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 L'importanza del Parmigiano-Reggiano per la conservazione
 dell'avifauna in ambiente rurale.
 
La produzione del Formaggio Parmigiano-Reggiano è regolata da un Disciplinare di produzione che impone l'utilizzo di foraggi locali per la nutrizione delle vacche da latte. Nella razione giornaliera, almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi deve essere rappresentata da fieni. La sostanza secca dei foraggi deve provenire dal Comprensorio che include le province di Parma, Reggio Emilia e Modena e parte delle province di Bologna (sinistra Reno) e Mantova (Oltrepo). Queste regole dovrebbero favorire la maggiore presenza di colture relativamente estensive come le foraggere (in particolare erba medica e prati stabili) rispetto ad altre aree della pianura Padana non facenti parte del Comprensorio del Parmigiano-Reggiano.
Cartina della Zona Di Produzione del Parmigiano Reggiano

Per verificare se esiste una differenza significativa negli ordinamenti colturali tra le aree del Comprensorio e quelle ad esso esterne e l'importanza delle foraggere per la comunità ornitica, sono state confrontate 10 aree (5 nel Comprensorio e 5 fuori) di circa 1.200 ettari ciascuna.

Dall'analisi degli ordinamenti colturali estivi è emerso che l'erba medica, il prato stabile e l'incolto risultano più abbondanti nella zona del Comprensorio (34% vs 17%, 9% vs 1% e 3% vs 1,5%, rispettivamente), mentre il mais è significativamente più abbondante nelle aree esterne ad esso (42% vs 10%). Dall'analisi degli ordinamenti colturali invernali è stata confermata una presenza maggiore di erba medica e prato stabile e una minor estensione di terreni arati nelle aree del Comprensorio (21% vs 37%). Nelle aree esterne si è rilevata una maggiore estensione dei terreni con residui colturali o stoppie (14% vs 0,3%).

Infine, è stata rilevata una maggiore presenza di siepi e canali arborati nelle aree esterne al Comprensorio. La presenza di tali elementi non è collegabile alla produzione del Parmigiano-Reggiano quanto piuttosto alla morfologia del territorio.
 
 Studio sulle specie di uccelli nidificanti e svernanti
Per quanto concerne le specie di uccelli nidificanti, è emerso che alcune specie legate ad ambienti aperti ed importanti dal punto di vista conservazionistico (classificate come SPEC - SPecies of European Conservation Concern) quali Allodola, Strillozzo, Pavoncella e Picchio verde risultano essere più abbondanti nel Comprensorio. D'altro canto altre specie, legate alla presenza delle siepi come Usignolo e Tortora dal collare, sono risultate più abbondanti nelle aree esterne al Comprensorio.
Dall'analisi del legame tra specie e tipi di uso del suolo emerge l'importanza dell'incolto, più abbondante nelle aree del Comprensorio, che influenza positivamente la presenza di Allodola, Pavoncella e Strillozzo.

Lo studio sulle specie svernanti ha ribadito l'importanza di prato stabile ed erba medica per alcune specie quali Allodola e Pispola che scelgono preferenzialmente queste colture rispetto ad altre. Inoltre è emerso che i residui colturali sono importanti per Fanello e Allodola e, che gli ambienti di margine, quali le siepi, sono di grande interesse per molte specie ornitiche.
Il Falco cuculo (SPEC 3), presente solo nel Comprensorio, seleziona positivamente l'erba medica ed evita i seminativi, come il frumento e l'orzo, il mais, il pomodoro e la barbabietola.

Lo studio di approfondimento sull'uso trofico delle diverse colture da parte di Allodola, Cutrettola e Saltimpalo ha evidenziato l'importanza di erba medica e prato stabile per la nidificazione dell'Allodola, del mais per la nidificazione della Cutrettola, ma soprattutto ha indicato che l'incolto risulta fondamentale per l'alimentazione di entrambe le specie. E' stato evidenziato che i fossi (ricchi di vegetazione erbacea e arbustiva spontanea) sono importanti per l'attività trofica del Saltimpalo. L'approfondimento è continuato nel 2008 relativamente allo Strillozzo.

Infine, lo studio sulla popolazione di rondini in provincia di Modena indica una diminuzione del numero medio di nidi per stalla e il contemporaneo calo delle stalle con conseguente sensibile declino della popolazione di questa specie simbolo del legame tra agricoltura e avifauna. È opportuno segnalare che lo studio prosegue anche nella stagione in corso (così come quello sullo Strillozzo), con il sostegno dell'amministrazione provinciale di Modena.
 
 Conclusioni
Concludendo si può affermare che la produzione di Parmigiano-Reggiano influenza la comunità ornitica e in particolare sembra influenzare l'abbondanza di alcune specie agricole legate ad ambienti aperti (foraggere) le cui popolazioni sono in diminuzione. Al contrario risultano meno abbondanti le specie legate agli ambienti ecotonali, quali siepi e canali arborati. Inoltre è emersa l'importanza dell'incolto per alcune specie di rilevante interesse conservazionistico (Allodola, Pavoncella, Strillozzo).

Si può affermare, inoltre, che la biodiversità del Comprensorio potrebbe aumentare sensibilmente se si procedesse all'impianto di siepi e filari e alla messa a riposo di terreni coltivati. Sarebbe, inoltre, opportuno che venissero conservati quegli elementi come i prati stabili, e le foraggere in generale, che sono risultati importanti per la conservazione dell'avifauna. Un contributo importante in tal senso può essere fornito dalla Politica per lo Sviluppo Rurale tramite la corresponsione di incentivi finanziari agli agricoltori che attivassero le pratiche citate. Il Piano di Sviluppo Rurale delle regioni interessate dal Comprensorio (Emilia-Romagna e Lombardia) contiene le misure adatte, sarebbe però necessario realizzare un'opportuna opera di sensibilizzazione rivolta ai potenziali beneficiari.

Il progetto è stato finanziato da Provincia di Modena, Provincia di Parma, Provincia di Reggio Emilia, Consorzio del formaggio Parmigiano-Reggiano e Regione Emilia-Romagna (LR 28/98).

Il progetto è stato realizzato dal Settore Agricoltura, Dipartimento Conservazione Natura della LIPU.
Il referente è Patrizia Rossi.
Dipartimento Conservazione LIPU - BirdLife Italia: Via Trento 49, 43100 Parma
Tel. ++39.0521/273043 - Email: info@lipu.it