisione. La LIPU chiede con vigore che “il Governo italiano – afferma Danilo Selvaggi, responsabile Rapporti Istituzionali LIPU - si attivi a livello di Unione Europea affinché tali metodi cruenti e inaccettabili, che vedono animali maltrattati e seppelliti ancora vivi, cessino immediatamente e vengano sostituiti con metodi tali da ridurre al minimo le sofferenze degli animali”.
COMUNICATO STAMPA
7 novembre 2005
AVIARIA, SOSPENDERE I RIPOPOLAMENTI E LA "PASTURAZIONE". LE RICHIESTE LIPU IN UN DOCUMENTO DIFFUSO TRA I PARLAMENTARI
Stop ai ripopolamenti e alla “pasturazione” del cibo a fini venatori. Lo chiede la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) in occasione della discussione in Parlamento del decreto Storace, approvato lo scorso 1° ottobre per fronteggiare l’influenza aviaria da H5N1, unitamente ad alcune richieste di monitoraggio straordinario e di tutela degli uccelli selvatici, che la LIPU diffonde tra i parlamentari e pubblica oggi sul proprio sito www.lipu.it.
<<Chiediamo di sospendere alcune pratiche venatorie che possono rappresentare un potenziale pericolo per la diffusione del virus – dichiara Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali LIPU-BirdLife Italia – Ci riferiamo alle attività di ripopolamento, che prevedono l’immissione nell’ambiente naturale di fauna domestica di provenienza incerta, e alla cosiddetta “pasturazione”, pratica con la quale si fornisce cibo agli uccelli selvatici, in particolare gli acquatici, con lo scopo di concentrarli in un determinato sito e cacciarli. Di questo si sarebbe dovuto discutere nel nuovo incontro della task force al Ministero della salute. Un incontro che, però, è saltato senza alcuna motivazione. E’ quindi opportuno che queste decisioni precauzionali le prenda il Parlamento e senza esitare>>.
Ma la LIPU chiede soprattutto che vengano promosse azioni a tutela degli uccelli selvatici, in particolare i migratori, e dei loro habitat: <<Oltre che intervenire sugli allevamenti di pollame mettendo in atto tutte le necessarie norme di bio-sicurezza, e inoltre proteggere gli habitat naturali come per esempio le zone umide – spiega Claudio Celada, Direttore Area Conservazione Natura LIPU – è indispensabile avviare una seria attività di monitoraggio mediante, per esempio, l’istituzione di centri di riferimento, in Italia e nel resto del mondo, e migliorare la conoscenza delle rotte migratorie degli uccelli selvatici, in particolare quelle delle anatre, oche e dei cigni. Occorre inoltre predisporre piani straordinari di monitoraggio e di eventuale intervento per le specie già minacciate, sulle quali gli effetti dell’H5N1 potrebbero essere estremamente seri, e più in generale è urgente intervenire per fronteggiare le altre minacce agli uccelli selvatici, che rappresentano una minaccia potenziale aggiuntiva che potrebbe combinarsi fatalmente con i rischi rappresentati dall’H5N1>>.
Richieste, quelle della LIPU, pubblicate da oggi sul sito www.lipu.it nel dossier “Tutelare gli uccelli migratori, ora più che mai”, che presenta 12 domande cui fanno seguito altrettante risposte sugli aspetti sanitari e su quelli relativi alla conservazione della natura in relazione al tema dell’influenza aviaria da H5N1. Si parte dalla domanda “Che cos’è l’influenza aviaria”, per passare a esaminare numerosi dubbi che ancora ci si pone di fronte al virus e alla sua diffusione e pervenire, in seguito, alle proposte concrete della LIPU per far fronte ai rischi e per tutelare il patrimonio naturalistico formato dagli uccelli selvatici.
<<Occorre evitare il clamoroso errore di criminalizzare gli animali, selvatici o domestici che siano – conclude Claudio Celada – mentre è indispensabile promuovere la “rete della vita” rappresentata dalla biodiversità, che rappresenta la migliore garanzia per il futuro nostro e di quello degli uccelli selvatici>>.
COMUNICATO STAMPA
del 22 ottobre 2005
SI MOBILITANO “LE LIPU” IN TUTTA EUROPA ADERENTI ALLA FEDERAZIONE BIRDLIFE INTERNATIONAL. “NON C’E’ ANCORA NESSUNA CERTEZZA CHE IL VIRUS LO PORTINO I MIGRATORI. OGGI, PIU’ CHE MAI, ESSI VANNO AIUTATI”.
LA LIPU: OGNI AZIONE CONTRO LA NATURA E’ CONTROPRODUCENTE. SIAMO AL LAVORO PER DARE UN’INFORMAZIONE CORRETTA E STUDIARE MISURE DI PROTEZIONE PER GLI UCCELLI”.
<< Pur non potendo escluderlo, ad oggi non ci sono prove certe che gli uccelli migratori favoriscano la trasmissione del virus H5N1. Questo è dunque è un fattore che va tenuto in grande considerazione per capire meglio il problema con cui ci stiamo confrontando e le relative soluzioni. Allo stesso modo va ribadito che ora più che mai gli uccelli migratori vanno aiutati per ridurre ogni possibile rischio per uomini e animali di propagazione del virus>>. E’ quanto afferma la LIPU al termine di una prima approfondita elaborazione dei dati che emergono dal lavoro congiunto con Birdlife International, la federazione di tutte le LIPU del mondo.
<< Siamo al lavoro in modo ormai permanente sulla questione, assieme a tutti i nostri partner europei - afferma Claudio Celada, Direttore Area Conservazione Natura della LIPU - e questo lavoro porterà ad una serie di azioni e proposte utilissime, a nostro avviso, ad affrontare il problema dell’influenza aviaria nei suoi vari risvolti. Tra questi c’è ad esempio la necessità di far capire che ogni attività che danneggia la natura, come ad esempio l’abbattimento preventivo di uccelli selvatici, non è soltanto inutile ma addirittura dannosa e controproducente. Questa attività, infatti, disperdendo e stressando gli uccelli, potrebbe aumentare anziché ridurre la potenziale, e ripetiamo solo potenziale, propagazione del virus. Al contrario è indispensabile adoperarsi ora più che mai per azioni di tutela degli uccelli e degli habitat, in particolare per la difesa delle zone umide, che garantiscono agli uccelli acqua pulita e disponibilità di cibo. In questo modo gli uccelli possono godere di buona salute ed i rischi che si ammalino vengono notevolmente a ridursi. &gT&gT;
<< A partire da subito - conclude Celada - tutti gli Stati europei dovrebbero quindi intensificare le attività di studio, monitoraggio e protezione degli uccelli selvatici, in particolare i migratori, oltre che adottare immediatamente serie misure di biosicurezza relative agli allevamenti domestici>>.
<< Tutti i nostri esperti sono a disposizione dei Governi europei - afferma Clairie Papazoglou, Direttrice dell’Ufficio istituzionale europeo di Birdlife International - per fornire le indicazioni necessarie e le informazioni più corrette ma anche per dare un contributo fattivo a qualsiasi programma di studio e monitoraggio dovesse essere necessario>> mentre Leon Bennun, Direttore Scientifico di Birdlife International, pone l’accento sugli importantissimi aspetti di comunicazione: << In questo periodo sono fondamentali un’informazione corretta e valutazioni responsabili rispetto alla minaccia rappresentata dall’influenza aviaria. E’ ad esempio molto importante che si distingua tra il rischio di diffusione del virus tra gli uccelli, in particolare quelli domestici, e i rischi teorici di una pandemia umana. Sono situazioni diverse ma che spesso vengono impropriamente confuse>>.
<< Vogliamo dire con forza - aggiunge infine Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali della LIPU - ciò che purtroppo l’influenza aviaria sta confermando, e cioè che ogni azione contro la natura è un’azione controproducente, a partire dalle assurde condizioni degli allevamenti di pollame che sono all’origine dell’H5N1. In questo senso è fondamentale cambiare prospettiva, anche dal punto di vista dell’informazione. Quando, se non ora, spiegare ai cittadini l’importanza della rete della vita, la ricchezza della biodiversità, l’utilità di un ambiente sano per il nostro benessere? >>.
Il lavoro della LIPU e di tutta Birdlife International continuerà già nelle prossime ore in vista di proposte, anche normative, da promuovere a livello di Unione europea e Stati membri
COMUNICATO STAMPA del 21 ottobre 2005
EVITARE L'EFFETTO PANICO: COSI' SI COMPLICA IL PROBLEMA ANZICHE' RISOLVERLO. DARE FIDUCIA ALLA SCIENZA E PREOCCUPARSI ANCHE DEGLI ANIMALI, VITTIME E NON COLPEVOLI
Evitare l'effetto panico e porsi seriamente, oltre che il problema della salute umana che rimane al centro delle nostre preoccupazioni, anche quello di come salvare gli uccelli dal rischio pandemia. E' quanto afferma la LIPU che richiama con forza la necessità di una rapida correzione di toni e argomenti nel dibattito sempre più acceso sul rischio da virus.
<<La discussione intorno al problema influenza aviaria - afferma Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali della LIPU - sta assumendo i contorni di un dramma psicologico che andrebbe in ogni caso evitato. E' importante che i problemi vengano affrontati con metodo e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili ed è inoltre fondamentale che si faccia uno sforzo per dare una comunicazione esauriente e corretta ai cittadini. >>
<<Sta ad esempio prendendo piede – prosegue Selvaggi - una vera e propria psicosi da animali selvatici, mentre dovremmo considerare il problema dell’influenza aviaria nella sua complessità, senza commettere l’errore capitale di porre in antitesi la salute umana e la conservazione della natura. Basti pensare, per fare solo un esempio, al nodo cruciale degli standard di bio-sicurezza negli allevamenti di pollame domestico che stanno al cuore del problema. >>
<<Oggi è dunque necessario – conclude Selvaggi - uno sforzo davvero comune, dando fiducia e strumenti alla scienza e preoccupandoci seriamente anche di quelle che, non dimentichiamolo, sono le prime vittime e non i colpevoli di questo problema: gli animali selvatici>>.
A tal proposito la LIPU, che è ormai operativa a tempo pieno sulla questione dell'influenza aviaria, sta lavorando ad una serie di proposte urgenti sulla tutela degli uccelli migratori in relazione al rischio pandemia, da avanzare per via straordinaria al mondo scientifico e politico.
COMUNICATO STAMPA del 18 ottobre 2005
VIETATO L'USO DEI RICHIAMI VIVI. LA LIPU: "DECISIONE SAGGIA, SI CONTINUI AD APPROFONDIRE IL PROBLEMA"
Al termine della lunga riunione del Tavolo tecnico istituito dal Ministero della Salute per l’emergenza influenza aviaria, cui prendono parte i vari soggetti interessati tra i quali la LIPU, si è deciso di procedere alla richiesta del divieto di utilizzo di richiami vivi a fini venatori, in particolare anatidi e pavoncelle. Il provvedimento consisterà in un’Ordinanza che vieta l’utilizzo dei richiami vivi fino alla fine del 2007.
<<E’ una decisione saggia e importante – dichiara Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali LIPU-BirdLife Italia - maturata al termine di una discussione accesa ma costruttiva. Nei richiami vivi è stato individuato dagli organi scientifici partecipanti al tavolo un fattore di rischio di trasmissione del virus e dunque è apparso opportuno intervenire in tal senso, vietandone appunto l’uso>>.
E’ importante anche sottolineare che è stata accolta la richiesta avanzata dalla LIPU, e non solo, di trasformare il tavolo tecnico in una task force. La decisone, già assunta, è stata comunicata al Tavolo dal ministro Storace.
La LIPU, come ovvio, ha chiesto alla task force che si continui ad approfondire il problema e le altre questioni sul tavolo (come la sospensione dei ripopolamenti a fini venatori, il divieto di caccia per gli italiani all’estero, il divieto di importazione di fauna selvatica viva o morta) a partire già dalla prossima riunione. La LIPU rinnova il proprio invito a mantenere alto il livello di preoccupazione ma evitando ogni forma di allarmismo, e ricordando che le azioni di tutela devono riguardare anche gli uccelli selvatici visto lo straordinario patrimonio naturalistico che essi costituiscono e considerato il grave rischio di sopravvivenza che essi corrono con il virus H5N1.
COMUNICATO STAMPA del 12 ottobre 2005
LA LIPU SCRIVE A STORACE E AL TAVOLO TECNICO NAZIONALE: "SI METTANO IN ATTO TUTTE LE MISURE NECESSARIE PER LIMITARE I RISCHI E SI ACCANTONI OGNI DIOFESA DI PARTE"
Con una nota ufficiale inviata al Ministro Storace e a tutti i partecipanti del Tavolo tecnico istituito dal Ministero della Salute (istituti di ricerca, medici veterinari, Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, Corpo Forestale dello Stato, associazioni ambientaliste, associazioni venatorie), la LIPU-BirdLife Italia ha formalizzato e integrato le richieste avanzate nel corso della prima importante riunione svoltasi ieri, 11 ottobre, presso il Ministero della Salute sul tema dell’influenza aviaria e delle azioni necessarie a fronteggiarne il rischio.
Ribadendo la necessità che su un tema di tale delicatezza venga accantonata ogni difesa di interessi parziali e si contribuisca ad affrontare il problema nel modo più serio ed efficace possibile, la LIPU ha invitato il Ministro e gli organi scientifici partecipanti al Tavolo di lavoro tecnico ad affrontare ufficialmente alcune delle questioni cruciali relative al problema. Ad esempio: può la caccia agli uccelli migratori e il successivo contatto tra chi abbatte l’animale e l’animale stesso rappresentare un fattore di rischio? Su questa domanda la LIPU ritiene non sia possibile tergiversare e vada fornita una risposta argomentata e formale, perché se un fattore di rischio dovesse in tal senso esistere, allora appare assolutamente opportuno che il Ministero e gli organi di competenza intervengano in modo repentino.
Esistono inoltre altre questioni rilevanti su cui l’intervento dovrebbe, a giudizio della LIPU, risultare estremamente rapido: tra queste, l’uso di richiami vivi per l’attività venatoria (cioè di animali domestici utilizzati per attirare gli uccelli selvatici), l’importazione di fauna selvatica nel nostro Paese e la caccia praticata dagli italiani all’estero (specie nei Paesi ad alto rischio quale Russia, Romania, Polonia e in genere i Paesi dell’est Europa) senza dimenticare le attività di ripopolamento (cioè l’introduzione nell’ambiente naturale di fauna semidomestica destinata a fini venatori).
Tutte queste attività, è la richiesta della LIPU, andrebbero precauzionalmente sospese e dunque i segnali, almeno in parte incoraggianti, dati in tal senso nel corso della riunione, trasformati in decisioni concrete. Tra le richieste della LIPU, inoltre, figurano l’intensificazione dei controlli doganali, in particolare presso le frontiere con l’Est Europa da cui transitano illegalmente grandi quantitativi di fauna selvatica viva o morta e un serio sostegno alle attività di ricerca scientifica e monitoraggio.
<<Abbiamo inteso assumere una posizione di equilibrio - afferma Giuliano Tallone, Presidente della LIPU - di fronte a un problema serio che non intendiamo in alcun modo strumentalizzare ma per il quale sono necessari segnali chiari e tempestivi da parte tanto del Ministero quanto da tutti i diretti interessati. In tal senso ci aspettiamo altrettanta disponibilità da parte di tutti, in modo che ciascuno faccia fino in fondo la propria parte e si assuma la propria responsabilità dinanzi al Paese, contribuendo a uno scopo che almeno in questo caso è convergente: combattere la propagazione del virus e le sue conseguenze potenzialmente gravissime, per l’uomo e per milioni di animali selvatici>>.
Nella nota invita al tavolo tecnico la LIPU ha inoltre chiesto la formalizzazione di una vera e propria task force che possa funzionare da luogo privilegiato per la programmazione di azioni e lo scambio informativo e ha infine confermato la piena disponibilità delle proprie strutture a partecipare alle varie attività del programma “anti H5N1”.
LE RICHIESTE DELLA LIPU AL MINISTRO DELLA SALUTE STORACE E AI MEMBRI DEL TAVOLO TECNICO NAZIONALE.
- Una rapida valutazione dei possibili rischi derivanti dall’attività venatoria sugli uccelli migratori, in particolare ma non esclusivamente sugli anatidi, e la disposizione di azioni consequenziali E’ necessario comprendere se l’abbattimento di uccelli migratori provenienti da zone a rischio, quali ad esempio le aree nord europee, e il successivo contatto tra chi abbatte l’animale e l’animale abbattuto, possa effettivamente considerarsi attività immune da rischi o se altrimenti tali rischi esistono. Ciò, anche in considerazione di due fattori emersi nel corso dell’incontro e non ignorabili quali: a) la consapevolezza che il contagio può avvenire tramite il contatto con, tra le altre cose, il sangue dell’animale infetto; b) l’impossibilità di escludere, al momento, che la trasmissione del virus possa avvenire tramite contatto diretto uomo-animale selvatico. E infine in considerazione del possibile contatto passivo tra gli animali abbattuti, le loro feci, il loro sangue, e gli animali domestici. In definitiva, si chiede se, a fronte dell’abbattimento di un numero altissimo di uccelli migratori e in particolare di anatidi durante la stagione venatoria, questo non possa rappresentare un fattore seppure aggiuntivo di rischio e se, in tal caso, non si intenda assumere provvedimenti dovuti ed urgenti tra i quali la sospensione della caccia agli uccelli migratori e in particolare agli anatidi.
- La sospensione dell’utilizzo dei richiami vivi di caccia. Appare evidente che l’utilizzo di un animale domestico quale richiamo per gli uccelli selvatici e i suo probabili contatti dapprima con questi e successivamente con altri animali domestici possa rappresentare un fattore di rischio di trasmissione del virus, dato che i contatti tra taluni animali selvatici e gli animali domestici sono tra gli eventi considerati maggiormente pericolosi. Si chiede dunque la sospensione precauzionale e urgente dell’utilizzo dei richiami vivi per l’attività venatoria e un’approfondita analisi tecnico-scientifica della questione.
- La sospensione delle attività di ripopolamento a fini venatori. Appare evidente che l’immissione in ambiente naturale di fauna allevata può rappresentare un fattore di rischio ed un evento tale da implementare le probabilità di contagio e diffusione del virus. Si chiede dunque la sospensione precauzionale di tale attività e un’approfondita analisi tecnico-scientifica della questione.
- La conferma del divieto di importazione di fauna selvatica, viva o morta, nel nostro Paese nonché il divieto per i cittadini italiani di svolgere attività venatoria in Paesi esteri e in particolare nord ed est europei
L’intensificazione dei controlli doganali, in particolare presso le frontiere con l’Est Europa e nelle aree portuali e aeroportuali, da parte degli organi di polizia e vigilanza. Tali luoghi sono infatti teatro, da tempo, di immissione illegale di fauna selvatica, viva o morta, spesso proveniente da quei Paesi (Europa dell’est e Nord-est) che al momento risultano particolarmente esposti ai rischi di diffusione del virus.
Il sostegno e l’implementazione delle attività di ricerca scientifica, monitoraggio ed elaborazione dati. Tali attività risultano di fondamentale importanza al fine della conoscenza più approfondita del caso e dell’impostazione di una strategia sanitaria ottimale. Appare evidente, in tal senso, che gli enti di ricerca e chiunque sia coinvolto nelle attività, possa disporre degli strumenti e delle risorse necessarie a svolgere al meglio l’opera tecnico-scientifica necessaria.
La creazione di una Task force specifica presso il Ministero della Salute. Appare necessario che il Tavolo tecnico di recente istituzione da parte del Ministero della Salute venga trasformato in una vera e propria Task force che rappresenti un luogo privilegiato per scambio rapido di informazioni e la programmazione ottimale e armonica delle attività.
INTERVISTA A VITTORIO GUBERTI – Istituto Nazionale Fauna Selvatica
Di Andrea Mazza
Foto di Marco Lambertini
Intervista realizzata il 1° ottobre 2005
Vittorio Guberti, lei è ricercatore presso l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica e segue da vicino le malattie che colpiscono gli uccelli selvatici. Ci può spiegare se davvero i migratori porteranno il temuto virus H5N1 anche nel nostro Paese?
Si tratta di un evento possibile, ma al momento non lo possiamo prevedere con certezza.
Ci può indicare quali specie potrebbero eventualmente veicolare il virus?
L’Unione europea ha stilato una lista di 15 specie a rischio, fra le quali la più rilevante, almeno per l’Italia, è senz’altro il Germano reale. Negli anni passati, durante i controlli che abbiamo svolto sul territorio nazionale, il Germano è stata la specie più frequentemente riscontrata positiva, unitamente all’Alzavola, anche se è importante dire che si tratta di virus influenzali aviari diversi dall’H5N1.
Quali sono le rotte migratorie attraverso le quali il virus potrebbe arrivare anche da noi?
Possiamo parlare di rotte dirette solo per il Fischione, l’Alzavola, la Marzaiola e la Canapiglia. E’ però necessario precisare che, in tutti i casi, un uccello infetto non è in grado di innescare un’epidemia nel nostro Paese, in quanto vi è la necessità di infettare un altro volatile e dar via a una catena di passaggi che stabilizzerebbe la presenza del virus. Se l’H5N1 dovesse essere riscontrato in un uccello selvatico in Italia, per essere davvero pericoloso dovrebbe insediarsi stabilmente nella popolazione svernante.
Come funziona la catena di trasmissione del virus tra gli uccelli selvatici e quelli domestici?
Negli uccelli selvatici il virus è sempre a bassa patogenicità. Ma quando entra negli allevamenti intensivi aumenta la sua patogenicità, a causa delle notevoli densità di popolazione e per una competizione ecologica tra virus. A quel punto fa strage di animali e diventa pericoloso anche per l’uomo.
Ritiene possibile la trasmissione del virus da uomo a uomo?
E’ molto improbabile che ciò possa succedere in un Paese occidentale. Semmai è più facile che succeda laddove il virus ha avuto origine, ossia nei Paesi asiatici.
Cosa si può fare per prevenire il contagio?
L’Unione europea, fin dal 2004, ha messo a punto un piano di monitoraggio degli anatidi selvatici al fine di prevenire la diffusione di virus aviari. Anche l’Italia, che ha recepito quel piano, è dunque già dotata di una strategia per tenere la situazione sotto controllo. Non è un sistema perfetto, ma comunque efficace. E la sua efficacia è insita in due punti: verificare continuamente se il virus H5N1 entra attraverso i migratori nell’ambiente italiano. Una volta entrati, eventualmente, nel nostro Paese, occorre avviare negli allevamenti intensivi di pollame una serie di misure preventive, basate soprattutto sulla biosicurezza, al fine di impedire l’introduzione negli stessi del virus.
Riguardo la caccia, vi sono delle regole che fin da ora i cacciatori dovrebbero rispettare?
Certamente sì. L’uso di richiami vivi e la gestione della fauna da ripopolamento deve essere corretta e rigorosa anche da un punto sanitario.
Se poi il virus dovesse arrivare, allora si dovrà aprire un tavolo di discussione e capire se la caccia svolga o meno un ruolo nella diffusione della malattia. E comportarsi di conseguenza. Ma ad ogni modo, i cacciatori, unitamente agli ambientalisti, possono svolgere in questa fase un ruolo prezioso: segnalare eventuali morìe di anatre sul territorio, soprattutto se ciò coinvolge diverse specie. E’ uno dei sintomi più importanti dell’arrivo del virus
CHI E' VITTORIO GUBERTI
Nato a Ferrara nel 1957, Vittorio Guberti è laureato in Medicina Veterinaria ed è ricercatore, dal 1986, presso l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS). Attualmente è Primo Ricercatore responsabile della ”Unità Operativa Veterinaria” dell’area scientifica “Biologia della conservazione”.
Relativamente alla fauna selvatica omeoterma (ossia animali con temperatura interna costante come gli uccelli e i mammiferi) si è occupato principalmente di Epidemiologia, controllo ed eradicazione delle malattie trasmissibili della fauna selvatica, e inoltre di armonizzazione e collegamenti tra le legislazioni vigenti in materia di conservazione della fauna, attività venatoria, sanità animale e sanità pubblica.
Vittorio Guberti è Presidente della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna Selvatica ed è esperto indipendente della Commissione Europea per il controllo e l'eradicazione della peste suina classica nelle popolazioni di cinghiali. E’ inoltre responsabile di progetti di ricerca comunitari riguardanti peste suina classica nel cinghiale e influenza aviaria negli anatidi (anatre e oche). Infine è autore e coautore di circa 100 pubblicazioni a carattere scientifico.
| I COMUNICATI STAMPA LIPU SULL'INFLUENZA AVIARIA |
Parma, 10 febbraio 2006