Nel periodo della migrazione autunnale, centinaia di migliaia di trappole
vengono piazzate nei boschi delle valli bresciane per catturare pettirossi,
scriccioli, capinere, usignoli, cince e altri piccoli uccelli.
Il fenomeno emerse in tutta la sua gravità dall'autunno del 1986. Numerose
segnalazioni che arrivavano da cittadini, locali e non, favorirono
l'intervento del Nucleo nazionale di vigilanza antibracconaggio della LIPU.
Le guardie volontarie, coordinate dall'ispettore Piergiorgio Candela,
constatarono la presenza di trappole in una vasta area che andava dalla
sponda bresciana del lago di Garda a quella del lago d'Iseo, dalla periferia
di Brescia ai confini col Trentino. L'ispettore Candela denunciò la
situazione all'Autorità Giudiziaria, richiedendo ed ottenendo
l'autorizzazione al controllo di decine di trattorie nelle quali vennero
trovate migliaia di uccelli, già pronti per essere cucinati allo spiedo o
ancora con le piume. Da allora decine di migliaia di trappole (fino a 5mila
in talune stagioni) sono state rimosse dai nostri volontari, così come
centinaia di reti per l'uccellagione. Il lavoro dei volontari e del Corpo
Forestale dello Stato, che invia ogni anno nel bresciano gli agenti del
Nucleo Operativo antibracconaggio per l'"Operazione Pettirosso", ha cambiato
il clima nel bresciano rispetto a 25 anni fa: le grandi tese di trappole per
catture a scopo commerciale sono scomparse e nelle fiere autunnali non sono
più offerti uccellini arrostiti, benché alcuni ristoratori continuino a
ricettare le prede rischiando severe sanzioni sia penali sia amministrative,
come pure coloro che catturano nel giardino di casa per lo spiedo casalingo
a base di pettirossi.
La cattura degli uccelli viene effettuata con l'uso delle trappole ad
"archetto". Si tratta di micidiali congegni realizzati con un ramo di
nocciolo o con un filo di acciaio piegato ad arco. L'uccellino che vi si
posa, attratto dalle bacche di sorbo e di sambuco appoggiate a una
bacchetta, fa scattare un cappio che subito si attorciglia sulle zampette,
spezzandole. La vittima rimane appesa a testa in gił, e si dibatte per ore
nel tentativo inutile di liberarsi.
Di recente si sono diffuse le più moderne, ma non meno crudeli, trappole in
acciaio a scatto dette "Sep", che in un attimo spezza le ossa del collo o la
spina dorsale dei malcapitati.