pagina precedente (back)
Il contributo dell'energia eolica
L'impatto degli impianti eolici sugli habitat
Salvaguardaia dello sviluppo eolico
L'eolico aiuta il clima
I numeri dell'eolico in Italia


  Stampa questa notiziastampa  

Eolico sì o no? Il dibattito sulle energie rinnovabili, e in particolare sull'eolico, prende quota anche in Italia, spinto da un lato dai cambiamenti climatici che vedono come imputati i cosiddetti gas serra, dall'altro dalle crescenti preoccupazioni per l'impatto ambientale e paesaggistico della tecnologia eolica. Dal punto di vista economico, l'eolica è oggi la più competitiva tra le energie rinnovabili e viene spesso presentata come valida soluzione per la riduzione dell'impiego di combustibili fossili, responsabili dell'emissione di gas ad effetto serra (CO2).
Secondo il Protocollo di Kyoto, l'Italia avrebbe dovuto ridurre le proprie emissioni del 6,5% rispetto ai livelli del '90. In realtà, le emissioni sono aumentate di un ulteriore 6 per cento. Che fare, allora? Molti ambientalisti esprimono preoccupazioni sull'impatto ambientale e paesaggistico dell'eolico, che implica la costruzione di migliaia di torri di notevoli dimensioni, spesso localizzate in siti di grande valore estetico ed ambientale. Ma quali sono questi impatti? Quello estetico, prima di tutto. Poi la distruzione e la frammentazione di habitat, la mortalità diretta di avifauna per collisione con le pale e infine l'apertura di molte nuove strade che può rivelarsi dannoso per l'equilibrio del territorio.
ALI ha voluto conoscere e confrontare le opinioni delle maggiori associazioni ambientaliste e dei più importanti produttori di energia eolica in Italia. Oltre che LIPU e Comitato Nazionale Paesaggio, al forum hanno partecipato Andrea Masullo, responsabile energia del WWF Italia, Edoardo Zanchini, responsabile eolico di Legambiente, Sergio Adami, responsabile eolico di Enel, Alessandro Brusa, direttore di Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili), Oreste Vigorito, amministratore delegato dell'IVPC (Italian Vento Power Corporation). A cura di Andrea Mazza e Ariel Brunner
 

 Qual è il contributo che l'energia eolica potrà dare al soddisfacimento del fabbisogno energetico in Italia?

WWF: Entro il 2010 è realistico pensare di arrivare a 3.000 MegaWatt di potenza. Tuttavia, per un contributo significativo alla riduzione dei gas serra, l'eolico deve inserirsi in un contesto di energie rinnovabili che contempli le biomasse, l'efficienza e il risparmio energetico. Su quest'ultimo punto l'Italia ha un potenziale enorme, pari al 46 per cento.
ENEL: Entro il 2005 Enel otterrà dall'eolico energia per 1 miliardo di KiloWatt, pari all'1% di energia prodotta da Enel con i combustibili fossili. Grazie a ciò il risparmio di anidride carbonica sarà pari a 1 milione di tonnellate. Con le energie rinnovabili pensiamo di produrre entro 3 anni 26 miliardi di KW, il che significherà un risparmio pari a 19 milioni di CO2 (sul totale di 27 milioni di tonnellate previste dal protocollo di Kyoto per l'Italia).
LEGAMBIENTE: L'eolico potrà giocare un ruolo importante per un riequilibrio energetico. Pensiamo infatti che sia possibile passare dagli attuali 785 MW a 2/3.000 MW. A patto però che si metta a punto una strategia complessiva che preveda il risparmio energetico nei settori civile e industriale, un incremento di efficienza degli impianti esistenti e una politica dei trasporti sostenibile.
IVPC: L'energia eolica prodotta su scala industriale, da sola, non può centrare gli obiettivi di Kyoto. Occorre dare impulso all'eolico a uso privato e immaginarlo in mix con le altre rinnovabili, soprattutto termico e fotovoltaico.
CNP: Riteniamo che l'eolico non sia in grado di dare un contributo significativo al fabbisogno energetico e alla riduzione dei gas serra. Anche se si ottenesse dall'energia eolica una potenza complessiva di 5.000 MW, come previsto dal Governo, si potrebbe soddisfare solo l'1,1% del fabbisogno totale di energia in Italia. Pensiamo piuttosto che si debba puntare sul fotovoltaico e sul risparmio energetico.
APER: Oggi l'eolico permette la produzione di 1,4 miliardi di KWh di energia elettrica, in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di oltre mezzo milione di famiglie. Riteniamo che sia possibile centrare l'obiettivo di 2.500/3.000 MW entro il 2010. Se raggiungeremo questi obiettivi, potremo evitare di disperdere nell'atmosfera ben 6/7 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ossia una fetta di tutto rispetto considerando la riduzione delle emissioni che l'Italia deve effettuare per rispettare il protocollo di Kyoto.
LIPU: Con i dati attualmente a disposizione è evidente che il contributo dell'eolico alla riduzione dell'effetto serra è estremamente basso. Pensiamo che il costo ambientale sia superiore al beneficio in termini di riduzione dei gas serra. La politica energetica deve puntare sulla riduzione dei consumi, sull'efficienza energetica e sulle biomasse, valutando poi caso per caso i costi-benefici di altre energie rinnovabili come per esempio il fotovoltaico.
 
 Come valuta l'impatto degli impianti eolici sugli habitat e sulle specie animali, in particolare l'avifauna?
WWF: Dal rapporto elaborato nel giugno scorso dall'European Policy Office del WWF risulta che le collisioni degli uccelli contro gli impianti eolici in USA sono una percentuale molto bassa (0,01-0,02%) rispetto al totale degli incidenti causati dall'avifauna, primo fra tutti il birdstrike. Più che il dato numerico, occorre però tener conto delle specie di uccelli che possono essere colpite in un determinato territorio, in particolare quelle più rare e minacciate.
ENEL: L'impatto più rilevante è quello sul paesaggio. Per ovviare a questo, occorre agire sulle distanze tra i singoli generatori oppure su fattori quali il colore, il tipo di traliccio o di torre. Sull'avifauna gli impatti sono senz'altro inferiori rispetto a quelli di strade e autostrade. Inoltre studi condotti in Usa e Spagna non hanno rilevato problemi significativi, salvo quelli derivanti negli Stati Uniti da vecchi impianti di grandi dimensioni che però non si realizzano più.
LEGAMBIENTE: Attualmente gli impatti sul territorio sono molto preoccupanti. Abbiamo esempi di grave degrado, come per esempio tra la Puglia e la Basilicata. Occorrono regole certe e ricerche che valutino gli effetti sul paesaggio e sull'avifauna, che riteniamo debbano essere promossi dal Ministero dell'Ambiente e dalle Regioni.
IVPC: Dal monitoraggio che abbiamo effettuato nelle nostre centrali non risultano collisioni con uccelli migratori o abbandono dei siti da parte di quelli stanziali.
CNP: L'eolico comporta effetti molto pesanti sul paesaggio, in particolare per l'equilibrio idrogeologico del territorio e la stabilità dei suoli. In Spagna, nella Navarra, l'eolico ha causato la morte di molti uccelli, mentre in Italia, nella zona tra Foggia, Avellino e Benevento è scomparsa la popolazione di Nibbio reale. Gli uccelli migratori, che viaggiano di notte, non riescono inoltre a vedere gli impianti, mentre l'intermittenza delle pale dell'impianto gli impedisce di regolare il proprio comportamento per evitare l'impatto con le stesse.
APER: Le aziende aderenti si attengono alla Valutazione di impatto ambientale allo screening ambientale previsti dalle normative vigenti. Lo screening, in particolare, tiene conto di 10 fattori che possono creare effetti sull'ambiente e sul territorio, dall'impatto idrogeologico a quello visivo fino a quello sull'avifauna. Tutti i possibili effetti vengono presi in considerazione e attentamente valutati dai produttori all'atto di presentare i propri progetti alle Regioni competenti.
LIPU: Gli impianti eolici causano distruzione e frammentazione degli habitat. Sull'avifauna le ricerche finora realizzate dimostrano che l'eolico ha un impatto molto variabile a seconda della localizzazione degli impianti. In alcuni casi è nullo; in altri estremamente gravi, come nel caso della Spagna e degli Stati Uniti, dove scelte sbagliate hanno causato gravi stragi di uccelli.
 
 In che modo andrebbe governato lo sviluppo dell'eolico in Italia? Quali sono le aree che vanno maggiormente salvaguardate?
WWF: Le Regioni dovrebbero presentare dei piani di localizzazione, tenendo conto della fattibilità tecnica evidenziata dalle imprese costruttrici. In seguito questi piani dovrebbero essere analizzati e valutati da ambientalisti e paesaggisti. In generale, ritengo che gli impianti eolici non vadano costruiti nelle aree di riconosciuto interesse naturalistico, come i parchi, le Zone di protezione speciale (Zps) e i Siti di importanza comunitaria (Sic).
ENEL: Occorre semplificare le procedure e nello stesso tempo rafforzare la fase di preselezione per individuare se i soggetti proponenti siano in possesso dei requisiti e abbiano compiuto le analisi necessarie. Inoltre penso che vadano privilegiate le aziende che adottano sistemi di gestione ambientale tipo Emas e Iso 14001, oppure la dichiarazione ambientale di prodotto.
Infine, vanno esclusi da progetti eolici i parchi, mentre ritengo possibile realizzarli, in un ambito di programmazione e di rispetto della salvaguardia ambientale, nelle Zps e nei Sic.
LEGAMBIENTE: Energia e programmazione del territorio sono prerogative delle Regioni. Purtroppo però queste importanti funzioni non vengono svolte. Pensiamo che gli impianti eolici non vadano costruiti nelle zone boscose, nei Sic e nelle Zps. Nei parchi occorre apporre il divieto in presenza di boschi o di rotte migratorie seguite dagli uccelli.
IVPC: Siccome costruire un parco eolico è frutto di studi, ricerche e rispetto di criteri scientifici che le istituzioni non conoscono, siamo convinti che sia preferibile indicare con certezza i siti dove non si possono realizzare impianti eolici piuttosto che indicare quelli dove l'eolico è possibile.
CNP: Nel dubbio deve prevalere il principio di precauzione. Pensiamo inoltre che sul tema più in generale delle energie rinnovabili dovrebbe essere varata una normativa severa.
APER: La pianificazione dovrebbe individuare le aree ad alto valore naturalistico dove vietare la realizzazione di impianti eolici, lasciando però libero il mercato di decidere dove installare gli impianti nelle rimanenti zone. Oggi non tutte le Regioni, contrariamente a quanto previsto, hanno adottato un piano energetico ambientale. Vogliamo però citare il caso della Toscana, l'unica ad aver presentato delle linee guida per ridurre l'impatto ambientale eventualmente arrecato da installazioni eoliche all'ambiente, dove emerge una forte sensibilità agli elementi naturalistici e relativi all'avifauna.
LIPU: Chiediamo una moratoria sulla costruzione di nuovi impianti fino a quando non si elaborino un piano energetico a livello nazionale e regionale, nonché una mappatura in cui evidenziare le aree importanti per la naturalità o per la presenza di fauna.
Inoltre chiediamo che si realizzino impianti eolici solo in ambiti già degradati e non interessati da specie di uccelli minacciate, subordinando comunque il tutto a Valutazioni di Impatto ambientale, Valutazione ambientale strategica e altre indagini approfondite. Infine chiediamo l'interdizione per parchi, riserve, Zps, Sic e le IBA (Aree importanti per gli uccelli).
 
 L'EOLICO AIUTA IL CLIMA

<<Entro il 2020 l'eolico potrà rappresentare il 12% di energia elettrica prodotta nel mondo. La percentuale europea sarà prevedibilmente maggiore. La Germania ha già realizzato 12.000 MW di cui 6.000 negli ultimi tre anni>>. Ad affermarlo è Paolo Degli Espinosa, ambientalista storico, ex Consigliere dell'Enea e ora membro dell'esecutivo nazionale della Sinistra Ecologista. <<Il contributo dell'eolico nel quadro delle fonti rinnovabili - spiega - sarà molto prezioso anche in Italia. Se consideriamo infatti che nel nostro Paese abbiamo una potenzialità eolica realmente attuabile nell'ordine di 5.000 MW, sviluppabili entro il 2020, ciò significa che potremo ottenere dal vento 12 miliardi di KWh/anno. In Italia abbiamo un fabbisogno energetico pari a 300 miliardi di KWh/anno, di cui 100 miliardi derivano da energie rinnovabili (eolico, solare, fotovoltaico, idroelettrico), cogenerazione urbana e industriale (impianti che generano sia energia elettrica e calore) e da una maggiore efficienza. L'eolico rappresenta il 10% di questi 100 miliardi>>.
<<L'eolico - prosegue Degli Espinosa - se ben progettato e ben collocato è una tecnologia a misura di territorio, che sottrae ben poco spazio agli altri impieghi e può affrontare positivamente gli aspetti paesaggistici>>.
Sul tema della sostenibilità ambientale dell'eolico, in particolare in rapporto agli uccelli, Degli Espinosa spiega che <<una centrale eolica collocata correttamente può avere impatti molto bassi sull'avifauna. Infatti le specie di uccelli stanziali imparano facilmente a evitare le pale in movimento deviando la loro traiettoria. Occorre comunque tenere conto di esigenze locali relative a particolari specie e fare attenzione a non realizzare impianti nei siti di passaggio dei migratori che, ovviamente, non hanno questa possibilità di apprendimento>>.

I NUMERI DELL'EOLICO IN ITALIA
Potenza installata 786 MW
Turbine 1.346
Taglia media 585 KW
(al 31.12.02 - Fonte: Ises Italia e Aper)

LE UNITA' DI MISURA
· KW (1.000 watt) la potenza elettrica
· KWh la quantità di energia elettrica prodotta in un'ora da un macchinario da 1KW di potenza
· MW = 1.000 KW
· MWh = 1.000 KWh
· TEP tonnellata equivalente petrolio, pari a 11.628 KW