Agricoltura e ambiente
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   Agricoltura e ambiente - Temi ambientali - Acqua  
Inquinamento
L'inquinamento delle acque di superficie e delle acque sotterranee causato dalle attività agricole è una delle principali preoccupazioni in campo ambientale dell'Unione Europea.
L'uso eccessivo di fertilizzanti causa un "surplus di nutrienti". Questo accade quando non tutto il fertilizzante o il letame distribuito sui campi viene assorbito dalle piante coltivate o allontano durante il raccolto in forma di prodotto. I concimi in eccesso, sottoforma di sali minerali, vengono dilavati dalla superficie dei campi e vanno ad inquinare le acque di falda causando l'inquinamento da nitrati e le acque correnti scatenando il fenomeno dell'eutrofizzazione.

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Grafico uso concime azotato

Oltre all'uso eccessivo di fertilizzanti, non basato sull'equilibrio tra necessità delle colture, apporto di azoto e miglioramento del suolo, ci sono altre pratiche agricole "scorrette" che accentuano il problema dell'inquinamento da nitrati:

  • abbandono della rotazione delle colture;
  • spandimento di azoto non basato su appositi calendari che tengano conto della necessità di nutrienti delle colture;
  • errate tecniche di spandimento;
  • assenza di fasce erbose "tampone" non concimate e di siepi lungo i corsi d'acqua e i fossati;
  • cattiva gestione, coltivazione e concimazione dei terreni in eccessiva pendenza;
  • cattiva gestione dell'irrigazione.

Gallina prataiolaLa UE ha emanato la Direttiva "Nitrati" (CEE/91/676) in forza della quale gli Stati membri devono designare le zone vulnerabili per l'inquinamento da nitrati e preparare dei Piani di Azione per limitare l'inquinamento causato dall'agricoltura in queste zone.
L'utilizzo continuativo dei terreni coltivati come luogo di smaltimento dei fanghi di depurazione può provocare gravi contaminazioni del suolo da parte dei metalli pesanti che sono presenti nei fanghi stessi.

 

Uso insostenibile delle risorse idriche
Il 60% dell'acqua di falda estratta nel sud Europa viene utilizzata per l'irrigazione con un ritmo di estrazione insostenibile in quanto superiore alla capacità di ricarica delle falde. L'estrazione a ritmi eccessivi di acqua di falda causa nel medio-lungo termine la salinizzazione delle stesse falde a causa della risalita di acqua marina non più trattenuta dalla pressione dell'acqua dolce.
La trasformazione di habitat naturali aridi e semi-aridi in seminativi irrigui è causa di distruzione di habitat prioritari e del declino numerico di specie quali la gallina prataiola e il grillaio. Il passaggio da uliveti centenari tradizionali a uliveti intensivi irrigui causa una perdita netta di biodiversità e discapito di specie come il torcicollo e il barbagianni.

Alluvioni
La gestione dei terreni coltivati ha un effetto anche sul fenomeno delle alluvioni. Il drenaggio spinto dei terreni, il sovrapascolo e l'assenza di stoppie (i residui vegetali della mietitura) nel periodo invernale determinano un aumento della velocità di scorrimento dell'acqua piovana che, sommato ad una minore capacità di assorbimento dei terreni agricoli, provoca il conferimento di ingenti quantità di acqua nei corsi d'acqua in breve tempo. Nei punti più stretti dei corsi d'acqua (in prossimità dei centri urbani, ad esempio) questa enorme e veloce massa d'acqua può provocare rovinose alluvioni.

 
 Agricoltura e ambiente - Temi ambientali - Aria

Inquinamento dell'aria e cambiamenti climatici
Nel 1999 l'agricoltura è stata responsabile del 31% del totale delle emissioni di sostanze (nitrati e ammoniaca) che sono causa delle piogge acide.  
In particolare, l'agricoltura contribuisce con il 94% delle emissioni in aria di ammoniaca (NH3) (EEA, 2002). Di questo, circa l'80% deriva dalle deiezioni degli animali negli allevamenti intensivi, la restante parte deriva dalla volatilizzazione in forma di ioni ammonio dell'azoto utilizzato come fertilizzante (CEC, 1999).

Gli allevamenti intensivi disperdono in atmosfera ingenti quantità di ammoniaca e metano (CH4). L'eccessivo uso di fertilizzanti azotati provoca, inoltre, la dispersione in aria di ossidi di azoto.
L'agricoltura contribuisce con il 10% dei "gas serra" totali prodotti dall'Unione Europea. Ammoniaca e gli ossidi di azoto causano la produzione del protossido di azoto (N2O), un "gas serra" che, insieme al metano, contribuisce al riscaldamento del pianeta.
L'ammoniaca, oltre che all'acidificazione, contribuisce anche all'eutrofizzazione delle acque.

 
 Agricoltura e ambiente - Temi ambientali - Suolo
Erosione, salinizzazione, impoverimento
La specializzazione della produzione ha determinato la sostituzione dei concimi organici, rappresentati da letame proveniente dalle stalle un tempo sempre presenti in tutte le fattorie, con i concimi chimici di sintesi (da cui la definizione dell'agricoltura moderna come "agricoltura chimica"). La specializzazione ha anche determinato l'abbandono della rotazione agraria che aveva la funzione di aumentare in maniera naturale la fertilità del suolo.

La meccanizzazione delle lavorazione agrarie, la lavorazione di terreni in elevata pendenza, l'aratura precoce delle stoppie e il pascolo eccessivo aumentano l'erosione del suolo. In Europa circa il 12% del territorio è soggetto a fenomeni di erosione a causa dell'acqua e il 4% a causa del vento. L'uso continuato dei concimi chimici e l'abbandono delle rotazioni sono le cause principali della diminuzione della sostanza organica del suolo agrario (mineralizzazione e compattazione dei suoli) che combinate all'erosione determinano una preoccupante diminuzione di fertilità, che innescando un ciclo vizioso, spinge ad utilizzare più concimi e ad intensificare le lavorazioni meccaniche per mantenere rese elevate.

 
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AllodolaAnche nel settore agricolo, la sostenibilità ecologica delle attività umane può essere misurata in vari modi. Un possibile approccio è di verificare la biodiversità in relazione alle diverse pratiche agricole, ossia determinare la varietà delle forme viventi, animali e vegetali, e degli habitat presenti negli ambienti dove tali attività hanno luogo. Si può affermare che se la biodiversità nelle campagne è in declino, allora le pratiche agricole non sono ecologicamente sostenibili.
Gli uccelli sono degli ottimi indicatori di biodiversità degli agro-ecosistemi. La diversità e l'abbondanza di piante e insetti influenza direttamente la disponibilità di risorse trofiche (cibo) per gli uccelli. Gli elementi del paesaggio agrario quali siepi, zone marginali non coltivate, boschetti e aree cespugliate sono importantissimi per molte specie selvatiche, ed in particolare per gli uccelli. Questi elementi di naturalità forniscono agli uccelli cibo, protezione dai predatori e siti di nidificazione.
Gli impatti dell'intensificazione delle pratiche agricole (ad esempio aumento dell'uso di fertilizzanti chimici e di pesticidi, della meccanizzazione, della distruzione degli elementi dell'agro-ecosistema) sull'ecologia degli uccelli sono molto complessi e variano a seconda delle specie.

In generale, però, è possibile raggruppare questi impatti in tre categorie:

  • perdita di fonti trofiche (cibo);
  • perdita di protezione dai predatori;
  • perdita di siti adatti alla nidificazione.

BarbagianniLa maggior parte dei pulli (giovani uccelli non ancora involati) di specie che vivono negli ambienti agricoli si nutrono di invertebrati (insetti, ragni, cavallette, ecc.). L'uso eccessivo di insetticidi ha ridotto le disponibilità di cibo causando, così, un aumento della mortalità dei pulli.
L'eccessivo uso di fertilizzanti di sintesi e di erbicidi ha ridotto la diversità floristica delle campagne causando la diminuzione delle fonti trofiche per gli uccelli adulti.
La distruzione degli elementi caratteristici del paesaggio agrario tradizionale ha, anch'essa, contribuito a ridurre le fonti di cibo oltre a rendere gli uccelli e i loro nidi più vulnerabili agli attacchi dei predatori.
L'effetto combinato di questi impatti causa un aumento della mortalità e una diminuzione del successo riproduttivo delle popolazioni di uccelli che vivono nelle nostre campagne.

Uno studio apparso sul numero di Ottobre 2002 di Nature dimostra che negli Stati Uniti fino al 92% dei maschi di rana (Rana pipiens) che vivono in ambienti umidi contaminati da atrazina mostra un ritardo nello sviluppo delle gonadi e ermafroditismo. L'atrazina è l'erbicida più utilizzato nel mondo. In Italia sono numerosissimi i casi di inquinamento da atrazina delle falde sotterranee.
La monocoltura e l'eliminazione degli elementi naturali del paesaggio agrario tradizionale (siepi, filari, boschetti, ecc.) con la conseguente diminuzione della biodiversità, anche in termini di invertebrati, rende più difficoltoso il controllo dei parassiti delle colture in quanto non sono più presenti i predatori naturali (che sono stati privati del loro habitat naturale).

Questo innesca un ciclo vizioso che implica l'incremento dell'uso di pesticidi che ulteriormente causerà un decremento delle popolazioni di invertebrati, sia dannosi che utili (IUCN, 2003).

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