di Tullia Costa, foto di Francesco
Mazzoni ( clik sulle foto per ingrandirle
)
5 Dicembre 2002
Ecco,
finalmente siamo partiti. Destinazione Galizia. Siamo sette e veniamo un po' da
tutta Italia. Fabio è venuto da Catania con il suo pulmino fiammeggiante
e a Roma ha caricato me e Francesco, l'organizzatore e il logista del gruppo.
Insieme abbiamo raggiunto Renato, il direttore sanitario del Cruma di Livorno
e siamo partiti alla volta di Genova dove sapevamo che ci avrebbero ospitato all'ostello
della gioventù. A mezzanotte si è unito al gruppo Alberto, giovane
obiettore Lipu di Venezia. Gli ultimi due, Silvia da Bologna e Giuseppe da Torino
sono arrivati stamattina. Prima tappa: un'ingrosso di materiale e attrezzature
da lavoro vicino al porto di Genova dove abbiamo comprato tute usa e getta, guanti
resistenti agli idrocarburi e le mascherine con i filtri. Ci hanno detto che sono
essenziali per lavorare sulle spiagge della Galizia. Seconda tappa: una farmacia
lungo la via per l'autostrada. Lì abbiamo acquistato il materiale che serve
per il primo soccorso agli uccelli impetroliati.
6 Dicembre 2002
Sono
ormai le sette di sera. Siamo sfiniti, è da ieri che siamo in viaggio.
Genova-Pontevedra senza una sosta se non quelle strettamente necessarie per il
gasolio, un caffè o uno spuntino. L'ostello che ci ospita è una
costruzione bassa, vicino alla stazione che solitamente dà ospitalità
ai pellegrini in cammino verso Santiago. Una camerata unica con una quarantina
di letti a castello, un bagno per gli uomini e uno per le donne. Unica pecca:
non c'è il riscaldamento e alcune finestre non chiudono bene…
7 Dicembre 2002
Ci
siamo svegliati di buon ora. E' una splendida giornata e ci dirigiamo verso il
Campiño, uno dei centri di recupero "aves" allestiti per l'emergenza
Prestige. Lì dovremmo incontrare Juan della Seo per avere indicazioni su
cosa dobbiamo fare. Il posto è bellissimo e organizzatissimo. C'è
la struttura principale dove vengono curati gli uccelli, accanto ci sono le vasche
dove vengono lavati e addirittura una falegnameria dove vengono costruite le casse
per trasportarli. Non è possibile visitare l'interno per vedere come lavorano
le èquipe di veterinari e volontari: gli animali sono già molto
stressati e troppa confusione intorno potrebbe compromettere la loro salute già
molto precaria. Ci accontentiamo di visitare le enormi piscine allestite all'esterno
del campo che fungono da strutture di degenza per gabbiani, sule, pulcinelle di
mare e urie. Lì incontriamo due veterinari volontari di Madrid che ci spiegano
un po' come è organizzato il Campiño. A gestire l'intera struttura
è l'IFAW, organizzazione statunitense specializzata nel recupero degli
animali in situazioni di emergenza. Sono loro infatti che hanno dato le linee
guida agli altri centri dislocati sul territorio. Chi si trova a Pontevedra ha
già fatto esperienza con gli uccelli impetroliati dal combustibile fuoriuscito
dall'Erika. I fondi, ci spiegano, arrivano in buona parte dalle stesse compagnie
petrolifere che devolvono all'IFAW una percentuale su ogni barile di greggio venduto.
Qui al Campiño, arrivano però solo gli uccelli che stanno meglio,
quelli cioè che hanno superato la fase critica grazie alle cure effettuate
nei centri di primo intervento e che vengono trasportati qui solo per la fase
finale. La valutazione del loro stato di salute e il lavaggio che precede la loro
liberazione in una zona a sud di Lisbona.
Nel frattempo riceviamo una telefonata di Vincenzo e Laura, i due volontari di
Bolzano che sono qui in Galizia già da una settimana. Ci dicono che sono
a Carnota, a sud di Muros, una delle spiagge più belle della Galizia e
anche una delle più devastate dalla marea nera. Nonostante
sia a più di 200 chilometri da dove ci troviamo decidiamo di raggiungerli.
Arriviamo nel pomeriggio. E' la prima volta che vediamo con i nostri occhi il
petrolio del Prestige. Sulla spiaggia c'è uno strato compatto, alto diversi
centimetri e accanto ci sono delle persone in ginocchio che cercano di toglierlo.
Con le pale e i secchi, ma anche con le mani. Gli scogli e i sassi sono ricoperti
da uno strato nero lucente. E' come se qualcuno per sfregio avesse lanciato secchiate
di vernice da un aereo a bassa quota. Lo spettacolo e l'odore ci stringono lo
stomaco.
8 Dicembre 2002
Per
oggi abbiamo deciso di affiancare Laura e Vincenzo, che stanno per tornare in
Italia, per farci spiegare come lavorano. Ci dicono che a Sada, il centro dove
dormono loro vicino a La Coruña, si trovano molti dei volontari che operano
con la Seo, e che lì è tutto molto più organizzato. C'è
il vitto, l'alloggio e ogni sera i volontari si riuniscono per confrontare e coordinare
il loro lavoro. La costa affettata dalla marea nera è stata suddivisa in
diverse zone che giorno per giorno vengono monitorate da un equipaggio. Il compito
dei volontari è quello di recuperare gli animali in difficoltà,
ma anche quello di valutare lo stato delle spiagge al fine di studiare l'evoluzione
dell'inquinamento. Tutti i dati, sia quelli relativi agli animali che quelli ambientali,
vengono raccolti su delle schede prestampate che verranno poi elaborate dall'Università
di Vigo.
Vincenzo ci spiega come si opera sul campo. Si arriva con il mezzo in un punto
che si trova a circa metà della baia da perlustrare. Lì ci si divide
in due gruppi, uno va da una parte e uno dall'altra, cercando di coprire tutta
la larghezza della spiaggia e l'inizio delle dune. Una decina di passi e poi ci
si ferma per guardare intorno con attenzione. Dopo circa 20-30 minuti di cammino
si torna alla macchina e ci si sposta ripetendo la stessa operazione fino a coprire
tutta la zona assegnata. Non sembra difficile. Ci mettiamo tute, stivali, maschere
e partiamo. Quattro da una parte e tre dall'altra. Alberto vede due cormorani
appoggiati su uno scoglio vicino all'acqua. Guardiamo con il binocolo per vedere
se sono sporchi. Laura ci dice che in realtà tutti gli uccelli, chi più
chi meno, hanno delle macchie di petrolio addosso e sarebbe meglio riuscire a
prenderli per ripulirli. Ci proviamo. Subito però ci rendiamo conto della
difficoltà dell'impresa. I due cormorani si accorgono di noi, aprono le
ali e con un breve voletto raggiungono il mare, lasciandosi trasportare al largo
dalla corrente. Ormai è diventato impossibile sperare di acchiapparli.
Penso che forse si riescono a prendere solo gli uccelli che stanno veramente male.
Mi giro e vedo un gruppo di beccacce che saltella tra i sassi pieni di petrolio.
Non sembrano molto sporche, hanno solo qualche macchia sul petto e sulle zampe.
Ma affondano il becco tra le chiazze nere, in cerca di cibo.
Improvvisamente vedo una figura che corre con difficoltà verso la mia direzione.
E' Carlos, uno studente spagnolo, anche lui volontario Seo. Ha tra le braccia
un cormorano completamente sporco di petrolio. Tutti si stringono attorno per
le prime operazioni di soccorso. Carlos tiene l'animale, Laura gli apre il becco
e Vincenzo gli infila un tubo nel gozzo, giù fino allo stomaco per somministargli
la soluzione che serve a reidratarlo. Subito viene chiamato il numero della forestale
che verrà a prenderlo per portarlo al centro di recupero di Santa Cruz.
Sembra ancora piuttosto in forze, forse Carmelo, il cormorano di Carnota, ce la
farà…
9 Dicembre
Silvia
è partita con Vincenzo e Laura, così siamo rimasti in sei. Abbiamo
deciso di spostarci anche noi a Sada per lavorare assieme agli altri volontari
della Seo. E' un ottima soluzione anche per Renato che ha già preso contatto
con i veterinari del centro di Santa Cruz e lo aspettano già per questa
sera. Tramite i ragazzi di Bolzano ci siamo fatti assegnare una zona da perlustrare,
si tratta dell'area vicino a Cabo Finisterre. Apprendiamo dal giornale che da
oggi il governo ha deciso di impiegare anche l'esercito per la pulizia delle spiagge.
Ne abbiamo la prova non appena ci avviciniamo a Cabo Finisterre. Una decina di
camion militari con a bordo i soldati di leva, sono davanti al nostro pulmino.
Arriviamo alla splendida spiaggia del Rostro, una delle più colpite dalle
chapapote, le chiazze dense di petrolio che arrivano sulla costa con l'alta marea.
Da lontano la spiaggia sembra pulita, ma non appena affondiamo i piedi nella sabbia
ci accorgiamo che sotto lo stato sottile di rena ci sono le stratificazioni di
petrolio: la prima e la seconda marea nera. I battaglioni dell'esercito sono armati
di secchi e pale. Tutti in fila a spalare, assieme a molti civili. Perlustriamo
tutta la zona ma non troviamo nessun animale in difficoltà. Ci sono tantissimi
gabbiani, quasi tutti hanno il piumaggio macchiato. Molti sembrano avere anche
difficoltà nel volare.
10 Dicembre
Ieri
sera abbiamo fatto la prima riunione con Enrique, il biologo della Seo che organizza
il lavoro dei volontari nel centro di Sada. Ci ha spiegato nei minimi dettagli
cosa dobbiamo fare. Oggi ci ha assegnato una zona a nord, dalla parte opposta
rispetto a dove siamo stati fino ad adesso. Visitiamo diverse spiagge ma sembrano
tutte abbastanza pulite. Bene, pensiamo, qui il petrolio non è ancora arrivato.
Finchè non ci spingiamo fino a Cabo Prior che si trova sulla punta della
baia da monitorare. Qui ci rendiamo conto che si tratta solo di un gioco di correnti.
All'entrata della baia ci aspetta una scena che ormai siamo quasi abituati a vedere:
cassonetti pieni di immondizia che affonda nel petrolio, pale e secchi. E c'è
anche un cartello che dice più o meno così: guardate di meno e aiutate
di più. Le scogliere della baia sono completamente coperte di petrolio.
Troviamo un gabbiano morto, probabilmente intossicato e lo mettiamo in un sacco
che numeriamo. Oltre agli animali vivi è necessario infatti contare anche
quelli morti per avere un'idea del danno causato dal disastro petrolifero. Torniamo
all'ostello per l'ora di cena. Renato che è andato a lavorare al centro
di Santa Cruz non è ancora tornato. Arriva intorno a mezzanotte: ci spiegherà
poi che lì si lavora dalla mattina presto fino a notte fonda.
11 Dicembre
Da
oggi uno di noi accompagnerà Renato al centro di Santa Cruz. Il primo turno
tocca a me, domani sarà la volta di Alberto e di sera quello di Giuseppe
e Fabio e poi dopodomani andrà Francesco. Gli altri nel frattempo continueranno
il lavoro sul campo.
Appena arrivo visito la struttura. Al pian terreno c'è l'ufficio, un ripostiglio
dove ci si cambia e il punto in cui vengono registrati gli uccelli che arrivano
e quelli che escono. Questo infatti è un centro di stabilizzazione dove
gli animali ricevono tutte le cure veterinarie necessarie e dove si cerca di ripristinare
le loro condizioni fisiologiche ottimali. Solo in un secondo momento, quando raggiungono
uno stato di salute stabile, gli animali vengono trasferiti al centro di Pontevedra,
quello degli americani, dove vengono lavati. Al piano di sopra ci sono due stanze
dove si fa clinica e una stanza con le lampade a infrarosso dove si mettono gli
animali al caldo. Uno dei problemi maggiori a cui vanno incontro gli uccelli impetroliati
è l'abbassamento di temperatura. Gli idrocarburi sono infatti in grado
di sciogliere lo strato lipidico che li rende impermeabili all'acqua. Una volta
bagnati la loro temperatura corporea si abbassa. Se scende al di sotto dei 37°C
molte delle funzioni metaboliche sono ormai compromesse e la loro sopravvivenza
è a rischio.
All'esterno del centro sono stati messi diversi container. A parte due che sono
riservati ai volontari, gli altri sono tutti dedicati agli uccelli. La prima visita
che facciamo con Renato è alla Sula che è stata ricoverata ieri.
Non è molto sporca ma sta malissimo. Probabilmente si è intossicata
con gli idrocarburi. Poi andiamo nella stanza delle urie a cui diamo da mangiare
sarde e alici. Alcune mangiano da sole, una addirittura mi strappa il pesce di
mano, ma alcune non sembrano avere alcuna voglia di toccare cibo. Per loro c'è
l'alimentazione forzata a base di "papilla", un pappone allungato con
acqua, altamente nutritivo. Poi ci sono i cormorani che stanno piuttosto bene,
le alche e le pulcinelle di mare. Tra loro c'è anche Pedro che ha tutte
e due le zampette ferite all'altezza delle articolazioni. Con pazienza gli facciamo
una medicazione con pomata a base di antibiotico e garza sterile. Poi improvvisamente
c'è uno stato di agitazione: è arrivato il furgone della forestale
che porta gli animali recuperati sulle spiagge. Arriva due volte al giorno con
una media di dieci-quindici animali in condizioni normali. Il direttore del centro
dice che nei giorni dopo le maree nere arrivavano quotidianamente anche 60-70
animali. Oggi tra gli altri c'è anche una strolaga maggiore. Bellissima.
Ognuno
si dà da fare come può: c'è chi aiuta i veterinari nel somministrare
le terapie agli animali, chi prepara le scatole in cui verranno messi, chi compila
le cartelle cliniche e chi cerca di tenere pulite le stanze ma anche le attrezzature.
Tutto viene fatto velocemente e con una professionalità che colpisce: non
è solo l'esperienza a guidare quelle mani ma anche una passione che è
difficile eguagliare. Una volta finito di curare gli animali, bisogna dare la
cena a tutti e poi fare il giro di visite serale. Ce ne andiamo che è quasi
mezzanotte.
12 Dicembre
Quella
al centro di Santa Cruz è stata un'esperienza indimenticabile. Non solo
perché ha dato un senso al lavoro che stiamo facendo sul campo in questi
giorni, ma anche perché mi è stato possibile constatare di prima
persona l'ospitalità e il calore della gente di questa regione. Ricevere
un regalo da una persona che si conosce da soli dieci minuti non capita tutti
i giorni. Oggi sono tornata a fare ricognizione sulle coste assieme agli altri
del gruppo. Francesco ha deciso invece di passare la giornata ad Arau, un piccolo
paesino di pescatori che si trova a sud di Muxìa, per spalare il petrolio.
Ci racconterà di aver lavorato gomito a gomito con le donne del paese,
pagate a cottimo circa 40 euro al giorno, dalla Tragsa, l'azienda semistatale
che ha ricevuto l'appalto della pulizia delle spiagge dal governo galiziano. Assieme
a Giuseppe e Fabio ci dirigiamo verso Camariña, capo che si trova dalla
parte opposta rispetto alla baia di Muxìa. Siamo su quella che viene chiamata
la Costa della Morte, per quante navi si sono schiantate su questi scogli nel
corso dei secoli. "E' proprio qui davanti che si è aperta la falla
nello scafo del Prestige", ci racconta un pescatore che incontriamo per caso
lungo il sentiero che porta al faro. "La petroliera era a tre miglia dalla
costa, si vedeva a occhio nudo. Poi hanno deciso di trainarla al largo commettendo
il più grosso errore che potessero fare". Lui dice, adesso riceve
dallo stato 1.200 euro al mese più 700 per la barca. "Per adesso va
bene", dice, "ma quanto durerà? Sei mesi? Un anno? E poi per
lavorare saremo costretti ad andarcene in un altro paese…". Intanto
passa le sue giornate assieme agli altri pescatori, pulendo dal petrolio quelle
zone dove non arrivano l'esercito e la Tragsa.
Continuiamo il nostro cammino. Credo che la linea dell'alta marea non si era mai
vista così bene su questa costa. Una linea nera continua di petrolio segna
l'altezza dove arriva l'acqua dell'oceano durante la notte. Ci allontaniamo un
attimo dal sentiero e proprio lì davanti ai nostri occhi troviamo un cormorano,
morto per intossicazione da petrolio. Torniamo a Sada e Alberto mi dice che la
Strolaga maggiore che era arrivata ieri al centro non ce l'ha fatta.
13 Dicembre
Oggi
tocca a me andare a spalare il petrolio. Mi unisco a un gruppo di volontari che
va con la protezione civile. Arriviamo a Muxìa. Lì ci fanno mettere
l'attrezzatura e ci caricano sui camion militari. Dopo 20 minuti di strada ci
scaricano in una piccola baia talmente piena di petrolio che l'odore degli idrocarburi
si sente a decine di metri di distanza. Metto i piedi sulle pietre, si scivola.
Le pale che ci hanno dato sono completamente inutili. Guardo gli altri: raccolgono
il petrolio con pezzi di legno e altri oggetti che hanno trovato sulla spiaggia,
oppure con le mani. Mi adeguo. Appoggio la pala e inizio a pulire gli scogli come
posso. Siamo tutti con le mascherine. Siamo tutti muti dallo sgomento mentre,
chini, raccogliamo quella sostanza putrida e appiccicosa. Possibile che sia successo
tutto questo? Sarà mai possibile rimediare a questo scempio? Domande che
vorrebbero avere una risposta diversa da quella reale. Domande che rimarranno
aperte per tutti quelli che hanno visto con i propri occhi e toccato con le proprie
mani.
14 Dicembre
Siamo
in partenza. Stesso schema dell'andata: Galizia - Italia senza sosta se non quelle
necessarie per il gasolio, uno spuntino o un caffè… Ci aspettano
almeno 36 ore di viaggio. Siamo partiti dieci giorni fa, ma sembra una vita. Forse
sarà per l'intensità delle emozioni provate, per le cose che abbiamo
visto e per le persone conosciute, ma credo che nessuno di noi dimenticherà
facilmente questi dieci giorni.
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