Parma, 24 novembre 2011
CACCIA, VIDEO SHOCK SU YOUTUBE: CLIMA DA GUERRA NEL BRESCIANO E STRAGE DI UCCELLI MIGRATORI. LIPU: “PORRE FINE A QUESTA VERGOGNA NAZIONALE”
Decine di cacciatori che sparano a tutto quello che vola, una strage di uccelli migratori che sta suscitando vergogna e indignazione nel popolo di Internet. E’ la LIPU-BirdLife Italia a diffondere oggi un video girato dai volontari del CABS (Commettee against bird slaughter Italia) e pubblicato su Youtube alla pagina http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iVWMixVNf04. Una strage vergognosa, effettuata in alcune giornate di ottobre sul valico di Colle San Zeno, nel bresciano, luogo molto frequentato, proprio in quel periodo, dagli uccelli migratori. Nel filmato compare un vero e proprio fronte di fuoco che accoglie i migratori di passaggio sul valico, persone che come impazzite sparano a tutto quello che si muove, in spregio alle leggi che distinguono le specie cacciabili da quelle non cacciabili e fissano i limiti personali di capi abbattibili. Nei giorni scorsi – dichiara la LIPU - abbiamo chiesto al neo ministro Clini di prendere sul serio i tanti problemi causati dalla caccia in Italia, sia sotto il profilo del bracconaggio sia per quanto riguarda quella tremenda “zona grigia” a metà tra caccia legale e bracconaggio, di cui il video girato dai volontari del Cabs nelle valli bresciane rappresenta un terribile esempio. “Siamo di fronte – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - non solo ad una situazione clamorosa e plurima violazione del diritto ma anche ad un’offesa al senso comune, una vera e propria vergogna nazionale resa possibile e talvolta addirittura coperta da certe amministrazioni quantomeno tolleranti. “Ma la misura è ormai colma – prosegue Mamone Capria - Abbiamo dunque trasmesso immediatamente il video ai vertici di BirdLife International e continueremo a farlo girare, contemporaneamente ad una forte azione perché non solo la società civile ma la politica, le amministrazioni centrali e locali, le forze di polizia e la magistratura intervengano con decisione. Basta illegalità – conclude il presidente LIPU - basta deroghe, basta caccia ai piccoli uccelli migratori”.
Parma, 18 novembre 2011
CACCIA, LIPU: IL MINISTRO DELL’AMBIENTE LAVORI PER FERMARNE I DISASTRI
“Bracconaggio dilagante, deroghe, piccole e grandi illegalità: Clini non ignori tutto questo”.
“Il rilancio dell’Italia, oltre che da politiche ambientali realmente sostenibili, passa anche dal rispetto della legalità ambientale e da una natura più tutelata”. Lo afferma la LIPU-BirdLife Italia all’indomani delle prime dichiarazioni di Corrado Clini, neo ministro dell’Ambiente, sulla caccia in Italia. “Non abbiamo compreso né condiviso – dichiara Danilo Selvaggi, responsabile Rapporti Istituzionali LIPU - le affermazioni del neo ministro dell’Ambiente Corrado Clini su Ogm e nucleare, temi sui quali il pensiero dei cittadini italiani è oltremodo chiaro. Quanto alla questione della caccia, ci fa invece piacere che il ministro accenni ai problemi causati da quei cacciatori che, come lui dice, sparano per sfogarsi e dunque pongono in essere una caccia distruttiva”. “Tuttavia – prosegue Selvaggi- è bene che il ministro Clini si documenti approfonditamente sull’entità di questo fenomeno in Italia e sui gravi problemi che provoca, alla natura, all’ambiente, alle persone: gru e aquile abbattute, piccole isole invase dall’illegalità venatoria, morti e feriti anche tra le forze dell’ordine, piombo disperso nell’ambiente, stragi compiute da cacciatori italiani all’estero, concessione continua di deroghe. “Saremmo lieti di aggiornare il ministro Clini sulle infrazioni comunitarie e le condanne subite dal nostro Paese, o ancora sulla violenza con cui molti cacciatori attaccano l’ISPRA, istituto autorevolissimo che attiene proprio al ministero dell’Ambiente, continuamente insultato ed offeso, al punto che è dovuta intervenire la Commissione europea per prenderne le difese. Così come è opportuno che il ministro sappia di come sono trattati, dagli stessi praticanti dell’attività venatoria, quei cacciatori italiani che quantomeno cercano di promuovere un’attività venatoria meno impattante e più rispettosa delle regole. “E’ necessario anche – continua Selvaggi - che venga affrontato con rapidità il tema delle tante specie di uccelli che sono cacciate in periodi vietati o di quelle che dovrebbero essere escluse dalla lista delle specie cacciabili, perché in grande sofferenza. Si tratta, peraltro, di un compito essenziale del ministero dell’Ambiente, che attiene alla salvaguardia della biodiversità e richiede un impegno non differibile”. “Insomma il ministro ha certamente molto da fare perché la grave piaga della cattiva caccia italiana sia finalmente sanata e la natura tutelata di più. Noi – conclude Selvaggi - gli auguriamo un sincero buon lavoro e gli offriamo la nostra piena collaborazione, ma vigileremo attivamente perché il rilancio dell’Italia passi anche da questi aspetti, tutt’altro che secondari e anzi importantissimi per un Paese che vuol dirsi civile”.
Parma, 25 ottobre 2011
CACCIA, SUL SITO WEB DELLA LIPU I TESTI DELLA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUI PARERI ISPRA
E’ pubblicata sul sito web www.lipu.it la lettera del 3 ottobre scorso inviata dalla Commissione europea alla Federazione Italiana della Caccia (FIDC), e per conoscenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, in risposta a un quesito posto dalla stessa FIDC sulla posizione della Commissione europea circa i pareri dell’ISPRA in materia di caccia. In proposito, sul sito LIPU è pubblicato anche il verbale redatto dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche europee, della riunione (a cui il quesito di FIDC fa riferimento) che si è svolta il 5 luglio scorso presso la Presidenza del Consiglio tra la stessa Commissione, il Governo italiano, e le Regioni. In occasione di questa riunione, la Commissione europea aveva non solo espresso apprezzamento per l’operato dell’ISPRA ma soprattutto affermato che (citiamo testualmente dal verbale) “i pareri rilasciati da ISPRA sui provvedimenti regionali in materia di caccia devono considerarsi obbligatori e le Regioni debbono necessariamente uniformarvisi”. La posizione della Commissione europea appariva già in quel momento più che chiara: nessuna intenzione di riscrivere la legge nazionale italiana ma la netta affermazione che i pareri dell’ISPRA sono, per la Commissione, il punto fermo per la corretta applicazione della direttiva Uccelli su tutto il territorio italiano. Ecco che infatti giunge la conferma, con la lettera del 3 ottobre: l’ISPRA, scrive testualmente la Commissione, “ha il compito di fornire, in qualità di organo nazionale scientifico e tecnico, le necessarie valutazioni scientifiche e i pareri a tutte le amministrazioni nazionali, regionali e provinciali su una serie di aspetti che riguardano direttamente l’attuazione della direttiva Uccelli. Dal nostro punto di vista, questo ruolo è fondamentale al fine di assicurare, in tutto il territorio italiano, un’attuazione coerente, unitaria e fondata su solide basi scientifiche della direttiva Uccelli. Conosciamo e apprezziamo, infatti, da tempo la capacità di questo Istituto e la sua autorevolezza scientifica: sia la Commissione europea che la Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno finora riconosciuto la validità scientifica dei pareri ISPRA e la loro coerenza con i principi di conservazione della Direttiva Uccelli”. Non a caso la Commissione aggiunge che “nelle diverse procedure di infrazione per non rispetto della direttiva Uccelli, abbiamo spesso constatato che ISPRA aveva espresso pareri negativi sulle proposte regionali oggetto di tali procedure, sollevando opportunamente i problemi di compatibilità con le disposizioni della Direttiva. Abbiamo anche constatato però che tali pareri sono stati sistematicamente ignorati dalle autorità regionali”. Né il ruolo “fondamentale” che la Commissione europea assegna ai pareri ISPRA può limitarsi al pur rilevante tema delle deroghe, a proposito del quale la Commissione parla infatti di importanza particolare, ma non certo esaustiva, ben specificando che il ruolo dell’ISPRA concerne tutta “una serie di aspetti che riguardano direttamente l’attuazione della direttiva Uccelli” e anzi “l’attuazione coerente, unitaria e fondata su solide basi scientifiche della direttiva Uccelli” su tutto il territorio italiano. Già il 5 luglio aveva peraltro chiarito il carattere stringente dei pareri ISPRA “in materia di caccia”, e non solo in materia di deroghe di caccia. Sarebbe d’altra parte incomprensibile che l’autorità scientifica nazionale italiana venisse considerata decisiva su un aspetto e irrilevante o poco rilevante su altri aspetti, ugualmente per certi versi anche più essenziali, della direttiva Uccelli. Siamo insomma di fronte – conclude la LIPU - ad una posizione chiarissima e alla necessità che lo Stato e le Regioni italiane ne prendano atto e agiscano con estrema urgenza, a tutela degli uccelli selvatici e del diritto comunitario.
DOCUMENTI: Il verbale redatto dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche europee: http://www.lipu.it/pdf/news/LetteraCommissioneSuISPRA1.pdf
La lettera della Commissione europea alla Federazione Italiana della Caccia (FIDC) http://www.lipu.it/pdf/news/LetteraCommissioneSuISPRA2.pdf
Parma, 24 ottobre 2011
CACCIA, LA COMMISSIONE EUROPEA ALLE REGIONI ITALIANE: “SEGUIRE I PARERI ISPRA”
LIPU: in Italia situazione disastrosa su calendari venatori e deroghe. Andremo a Bruxelles a denunciarlo. “Per Bruxelles i pareri dell’ISPRA in materia di caccia vanno considerati vincolanti, anche per evitare nuove condanne della Corte di giustizia. Le Regioni si adeguino subito”. Lo afferma la LIPU-BirdLife Italia rendendo nota una lettera trasmessa nei giorni scorsi dalla Commissione europea all’Italia che ha chiarito e confermato la posizione espressa da Bruxelles nel luglio scorso sull’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), quando aveva affermato che “i pareri rilasciati da Ispra sui provvedimenti regionali in materia di caccia devono considerarsi obbligatori e le Regioni debbono necessariamente uniformarsi”. Rispondendo a un quesito posto dalla Federazione Italiana della Caccia su quelle dichiarazioni, la Commissione europea ha espresso pieno sostegno all’Ispra e riaffermato il carattere sostanzialmente vincolante dei suoi pareri rispetto alla corretta applicazione del diritto comunitario”. Nella lettera inviata all’Italia la Commissione europea scrive che “la legge nazionale italiana affida a Ispra il compito di fornire, in qualità di organo nazionale scientifico e tecnico, le necessarie valutazioni scientifiche e i pareri a tutte le amministrazioni nazionali, regionali e provinciali su una serie di aspetti che riguardano l’attuazione della Direttiva Uccelli. Dal nostro punto di vista questo ruolo di Ispra è fondamentale al fine di assicurare, in tutto il territorio italiano, un’attuazione coerente, unitaria e fondata sui solide basi scientifiche della Direttiva Uccelli”. Esprimendo “apprezzamento per le capacità e l’autorevolezza dell’Istituto, dei cui pareri sia la Commissione europea che la Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno finora riconosciuto la validità scientifica e la coerenza con i principi di conservazione della Direttiva Uccelli”, e ricordandone l’importanza in particolare in tema di deroghe di caccia, la Commissione sottolinea come tutte le condanne contro l’Italia abbiano avuto per prologo il fatto che tali pareri sono stati “sistematicamente ignorati dalle autorità regionali”. “Riteniamo quindi che, per le Regioni italiane - conclude la Commissione - seguire i pareri Isprasia un ottimo modo per evitare possibili problemi nell’applicazione della Direttiva Uccelli”. “Quello che giunge all’Italia da Bruxelles – commenta Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia - è un monito chiaro, a fronte di una situazione che, in materia di caccia, si aggrava di giorno in giorno. Sui calendari venatori, molte regioni stanno disattendendo la Guida trasmessa dall’Ispra con le dettagliate indicazioni su come prevedere la stagione venatoria nel rispetto dei vincoli comunitari. Attualmente, per fare un esempio – prosegue Mamone Capria - molte specie di uccelli sono cacciate in periodo rigorosamente vietato dal diritto comunitario, nonostante gli avvisi dell’Ispra. Per non parlare del reiterato abuso della caccia in deroga in regioni come la Lombardia, il Veneto o la Liguria. “Un quadro disastroso - conclude Mamone Capria - di cui nei prossimi giorni porteremo i dettagli a Bruxelles, chiedendo l’intervento ormai improcrastinabile delle autorità comunitarie sulle regioni ma anche sul governo e i ministeri italiani”.
Parma, 11 ottobre 2011
LEGGE PARCHI, LIPU: BENE L’ANNUNCIO DEL RELATORE ORSI CHE CHIEDERA’ RITIRO EMENDAMENTO MOLINARI
Non congruente con la materia. Il senatore Orsi ha annunciato oggi la richiesta di ritiro dell’emendamento del senatore Molinari al disegno di legge sulle aree protette, che di fatto rappresenta una deregulation venatoria su tutto il territorio nazionale, sotto le mentite spoglie del controllo faunistico. Lo rende noto la LIPU-BirdLife al termine dell’audizione effettuata in Commissione ambiente del Senato questo pomeriggio. “Abbiamo espresso oggi in Senato le nostre argomentazioni ma nettissime obiezioni all’emendamento del senatore Molinari – dichiara Danilo Selvaggi, responsabile rapporti istituzionali LIPU - All’attenzione dei senatori presenti, che ringraziamo, inclusi il presidente D’Alì e il senatore Molinari, si è aggiunta la posizione del relatore del DDL, il senatore Orsi che, ascoltate le nostre argomentazioni, ha annunciato la richiesta di ritiro dell’emendamento come non congruente con la materia. “E’ una posizione molto saggia – prosegue Selvaggi - cui speriamo aderisca il senatore Molinari, anche perché dall’emendamento non verrebbe alcuna reale soluzione al problema ma solo una sorta di superderoga di caccia, con un caotico incremento dell’attività venatoria e una serie di pressioni sulle amministrazioni locali, di incertezza del diritto e di contenziosi comunitari. “Siamo lieti – spiega Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - di questa importante novità emersa oggi in commissione Senato circa il controverso emendamento del senatore Molinari che, ricordiamolo, permetterebbe di fatto la caccia a tutte le specie protette e anche in periodi delicatissimi del loro ciclo biologico. “Al tempo stesso siamo disponibili a fornire il nostro contributo – aggiunge il presidente LIPU - affinché il tema del controllo della fauna possa invece essere affrontato in modo tecnicamente efficace e culturalmente avanzato”.
Parma, 6 ottobre 2011
CACCIA IN DEROGA: GOVERNO IMPUGNA LEGGE LOMBARDIA. LIPU A FORMIGONI: “ STOP SUBITO AD ABBATTIMENTI UCCELLI O CHIEDEREMO I DANNI”
Situazione gravissima in molte regione italiane. L’Europa ci punirà duramente
L’Europa ci punirà duramente “Se Formigoni non ferma subito l’abbattimento illecito degli uccelli selvatici, chiederemo i danni”. Lo afferma la LIPU-BirdLife Italia in seguito alla giusta decisione del Governo di impugnare presso la Corte Costituzionale la legge con cui la Regione Lombardia ha concesso la deroga a cacciare specie non cacciabili. Con l’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri, la Corte Costituzionale sarà chiamata a decidere, oltre che sulle altre gravi anomalie presenti nella legge lombarda, sulla possibilità di concedere deroghe tramite legge e non (come invece chiede la normativa nazionale) con semplice delibera. Un quesito sul quale in realtà la Corte si è già pronunciata, dando ragione allo Stato e affermando che è solo attraverso un atto amministrativo che le deroghe posso essere attivate. La questione – sottolinea la LIPU - è tutt’altro che secondaria. Va infatti specificato che sebbene le deroghe siano materia regolamentata dalle regioni, gli uccelli selvatici sono oggetto di potestà statale. Dunque, per poter proteggere il proprio patrimonio e, ad esempio, bloccare per tempo eventuali deroghe regionali scorrette, è necessario che le deroghe siano oggetto di delibera (annullabile dallo Stato) e non di legge, sulla quale il potere di intervento statale è invece pressoché nullo. La cosa davvero grave è che fu proprio un’analoga legge della regione Lombardia ad essere bocciata dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 250 del 2008. “La Lombardia sta replicando un’illegittimità patente – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - con un atto di irresponsabilità diremmo quasi eversiva, ben sapendo cioè di commettere un illecito indubbio e persino macroscopico. Un atto, peraltro, che sta arrecando danni irreparabili al patrimonio statale e collettivo, visto che i cacciatori continuano in queste ore ad abbattere illecitamente uccelli non cacciabili”. “Chiediamo dunque un intervento urgentissimo del Presidente Formigoni: blocchi immediatamente la legge ovvero i suoi effetti, fermando l’uccisione illegittima di fauna protetta. Se così non sarà – prosegue il presidente LIPU - chiederemo i danni alla Regione Lombardia, stanchi di dover assistere ad un continuo scempio del diritto e del patrimonio naturale”. “Ma la situazione delle deroghe di caccia – conclude Mamone Capria - è gravissima anche in altre regioni, Veneto e Liguria su tutte. L’Italia è già stata condannata e ora rischia una seconda condanna, questa volta definitiva e durissima anche sotto il profilo economico. Il Governo intervenga anche lì, senza esitazioni. Stiamo scherzando con il fuoco”.
Parma, 3 ottobre 2011
CACCIA, SANATORIA IN SENATO A FAVORE DI CHI VIOLA LA LEGGE BRUTTA PAGINA LEGISLATIVA, OFFESA ALLA LEGALITÀ E AL DIRITTO
Chiediamo a tutti i Senatori della Repubblica di opporsi alla leggina n. 2242 a firma dei Senatori della Lega Nord Divina e Pittoni che domani sarà in discussione nell'aula di Palazzo Madama: una leggina “di autentica interpretazione” che per salvare dalle multe alcune centinaia di cacciatori trentini, non esita a modificare la normativa nazionale sulla tutela della fauna e regolamentazione della caccia". Questo è l'appello che l'Ente Nazionale Protezione Animali,LIPU e WWF rivolgono al ramo alto del parlamento, preoccupati per le conseguenze che una approvazione avrebbe non solo dal punto di vista giuridico. "La legge 157/92 parla chiaro: stabilisce infatti il principio della opzione esclusiva di caccia, vale a dire la possibilità per chi spara di poter esercitare una sola delle forme di attività venatoria previste:o vagante in zona alpi, o da appostamento fisso, o nell'insieme delle altre forme consentite. I cacciatori trentini in questione erano stati multati perché avevano esercitato la caccia in alte regioni, pur avendo scelto quella in zona alpi. Non può sfuggire a nessuno che tentare di "salvare" da sacrosante multe chi ha violato le norme rappresenta una autentica ingiustizia anche nei confronti di chi, svolgendo attività venatoria, osserva le regole. Non vorremmo che pure nell' attività venatoria si perseguisse la politica dei condoni, odiosi per l’opinione pubblica, deleteri per il senso collettivo della legalità e magari portati avanti con una ferita alla legge nazionale.
Parma, 3 ottobre 2011
Brescia: guardia forestale ferita da una fucilata di un cacciatore.
Solidarietà della LIPU al CFS e al Nucleo operativo antibracconaggio
Solidarietà al Corpo Forestale dello Stato e al suo Nucleo Antibracconaggio e auguri di pronta guarigione all’assistente forestale rimasto ferito da una fucilata di un cacciatore avvenuta nei giorni scorsi in provincia di Brescia, è stata espressa dal Presidente Fulvio Mamone Capria a nome della Lega Italiana Protezione Uccelli con una lettera al Capo del CFS, ing. Cesare Patrone. “La presenza del NOA nella provincia di Brescia e i sequestri già operati di materiale per l’uccellagione è fondamentale per contrastare un fenomeno gravissimo come quello del bracconaggio nei confronti di pettirossi e altri piccoli uccelli insettivori che vengono poi cucinati abusivamente e in violazione delle leggi nazionali da ristoratori senza scrupoli” – scrive Mamone Capria. “Il richiamo alla prudenza è d’obbligo in questi casi. Troppe armi circolano nei boschi e grande è l’insicurezza verso cittadini e gitanti che nei week end popolano le colline bresciane, per questo chiediamo maggiore attenzione da parte dei cacciatori. Condanniamo, invece, senza tentennamenti la presenza di migliaia di trappole e di reti per la cattura degli uccelli che stanno devastando la ricca biodiversità faunistica in questi mesi di migrazione autunnale. Ed è proprio su questo delicato fronte che ringraziamo il lavoro straordinario del Corpo Forestale dello Stato – conclude il presidente LIPU.
Parma, 16 settembre 2011
CACCIA, STAGIONE AL VIA TRA POCHE LUCI E MOLTE OMBRE. LIPU: “SERIO RISCHIO DI NUOVE PROCEDURE DI INFRAZIONE”.
PARTENZA TRA DEROGHE, NORME DISAPPLICATE E LA MINACCIA DELLA DEREGULATION TOTALE
COMUNICATO STAMPA CACCIA, STAGIONE AL VIA TRA POCHE LUCI E MOLTE OMBRE. LIPU: “SERIO RISCHIO DI NUOVE PROCEDURE DI INFRAZIONE”. PARTENZA TRA DEROGHE, NORME DISAPPLICATE E LA MINACCIA DELLA DEREGULATION TOTALE “Gravi infrazioni in molte regioni italiane, che lasciano intravedere la concreta possibilità di nuove procedure di infrazione e condanne per mancato rispetto della direttiva comunitaria”. Lo denuncia la LIPU-BirdLife alla vigilia dell’apertura della stagione venatoria. “Quella che parte domenica – spiega il presidente LIPU Fulvio Mamone Capria - doveva finalmente essere la stagione dell’applicazione delle norme comunitarie, che tra l’altro prevedono il divieto di caccia agli uccelli durante la fase della migrazione e della riproduzione e l’esclusione dalla lista delle specie cacciabili per quelle che sono in stato di conservazione sfavorevole” “Invece – prosegue - molte regioni tra cui l’Umbria, il Lazio, la Toscana, la Liguria, la Sardegna, hanno completamente ignorato le novità normative introdotte con la legge Comunitaria dello scorso anno e le indicazioni scientifiche fornite dall’ISPRA. “Ancor più sconcertante – aggiunge Mamone Capria - è il fatto che queste regioni abbiano deliberatamente ignorato anche l’accordo per l’applicazione della nuova normativa, raggiunto dal Tavolo della Conferenza delle Regioni cui avevano partecipato ISPRA, ambientalisti, cacciatori, agricoltori e le regioni stesse”. Come se non bastasse – sottolinea la LIPU - sono arrivate altre deroghe a cacciare specie protette. La Lombardia ha approvato, e il Veneto si appresta a farlo, un nuovo provvedimento di caccia in deroga a piccoli uccelli come il fringuello e la peppola, ignorando i richiami della Comunità europea, le sentenze della Corte Costituzionale e le condanne già subite dall’Italia per aver abusato dello strumento delle deroghe. I segnali positivi giunti da regioni come la Puglia e la Calabria – aggiunge la LIPU - non bastano a raddrizzare un quadro in cui si delinea una nuova, seria e generalizzata infrazione della normativa comunitaria, in riguardo almeno agli articoli 2, 7 e 9 della direttiva Uccelli. Il che potrebbe non solo far scattare una nuova procedura di infrazione pluriregionale, come già accaduto nel 2006, ma anche spingere la Commissione europea ad attivare nuovamente la Corte di Giustizia. “A tutto ciò – dichiara il presidente LIPU - si aggiunge l’incredibile emendamento del Senatore Molinari, che tante proteste sta sollevando e che prevede l’apertura della caccia senza limiti di tempo e su tutto il territorio nazionale, inclusi i parchi e le altre aree protette, sotto le mentite spoglie del controllo faunistico. Una deregulation totale, che causerebbe altri danni alla fauna e altri guai di carattere amministrativo, gestionale e politico. Un disastro – conclude Mamone Capria - che il senatore Molinari deve assolutamente evitare ritirando senza esitazione la proposta”.
Parma, 14 settembre 2011
CACCIA, LIPU RISPONDE AI SENATORI DELLA SETA E FERRANTE SULLE MODIFICHE ALLA LEGGE 157
CACCIA, LIPU RISPONDE AI SENATORI DELLA SETA E FERRANTE SULLE MODIFICHE ALLA LEGGE 157
"Ringraziamo sin d'ora i senatori per l'attenzione che vorranno mettere in questa delicatissima vicenda, come hanno ben fatto in passato su situazioni analoghe. Tuttavia la nostra analisi dell'emendamento Molinari, diverge completamente dalla loro". Lo dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente della LIPU-Birdlife Italia, in merito all’emendamento di modifica della legge 157/92 del senatore Molinari (Terzo Polo), che aprirebbe di fatto la caccia tutto l’anno e su tutto il territorio nazionale, inclusi parchi e altre aree protette. “Ci dicano i senatori Della Seta e Ferrante – prosegue il presidente LIPU - se non è vero che con questo emendamento si modifica una parte essenziale della 157/92, si fanno sparire i metodi ecologici per il controllo della fauna, si parla per la prima volta nella legge italiana di eradicazione delle specie e si apre la possibilità di abbattimento a tutte le specie di fauna selvatica, tranne quelle superprotette, in assenza di parere vincolante dell'ISPRA. “Questo è quello che noi cogliamo nell'emendamento da una lettura non distratta ma attentissima. Se approvato, l'emendamento Molinari provocherà gravi danni alla fauna e un caos normativo ancora più serio di quello odierno. Ed è per questo - conclude Mamone Capria - che noi rinnoviamo l'invito a tutti affinché venga ritirato”.
Parma, 13 settembre 2011
CACCIA, LIPU: IN ABRUZZO SI RISCHIA DI FAR MALE ALL’ORSO
Prevista una revisione delle misure a tutela dell’orso bruno marsicano nel calendario venatorio regionale. Il Presidente Mamone Capria: gli amministratori abruzzesi ricordino che l’Orso è prezioso patrimonio della collettività
“Grave e immotivata la decisione di rivedere le misure a protezione dell’orso marsicano nel calendario venatorio. L’Assessore Febbo ci ripensi e comunque i tecnici VIA boccino la proposta”. Lo dichiara la LIPU-BirdLife Italia a proposito della richiesta da parte dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Abruzzo di rivedere, tramite il Comitato regionale sulla VIA (Valutazione di impatto ambientale), la decisione del posticipo al primo novembre dell’apertura della caccia nella zona di maggior presenza dell’orso bruno marsicano. “Il non perfetto calendario venatorio abruzzese - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia e Consigliere del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise - ha comunque previsto il posticipo al primo novembre dell’apertura della caccia nella zona di maggiore concentrazione dell’orso bruno marsicano. Una misura che rappresenta un necessario cuscinetto di protezione per l’orso nella delicata fase preletargica, in cui davvero c’è bisogno che a questi animali sia evitata ogni forma di disturbo. Insomma, quello che si chiede è un piccolo sacrificio per i cacciatori, che in quella zona potranno comunque avviare, solo con qualche settimana di ritardo, la stagione venatoria. “Ma evidentemente – prosegue Mamone Capria - ai proclami e alle dichiarazioni di rispetto della natura non fanno seguito atti concreti, se è vero che le pressioni esercitate da una parte dei cacciatori abruzzesi stanno rimettendo in discussione questa pur elementare misura di protezione. “Sarebbe tuttavia un gravissimo errore, che il Comitato VIA desse il via libera anticipato alla caccia: il disturbo agli orsi sarebbe assicurato, la fase di alimentazione preletargica certamente danneggiata e verrebbe così scritta un'altra cattiva pagina nella già difficile impresa di tutelare questa specie, che sta cercando di riprendersi ma che è comunque ridotta a qualche decina di esemplari, oltre la metà dei quali concentrati proprio in Abruzzo. “Tutelare l’orso bruno marsicano, per la Regione Abruzzo – conclude il presidente LIPU - è dunque un dovere che va oltre la stretta e pur importante amministrazione regionale, per diventare un’impresa ambientale di portata vastissima, che il governo abruzzese non può subordinare alla lobby dei cacciatori”.
Parma, 13 settembre 2011
CACCIA, LIPU: IN ABRUZZO SI RISCHIA DI FAR MALE ALL’ORSO
Prevista una revisione delle misure a tutela dell’orso bruno marsicano nel calendario venatorio regionale. Il Presidente Mamone Capria: gli amministratori abruzzesi ricordino che l’Orso è prezioso patrimonio della collettività
“Grave e immotivata la decisione di rivedere le misure a protezione dell’orso marsicano nel calendario venatorio. L’Assessore Febbo ci ripensi e comunque i tecnici VIA boccino la proposta”. Lo dichiara la LIPU-BirdLife Italia a proposito della richiesta da parte dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Abruzzo di rivedere, tramite il Comitato regionale sulla VIA (Valutazione di impatto ambientale), la decisione del posticipo al primo novembre dell’apertura della caccia nella zona di maggior presenza dell’orso bruno marsicano. “Il non perfetto calendario venatorio abruzzese - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia e Consigliere del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise - ha comunque previsto il posticipo al primo novembre dell’apertura della caccia nella zona di maggiore concentrazione dell’orso bruno marsicano. Una misura che rappresenta un necessario cuscinetto di protezione per l’orso nella delicata fase preletargica, in cui davvero c’è bisogno che a questi animali sia evitata ogni forma di disturbo. Insomma, quello che si chiede è un piccolo sacrificio per i cacciatori, che in quella zona potranno comunque avviare, solo con qualche settimana di ritardo, la stagione venatoria. “Ma evidentemente – prosegue Mamone Capria - ai proclami e alle dichiarazioni di rispetto della natura non fanno seguito atti concreti, se è vero che le pressioni esercitate da una parte dei cacciatori abruzzesi stanno rimettendo in discussione questa pur elementare misura di protezione. “Sarebbe tuttavia un gravissimo errore, che il Comitato VIA desse il via libera anticipato alla caccia: il disturbo agli orsi sarebbe assicurato, la fase di alimentazione preletargica certamente danneggiata e verrebbe così scritta un'altra cattiva pagina nella già difficile impresa di tutelare questa specie, che sta cercando di riprendersi ma che è comunque ridotta a qualche decina di esemplari, oltre la metà dei quali concentrati proprio in Abruzzo. “Tutelare l’orso bruno marsicano, per la Regione Abruzzo – conclude il presidente LIPU - è dunque un dovere che va oltre la stretta e pur importante amministrazione regionale, per diventare un’impresa ambientale di portata vastissima, che il governo abruzzese non può subordinare alla lobby dei cacciatori”.
Parma, 8 settembre 2011
CACCIA: CACCIA, INDECENTE ATTACCO DEI CACCIATORI ALL'ISPRA
LIPU: “Intimidazioni inaccettabili, finalizzate ad ammorbidire i pareri dell’Istituto. Intervenga il ministro Prestigiacomo”
"Il ministro dell’Ambiente intervenga con parole e fatti concreti contro gli indecenti attacchi nei confronti dell’Ispra e dei suoi ricercatori. E’ uno scandalo che in Italia parlamentari della Repubblica siano contro le istituzioni scientifiche. Siamo pronti a rivolgerci anche al Presidente della Repubblica per chiedere garanzie a favore della ricerca scientifica”. Lo dichiara il presidente LIPU-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria a proposito dell’interrogazione presentata in Aula alla Camera dal parlamentare del Pdl Renato Farina sul tema della caccia in deroga. Una parte estremista del mondo venatorio e i suoi spalleggiatori parlamentari vorrebbero far credere che le numerose procedure di infrazione sulla caccia aperte contro l'Italia, nonché le pesanti condanne inflitteci dalla Corte di Giustizia Europea, sempre per scorretta attività venatoria, siano da addebitare all'autorità scientifica nazionale e ai suoi ricercatori, mentre è noto come la responsabilità di tali condanne sia da attribuire alla non osservanza dei rigorosi pareri scientifici emessi dall’Ispra e alle continue ferite che un certo pessimo mondo venatorio italiano ha inferto alla normativa nazionale e comunitaria. Una situazione intollerabile, che vede regioni, ministeri, ISPRA, amministratori sotto il costante ricatto del mondo venatorio, del quale un recente esempio sono gli attacchi scomposti e in alcuni casi addirittura violenti mossi sui calendari venatori di alcune regioni. “Il ministro Prestigiacomo – dichiara il presidente LIPU Fulvio Mamone Capria - si faccia garante della difesa dell’Ispra nei confronti di chiunque tenti di condizionare l’attività scientifica, che deve restare indipendente. E’ uno scandalo che in Italia parlamentari della Repubblica siano contro le istituzioni scientifiche italiane, da sempre punto di equilibrio di professionalità e di competenza e che pertanto chiediamo vengano salvaguardate. “Se ciò non avverrà – conclude il presidente LIPU – chiederemo direttamente al Presidente della Repubblica Napolitano di farsi interprete della difesa della ricerca scientifica in Italia”. “L’Ispra – aggiunge Danilo Selvaggi, responsabile rapporti istituzionali LIPU - è ufficialmente riconosciuto dalla stessa Commissione Europea come vincolante per tutte le questioni relative alla caccia in Italia. Da parte nostra vigileremo come non mai perché la partita scientifica non venga truccata, e trasmetteremo tutte le informazioni alla Commissione europea e agli organismi internazionali, così da far capire una volta ancora di quali scorrettezze è capace un certo mondo venatorio italiano pur di allargare lo sterminio di tordi, anatre e fringuelli”.
Parma, 30 agosto 2011
CACCIA: PREAPERTURA DA GIOVEDI 1° SETTEMBRE. LIPU: “UN GRAVE ERRORE, SI SPARA AD ANIMALI CHE HANNO APPENA FINITO DI NIDIFICARE”
Doppiette in 13 regioni e quasi ovunque anche in Toscana. In Campania il TAR ferma la preapertura.
La preapertura della caccia in programma dal primo settembre colpirà specie in un momento che hanno appena terminato la nidificazione mettendo così a rischio le popolazioni. A denunciarlo è la LIPU-BirdLife Italia alla vigilia delle preaperture previste in 12 regioni italiane, tutte le province dell’Emilia-Romagna e quasi tutte della Toscana. Si caccerà anche in Lombardia anche se nella sola provincia di Brescia. Solo Liguria, Molise, Piemonte e le province autonome di Trento e di Bolzano hanno deciso di non autorizzare la caccia in preapertura. A fermare invece l’anticipo della stagione venatoria della Campania ha provveduto ieri il TAR (Tribunale amministrativo regionale). Nel complesso, le doppiette colpiranno 12 specie di uccelli e 5 di mammiferi. “Sparare a inizio settembre – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia – vuol dire colpire popolazioni di animali che hanno appena terminato di nidificare, perché gli uccelli migratori provenienti dal Nord Europa arriveranno solo a fine settembre. Un grave rischio, dunque, per la tutela di popolazioni che si trovano in un delicato momento del loro ciclo riproduttivo”. Tra le specie cacciabili, alcune si trovano inoltre in uno stato di conservazione sfavorevole: la marzaiola, cacciabile in Friuli Venezia Giulia e in numerose province toscane, la tortora, la quaglia e il beccaccino, tutte specie classificata come “Spec 3” (ossia specie non concentrata in Europa ma con status di conservazione sfavorevole). “Si tratta di specie – conclude Mamone Capria - che dunque andavano escluse dalla lista delle cacciabili, nel rispetto delle normative europee e dei dati scientifici in nostro possesso. Chiediamo che vengano rafforzati i controlli di polizia venatoria da parte delle Province, del Corpo Forestale dello Stato e delle altre forze di Pubblica sicurezza, perché durante le proprio durante preaperture vengono abbattute tantissime altre specie, anche protette. Testimonianza diretta saranno le centinaia di animali feriti da arma da fuoco che giungeranno ai nostri centri di Recupero. Sarà l’ennesima strage di animali autorizzata”. SCHEDA Specie di uccelli cacciabili in preapertura (variano a seconda delle regioni): alzavola, beccaccino, colombaccio, cornacchia grigia, cornacchia nera, gazza, ghiandaia, germano reale, marzaiola, merlo, quaglia, tortora. Specie di mammiferi cacciabili in preapertura (variano a seconda delle regioni): camoscio, capriolo, cinghiale, coniglio selvatico, volpe.
Parma, 8 agosto 2011
LEZIONI DI CACCIA”: IL MINISTRO GELMINI CONFERMA LE PERPLESSITÀ DELLA LIPU
Il presidente Mamone Capria: "la scuola deve rilanciare la cultura ecologica".
La LIPU plaude alla veloce risposta che il Ministro dell’Istruzione università e ricerca Mariastella Gelmini ha rivolto all'opportuna interrogazione dell'onorevole Gianni Mancuso in merito alla vicenda delle lezioni di caccia al cinghiale proposte dal vicesindaco di Rocchetta Vara in Liguria e dalla Federcaccia locale. "Avevamo espresso una netta contrarietà su questo come su altri casi di ‘caccia nelle scuole’ - commenta Fulvio Mamone Capria, presidente della LIPU-BirdLife Italia - e siamo lieti che dal ministro Gelmini siano giunte parole chiare ed inequivocabili su quali siano i valori da promuovere tra le generazioni più giovani. "Il lento ma inesorabile declino della caccia in Italia non sarà fermato insegnando nelle scuole come si spara ad un cinghiale ma, al limite, con una nuova cultura che riconosca, anche da parte dei cacciatori, il primato della tutela della biodiversità e il valore rappresentato da nuove e benevole forme di convivenza tra uomo e altri animali. Da questa cultura, purtroppo, molta caccia italiana è ancora estremamente distante e non sarà con mal riusciti tentativi pedagogici né con manifesti appesi sui muri delle città italiane che si farà cambiare idea alla netta maggioranza degli italiani". "La LIPU ringrazia il ministro dell'Istruzione - conclude Mamone Capria - e anzi la invita a rilanciare con forza programmi scolastici che mettano sempre più al centro l'ecologismo, cultura ricchissima e innovativa che, a differenza del piombo e delle doppiette, è davvero indispensabile al pianeta e al profondo benessere dei suoi abitanti".
Roma, 1 agosto 2011
ENPA, LIPU, LAV, ANIMALISTI ITALIANI CONTRO LA CACCIA NEI PARCHI. APPELLO AI SENATORI: FERMATE QUEL TESTO
Il presidente Mamone Capria:“Stop a immissione cinghiali, lepri e fagiani a fini venatori, causa per il 70% dei problemi”.
Roma, 1 agosto 2011 - "Ai senatori chiediamo: giù i fucili dai parchi, dalla fauna, dai turisti. Fermate ogni possibile blitz contro i parchi italiani.” E’ l'appello lanciato oggi da Animalisti italiani, Enpa, Lav e Lipu ai senatori della Commissione Ambiente dove è in discussione la modifica della legge 394/91 sui parchi e le altre aree protette. "Col favore del distratto mese di Agosto, la Commissione Ambiente del Senato sta per modificare la legge nazionale numero 394/91 sui parchi, uno dei pilastri della legislazione ambientale italiana – spiegano le associazioni -, fissando per domani il termine per la presentazione dei sub emendamenti agli emendamenti del relatore Orsi, già autore del celebre disegno di legge filovenatorio che tante polemiche ha scatenato”. “L'ambiguità del testo e degli emendamenti del senatore Orsi, sia in relazione agli aspetti di governance e gestione territoriale, sia per quanto riguarda la sconveniente materia dell’attività venatoria nei parchi e nelle aree contigue, suscita grandissima preoccupazione, aggravata dalla lunga serie di blitz precedenti che hanno reso la Commissione Ambiente del Senato un luogo, purtroppo, di cui diffidare – aggiungono Animalisti Italiani, Enpa, Lav e Lipu -. Particolare preoccupazione merita la vicenda dei tentativi, espliciti o indiretti, di aprire i parchi all’attività venatoria, sia sotto forma di caccia nelle aree contigue sia di controllo faunistico, le cui maglie rischiano di essere oggi clamorosamente allargate facendo ricorso ad attività di abbattimento piuttosto che, come dovrebbe essere, ai più avanzati metodi ecologici e di management ambientale”. La legislazione in vigore da vent'anni, appunto la 394/91, già garantisce gli interventi, laddove necessari, per il "controllo" della fauna. Se tali interventi non sono soddisfacenti, è forse perché troppo poco si è investito in prevenzione e sistemi ecologici. Gli enti parco dovrebbero invece avere la possibilità di cautelarsi dalle continue immissioni, nei territori esterni alle aree protette, di cinghiali e di tutti quegli altri infelici animali da carniere oggetto di ripopolamenti venatori, che diventano causa involontaria di problemi all’agricoltura e quindi l’occasione per introdurre i fucili nelle zone tutelate. E’ in questa direzione, cioè per l'abolizione dei ripopolamenti, che dovrebbero allora muoversi i legislatori. “I Parchi italiani sono una delle riserva ultime della biodiversità italiana, il potenziale cuore dell'economia verde, il contatto ritrovato con l'ambiente per milioni e milioni di italiani che hanno diritto a natura, cultura, e sicurezza - aggiungono le associazioni -. Ci opporremo in tutti i modi a che il nostro bellissimo patrimonio nazionale divenga vittima di un nuovo assalto di caccia selvaggia, sebbene sotto mentite spoglie, con tutti i problemi che questo può causare alla fauna, agli escursionisti e a chi vuole vivere i parchi nella giusta serenità”.
Parma, 26 luglio 2011
DANNI DA FAUNA, LIPU: EVITARE CRIMINALIZZAZIONE DEL LUPO E DELLE ALTRE SPECIE PROTETTE
Il presidente Mamone Capria:“Stop a immissione cinghiali, lepri e fagiani a fini venatori, causa per il 70% dei problemi”.
“E’ scioccante leggere che il principale problema per l’agricoltura italiana sia il lupo, definito addirittura un ‘terrore’, con una criminalizzazione che appare semplicemente inaccettabile. Ci spiace, ma quello della Commissione Agricoltura è un approccio errato, che non farà fare passi avanti alla questione”. Lo afferma il Presidente della LIPU-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria, al margine della conferenza di presentazione, tenutasi oggi a Montecitorio, dell’Indagine conoscitiva della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, sul tema dei danni all’agricoltura causati dalla fauna selvatica. “La Commissione Agricoltura – afferma Mamone Capria - si è limitata ad affermazioni e conclusioni generiche, senza mettere in evidenza né le cause profonde del problema né i dati numerici circa l’entità dei danni denunciati. Se lo avesse fatto, magari utilizzando il pur non esaustivo e uniforme lavoro delle regioni italiane, sarebbe emerso che i veri danni all’agricoltura sono addebitabili, per il 60 o 70% del totale, alle specie cinghiale, lepre e fagiano, con punte del quasi 100% in alcune regioni. “Si tratta di tre specie che risultano ormai quasi completamente immesse in natura a scopo venatorio, determinandosi con tali immissioni un circolo vizioso: i cacciatori immettono gli animali, che provocano problemi all’agricoltura e fanno invocare più caccia da parte degli agricoltori e degli stessi cacciatori. “Ecco allora – prosegue Mamone Capria - la prima cosa da fare: prevedere uno stop immediato agli allevamenti e alle immissioni in natura, a scopo venatorio, di cinghiali, lepri e fagiani. Il che gioverebbe non solo all’agricoltura ma anche alle forme autoctone di queste specie, gravemente danneggiate dall’utilizzo di animali provenienti da altre parti d’Europa e del mondo. “In un paese stretto e fortemente urbanizzato come l’Italia, la convivenza con la fauna selvatica può anche risultare, per alcuni aspetti, difficoltosa. Ma certo non è con la caccia e gli abbattimenti che si dà effettiva soluzione al problema. Non è mai accaduto e mai accadrà. “Dobbiamo invece operare – continua il Presidente della LIPU – perché la gestione ambientale sia rispettosa della natura, intelligente, moderna e libera da ogni zona d’ombra. Se l’approccio sarà questo, ben lieti di contribuire. Se invece sarà quello della criminalizzazione delle specie protette e delle facili strumentalizzazioni – conclude il Presidente della LIPU – allora temiamo che la questione non farà alcun passo avanti, a discapito della corretta gestione ambientale e della stessa agricoltura sana”.
Parma, 23 giugno 2011
CACCIA: SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI PER L’IMPUGNAZIONE, DA PARTE DEL GOVERNO, DELLA LEGGE REGIONALE DELLA LIGURIA
La legge ligure sul calendario venatorio contrasta con la legge nazionale.
“Esprimiamo profonda soddisfazione per l’impugnazione da parte del Governo, nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri, della legge della Liguria che aveva adottato un calendario venatorio triennale, dichiarano ENPA – LAC – LAV – Legambiente – LIPU – VAS - WWF. L’adozione del calendario venatorio fatta con legge invece che con un atto amministrativo, è palesemente anticostituzionale. In passato la Corte Costituzionale ha affermato che la disciplina sulla caccia ha per oggetto la fauna selvatica, e quindi «un bene ambientale di notevole rilievo, la cui tutela rientra nella materia "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema", affidata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato». Nel caso specifico la legge quadro di riferimento (157/92) non lascia adito a dubbi sul fatto che l’adozione del calendario venatorio regionale debba avvenire con un atto amministrativo. Come se non bastasse la Liguria nell’adottare il calendario venatorio con legge ha anche ignorato le numerose osservazioni negative che l’ISPRA aveva espresso su molti punti del calendario medesimo. “E’ davvero importante la decisione oggi assunta dal Governo per ricondurre la regione Liguria al rispetto delle regole, troppo spesso violate soprattutto quando sono coinvolti interessi venatori. – proseguono le Associazioni - Ricordiamo infatti che la Liguria è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per l’uso scorretto delle deroghe a cacciare uccelli protetti, mentre appena un mese fa la Corte Costituzionale ha bocciato una legge ligure con cui si autorizzava la caccia dopo il tramonto e sempre la Corte Costituzionale nel novembre 2010 ha bocciato un’altra legge ligure con cui si permetteva la caccia nelle aree contigue dei parchi ai non residenti. “Ora la Liguria faccia un passo indietro, annulli la legge incriminata e adotti un calendario venatorio nel rispetto delle regole e secondo le indicazioni dell’ISPRA. Ci auguriamo – concludono le Associazioni – che la vicenda della Liguria serva da esempio anche alle altre regioni e che vengano applicate le nuove regole sulla caccia nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie”.
Parma, 23 giugno 2011
CACCIA, I CACCIATORI DI FACE ITALIA RINNEGANO L'ACCORDO DEFINITO IN CONFERENZA REGIONI SUI CALENDARI VENATORI
Le associazioni: "Imbarazzante. Sono scorretti e inaffidabili. Se salta l'accordo, le Regioni applichino gli standard di tutela dettati dall'ISPRA per evitare danni al patrimonio dello Stato"
"E' triste constatare che il mondo venatorio rappresentato da FACE Italia (a cui aderiscono quattro delle sette associazioni venatorie nazionali riconosciute) si dimostri, ancora una volta, totalmente inaffidabile e scorretto". Lo affermano Enpa, Fare Verde, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia a commento del comunicato con cui le associazioni venatorie Federcaccia, Enal Caccia, Libera Caccia e ANNU (unite in FACE Italia) hanno preso le distanze dall'accordo raggiunto in sede di Conferenza delle Regioni, presenti anche l'ISPRA e le stesse Regioni, con agricoltori, ambientalisti e animalisti. "E' stato un lavoro di otto mesi, puntuale e complesso, che ha visto continuamente presenti e partecipi anche quelle parti sociali che oggi si tirano indietro e negano la realtà. Il lavoro, coordinato dalla Regione Puglia, ha riguardato tempi di caccia e specie cacciabili alla luce delle modifiche della 157/92 con cui sono state introdotte nuove e rigorose norme di tutela degli uccelli, nonché alla luce delle indicazioni tecnico-scientifiche formulate dall'autorità nazionale quale è l'ISPRA. "Ebbene: oggi gran parte dei cacciatori rinnegano l'accordo, come se quelli presenti e partecipi per otto mesi non fossero i loro dirigenti ma degli ologrammi, delle illusioni ottiche; come se le cose che sono state dette non fossero mai state dette; come se i loro presidenti non ci avessero anche preso gusto al negoziato, giungendo reiteratamente a chiedere trattative ad oltranza onde chiudere più rapidamente l'accordo. E come se non fossero stati proprio i loro presidenti (sì, i loro presidenti, e non solo le associazioni ambientaliste e animaliste) a manifestare lo sdegno perché in Italia sia autorizzata la caccia a specie come la Starna, praticamente estinta. O infine, a chiusura dell'ultimo giorno di trattativa, a esprimere l'unico dubbio, ma senza mettere in discussione l'accordo complessivo, sulla data di chiusura della caccia per alcune specie (alcune, non tutte) di uccelli acquatici. "Ancora una volta, insomma, questi dirigenti dimostrano la propria completa inaffidabilità e l'incapacità di decidere tra una prospettiva di modernità e le più retrograde e penose istanze ultravenatorie. Le quali non hanno mancato di fare capolino, sebbene più timidamente, anche nel corso degli incontri del Tavolo, suscitando l'imbarazzo e le critiche persino delle grandi associazioni agricole. "L'accordo tuttavia è stato chiuso, e correttezza istituzionale vorrebbe che la Conferenza delle Regioni ne prendesse atto ufficialmente. Tuttavia, se questo non dovesse avvenire, ricordiamo che lo Stato, attraverso la sua autorità scientifica in materia, ha trasmesso da tempo a tutte le Regioni le indicazioni su come formulare i calendari venatori rispettando gli standard minimi di tutela costituzionalmente previsti ed obbligatori. Tale è infatti la Guida ISPRA, che non va confusa, come tenta di far credere qualcuno, con un semplice parere tecnico, sebbene importantissimo, ma è l'indicazione del nucleo minimo di tutela che sta in capo allo Stato. Le Regioni, dunque, applichino rigorosamente quelle indicazioni, considerando che in gioco c'è il patrimonio pubblico costituito dalla fauna, che diversamente rischierebbe di subire un danno grave, irreparabile e potremmo persino dire doloso. Da parte nostra vigileremo con un'attenzione senza precedenti perché ciò non accada e chiameremo a rispondere, anche personalmente e di fronte alla magistratura ordinaria, ogni singolo responsabile di tali danni. Perché se ci sono estremisti che fanno richieste fuori legge, la responsabilità del danno è di colui che le accoglie".
Parma, 21 giugno 2011
CACCIA, ASSOCIAZIONI A REGIONI: APPLICARE NUOVE REGOLE SULLA CACCIA SECONDO INDICAZIONI ISPRA E ACCORDI TRA LE PARTI
La sentenza boccia le leggi sui richiami vivi ma ha grande valore anche per le deroghe, da ridurre allo stretto necessario, e per i calendari venatori. “Ora le regioni rispettino la Guida dell’ISPRA e diminuiscano specie e tempi di caccia”.
“Le regioni redigano i calendari venatori secondo le indicazioni date dall’ISPRA o al massimo entro i termini dell’accordo raggiunto con le parti sociali, per evitare violazioni alle norme nazionali e comunitarie e un grave e irreparabile danno al patrimonio pubblico, di cui chiederemmo di rendere conto alla magistratura non solo amministrativa”. E’ quanto affermano le associazioni ENPA, Fare Verde, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia che hanno inviato un telegramma a tutti i presidenti di regione nonché agli assessori regionali all’Ambiente e alla Caccia, per chiedere il rispetto e l’applicazione delle nuove regole sulla tutela degli uccelli e la regolamentazione della caccia. “Le modifiche alla legge 157/92 intervenute con la legge Comunitaria 2009 obbligano lo Stato e le Regioni, già con i prossimi calendari venatori, a garantire la massima tutela alle specie di uccelli selvatici, a mantenere uno stato di conservazione favorevole e a vietare la caccia nei periodi di riproduzione e migrazione prenuziale. “I prossimi calendari venatori dovranno tenere strettamente conto di queste regole, derivanti dalle norme europee e internazionali, nel rispetto delle indicazioni date dalla Guida ISPRA 2010 che rappresentano non dei semplici ed eludibili pareri tecnici ma gli standard minimi e uniformi di tutela statale. “Bene dunque ha fatto oggi il PD a chiedere alle regioni il rispetto di tali regole, richiamando anche l’accordo che nei giorni scorsi è stato trovato tra le regioni e le parti sociali. In tal senso, è utile ricordare che la Conferenza delle Regioni ha promosso e coordinato un Tavolo di confronto tra le varie parti sociali che, dopo mesi di lavoro, è giunto alla definizione di un accordo “politico” per la redazione dei prossimi calendari venatori. “A questo punto è quindi d’obbligo, anche considerato lo stato già critico in cui l’Italia versa, agli occhi dell’Europa, sul fronte caccia, che le regioni emanino i calendari venatori entro i termini dettati dall’ISPRA, anche potendo tenere conto dell’accordo raggiunto tra le parti sociali, al fine di non incorrere in violazioni alle norme nazionali e comunitarie e soprattutto evitare quel gravissimo danno al patrimonio pubblico per il quale, questa volta, chiederemmo l’intervento della magistratura non solo amministrativa”.
Roma, 16 giugno 2011
CACCIA, DURA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CONTRO LOMBARDIA E TOSCANA: RISPETTARE STANDARD DI TUTELA E PARERE ISPRA
La sentenza boccia le leggi sui richiami vivi ma ha grande valore anche per le deroghe, da ridurre allo stretto necessario, e per i calendari venatori. “Ora le regioni rispettino la Guida dell’ISPRA e diminuiscano specie e tempi di caccia”.
“La sentenza della Corte Costituzionale è una nuova, secca bocciatura della politica delle regioni Lombardia e Toscana in fatto di cattura e utilizzo di richiami vivi, cioè gli uccelli usati come esche per la cattura o la caccia di altri uccelli. Ma ha un valore che riguarda tutta l’attività venatoria”. E’ il commento delle associazioni Amici della Terra, Animalisti italiani, ENPA, Fare Verde, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia, VAS e WWF Italia alla sentenza della Consulta n. 190 dell’8 giugno, con cui è stata sancita l’illegittimità della legge n. 16 del 21 settembre 2010 della Lombardia, e dell’articolo 2 e del richiamato allegato A della legge della Toscana del 6 ottobre 2010. “Quella dei richiami vivi è una pratica desueta e deprecabile ma che, essendo ammessa dalla legge nazionale, va comunque effettuata nel rispetto delle norme. Cosa che ancora una volta, la Lombardia e la Toscana non hanno fatto. Gli assessori della Lombardia e della Toscana, più che progettare nuove deroghe e caccia al fringuello, farebbero dunque bene a riflettere su quanto sia errato prestare ascolto a certe frange del mondo venatorio, che solo danni stanno facendo alla natura, alla buona amministrazione e all’immagine dell’Italia”. “Ma il pronunciamento della Corte ha anche un enorme valore generale sull’attività venatoria: la Corte, accogliendo il ricorso del Governo su forte segnalazione delle associazioni, ha ribadito gli obblighi comunitari in fatto di deroghe, che sono uno strumento eccezionale il cui utilizzo – afferma la Corte - va ridotto allo stretto necessario, e della necessità di garantire standard minimi e uniformi di tutela della fauna e di disporre di parere favorevole dell’autorità scientifica, vale a dire l’Ispra”. “In tal senso, la pronuncia della Corte cade in un momento quanto mai opportuno e importante, considerato che proprio in queste ore si decideranno i calendari venatori alla luce della nuova legge 157/92, così come modificata dalla legge Comunitaria 2009. “Nella nuova 157 sono presenti norme, recepite dalla direttiva Uccelli, che prevedono la tutela attiva delle specie a sfavorevole stato di conservazione e il divieto assoluto di caccia nei periodi di riproduzione e migrazione preriproduttiva degli uccelli. Si tratta di aspetti essenziali, centrali per la conservazione della natura, tesi proprio a garantire un nucleo minimo e uniforme di tutela degli uccelli su tutto il territorio nazionale, rispetto ai quali è indispensabile rispettare le indicazioni dettagliate che, in questo senso, l’Ispra ha formulato con una specifica Guida ai calendari venatori. Tale Guida non va dunque assunta semplicemente come il parere generico di un istituto scientifico, ma proprio come la formulazione tecnica di quella necessità di livelli minimi di tutela che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale, in modo pieno e uniforme. “Se ciò non dovesse avvenire, e se ad esempio talune regioni non dovessero rispettare questi standard, ciò comporterebbe la violazione di norme e principi nazionali, comunitari e costituzionali, oltre che un consapevole e irreparabile danno al patrimonio pubblico di cui si dovrà rendere conto.” “Per questo, è di assoluta rilevanza che le regioni da quest’anno in poi emanino calendari rispettosi della nuova legge 157 e delle specifiche tecniche fornite dall’ISPRA ed escludano varie specie dalla liste di quelle cacciabili, nonché riducano sensibilmente il periodo di caccia di varie specie, tra cui uccelli acquatici, turdidi e beccaccia.”
Parma, 1 giugno 2011
CACCIA, LIGURIA FA SCEMPIO DEL DIRITTO
Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato con legge un calendario venatorio pluriennale in contrasto con la legge e con la scienza
“Con l’approvazione avvenuta oggi di un calendario venatorio pluriennale tramite legge, il consiglio regionale della Liguria ha violato sia la Costituzione, adottando con legge un provvedimento che andrebbe approvato in via amministrativa, sia la normativa nazionale e comunitaria di settore, ignorando del tutto le indicazioni dell’ISPRA sui tempi di caccia in relazione alla tutela nei periodi di migrazione”. E’ il commento delle associazioni Animalisti italiani, ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU, No alla Caccia e WWF Italia all’approvazione con legge del nuovo calendario venatorio da parte del Consiglio regionale. “Oltre a chiedere immediatamente l’impugnazione della legge da parte del Governo davanti alla suprema Corte, le associazioni ambientaliste ed animaliste chiederanno tramite i loro legali alle autorità competenti di valutare le possibili responsabilità di tutti coloro che hanno votato a favore di un provvedimento macroscopicamente illegittimo, oltre a chiedere il sequestro della fauna per impedire gli illegittimi abbattimenti. Non si possono più tollerare tali atteggiamenti da parte di chi dovrebbe agire nel solco della legalità e nell’interesse della comunità ed invece ricorre a strumenti illegittimi favorendo una piccola parte di cittadini a danno della stragrande maggioranza, calpestando le regole e provocando danni irreparabili alla fauna”. “Del resto la Liguria – proseguono le associazioni – non è nuova a tali iniziative, difatti a giugno scorso la regione è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per l’uso scorretto delle deroghe a cacciare uccelli protetti, mentre lo scorso novembre un’altra legge ligure con cui si autorizzava la caccia dopo il tramonto è stata impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale per macroscopiche illegittimità”. “Troppe specie cacciate, troppo lunga la stagione per molte specie, troppo bracconaggio, poca disponibilità di dati e informazioni sono alcune delle criticità oggi in Italia alle quali le buone amministrazioni devono rispondere con una rigorosa applicazione delle regole nazionali e comunitarie alla luce delle più recenti indicazioni scientifiche dell’ISPRA, insomma serve un salto di qualità nell’applicazione della legge 157 – concludono le associazioni – prendiamo atto che il governo ed il consiglio regionale della Liguria non ha inteso percorre questa strada”.
Parma, 26 maggio 2011
CACCIA, LIPU A MINISTERO AGRICOLTURA: “CHIARISCA SE CI SONO MANOVRE PER MODIFICARE DATI SCIENTIFICI E PARERI SUI CALENDARI”.
Timore di iniziative per limitare il divieto di caccia durante la migrazione degli uccelli e la non esclusione dai calendari venatori delle specie a rischio. La LIPU al ministro Romano: non parteciperemo ad alcun tavolo tecnico che nasconda obiettivi strumentali e informeremo la Commissione europea.
“E’ emerso dal primo incontro del Tavolo del Ministero delle Politiche Agricole la solidità dei dati scientifici che riguardano gli uccelli in Italia, che sono alla base della regolamentazione della caccia in Italia e che devono ora trovare immediata e puntuale applicazione nei calendari venatori regionali.” Lo dichiara Danilo Selvaggi, responsabile Rapporti istituzionali della LIPU-BirdLife Italia, membro del tavolo tecnico sulla caccia del MIPAAF, al termine della prima seduta del Tavolo. “Gli ultimi dati trasmessi dal nostro Paese all’Europa sono del 2009, dunque molto recenti, e tengono anche conto della mole imponente di dati (un secolo di lavoro di raccolta e oltre 5 milioni di dati) contenuti nel monumentale “Atlante della Migrazione degli uccelli” da poco realizzato da ISPRA e Ministero dell’Ambiente. Dati che confermano e anzi rafforzano le conoscenze già emerse nel recente passato e trasmesse all’Europa, tra le quali la delicatezza dei mesi di gennaio e febbraio per la migrazione pre-riproduttiva degli uccelli e la necessità di ridurre fortemente la caccia. “Non c’è dunque alcuna necessità e certamente alcuna urgenza di intervenire su tali dati, che in ogni caso – come il Tavolo ha convenuto - possono essere rivalutati solo con processi seri, lunghi, definiti nel tempo e sulla base di argomenti tecnici accurati e forti di pubblicazioni e validazioni scientifiche. “Tra le priorità italiane, che il Tavolo dovrà affrontare anche alla luce della nuova normativa nazionale, in recepimento di quella comunitaria, c’è invece la valutazione sullo stato di conservazione degli uccelli, per varie specie molto critico. Tema sul quale LIPU-BirdLife Italia e ISPRA hanno da poco concluso, per conto del Ministero dell’Ambiente, un enorme lavoro, che introduce nuove metodologie di ricerca e riguarda oltre 300 specie tra migratrici e nidificanti. “Quanto infine al tema dei prossimi calendari venatori regionali – conclude Selvaggi - alla luce dell’articolo 42 della legge Comunitaria 2009, e delle procedure di infrazione contro l’Italia, nel corso della seduta del Tavolo è stato ribadito che la questione è già stata affrontata e che l’ISPRA, autorità scientifica in materia, ha già elaborato e fornito alle regioni una Guida dettagliata. Le regioni già dispongono dunque sia della nuova legge che dello strumento tecnico per applicarla, evitando così problemi di contenziosi giuridici e nuove infrazioni comunitarie e, soprattutto, evitando gravi, ulteriori danni al patrimonio faunistico collettivo.”
Parma, 23 maggio 2011
CACCIA, LIPU A MINISTERO AGRICOLTURA: “CHIARISCA SE CI SONO MANOVRE PER MODIFICARE DATI SCIENTIFICI E PARERI SUI CALENDARI”.
Timore di iniziative per limitare il divieto di caccia durante la migrazione degli uccelli e la non esclusione dai calendari venatori delle specie a rischio. La LIPU al ministro Romano: non parteciperemo ad alcun tavolo tecnico che nasconda obiettivi strumentali e informeremo la Commissione europea.
“Apprendiamo da un’interrogazione parlamentare dell’on. Cenni che il ministero delle Politiche Agricole avrebbe avviato un lavoro, peraltro affidato a organizzazioni di cacciatori, per rivedere le indicazioni tecnico-scientifiche fornite dall’ISPRA in merito allo stato di conservazione degli uccelli e ai periodi di migrazione. Indicazioni che l’ISPRA ha già elaborato e fornito con dovizia di particolari. Se confermata, è un iniziativa grave e da stoppare immediatamente”. Lo dichiara la LIPU-BirdLife Italia a proposito delle notizie diffuse su presunte iniziative del ministero delle Politiche agricole per modificare i dati scientifici relativi agli uccelli selvatici e dunque i periodi e le specie cacciabili. “E’ bene sapere che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che è l’autorità scientifica nazionale sulla materia, ha già elaborato e trasmesso a ministeri interessati e regioni, nel luglio del 2010, una dettagliatissima Guida con cui si illustrano lo stato di salute delle varie specie di uccelli e i periodi di migrazione delle stesse, incrociando questi dati con altri fattori di rilevanza primaria (disturbo provocato della caccia, rischio di confusione con altre specie eccetera). Si tratta di informazioni decisive per stabilire i calendari venatori e, in molti casi, la necessità di tutelare maggiormente gli uccelli restringendo la stagione venatoria o cancellando alcune specie dalle liste delle specie cacciabili”. “I dati necessari sono dunque già a disposizione di qualunque soggetto interessato e rappresentano (ai sensi dell’articolo 18 della legge 157/92, che prevede l’obbligatorietà del parere ISPRA) un riferimento essenziale per l’elaborazione dei calendari venatori. Peraltro, questi dati non provengono da alcuna iniziativa estemporanea ma sono il frutto di anni di ricerche, elaborazioni e studi sul campo di assoluto prestigio scientifico e condotte da ricercatori italiani di valore mondiale.” “E’ bene inoltre ricordare che già nei primi anni 2000 l’ISPRA ha fornito alla Commissione europea le informazioni necessarie sulla situazione degli uccelli in Italia (in particolare sulle fasi della migrazione) integrandole su richiesta comunitaria, sia nel 2003/04 che nel 2008, con dati che hanno confermato quanto già noto e anzi rafforzato la necessità di maggiori tutele per gli uccelli. Come se non bastasse, l’ISPRA ha di recente realizzato una straordinaria opera scientifica, l’Atlante delle Migrazioni, che rappresenta la summa delle informazioni necessarie a capire le abitudini migratorie degli uccelli.” “Aggiungiamo che la stessa LIPU-BirdLife Italia nei mesi scorsi ha completato un imponente lavoro per la definizione dello Stato di conservazione degli uccelli selvatici, condotto per conto del ministero dell’Ambiente ai sensi degli impegni scientifici internazionali dell’Italia e certificato proprio dall’ISPRA.” “Perché allora, a fronte di tutti questi dati, il Ministero dell’Agricoltura incarica l’ISPRA di ritornare sull’argomento? Quale è il senso e quale l’obiettivo di questa iniziativa? Non vorremmo che il problema dipendesse da quanto emerge dai dati scientifici ufficiali diffusi dall’ISPRA, e cioè che i prossimi calendari regionali devono eliminare numerose specie e restringere la stagione venatoria agli uccelli tra il 1 ottobre e la metà del mese di gennaio.” “Per queste ragioni ci rivolgiamo al Ministro delle Politiche, Saverio Romano, e per conoscenza allo stesso ISPRA, per chiedere di chiarire la situazione e stoppare ogni iniziativa indebita, e anzi sostenere la necessità che la Guida già elaborata dall’ISPRA sia pienamente applicata dalle regioni. Ci avete invitato ad un Tavolo tecnico ufficialmente per affrontare la situazione dei calendari venatori, salvo poi scoprire il rischio che dietro ci sarebbero manovre del tutto strumentali. La nostra disponibilità istituzionale è sempre massima ma sia chiaro che non parteciperemo ad alcun tavolo tecnico che voglia strumentalmente cambiare le carte in tavola”. La LIPU informerà della delicata situazione anche la Commissione europea, che peraltro ha già sotto tiro l’Italia per varie infrazioni sul tema della caccia e della carente tutela degli uccelli.
Parma, 28 aprile 2011
A SCUOLA DI CACCIA, LA LIPU CONDANNA LA PROPOSTA DIDATTICA DI ROCCHETTA VARA (SP): “SIAMO NEL TERZO MILLENNIO. L’EDUCAZIONE NON CHIEDE I FUCILI”
Ne faranno parte giuristi, esperti, studiosi. Fari accesi sulle violazioni in materia di tutela degli animali, a partire dai prossimi calendari venatori regionali. “Non si ripeteranno le violazioni dello scorso anno. Valuteremo azioni penali contro le violazioni del diritto”
“Un’iniziativa fuori tempo e fuori luogo, che non insegna il rispetto della natura ma semplicemente a sparare agli animali. Non è educazione”. E’ quanto pensa la LIPU-BirdLife Italia della proposta didattica formulata dal sindaco di Rocchetta Vara (SP) che prevede di portare gli alunni di alcune classi elementari a scuola di caccia, con tanto di insegnante, cinghiale (vero) e cani per stanarlo. Uno spettacolo estremamente discutibile, specie se ad assistervi sono bambini di soli nove anni. “Da molto tempo il rapporto dell’uomo con gli animali, siano essi domestici che selvatici, vive di dinamiche molto diverse da quelle della mera violenza e sopraffazione che ci ha guidato per millenni. Oggi a ispirarci è la curiosità, la voglia di conoscere, il rispetto per le altre ricchissime forme di vita. Cosa c’entrano con tutto questo i fucili? Quante cose ci sarebbero da dire ai bambini sugli animali, migliori dell’insegnar loro ad ucciderli?” Per i fautori della proposta, l’esibizione in programma valorizzerebbe una tradizione locale radicata. “Se però parliamo di tradizioni –nota la LIPU- dovremmo ricordare anche la strage dei falchi sullo stretto di Messina per questioni di ‘onore’, o quella dei pettirossi nel bresciano, o le sagre violente e desuete che ancora hanno luogo. Siamo nel terzo millennio: anche la tradizione è da condannare se ha caratteri violenti, diseducativi e persino grotteschi”. “Quella di Rocchetta Vara è un’iniziativa fuori tempo e fuori luogo, che non esitiamo a definire sgradevole e di cui non si riesce a trovare il senso, se non nel tentativo di far recuperare, alla cultura della caccia, quel terreno che negli anni ha fatalmente perso. “Al sindaco di Rocchetta Vara – conclude la LIPU - saremmo molto lieti di illustrare le tante possibilità, tutte piacevoli, interattive, coinvolgenti che i bambini possono serenamente vivere in natura. Siamo certi che le troverebbero bellissime e le preferirebbero di gran lunga alle armi da fuoco e alla caccia al cinghiale”.
Parma, 23 marzo 2011
ENPA, LAV, LIPU, WWF: NASCE L’OSSERVATORIO NAZIONALE SU FAUNA E LEGALITÀ
Ne faranno parte giuristi, esperti, studiosi. Fari accesi sulle violazioni in materia di tutela degli animali, a partire dai prossimi calendari venatori regionali. “Non si ripeteranno le violazioni dello scorso anno. Valuteremo azioni penali contro le violazioni del diritto”
Nasce l’Osservatorio Nazionale su Fauna e Legalità, su iniziativa di Enpa, Lav, LIPU-BirdLife Italia e Wwf Italia, cui prenderanno parte giuristi, esperti, studiosi e il cui fine sarà il monitoraggio dell’applicazione delle normative di tutela degli animali selvatici. «Un organismo – dichiarano le quattro associazioni promotrici – che nasce come iniziativa d’emergenza, a fronte della sistematica violazione del diritto che, in materia di tutela degli animali selvatici, si registra in Italia, ma che potrebbe assumere un carattere strutturale e permanente.» L’attenzione dell’Osservatorio sarà rivolta in modo particolare ai calendari venatori che le regioni, ai sensi della legge 157/92 anche come modificata di recente, dovranno varare entro il 15 giugno. «La stagione di caccia 2010-2011 è stata un campionario di illegalità istituzionalizzate che non dovrà ripetersi – proseguono le associazioni - Le regioni hanno voluto ignorare le modifiche apportate dal Parlamento alla normativa nazionale su tutela della fauna e regolamentazione della caccia conseguenti al parziale adeguamento del nostro Paese alla direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici». Tra tutte le innovazioni che avrebbero dovuto applicarsi, le più rilevanti sono quelle relative al rispetto dello stato di conservazione degli uccelli e quella del divieto di spari durante le fasi biologicamente più delicate della vita selvatica, cioè durante la riproduzione e la migrazione prenuziale degli uccelli. Le nuove norme, accompagnate dalle valutazioni tecniche dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che è l’autorità scientifica nazionale, avrebbero dovuto e dovranno comportare la riduzione significativa della stagione venatoria e la cancellazione o sospensione di varie specie dalla lista di quelle cacciabili. «Il dossier raccolto durante la stagione di caccia 2010/11 ci dice di regioni che hanno disatteso la legge nazionale, ignorato le indicazioni scientifiche, disapplicato le ordinanze della magistratura, violato gravemente il diritto. Non solo - aggiungono le associazioni -: c’è materiale per capire che tutto ciò, in molti casi, è avvenuto in piena consapevolezza delle illegittimità che venivano compiute e secondo piani progettati ad arte. Il risultato, tra gli altri, è stato quello di impartire un danno irreparabile al patrimonio della collettività che non permetteremo si ripeta. Per questo, l’attenzione sarà massima e nessun azione verrà scartata, inclusa la strada penale su cui stiamo facendo una seria e dettagliata valutazione». «Canale ulteriore – concludono, Enpa, Lav, LIPU-BirdLife Italia e Wwf Italia - sarà quello dell’Unione Europea, rispetto alla quale l’Italia, in materia di caccia, è già incappata in un numero amplissimo di infrazioni e condanne ma che chiama a una denuncia ancor più complessiva: quella del “sistema caccia Italia” e delle sue tantissime zone d’ombra».
Parma, 4 marzo 2011
CACCIA IN DEROGA, CORTE UE CONDANNA SARDEGNA. LIPU AVVERTE: SISTEMA DEROGHE FALLITO, MA LA REGIONE HA APPROVATO UNA NUOVA LEGGE TRUFFA
Chiesto l'intervento del Governo contro la legge sarda, priva del parere Ispra
“Dall’Europa giunge un nuovo pesante colpo al sistema italiano delle deroghe di caccia, il cui fallimento è ormai palese e completo”. Lo afferma la LIPU-BirdLife Italia all’indomani della sentenza con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato la Regione Sardegna per aver concesso deroghe in modo difforme da quanto previsto dalla direttiva Uccelli. “E’ molto importante analizzare il merito della sentenza della Corte di Strasburgo, che ha condannato la Regione Sardegna per aver concesso deroghe a cacciare specie non cacciabili non solo senza aver indicato l’entità dei danni alle colture che gli uccelli (nella fattispecie cormorani) avrebbero provocato, ma anche senza aver preso in esame le possibili soluzioni alternative all’abbattimento degli uccelli, come invece rigidamente richiesto dalla direttiva comunitaria. “Si tratta allora di un nuovo caso-scuola, perché la deroga messa in atto dalla Sardegna e duramente condannata dalla Corte è una prassi utilizzata in molte altre regioni italiane: si grida genericamente al danno ma non lo si individua né quantifica, e soprattutto si ignora completamente che possono esistere soluzioni ben più efficaci dell’abbattimento degli animali. “La ragione di questo atteggiamento è semplice: le deroghe, come la Corte di Giustizia ha esplicitamente affermato, sono solo un espediente per consentire la caccia ordinaria a specie non cacciabili, attraverso la strumentalizzazione della questione dei danni. “Il risultato è, questo sì, un triplo danno: alle colture, che nel caso siano realmente danneggiate non ottengono alcuna risposta adeguata; alla fauna, che viene abbattuta illegittimamente; e al diritto, con ripetute infrazioni e condanne del nostro Paese. E potrebbe aggiungersene un quarto: perché la situazione italiana delle deroghe e della caccia in generale è tale che appare sempre più prossima la mannaia delle sanzioni economiche, a discapito di tutti i cittadini. "E' giunto il momento di dire basta ai trucchetti di quel mondo venatorio che continua a premere perché si violino le regole e si cacci più di quanto è possibile. Il Governo intervenga, a cominciare dall'impugnazione dalla nuova truffa in vista proprio nella Regione Sardegna, dove è stata approvata una legge sulle deroghe clamorosamente illegittima, perché priva della previsione del parere ISPRA. Una legge che, nel bizzarro progetto di qualcuno, dovrebbe addirittura consentire, magari per danni all'agricoltura, la caccia ai tordi a febbraio, per i quali invece l'attività venatoria deve aver termine entro e non oltre il mese di dicembre".
Parma, 25 febbraio 2011
CACCIA: CONFERMATI I TIMORI DEGLI AMBIENTALISTI BLOCCATA LA LEGGE CACCIA DELLA CALABRIA
Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la Legge regionale della Calabria sul calendario venatorio 2010/11 , dando ancora una volta ascolto alle ragioni dell’Europa e della tutela degli animali selvatici, segnalano le associazioni ambientaliste. Il Governo ha giustamente stigmatizzato, oltre che il contenuto della legge calabrese, anche la forma, ossia l’approvazione con legge del calendario venatorio anziché con provvedimento amministrativo. Le Associazioni WWF, LIPU, Legambiente, Lav, Enpa, che avevano chiesto al Consiglio dei Ministri di impugnare l’art. 50 della legge della Regione Calabria n. 34 del 19 dicembre 2010 “Stagione venatoria, giornata di caccia, legge regionale n. 9/1996”, hanno sottolineato nella richiesta al Governo come ”la frequenza con cui tale deprecabile ed illegittimo comportamento delle Regioni si ripete rende necessaria l’adozione di una opportuna e rapida iniziativa del Governo, con l’impugnazione della norma di cui sopra dinanzi alla Corte Costituzionale”. Le Associazioni WWF, LIPU, Legambiente, Lav, Enpa sono soddisfatte della risposta responsabile data dal Governo, pur dovendo registrare che in questi mesi in Calabria sono stati illegalmente uccisi migliaia di animali con danni irreversibili per l’ecosistema: chiediamo che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome si attivi subito al fine di evitare per la prossima stagione venatoria qualsiasi atto lesivo dei diritti della fauna e dei cittadini. La denuncia sull’impatto dell’attività venatoria ha varcato anche le frontiere: proprio oggi il settimanale Internazionale pubblica un ampio reportage di Jonathan Franzen, giornalista statunitense e scrittore molto quotato. Nell’articolo si evidenzia come ogni anno migliaia di uccelli migratori che transitano nel bacino del Mediterraneo vengano uccisi da cacciatori e bracconieri. In Italia, a Cipro e a Malta si consuma una carneficina che sta svuotando i cieli europei. Siamo di fronte ad una sistematica ed arrogante violazione da parte delle Regioni italiane - del nord e del sud, e di tutte le appartenenze politiche - delle regole Europee per la tutela della fauna selvatica e della biodiversità. Nell’ultima stagione venatoria, appena conclusa, il Governo ha già dovuto impugnare altre 4 leggi regionali sull’attività venatoria (di Liguria, Lombardia, Abruzzo e Toscana) perché clamorosamente non rispondenti ai parametri della legge nazionale sulla caccia, delle leggi europee e delle sentenze della Corte Costituzionale. Il caso della Regione Calabria è particolarmente grave ed eclatante: la Regione aveva emanato un calendario venatorio illegittimo, sospeso dal Tar (su ricorso di numerose associazioni ambientaliste ed animaliste ), perché non rispondente all’art. 42 della “legge comunitaria” che stabilisce una più attenta tutela della fauna selvatica, e il divieto di caccia in alcuni periodi delicati (nidificazione, riproduzione e dipendenza, ritorno ai luoghi di nidificazione ) . La Regione Calabria ha poi approvato, dopo l’ordinanza del TAR del 5 novembre che sospendeva la caccia, un secondo calendario in linea con le norme. Poi il 23 dicembre ha di nuovo modificato il calendario venatorio, approvandone uno sostanzialmente uguale a quello che il giudice aveva ritenuto non conforme alle norme europee ed annullando di fatto quello scaturito dall’ordinanza del giudice. Come se non bastasse l’art.50 nella legge la modifica è stata fatta con un articolo inserito nella legge finanziaria regionale, impedendo così anche la possibilità di ricorrere nuovamente alla giustizia amministrativa.
Parma, 31 gennaio 2011
CACCIA, SI CHIUDE LA STAGIONE DELL’ILLEGITTIMITÀ
Norme e regole disapplicate in molte regioni, mentre secondo il Rapporto Eurispes 2011 gli italiani ribadiscono il proprio no schiacciante: oltre l’80% non ama la caccia. Puglia, Lazio, Calabria le maglie nere
“Doveva essere l’anno della biodiversità e la stagione delle tutele per gli uccelli migratori e tutte le specie che non godono di buona salute. E invece è stato uno scempio di natura e diritto”. E’ quanto denuncia la LIPU-BirdLife Italia il giorno della chiusura della stagione venatoria 2010-2011. Già a settembre scorso – sottolinea la LIPU - la stagione venatoria, in molte regioni italiane, si era aperta all’insegna dell’illegalità. L’Italia, sotto procedura di infrazione europea a causa della troppa e cattiva caccia del nostro Paese, ha sì approvato nuove norme che prevedono maggiori tutele per gli uccelli selvatici, tra cui il divieto di caccia nei periodi di migrazione degli uccelli, ma le regioni non hanno dato applicazione a tali norme, aprendo uno scenario di clamorosa illegittimità e illegalità. Per questo, la LIPU è intervenuta con vari ricorsi ai TAR, ottenendo ordinanze secondo cui le regioni dovevano modificare i propri calendari venatori ed accorciare la stagione a molte specie di uccelli, tra cui la beccaccia, i tordi, le anatre. Si è verificata a quel punto una clamorosa situazione di illegittimità, con varie regioni che hanno semplicemente finto di adeguarsi per poi, all’ultimo momento, ripristinare i vecchi calendari. E’ accaduto ad esempio in Calabria, regione che ha inserito la beffarda norma “allunga-caccia” nella legge di bilancio; è accaduto nel Lazio, che non solo non ha rispettato le indicazioni del TAR di restringere la stagione ma l’ha addirittura allungata, prevedendo persino una deroga di 10 giorni in febbraio; è accaduto in Puglia, con il calendario modificato indebitamente all’ultimo momento, in una regione dove peraltro si era già registrata l’approvazione dell’incredibile norma che permette la caccia nel parco delle Gravine. “I casi Calabria, Lazio e Puglia sono situazioni gravissime, abbastanza simili a quelle di molte altre regioni italiane – dichiara il vicepresidente LIPU Fulvio Mamone Capria - che fanno scempio non solo della natura ma anche e soprattutto del diritto e chiamano ad una riflessione seria sugli strumenti da attivare, a questo punto, per far fronte ad un quadro di evidente crisi della legittimità e della buona amministrazione”. Tutto ciò, peraltro, mentre l’Eurispes rende noto il Rapporto 2011 che da un lato conferma la straordinaria importanza della tutela degli animali per i cittadini del nostro Paese (l’87%), e dall’altro rilancia lo schiacciante no degli italiani alla caccia: l’80,5% non la ama e il 56,6% la condanna completamente. E’ tempo che gli amministratori ne tengano conto. IL RAPPORTO EURISPES 2011, Animali domestici e dintorni Per la maggioranza degli italiani, l’87,2%, quello nei confronti degli animali è un sentimento positivo: per il 35,9% si tratta di un sentimento basato sul rispetto. Il restante 12,8% si schiera su posizioni meno entusiastiche. Così, se il 7% prova indifferenza, gli altri evitano di instaurare qualsiasi tipo di rapporto con un animale perché ne hanno paura (3%) o ne sono infastiditi (2,7%). Donne (51,9%) e uomini (50,7%) mostrano di avere allo stesso modo sentimenti di affezione nei confronti degli animali. Mentre soprattutto tra gli uomini prevale un atteggiamento di rispetto nei confronti degli animali (38,7% vs 33,2%). Le donne invece ne hanno più spesso paura (4,1% vs 1,9%) o provano fastidio nei confronti degli animali (3,1% vs 2,4%). Un amore di pet. Cani, gatti, uccelli o pesciolini che siano, accade molto spesso che essi riescano a trovare un posto da protagonisti nella vita (e nel cuore) di chi li adotta, al punto che in molti sono disposti a fare vere e proprie follie per prendersi cura di loro. Nel nostro Paese, sono il 41,7% gli italiani che hanno in casa un animale domestico. In molti casi si tratta di un unico beniamino (29,8%), ma non mancano situazioni in cui ad aver trovato una sistemazione tutt’altro che “bestiale” sono più esemplari della stessa specie o di specie diverse (11,9%). Tra quanti possiedono più di un animale domestico, le percentuali maggiori di intervistati sostengono di ospitare in casa da due (30,9%) a tre (13%) bestioline. Va tenuto presente, per contro, che più della metà del campione (58,3%) ha dichiarato di non possedere alcun animale. Prendersi cura di un animale domestico implica una serie di responsabilità e doveri quasi imprescindibili, compiti che, a ben guardare, somigliano molto a quelli che una madre adotta con il suo bambino. E in effetti il 44,2% delle donne ha adottato uno o più animali domestici (contro il 39% del sesso opposto): di esse, il 31,2% dichiara di averne in casa uno e il 13% anche più di uno. Allargare la famiglia con un pet è una tendenza riscontrata soprattutto nelle regioni del Nord-Ovest (44,5%) e del Centro (44,4%). Cani e gatti: i preferiti dagli italiani. Il 48,4% di chi possiede un animale, ospita nella propria casa un cane, mentre nel 33,4% dei casi la cuccia è occupata da un gatto. I pesci o le tartarughe, come animali da compagnia, sono indicati nel 4,9% e nel 4,7% dei casi. Volatili (4,1%), conigli (2,1%), criceti (1,6%) e rettili (0,8%) sono molto meno presenti nelle case degli amanti degli animali. Molto spesso chi decide di adottare un cucciolo finisce per considerarlo parte integrante della propria esistenza, trasferendo su di esso bisogni e aspettative personali. Ciò accade soprattutto quando la presenza di un animale in casa costituisce una vera e propria compagnia (41,7%) ed avere qualcuno a cui rivolgere attenzioni e cure amorevoli (18,5%). Ne consegue che, in molti casi, questo rapporto finisce per essere considerato un legame simile ad un’amicizia (31,3%) del quale non si può fare a meno. Più contenuta è la tendenza a decidere di avere un animale per difendere i propri confini domestici (5,3%). Per pochi, fortunatamente, il proprio animale rappresenta solo qualcuno che deve obbedire (0,9%). Senza risparmio: dalla pappa all’occorrente per renderlo glamour. L’80,6% di chi possiede un animale sopporta mensilmente, per i suoi bisogni, un esborso che non supera i 50 euro. Nel 51,1% dei casi la spesa è inferiore ai 30 euro, mentre nel restante 29,5% oscilla tra i 30,00€ e il limite massimo di 50,00€. Disposto ad investire somme consistenti di denaro per il benessere fisico (e a volte psichico) dei “pets” è il 19,4% del campione. In tale percentuale, spiccano coloro che sostengono mensilmente una spesa media che non supera i 100 euro (14,7%), mentre decisamente inferiore il numero di quanti pagano una cifra che varia dai 101,00 a più di 300,00 € (da 101 a 200 euro: 3,4%; da 201 a 300 euro: 0,6%; più di 300 euro: 0,7%). Non più di 50€ per il mangime. Nell’85,6% dei casi non viene sforato il margine di 50€ per l’alimentazione del proprio animale (30 euro al mese nel 53,3% dei casi e tra 30 e 50 euro nel 32,2%). L’11,3% di chi possiede un animale, invece, tra crocchette e mangime in scatola, arriva a spendere fino a 100,00 euro al mese, mentre percentuali decisamente più contenute tendono a superare anche tale limite (da 101 a 200 euro: 2,2%; da 201 a 300: 0,3%; più di 300 euro: 0,6%). La spesa per la salute. Su questo aspetto di fondamentale importanza, però, gli italiani sembrano non prestare la dovuta attenzione. La spesa media annua per il veterinario e gli eventuali farmaci necessari alla cura dell’animale non superano nella maggior parte dei casi (91,5%) i 200,00 euro. Particolarmente elevata è la percentuale di quanti spendono addirittura meno di 100 euro l’anno (65,2%) e supera di poco il 26% quella di coloro che investono tra i 101 e i 200 euro (26,3%). Toletta in negozio? Meglio il “fai da te”. La crisi economica ha contribuito a contenere le spese evidentemente ritenute superflue come può essere anche quella per la toletta del proprio animale. Molti sono infatti gli italiani che scelgono di provvedere personalmente alla pulizia dell’animale che hanno in casa, eliminando totalmente i costi inerenti ad essa (65,8%). Una consistente percentuale (34,2%) continua, per contro, ad investire somme di denaro più o meno elevate per la toletta: in particolare, il 20,7% arriva a spendere annualmente fino a 50 euro, mentre l’8,2% spende tra 51,00 e 100,00 euro. Cani e gatti che possono permettersi di andare dal “parrucchiere” più volte in un anno costano ai padroni tra i 101,00 e i 150,00 euro (2,8%), fino ad arrivare, nell’1,6% dei casi, ad una spesa che supera i 150,00€ nell’arco di 12 mesi. A tutto gadget. Cappottini per l’inverno, T-shirt glamour, collare tutto strass, cucce e lettini imbottiti per rendere il sonno più confortevole, borse da passeggio da sfoggiare, trasportini da viaggio ultraleggeri, la gamma di prodotti presenti sul mercato ha raggiunto un’offerta, sia per tipologia sia per qualità, impressionante. Anche in questo caso, la maggior parte degli italiani sceglie la via del risparmio, sostenendo di non spendere nulla in gadget per i propri animali domestici (64,9%), sebbene non va trascurata la quota di chi considera fondamentale non far mancare al cucciolo qualche vezzo da Very Important Pet (35,2%). In molti fermano il loro budget a 50,00 euro (27%), ma altri si spingono fino a 100,00€ (4,1%) o a 150,00 euro medi ogni anno (1,9%). Più raro il caso di animali griffati dalla testa alle zampe per i quali i padroni arrivano ad spendere somme superiori ai 150,00 euro. Pesca, caccia, pellicce, circhi, animali esotici, sperimentazione e abbandono: l’opinione degli italiani. La pesca è percepita da molti come uno sport o un passatempo rilassante, e non sembra essere considerata dai più una pratica da evitare o quanto meno da limitare (48,1%). Al contrario la caccia, sulla quale esistono da tempo alcune restrizioni, non riscuote lo stesso consenso: la percentuale di quanti la considerano un’abitudine accettabile scende al 17,8% (abbastanza: 11,7%; molto: 6,1%). Non approvano per niente la caccia più della metà del campione (56,6%) e il 23,9% afferma di approvarla “poco”. La percentuale di quanti valutano positivamente il fatto di indossare capi di pelliccia supera appena il 14,1% (abbastanza: 11,7%; molto: 2,4%). La disapprovazione raccoglie l’83% delle risposte (58,8% “per niente” e 24,2% “poco”). Solo il 10,1% degli intervistati, inoltre, giudica positivamente l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi. Anche l’acquisto di animali esotici non trova grande consenso: sono infatti il 9,5% coloro che accetterebbero di togliere alle foreste tropicali parte della loro fauna. Benché messa al bando dai più (88%), la sperimentazione medica sugli animali è intesa come ammissibile dall’8,2% degli italiani, il 7,4% dei quali lo trova un comportamento abbastanza tollerabile. Lascia invece perplessi il dato relativo ai combattimenti tra animali, che, nonostante la generale disapprovazione (90,7%), continua a trovare il sostegno del 2,4% della popolazione. Assolutamente antisociale è giudicato invece il comportamento di quanti abbandonano il proprio animale domestico pur di andare in vacanza (98,2% del campione lo giudica un atteggiamento per niente (96,3%) o poco (1,9%) ammissibile). In tavola solo frutta e verdura: vegetariano e vegani sono il 6,7%. L’amore e il rispetto per gli animali a volte finiscono per influenzare anche le abitudini alimentari dei soggetti che, per tutelare l’ambiente e proteggere la biodiversità, rinunciano a carne, pesce e talvolta anche a uova e latte. Che si chiamino vegetariani o, nell’accezione più estrema, vegani, essi costituiscono ormai anche nel nostro Paese un fenomeno sociale sul quale è opportuno soffermarsi ad indagare. Mangiare esclusivamente vegetali è un’abitudine per il 6,3% della popolazione che ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce, lo 0,4% ha optato per una decisione ancora più drastica che prevede l’esclusione anche del latte e delle uova: il veganismo. A preferire uno stile alimentare di tipo vegetariano o vegano sono in prevalenza le donne (rispettivamente 7,2% vs 5,3% degli uomini; 0,5% vs 0,3%), i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni (13,5%) e, a sorpresa, tra gli over 65 (9,3%). Vegetariani e vegani soprattutto per una scelta alimentare più salutare. Ma da dove nasce la spinta ad abbandonare la dieta mediterranea, con la sua varietà di alimenti e sapori, e rivolgere il proprio interesse esclusivamente verso determinate tipologie di cibo? Nel 48% dei casi questa scelta dipende fondamentalmente dal fatto che mangiare esclusivamente frutta e verdura arrechi benefici alla salute. Molto alta appare, poi, la percentuale di coloro che sono mossi in tal senso da ideologie animaliste (44%) che mal sopportano l’uccisione di animali per la macellazione delle carni. A questo risultato si associa la parte degli intervistati che scelgono la via del vegetarismo per ragioni di tipo ambientalista (2%). Pare infatti che questo tipo di dieta comporti un minore spreco di risorse e provochi meno danni al territorio.
Parma, 27 gennaio 2011
LAMPEDUSA: CACCIA ILLEGALE E MALTRATTAMENTI RIPRESI DALLE TELECAMERE. LIPU: “GRAVE MANCANZA DI CONTROLLI”
In un video della LIPU su www.geapress.org anche il caso del piviere ferito ucciso per divertimento
Cacciatori che sparavano a tutto ciò che volava, anche se la caccia era autorizzata al solo coniglio selvatico. Uccidendo specie protette e maltrattando uccelli in un clima di assoluta mancanza di controlli. E’ quanto mostra la LIPU in un filmato realizzato a inizio dicembre scorso da alcuni volontari e pubblicato da oggi sul sito www.geapress.org. Il video riprende cacciatori che sparano illegalmente agli uccelli migratori (allodole, pispole e pivieri) per poi divertirsi nel fare il tiro al bersaglio con un piviere dorato ferito e incapace di volare: fatto allontanare con un calcio, il volatile viene poi richiamato con un fischietto e massacrato a colpi di fucile. E poi, in giro per l’isola, resti di teste, ali e corpi spezzati. Le scene di caccia illegale sono state riprese da due volontari LIPU durante quattro lunghi giorni di appostamenti, nascosti per ore dietro i muretti a secco. I numerosi cacciatori visti in quel periodo a Lampedusa, locali ma anche provenienti dal centro e nord Italia, non erano sul posto per cacciare i conigli, così come autorizzato dalla Regione Sicilia nelle Zone a Protezione Speciale fino al 15 dicembre. Ma per riempire di piombo uccellini di pochi grammi in sosta sull’isola prima del volo migratorio verso l’Africa, senza che nessuno vigilasse per far rispettare la legge. “Gli uccelli - testimoniano i volontari LIPU - attirati da potenti richiami elettromagnetici, vagavano come schegge impazzite da un capo all’altro dell’isola, fino a quando, se non venivano impallinati, decidevano per evitare guai di riprendere il viaggio in mare”. In un altro episodio avvenuto nella contrada dell’isola denominata Cimitero Vecchio di Ponente, i volontari LIPU si sono avvicinati coi Carabinieri ad alcuni cacciatori che sparavano nelle vicinanze di un potente richiamo elettromagnetico. Apparecchio che, non appena i cacciatori si sono accorti della presenza dei militari, fu spento con un telecomando. Il richiamo è stato poi ritrovato in una borsa da fotografo insieme a un esemplare di piviere appena ucciso. “Ovunque abbiamo trovato teste, ali, corpi spezzati – aggiungono i volontari LIPU – così come una marea di cartucce abbandonate nell’ambiente dai cacciatori, in barba all’obbligo imposto dalla legge di raccoglierli”. La LIPU ha presentato esposti e consegnato le immagini, che riportano chiaramente targhe e volti dei bracconieri, a Carabinieri e Procura della Repubblica di Agrigento, ai quali ora chiede di identificare i responsabili, denunciarli per i reati commessi, tra i quali il maltrattamento di animali, e revocare loro la licenza di caccia. “Per il 2011 – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU – stiamo studiando con le forze dell’ordine una strategia per reprimere questo scandaloso fenomeno, la cui gravità è sotto gli occhi di tutti. La LIPU – conclude – organizzerà a supporto di queste azioni dei turni di sorveglianza e monitoraggio aperti a tutti i volontari LIPU per contrastare in modo efficace la caccia illegale”.
Roma, 27 gennaio 2011
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA NICHI VENDOLA
“Caccia: in Puglia una brutta pagina per la tutela degli animali e il diritto”.
Signor Presidente Vendola, le vicende accadute nelle ultime settimane nella regione Puglia in materia di caccia sono di una gravità estrema. La delibera di Giunta che ha allungato la stagione venatoria a varie specie di uccelli è un atto clamorosamente illegittimo e ingiustificabile e, cosa ormai testimoniata dalla ampia documentazione da noi raccolta, programmato già da tempo in maniera che potessero evitarsi ricorsi amministrativi e pareri dell’autorità scientifica. Ignorata la scienza, calpestate le regole, danneggiata la fiducia dei cittadini: in Puglia si è consumato non solo un grave e irreparabile danno alla natura, tuttora colpita in una fase delicatissima dei propri cicli biologici, ma un vero e proprio scempio del diritto, di quelli che lasciano attoniti soprattutto perché prodotti da chi dovrebbe dare esempio e fare esercizio quotidiano di buona amministrazione e buona società. E’ lecito domandare un’Italia migliore se in prima persona e così palesemente manchiamo di rispetto alle regole e infrangiamo lo stato di diritto? Abbiamo chiesto a Lei, Signor Presidente, e all’assessore Stefàno, di intervenire con immediatezza e sanare questa gravissima situazione, annullando la delibera illegittima, come peraltro prescrive l’articolo 97 della Costituzione italiana consentendoLe l’esercizio del potere di autotutela. Abbiamo cioè chiesto un atto concreto e assolutamente dovuto, diremmo ovvio, nonché un’assunzione di responsabilità in particolare da parte dell’Assessore Stefàno, che ha peraltro l’onere aggiuntivo di rappresentare la Conferenza delle Regioni in materia di caccia. Ci rammarica molto dover notare, signor Presidente, che nessun segnale è da Lei giunto. Le associazioni scriventi, con una scelta sofferta, dolorosa e non poco contrastata, hanno deciso di sospendere momentaneamente le azioni previste, ivi incluse quelle giudiziarie per gli abusi e i danni ambientali consumatisi e prodotti con questa tristissima vicenda. Tale decisione, e il grande senso di responsabilità che la accompagna, sono unicamente dovuti all’impegno preso dall’assessore Stefàno nel corso dell’incontro svoltosi a Roma lunedì 24 gennaio, di considerare quella accaduta una vicenda molto negativa ma da superare immediatamente, già con la previsione del prossimo calendario pugliese e con i lavori più generali per garantire che le leggi, le regole e le indicazioni dell’autorità scientifica nazionale siano, a partire dalla Puglia, pienamente rispettate e applicate in tutte le Regioni. La tutela degli animali selvatici e della natura non rappresenta un desiderio astratto, né un obiettivo di grado secondario ma un dovere costituzionale, un obbligo giuridico, una necessità della scienza e della cultura. Gli animali selvatici, patrimonio indisponibile dello Stato, sono un bene comune, un mondo di bellezza, varietà e vitalità straordinaria. Crediamo sia ormai tempo di strapparli alle logiche opache dei più bassi giochi di parte, per restituirli alla comunità intera e a sé stessi, come essa e loro meritano.
Parma, 26 gennaio 2011
CACCIA CHIUSA AI PANTANI DELLA SICILIA SUD ORIENTALE. LIPU: “E’ STATA UNA STRAGE”
I numeri del disastro ambientale causati da 4 giorni di caccia: ridotti del 90% gli uccelli presenti nell’area
Novanta per cento di uccelli in meno, morette tabaccate ridotte da 100 a quattro esemplari, fenicotteri in fuga: ce n’erano 600, ora solo 35. E’ la grave situazione che si è creata per sole quattro giornate consentite di caccia nei Pantani della Sicilia sud-orientale, l’ultima delle quali si è svolta il 19 gennaio: a denunciarlo è oggi la LIPU-BirdLife Italia, che chiede, per l’ennesima volta, l’avvio urgente di un iter per l’istituzione della Riserva Naturale. Nonostante il parere contrario dell’Ispra (Istituto Superiore Protezione Ambientale), che sottolineava l’incompatibilità della caccia in quest’area con la conservazione delle specie, la caccia era stata riaperta dopo il 6 gennaio dall’assessore alle Risorse agricole D’Antrassi. Un decreto – sottolinea la LIPU – che permetteva l’accesso a “soli” 600 cacciatori residenti a Pachino, Noto, Ispica, Portopalo. Un numero di doppiette che si riteneva non potesse avere un impatto negativo sull’ambiente, e che invece, come prevedibile, ha causato una vera e propria emergenza ambientale: oltre a mettere in fuga morette tabaccate e fenicotteri, i cacciatori hanno sparato a specie protette come volpoche (come il fenicottero, “particolarmente” protetta dalle leggi), cormorani, svassi maggiori. Oltre a spargere migliaia di bossoli in natura e utilizzare i vietatissimi (anche dal calendario regionale) pallini di piombo, che inquineranno le acque causando il saturnismo (intossicazione da piombo) negli uccelli che li ingeriranno e rischi di contagio per la fauna ittica. “Proprio quando a livello internazionale – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU - si chiede di salvare la biodiversità e agire per la tutela delle specie particolarmente minacciate, ai Pantani siciliani si permette di sparare a specie protette e distruggere la natura. “Crediamo – prosegue il vicepresidente - che il tempo delle logiche clientelari a danno dell’ambiente e degli interessi della comunità sia finito. Si passi dunque dalle solite promesse di circostanza ai fatti e si avvii al più presto l’iter per la Riserva che da 20 anni attende di essere istituita”.
Parma, 20 gennaio 2011
CACCIA, REGIONE PUGLIA DICHIARA GUERRA AGLI ANIMALI SELVATICI. INTERVENGA VENDOLA.
“La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore Stefàno, autorizza una modifica illegittima del calendario venatorio,dando luogo ad un vero e proprio reato istituzionalizzato. Un fatto vergognoso, intervenga immediatamente Vendola” Le Associazioni chiederanno siano accertate davanti all’autorità giudiziaria le responsabilità collegiali
“Il Presidente della regione Nichi Vendola intervenga immediatamente e faccia annullare le modifiche al calendario venatorio regionale per evitare la consumazione di un reato istituzionale: la intenzionale sottrazione indebita di patrimonio indisponile dello Stato” Lo scrivono le associazioni Animalisti italiani, ENPA, LAC, LAV, LIPU, VAS, Vittime della caccia, WWF dopo la decisione della Giunta regionale della Puglia di prolungare la stagione venatoria ai tordi e alla beccaccia fino al 30 gennaio, contro la legge nazionale ed il parere dell’autorità scientifica. “Con la delibera varata ieri dalla Giunta regionale in seduta straordinaria, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Dario Stefàno, si è consumato un atto clamorosamente illegittimo che corrisponde ad una sottrazione indebita di patrimonio dello Stato: permettere l’abbattimento di animali selvatici in periodo di massimo divieto di caccia, così come stabilito dalla direttiva Uccelli (articolo 7.4), dalla legge nazionale 157/1992 (art. 18, comma 1 bis) e dal parere tecnico, obbligatorio per legge, dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale. Il gravissimo atto della Giunta regionale aveva avuto come premessa, pochi giorni prima, il voto favorevole del Comitato Venatorio regionale, che peraltro dichiarava apertamente di non aver chiesto il parere dell’ISPRA. Un parere che sarebbe stato senz’altro negativo, perché l’ISPRA si è già espresso con il documento ufficiale del luglio 2010 nel quale si chiarisce quali sono i tempi massimi di chiusura della caccia alle varie specie. Se il Comitato venatorio pugliese ha dunque consapevolmente ignorato le indicazioni dell’ISPRA, la Giunta regionale è andata oltre, riunendosi in seduta straordinaria e accogliendo senza esitazioni la richiesta dello stesso Comitato venatorio regionale, modificando il calendario in modo da consentire la caccia a tordi e beccacce in periodo vietato dalla legge. Gravissima in tutto questo la responsabilità dell’Assessore Stefàno che, pur consapevole degli obblighi regionali, non solo ha consentito l’operazione ma l’ha addirittura proposta e avallata, in un’operazione che denuncia tutta la subalternità di un certo mondo amministrativo nei confronti delle lobby venatorie. Siamo in sostanza di fronte ad un atto vergognoso, di una gravità estrema, che si prende gioco della legge, delle regole e delle istituzioni, ma che costituisce anche un danno oggettivo e irrimediabile a quel patrimonio indisponibile della collettività rappresentato dagli animali selvatici. “Chiediamo dunque al Presidente della Puglia Nichi Vendola di intervenire immediatamente per esercitare il potere di autotutela che gli compete per far annullare, senza perdere un solo istante, l’illegittima delibera della Giunta, per impedire la consumazione di quello che si configura come un vero e proprio reato istituzionalizzato, di cui le associazioni non mancheranno di chiedere i danni per la lesione dei propri interessi”. In caso di inerzia le associazioni si rivolgeranno alle autorità giudiziarie competenti per fare accertare la responsabilità collegiale dell’organo che ha intenzionalmente approvato tale provvedimento, macroscopicamente illegittimo chiedendo al contempo misure cautelari urgenti idonee a preservare l’integrità del patrimonio indisponibile dello Stato, ed impedire così gli illeciti abbattimenti.
Parma, 20 gennaio 2011
CACCIA, L’ASSESSORE PUGLIESE STEFANO SI DIMETTA
“Sul calendario venatorio, comportamento vergognoso dimostrato dai documenti. Si dimetta. Attendiamo impazienti l’intervento del Presidente Vendola per cancellare le modifiche al calendario venatorio”.
“Un comportamento irresponsabile, ingannevole e consapevolmente illegittimo: l’assessore Stefano si dimetta”. E’ la dura richiesta delle associazioni Animalisti italiani, ENPA, LAC, LAV, LIPU, VAS, Vittime della caccia, WWF dopo la delibera della Giunta regionale pugliese che, riunitasi addirittura in seduta straordinaria, su proposta dell’assessore Stefano, ha modificato il calendario venatorio regionale allungando, contro la legge e il parere dell’autorità scientifica nazionale, la stagione venatoria alla beccaccia ai turdidi. “La conferma giunge dal comunicato del 18 gennaio 2011 della Federcaccia pugliese con cui i cacciatori ringraziano l’assessore Stefano “per aver mantenuto l’impegno morale preso già alla stesura del calendario”, ovvero la scorsa estate. Citiamo testualmente dal comunicato di Federcaccia: “Con la delibera della Giunta Regionale del 18 gennaio che modifica il calendario venatorio i cacciatori pugliesi potranno continuare ad andare a caccia al tordo, alla cesena e alla beccaccia fino al 30 gennaio. Commentando favorevolmente la notizia, il Presidente Regionale FIdC Saverio Pace ha prima di tutto voluto ringraziare l’Assessore Regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca Dario Stefano, che ha così accolto le richieste del mondo venatorio. “Soprattutto – sottolinea Pace – ringrazio l’Assessore per aver mantenuto l’impegno morale che aveva preso con noi al momento dell’approvazione del calendario venatorio regionale e sono felice per tutti gli appassionati pugliesi che si sia deliberato nel senso delle modifiche da noi suggerite”. “E’ dunque evidente che la manovra di modificare il calendario venatorio e di farlo in extremis, in modo da rendere vano ogni ricorso alla giustizia amministrativa, era un progetto già ben studiato da tempo, il che rende ancora più riprovevole e illegittima l’iniziativa assunta dalla Giunta regionale pugliese e dall’assessore Stefano in primis. “Va infatti anche considerato che in data 16 gennaio scorso, due soli giorni prima della delibera di Giunta, il Comitato tecnico venatorio regionale aveva dato parere favorevole alla modifica seppure in assenza dell’obbligatorio parere dell’ISPRA, motivando tale assenza con la mancanza di tempo utile a richiederlo. Una giustificazione che oggi si mostra in tutta la sua fallacia e ingannevolezza: i tempi ci sarebbero stati eccome, perché il progetto di modificare il calendario era già assunto da tempo, salvo metterlo in atto solo alla fine per bypassare il parere negativo dell’ISPRA ed evitare ricorsi che avrebbero senz’altro avuto la meglio. “Insomma, un atteggiamento deplorevole, non degno di un’amministrazione seria, che fa scempio del diritto e mortifica le istituzioni e per il quale chiediamo a viva voce le dimissioni dell’assessore Stefano, doppiamente responsabile in quanto anche coordinatore del tavolo delle Regioni sulle politiche venatorie, dunque ben consapevole delle richieste ISPRA in materia di calendari venatori e tutela della fauna, nonché delle leggi e direttive comunitarie. “Si prefigurano, a questo punto, profili da studiare anche alla luce del diritto penale, considerato che la delibera di giunta, che è priva dell’obbligatorio parere dell’ISPRA comporterà un danno irreparabile al patrimonio indisponibile dello Stato e della collettività. “E‘ anche per questo che chiediamo con forza, per il secondo giorno consecutivo, l’immediato intervento del Presidente della Regione Vendola: intervenga e annulli senza esitazione la modifica al calendario pugliese, assumendosi anch’egli le responsabilità per il comportamento del suo assessore e della sua Giunta, che non possiamo definire in altro modo che vergognosi”.
Parma, 13 gennaio 2011
CACCIA: VERGOGNOSA RIAPERTURA AI PANTANI DELLA SICILIA ORIENTALE. LIPU: “UN GRAVE SFREGIO ALLA NATURA”
Il vicepresidente Mamone Capria: “Potere politico succube della lobby venatoria”
Una decisione gravissima, uno sfregio alla natura. La Regione Siciliana ha riaperto l’attività venatoria fino al 19 gennaio ai Pantani della Sicilia Sud Orientale, nonostante la presenza di specie protette di grandissima importanza come la moretta tabaccata, la gru, la casarca e un’altra settantina di specie. A denunciarlo è la LIPU-BirdLife Italia, che definisce un’assurdità il provvedimento dell’Assessorato regionale all’agricoltura per un’area che è Zona di Protezione Speciale ai sensi delle direttive comunitarie per la presenza straordinaria di specie di uccelli. Un sito che da tempo la stessa Regione ha già dichiarato di voler trasformare in riserva naturale, ma che ancora non si decide a fare nonostante l’obbligo di legge che le deriva dal Piano Regionale Parchi e Riserve Naturali approvato nell’ormai lontano 1991. “Un gran brutto segnale dalla Regione Sicilia – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU - Un episodio preoccupante che molto ci dice di quanto il potere politico sia succube della lobby venatoria”. Solo pochi giorni fa un censimento effettuato dai volontari della LIPU e di EBN Italia aveva evidenziato la presenza di 70 specie diverse tra cui anatre, aironi, fenicotteri, rapaci, limicoli e passeriformi, un nucleo di nove Gru (al pantano Longarini), numerose morette tabaccate e le rarissime Casarche, anatre dalla bellissima livrea color arancio. Per non parlare del gruppo di 600 fenicotteri che di recente aveva colonizzato l’area per nidificarvi, ma che poi sono fuggiti a causa della riapertura della caccia, poi chiusa grazie al parere contrario dell’Ispra. “I dati dei censimenti effettuati quest’anno evidenziano che con la chiusura della caccia queste aree si ripopolano di specie. Si tratta di siti di straordinaria importanza per gli uccelli acquatici, come anche ha confermato il parere ufficiale dell’ISPRA. In queste zone – conclude Celada – cacciare rappresenta, senza mezzi termini, un vero sfregio a un patrimonio, quello degli uccelli migratori, che è di tutta la comunità internazionale ”.
Parma, 18 novembre 2010
CACCIA: SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI PER L’IMPUGNAZIONE, DA PARTE DEL GOVERNO DELLE LEGGI REGIONALI DI LIGURIA, LOMBARDIA E TOSCANA
Le tre leggi contrastano con la legge nazionale sugli orari di caccia, Liguria, e sulla disciplina dei richiami vivi, Lombardia e Toscana.
Esprimiamo profonda soddisfazione per l’impugnazione da parte del Governo, nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri, delle leggi regionali in materia di caccia della Liguria, della Lombardia e della Toscana”, così dichiarano le associazioni Animalisti italiani – ENPA – Fare Verde – LAC – LAV – Legambiente – LIPU – WWF. Ricordiamo che la Corte Costituzionale aveva già bocciato una misura analoga a quella adottata dalla Liguria, vale a dire il prolungamento della giornata di caccia di mezz’ora oltre il tramonto, in violazione della legge nazionale numero 157 del 1992. Le norme regionali di Lombardia e Toscana invece presentano aspetti di illegittimità nei confronti dei principi statali che regolano la disciplina nazionale sui richiami vivi, già la Corte Costituzionale aveva bocciato il 22 luglio scorso le due regioni su identiche leggi varate in passato. E’ davvero importante la decisione oggi assunta dal Governo, per ricondurre alcune regioni al rispetto delle regole, troppo spesso violate soprattutto quando sono coinvolti interessi venatori. Per altri versi, al rispetto delle regole comuni, ci richiama anche l’Europa, come testimoniano le recentissime sentenze di condanna per la violazione delle norme europee di tutela della fauna selvatica.
Parma, 18 novembre 2010
CACCIA, NEL LAZIO LA STAGIONE E’ STATA RIDOTTA. STOP ANTICIPATO PER MOLTE SPECIE
“Il Tar ha accolto il ricorso delle associazioni ordinando il riesame della stagione venatoria e prevedendo l’automatica riforma del calendario. La Regione informi subito e con chiarezza tutti gli interessati”
“Con ordinanza numero 04908/2010 della Sezione Prima Ter, il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni e stabilito, in sede cautelare, la non conformità di varie parti del calendario venatorio del Lazio, considerandolo, in caso di inottemperanza da parte della Regione, già di per sé riformato”. “Nello specifico, a giudizio del TAR, nel calendario del Lazio risultano non conformi le chiusure troppo tardive della caccia ai tordi (20 gennaio anziché 10), ad alcune anatre (31 gennaio anziché 20) e alla beccaccia (20 gennaio anziché 30 dicembre). Si tratta di divari ingenti, che comportano l’abbattimento o il disturbo di uccelli selvatici in periodi di migrazione prenuziale che risultano assolutamente vietati dalla direttiva comunitaria e dalla legge italiana, e per i quali la Corte di Giustizia europea ha chiesto un regime di protezione completo. “Non si dimentichi, inoltre, che lo scorso mese di luglio l’Italia è stata oggetto di dura condanna in sede europea anche per il mancato recepimento di questa sezione nevralgica della Direttiva Uccelli e che presto la Commissione europea, nel caso di ulteriori inadempienze, potrebbe attivare una fase di procedura di infrazione. “Sulla necessità di adeguare i tempi di caccia si è peraltro espresso con chiarezza anche l’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale, che nella sua “Guida” alla stesura dei calendari venatori, alla luce dell’articolo 42 della legge Comunitaria 2009, ha appunto richiesto una sensibile restrizione delle date di apertura e chiusura della caccia. Solo una discussione tardiva del ricorso delle associazioni ha permesso alle Regione Lazio di mantenere l’apertura della caccia alla terza settimana di settembre, anziché al primo ottobre come vogliono le nuove regole. Non sarà tuttavia possibile ignorare l’ordinanza del TAR per quanto concerne le date di chiusura della stagione venatoria, che appunto andrà senza meno anticipata. “Importante evidenziare che l’ordinanza del TAR afferma, citiamo letteralmente, che “in caso di inottemperanza dell’amministrazione regionale, l’attività venatoria dovrà ritenersi non consentita nei periodi compresi tra le date di chiusura proposte dall’Ispra e quelle, posticipate, previste nel calendario”. In altri termini, il calendario venatorio è stato già di per sé riformato dall’ordinanza del TAR e la stagione di caccia, per le varie specie interessate dal ricorso, è già da subito da ritenersi ridotta. “Invitiamo dunque la Regione a darne sollecita e chiara comunicazione, ricordando che la caccia in periodo non consentito costituisce violazione dell’articolo 30 della legge 157/1992 e dunque una fattispecie penale.”
Parma, 11 novembre 2010
CACCIA IN DEROGA, LA CORTE EUROPEA CONDANNA IL VENETO
"Il prossimo passo, se le deroghe non hanno fine, sono le sanzioni economiche". "Disastrosa la situazione della caccia italiana: Prestigiacomo, Galan e il Presidente Zaia non possono più esimersi dall'intervenire".
"Era una sentenza attesa ed oggi è arrivata, e come prevedibile è stata di dura condanna per gli abusi commessi dal Veneto in fatto di caccia". Lo dichiarano in una prima nota a caldo le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia a proposito della condanna della Corte europea di giustizia inflitta alla regione Veneto in tema di caccia in deroga agli uccelli protetti. "Si tratta di un nuovo pesante smacco per la cattiva caccia italiana e in particolare per la Regione Veneto, che in questi anni ha ripetutamente violato la direttiva, come dimostrato da procedure di infrazione e sentenze della Corte, e che continua a violarla, visto che anche quest'anno, per l'ennesimo consecutivo, la regione ha autorizzato l'abbattimento di uccelli protetti non cacciabili, ignorando il rischio della condanna." "La sentenza della Corte europea, unitamente a quella dello scorso luglio contro la Repubblica italiana, apre ora una nuova fase nell'annosa vicenda della caccia in deroga, ponendo la regione Veneto e in generale l'Italia ad un passo dalle sanzioni economiche, che, in assenza di correzioni radicali, saranno la prossima decisione della Corte. "A questo punto appare inevitiabile che Zaia fermi le deroghe attualmente in atto in Veneto e che i ministri Prestigiacomo e Galan e in generale il Governo italiano intervengano con rapidità e fermezza, per porre fine all'anarchia pura che governa gran parte della caccia italiana, tra deroghe, inapplicazioni, infrazioni e illegittimità costituzionali".
Parma, 9 novembre 2010
LIPU A INIZIATIVA MINISTRO BRAMBILLA: BENE INSISTERE PER POLITICHE DI TUTELA DEGLI ANIMALI
"Sulla caccia garantire conservazione della biodiversità, sicurezza ai cittadini e ai turisti, e lotta al vergognoso fenomeno del bracconaggio"
Prendendo parte alla seconda giornata de La coscienza degli Animali, specificamente dedicata al tema della caccia, la LIPU-Birdlife Italia ha espresso soddisfazione per l'impegno del ministro Brambilla sul tema della tutela degli animali ed evidenziato la grave situazione italiana sul fronte caccia, anche sotto il profilo del dilagante fenomeno del bracconaggio. "E' di grande importanza - ha sottolineato Danilo Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali LIPU-BirdLife Italia - che la politica e le istituzioni si impegnino a fondo per assicurare una protezione ampia e concreta agli animali, anche quelli selvatici, e agli habitat naturali, indispensabili per la loro esistenza. In questo senso, di grande importanza è l'appoggio che giunge dal mondo della cultura e dello spettacolo, così come dimostrato da La coscienza degli Animali. Si tratta in effetti di sfide che sono normative ma anche e forse soprattutto culturali, e come tali richiedono pazienza, impegno, parole, pensieri, esempi che possano conquistare la gente. “Un particolare apprezzamento - continua Selvaggi - va alle iniziative del Ministro Brambilla anche per aver evidenziato il legame tra natura protetta e immagine dell'Italia, considerato la grande importanza che moltissimi cittadini stranieri danno a questi aspetti e il potenziale, anche turistico, per un Paese che punti sulla bellezza del proprio paesaggio e sulle politiche di rispetto per gli animali. “Benissimo anche l'impegno del Ministro Brambilla sul fronte della caccia, con le iniziative a favore della sicurezza e tranquillità dei cittadini e dei turisti, tema troppo sottovalutato nelle agende politiche locali e nazionali e che invece meriterebbe risposte. Ma abbiamo anche evidenziato - conclude Selvaggi - la gravissima situazione che l'Italia, intanto, vive sul fronte della caccia, con continue forzature e infrazioni delle leggi e danni non calcolabili alla biodiversità. Per non parlare della drammatica escalation del fenomeno bracconaggio, tra falchi abbattuti, aggressioni alle forze dell'ordine e ai volontari delle associazioni e terribili pratiche di cattura illegale. Una vera vergogna nazionale, a cui è davvero giunto il momento di dire basta e per sconfiggere la quale chiediamo l'aiuto e l'impegno di tutti".
Parma, 8 novembre 2010
CACCIA CHIUSA IN CALABRIA, LE ASSOCIAZIONI: ORA LA REGIONE RISPETTI LE REGOLE.
Nei prossimi calendari cancellare varie specie dalle liste e contenere la stagione venatoria tra ottobre e dicembre”.
“L’ordinanza con cui il TAR Calabria ha sospeso il calendario venatorio regionale è l’inevitabile conseguenza della non applicazione di norme e pareri scientifici ufficiali di cui si è resa protagonista la Regione. Ora stop alla caccia fino al completo adeguamento delle regole”. Lo scrivono le associazioni Animalisti Italiani, Enpa, Lav, Lipu e WWF Italia dopo la decisione della Seconda Sezione del Tribunale regionale della Calabria che ne ha accolto il ricorso con richiesta di sospensiva immediata. “Alla Calabria, come a tutte le regioni italiane, lo scorso giugno avevamo trasmesso un dettagliato documento in cui erano indicati i passi da mettere in atto per emanare un calendario venatorio corretto. Ciò, all’indomani dell’approvazione delle modifiche alla legge 157/92 richieste dall’Europa che, tra le altre cose, prevedono per Stato e Regioni la rigorosa tutela delle specie in stato di conservazione sfavorevole e il divieto assoluto di caccia nei periodi di riproduzione emigrazione degli uccelli. “Avevamo anche avvertito, come si legge nei nostri comunicati stampa di quei giorni, del rischio che la stagione venatoria potesse saltare qualora le regioni ignorassero i nuovi obblighi in fatto di tutela della fauna e dunque si rendessero in parte o del tutto inadempienti. “Al documento delle associazioni ha fatto inoltre seguito la Guida ufficiale trasmessa dall’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale in materia, con le indicazioni dettagliate, specie per specie, sulla corretta redazione, da oggi in avanti, dei calendari di caccia. “La regione Calabria ha purtroppo ignorato tutto, la nuova legge nazionale, i sopraggiunti obblighi normativi, le argomentate richieste delle associazioni e soprattutto le indicazioni scientifiche ufficiali. Una grave imprudenza, fondata su una plurima infrazione della legge, pagata cara con l’ineccepibile e logica decisione del TAR di sospendere la caccia fino al prossimo mese di aprile e dunque di considerare di fatto conclusa la stagione 2010-2011. “A questo punto la regione Calabria non può che adeguarsi alle decisioni della magistratura, informando dettagliatamente tutti i cacciatori che la stagione di caccia è sospesa, e predisponendosi a redigere calendari futuri che tengano conto della necessità di cancellare varie specie dalle liste e contenere la stagione venatoria tra i mesi di ottobre e dicembre”.
Parma, 2 novembre 2010
SONDAGGIO CACCIA, LIPU: ITALIANI CONTRARI, COSA DICE LA POLITICA?
“L’80% è per l’abolizione o una regolamentazione più rigida dell’attività venatoria. L’82% per lo stop alla caccia agli uccelli migratori. “C’è anche un serio problema di sicurezza dei cittadini che va affrontato”
“L’Italia non ama la caccia, chiede di abolirla o ridurla e domanda più sicurezza rispetto al rischio doppiette. Questioni che non possono più essere ignorate”. Lo sottolinea la LIPU-BirdLife Italia a proposito del sondaggio sulla caccia realizzato dalla Ipsos per il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. “Il sondaggio Ipsos – sostiene la LIPU - conferma pienamente, e anzi rafforza, l’immagine di un Paese che non ama l’attività venatoria, che la considera un’inutile crudeltà e che vorrebbe fortemente limitarla o addirittura, in percentuali molto alte, abolirla del tutto. “Tra i tanti dati rilevanti del sondaggio, è bene evidenziarne alcuni: il 73% degli italiani chiede di contenere la stagione di caccia al massimo tra i mesi di ottobre e dicembre; l’82% chiede il divieto di caccia agli uccelli migratori; il 78% desidera che sia aumentato il numero delle specie non cacciabili. Dati inequivocabili, in parte già emersi da autorevoli ricerche recenti ma che il sondaggio Ipsos-Ministero del Turismo mostra con ancora più vigore, anche perché acuiti dai paradossali tentativi, da parte dei cacciatori ultrà, di ampliare addirittura le maglie della caccia italiana. “Finiti i tempi della caccia come mezzo di sostentamento o attività tradizionale da preservare - prosegue la LIPU - oggi la caccia è considerata dalla maggioranza degli italiani come un’esperienza avulsa dalla realtà e lontana dalle sensibilità diffusa, che vede invece nella natura una dimensione da vivere, in pace e serenità, e negli animali selvatici degli esseri senzienti da conoscere e rispettare. “Ma ci sono altri dati su cui riflettere, e riguardano il serio problema della sicurezza: il 74% degli italiani chiede che la caccia sia vietata di domenica e nei giorni festivi; l’80% teme le escursioni durante la stagione di caccia; l’85% chiede di aumentare le distanze di sparo da oasi e sentieri; l’87% chiede che la licenza di caccia sia concessa non prima dei 21 anni e non dopo i 70. “C’è infine – sottolinea la LIPU - il dato di quell’80% di italiani che chiede lo stop al libero ingresso dei cacciatori nei terreni privati, attualmente consentito dall’articolo 842 del Codice Civile. Si tratta di una norma piuttosto pesante, che se da un lato ha garantito la cosiddetta “caccia sociale” e della “gestione”, dall’altro penalizza in modo serio coloro che vivono in campagna. Gravemente sottovalutata dagli stessi cacciatori, questa problematica rischia oggi di deflagrare, considerati i disturbi provocati dai fucili sempre più potenti, gli incidenti di caccia che si susseguono e l’inadeguatezza delle misure di sicurezza, tra cui ad esempio le distanze minime dalle abitazioni per l’esercizio della caccia. “Sono questioni che non possono più essere ignorate e a cui la politica, nazionale e regionale, deve dare risposte coerenti – conclude la LIPU - anziché continuare a piegarsi alle pressioni delle piccole lobby venatorie, tra mancate tutele, caccia in deroga e infrazioni comunitarie.”
Parma, 26 ottobre 2010
CACCIA, LIPU: ANNULLARE DEROGHE VENETO PER RISPONDERE ALLA CORTE DI GIUSTIZIA
“Italia già condannata, e un’altra sentenza europea contro il Veneto è alle porte. Reiterare le deroghe significa sanzioni sicure. “Situazione fuori controllo: magistratura e governo intervengano”.
““La condanna da parte della Corte di Giustizia subita dall’Italia per violazioni sulla caccia impone al nostro Paese, e alla regione Veneto in particolare, un immediato stop alla caccia in deroga per evitare la condanna definitiva e le conseguenti, sicurissime sanzioni economiche”. Lo afferma la LIPU alla vigilia della prima delle udienze del Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) sulla delibera della regione Veneto che autorizza, per l’ennesimo anno consecutivo, l’abbattimento in deroga di uccelli protetti non cacciabili. “E’ davvero sorprendente la superficialità con cui la Giunta del Veneto sta affrontando una questione che rischia di costare molto, al Veneto stesso e a tutta Italia, e che non può essere giustificata nemmeno dalle forti pressioni delle lobby armiere e venatorie. “Va infatti ricordato che la condanna da parte della Corte di Strasburgo ha come punto centrale proprio la caccia in deroga, sia sotto il profilo del ricorso continuo di alcune regioni italiane a uno strumento che per sua natura andrebbe invece utilizzato in via eccezionale, sia per il mancato intervento dello Stato italiano sui provvedimenti regionali di deroga. “Non solo: la stessa regione Veneto è oggetto di una causa comunitaria tutta sua, avente ancora a tema la caccia in deroga, che a breve giungerà a sentenza. Emanare una nuova delibera, autorizzando per il settimo anno consecutivo, con la sola eccezione del 2006, l’abbattimento di uccelli non cacciabili, significa dunque sfidare apertamente le regole, lo Stato e l’Unione europea e infischiarsene di quello che accadrà. “Il TAR Veneto, che domani si pronuncerà sul primo dei ricorsi contro le deroghe concesse dalla Giunta Zaia, ha tutti gli elementi per giudicare l’illegittimità delle deroghe del Veneto e la loro difformità dalle norme comunitarie. Ma anche il Governo ha l’obbligo di intervenire senza più esitazioni e, in base all’articolo 19 bis della legge 157/92, annullare la delibera, ponendo fine ad una situazione imbarazzante e ormai clamorosamente fuori controllo”.
> VAI ALLE ALTRE NOTIZIE SULLA CACCIA