Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia

Giornata mondiale degli uccelli migratori: la Lipu racconta

Pellicano riccio - Foto Maurizio Bonora Pellicano riccio - Foto Maurizio Bonora

Nella giornata mondiale degli uccelli migratori, che ci celebra il 10 maggio in tutto il mondo, intervistiamo Claudio Celada, direttore dell’Area Conservazione Natura della Lipu.

La Lipu nasce 51 anni fa proprio con lo scopo di proteggere gli uccelli migratori dalla caccia indiscriminata e da allora si batte per la conservazione delle specie e degli habitat che le ospitano. Si avvale dell’opera di oltre 1.000 volontari e dello staff su tutto il territorio nazionale per lo svolgimento di numerose attività: la gestione di Oasi e riserve, l’educazione e divulgazione ambientale, la realizzazione di progetti di ricerca e conservazione, nonché il recupero della fauna selvatica in difficoltà.

Dottor Celada, in cosa consiste la migrazione degli uccelli?
E’ uno dei fenomeni ecologici più affascinanti presenti sul nostro pianeta. Non rappresenta un’eccezione nel mondo animale. Migrano i grandi mammiferi marini, i pesci, gli uccelli, i grandi erbivori e persino gli invertebrati. Migrano anche gli esseri umani. Tuttavia, il fenomeno degli uccelli è, certi versi, il più spettacolare di tutti.
Essa si è evoluta in molteplici occasioni, come l’adattamento alle stagioni e il mutare dell’idoneità dell’habitat e della disponibilità di cibo durante il corso dell’anno. Per le specie che frequentano il nostro continente, di cui circa l’85% è migratrice, possiamo riconoscere quattro fasi del ciclo vitale lungo l’arco dell’anno: lo svernamento, ossia il periodo invernale in cui la specie non si riproduce, la migrazione pre-riproduttiva, ossia il viaggio verso le zone di riproduzione, che di solito si dirige da sud verso nord); la riproduzione e infine la migrazione post-riproduttiva, quando le specie tornano nelle aree dove passano l’inverno.
Perché l’Italia è così importante per la migrazione degli uccelli?
Se la guardiamo dall’alto, la nostra penisola ci appare come un ponte proteso sul Mediterraneo tra L’Europa e l’Africa. Una conformazione che permette alle specie migratrici di evitare di percorrere lunghi tratti di mare dove non è possibile riposare e trovare cibo. Inoltre, l’Italia è al centro di due rotte migratorie (o flyways): quella Mediterranea, percorsa dalle specie provenienti dall’est Europa (Russia e Balcani), che viaggiano lungo la penisola Italiana verso lo Stretto di Messina o lungo le nostre coste adriatiche per raggiungere il Bosforo; e quella centro-orientale, che ci vede punto di transito per le popolazioni dell’Europa continentale e della Scandinavia e della Russia, che attraversano le Alpi per poi dirigersi verso la penisola Iberica e lo stretto di Gibilterra.
Poiché noi siamo nel mezzo, le popolazioni nidificanti nella nostra penisola seguono entrambe le rotte. Caso emblematico è la popolazione dei bianconi nidificanti nel Parco delle Piccole Dolomiti Lucane, i cui individui in parte migrano direttamente verso sud, sfruttando lo stretto di Messina, in parte risalgono la penisola italiana per poi tornare verso sud seguendo le coste nord mediterranee fino allo Stretto di Gibilterra.
Quali sono i rischi che questi uccelli devono affrontare nel loro viaggio?
I rischi sono molteplici e solo la metà degli esemplari sopravvive al viaggio. Le minacce sono duplici: quelle “naturali”, che da sempre gli uccelli affrontano nei loro viaggi, come i predatori, e quelle “antropiche”, cioè causate dall’uomo. Il fattore di pressione maggiore è dato dallo sforzo che questi animali, alcuni dei quali pesano pochi grammi, devono compiere per attraversare grandi barriere come il mare o le catene montuose. E’ necessario che gli uccelli accumulino energia sufficiente per giungere alla tappa successiva del loro viaggio e alimentarsi, come un automobilista deve pianificare il suo viaggio per non rimanere senza carburante. È qui che l’uomo complica le cose, modificando o distruggendo habitat importantissimi per la sosta di queste specie, come, per esempio, le zone umide di pianura e costiere. A questo si aggiunge la presenza di infrastrutture come le grandi linee elettriche o gli impianti eolici, che causano centinaia di vittime soprattutto tra i grandi uccelli veleggiatori, cioè gli uccelli che sfruttano i venti e le correnti per spostarsi lungo le rotte. Non dobbiamo poi dimenticare che il motivo per il quale Giorgio Punzo fondò la Lipu, oltre mezzo secolo fa, ossia la fine della caccia ai migratori, non è ancora del tutto risolto. Anche se oggi la caccia in Italia è fortunatamente vietata nel periodo pre-riproduttivo, ancora troppi sono i fenomeni di bracconaggio e di caccia illegale che in ogni parte della penisola vengono perpetrati contro gli uccelli migratori. Infine, in questi ultimi anni, un ulteriore fenomeno mette a rischio la sopravvivenza di queste specie: il cambiamento climatico. Le specie hanno evoluto per millenni il loro comportamento migratorio su condizioni in lento mutamento. Oggi il repentino cambiamento delle condizioni ambientali, che tutti noi stiamo sperimentando, coglie le specie impreparate ad affrontare le primavere anticipate o i fenomeni metereologici estremi. Il calo degli uccelli migratori deve essere un campanello d’allarme anche per l’uomo.
Quali sono i progetti e le attività in corso che state portando avanti a favore degli uccelli migratori?
Conservare le specie migratrici è una sfida complessa e difficile perché bisogna garantire condizioni idonee alla loro sopravvivenza in tutto l’areale ove si svolge il ciclo vitale. Per questo la conservazione delle specie migratrici è soprattutto una sfida internazionale, il cui successo dipende, caso per caso, dalla capacità di coordinamento e di efficacia delle istituzioni e delle organizzazioni. E da quanto questi soggetti sono in grado di comunicare, condividere gli obiettivi di conservazione, spiegarne l’importanza alla gente, superare le barriere geografiche e culturali. Per questo la Lipu ha ideato all’interno delle proprie strategie il programma Wingsland, che ha l’ambizioso obiettivo di migliorare le condizioni ambientali per gli uccelli migratori, minimizzando l’impatto delle minacce a loro carico e la mortalità indotta da queste. Garantendo, in tal modo, un viaggio più sicuro lungo la penisola italiana e migliorando la qualità degli habitat di riproduzione e di svernamento. In Wingsland confluiscono diversi progetti puntuali di conservazione di habitat peculiari, come le zone umide, o di azioni su singole specie, oltre che un’importante impegno nella lotta al bracconaggio.  Wingsland si inserisce nell’ambito del Programma globale Migrating Birds di BirdLife International. Tale programma agisce a livello di rotta migratoria coordinando gli sforzi dei diversi partners del network di cui la Lipu fa parte. Proteggere le specie migratrici significa garantire un futuro anche a noi stessi: per questo motivo pensiamo che celebrare questa giornata sia molto importante.
 

Mercoledì, 09 Maggio 2018 15:38

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