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Politiche
agricole - Sviluppo rurale - Ambienti agricoli |
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| Le
misure agroambientali (artt. 22, 23, 24 Reg. CE 1257/99) sono
finanziamenti a sostegno di metodi di produzione agricola finalizzati
alla protezione dell'ambiente e alla conservazione dello spazio
naturale. Queste misure sono state introdotte dalla riforma Mac
Sharry nel 1992 e sono incluse in Agenda 2000 (Reg. 1257/99) in
quanto parte del programma di sviluppo rurale.
Alcuni esempi di misure agroambientali
sono:
- i ritiri dei seminativi per scopi ambientali;
link
- conservazione dei prati stabili di pianura;
- ripristino e/o conservazione di spazi naturali
e seminaturali e del paesaggio agrario (siepi, filari di alberi,
boschetti, stagni, ecc.); link
- mantenimento di prati e pascoli, trasformazione
dei seminativi in prati e mantenimento del pascolo estensivo;
link
- conservazione delle razze in pericolo di estinzione;
link
- agricoltura integrata;
- agricoltura biologica.
Le misure agroambientali promuovono:
-
forme di conduzione dei
terreni agricoli compatibili con la tutela e con il miglioramento
dell'ambiente, del paesaggio e delle sue caratteristiche,
delle risorse naturali, del suolo e della diversità
genetica,
-
l'estensivizzazione, favorevole all'ambiente,
della produzione agricola (riduzione della resa per ettaro)
e la gestione dei sistemi di pascolo a scarsa intensità
(basso numero di capi di bestiame per ettaro),
- la tutela di ambienti agricoli ad alto valore naturale
esposti a rischi,
- la salvaguardia del paesaggio e delle caratteristiche
tradizionali dei terreni agricoli,
- il ricorso alla pianificazione ambientale nell'ambito
della produzione agricola.
Tali
misure comportano l'erogazione di somme agli agricoltori che,
su base volontaria e contrattuale, si impegnano a fornire un servizio
di tipo "ambientale" per periodi variabili di tempo.
Le somme, calcolate in base ai costi sostenuti e ai redditi precedenti,
vengono corrisposte solamente per le iniziative che vanno al di
là della semplice applicazione delle normali buone pratiche
agricole e comportano almeno il rispetto di prescrizioni ambientali
generali obbligatorie. L'applicazione corretta delle misure
agroambientali può essere un utile strumento di supporto
alla gestione e implementazione dei siti Natura 2000 negli Stati
membri dell'Unione Europea.
L'attuazione di misure agroambientali mirate in tutto il territorio
comunitario rappresenta il nucleo della strategia comunitaria
per l'ambiente. Queste misure sono l'unico elemento obbligatorio
di ciascun piano di sviluppo rurale elaborato dagli Stati membri
e potrebbero teoricamente svolgere un ruolo importante fermare
il declino della biodiversità rurale anche se, purtroppo,
non è stata fissata nessuna percentuale minima di erogazione
di fondi per queste misure nell'ambito del bilancio globale dei
PSR. Ciò ha fatto sì che molte Regioni abbiano attivato
le misure agro-ambientali in maniera molto limitata e che, in
molti casi, un'elevata percentuale dell'erogazione nell'ambito
dei PSR sia conseguente ai trascinamenti finanziari degli impegni
presi con il Reg. CE 2078/92 (Riforma "MacSharry").
Inoltre non sempre le misure attivate hanno ricadute effettivamente
positive sull'ambiente e la biodiversità.
Le misure agroambientali dovrebbero servire ad incoraggiare una
corretta gestione del territorio a favore della biodiversità
in quanto sarebbero sufficientemente flessibili da adattarsi alla
grande variabilità
delle condizioni locali, anche se le indicazioni di applicazione
contenute nel Reg. 1257/99 sono eccessivamente generiche rispetto
al precedente Reg. 2078/92. Precisamente le Regioni possono individuare
specifiche misure agroambientali da applicare nei siti Natura
2000 a fini gestionali, così come dovrebbero individuare
quelle misure che non devono essere applicate negli stessi siti
in quanto potenzialmente dannose per gli habitat o le specie oggetto
di tutela.
Il PSR dovrebbe rappresentare un'occasione per pianificare e orientare
l'attività agricola all'interno di SIC (Siti di Importanza
Comunitaria), ZPS (Zone di Protezione Speciale), IBA (Important
Bird Areas) e altre tipologie di aree protette.
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| Esempi
di misure agro-ambientali |
Ritiri
dei seminativi dalla produzione per scopi ambientali
 I
ritiri ventennali dei seminativi consistono nell'interruzione
della pratica agricola per 20 anni e nella creazione di habitat
di pregio quali, ad esempio, zone umide, complessi macchia-radura,
prati umidi e prati permanenti. Questi interventi si sono rivelati
particolarmente utili nelle aree ad agricoltura intensiva come
la Pianura Padano-Veneta dove questi habitat sono praticamente
scomparsi. Tali interventi hanno dato eccezionali risultati in
termini di conservazione della biodiversità in generale,
e dell'avifauna in particolare. Un esempio particolarmente rilevante
è quello delle zone umide create nella pianura bolognese
e modenese che ospitano l'intera popolazione italiana di Mignattino
piombato (Chlidonias hybridus), specie in Allegato
I della Direttiva "Uccelli". Altre specie prioritarie
che hanno tratto importanti benefici da quest'azione sono il Tarabuso,
il Falco di palude e la Pernice di mare.

Quest'azione ha scopi ambientali e particolare attenzione va posta
da parte delle Regioni nella definizione delle norme di gestione
che devono sempre rispondere a criteri di tutela faunistica.
Questi interventi, già applicati con il Reg. CEE 2078/92,
hanno sempre dato ottimi risultati in particolare quando applicati
a livello comprensoriale e possono rappresentare un utile strumento
di gestione dei siti Natura 2000. In particolare possono rivelarsi
utili quegli interventi che comportano il ripristino di ambienti
naturali o semi-naturali utilizzabili dalle specie prioritarie.
Tali interventi sono particolarmente indicati anche per la creazione
di fasce tampone attorno alle zone umide naturali residue e per
la rinaturalizzazione delle fasce fluviali (ed in particolare
delle aree golenali). Oltre ai seminativi andrebbe incluso in
questa azione anche il ritiro dalla produzione dei pioppeti industriali
che in molte zone d'Italia occupano le golene dei fiumi, dove,
invece sarebbe opportuno realizzare dei ripristini ambientali.
Ripristino e/o conservazione di spazi naturali e seminaturali
e del paesaggio agrario
Il
recupero del paesaggio rurale consiste in interventi di vario
genere a seconda del contesto regionale quali, ad esempio, mantenimento
e realizzazione di siepi, prati umidi, stagni, maceri e risorgive,
manutenzione e ripristino dei muretti a secco. Questi interventi
permettono di introdurre o migliorare elementi e strutture che
aumentano la complessità biologica e rendono più
stabile l'equilibrio dell'agroecosistema. In particolare quest'ultima
funzione è favorita poiché spesso tali elementi
ospitano una ricca fauna selvatica, ospitano insetti utili nella
lotta ai parassiti delle colture, schermano le coltivazioni
dal vento, proteggono il terreno dall'erosione, sostengono le
sponde dei corsi d'acqua e migliorano il paesaggio agrario.
Anche quest'azione, come la precedente, ha scopi ambientali
e particolare attenzione va posta da parte delle Regioni nella
definizione delle norme di gestione che devono sempre rispondere
a criteri di tutela faunistica.
Quest'azione è particolarmente utile nelle zone intensamente
coltivate, caratterizzate dalla pressoché totale scomparsa
degli elementi naturali.
Mantenimento di prati
e pascoli, trasformazione dei seminativi in prati e mantenimento
del pascolo estensivo
Una
priorità a livello nazionale è il mantenimento
dei prati e dei pascoli, soprattutto a livello collinare e montano
dove, a causa dell'abbandono, tendono a trasformarsi in bosco.
Inoltre, questa azione può rivelarsi estremamente utile
anche nelle zone planiziali intensamente coltivate dove sono
stati sostituiti quasi completamente dai seminativi. Il fenomeno
dell'abbandono a preludio del ritorno del bosco in aree appenniniche
conduce inevitabilmente ad una contrazione di areale e un decremento
numerico nel tempo di popolazioni di specie a priorità
di conservazione quali Zigoli (Ortolano, Zigolo
giallo e lo Strillozzo), Silvidi (Bigia
grossa), Motacillidi, Lanidi ed Alaudidi.
Un altro aspetto fondamentale per la conservazione della biodiversità
è il periodo degli sfalci. Tale attività se effettuata
durante la nidificazione genera un danno diretto (morte degli
adulti in cova, dei nidiacei, distruzione delle uova) e un danno
indiretto in quanto l'erba troppo bassa non è più
idonea alla nidificazione o causa una predazione eccessiva sui
nidi. Anche il pascolo nel periodo riproduttivo induce una diminuzione
del successo riproduttivo a causa del disturbo arrecato agli
adulti in cova, della distruzione del nido e delle uova o dell'uccisione
dei nidiacei per calpestamento.
Quest'azione
ha scopi prevalentemente produttivi ma può apportare
un beneficio ambientale, che per molte specie potrebbe risultare
fondamentale. Sarebbe quindi opportuno che il PSR indicasse
con precisione i periodi in cui effettuare gli sfalci e il pascolo
in modo da minimizzare i danni alla riproduzione dell'avifauna,
compatibilmente con le esigenze produttive dell'azienda agricola
e prevedendo adeguati aumenti compensativi di premio. La limitazione
ai periodi di sfalcio è consigliabile nei siti Natura
2000. Considerando che a livello regionale c'è una grande
differenza nello sviluppo vegetativo delle varie aree, tali
periodi andrebbero (come hanno fatto alcune Regioni e Province
autonome) differenziati in base a fasce altimetriche/climatiche.
In generale, si considera il periodo compreso tra la fine di
febbraio e l'inizio di agosto come periodo riproduttivo.
Nel caso, invece, l'azione riguardi aree prative che altrimenti
verrebbero abbandonate e che quindi non verrebbero sfruttate
ai fini della produzione del foraggio, è fondamentale
che venga effettuato un solo sfalcio all'anno fuori dal periodo
riproduttivo dell'avifauna.
Conservazione delle razze
in pericolo di estinzione
Il mantenimento delle razze di animali domestici in via di estinzione
quali bovini, ovini e caprini associato all'azione di mantenimento
degli ambienti aperti tramite il pascolo estensivo può
apportare il molteplice vantaggio di impedire l'erosione genetica
del bestiame domestico e di aumentare il benessere degli animali
di allevamento, di migliorare la qualità e la sicurezza
alimentare dei prodotti zootecnici e di conservare i pascoli.
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Dipartimento Conservazione
LIPU - BirdLife Italia: Via Trento 49, 43100 Parma
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