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Agricoltura
e ambiente
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L'agricoltura
è una delle attività umane più antiche che da sempre ha modellato
il paesaggio ed influenzato l'ambiente e la biodiversità del territorio
italiano per migliaia di anni. La superficie agro-silvo-pastorale totale
italiana è pari a circa 20.500.000 di ettari, che rappresentano il 67%
dell'intera superficie terrestre italiana.
Per moltissime specie animali e vegetali italiane, gli ambienti
agricoli hanno l'importante funzione di connettere le aree naturali
residue oppure fungono addirittura da surrogati di ambienti naturali
ormai estremamente rarefatti se non addirittura scomparsi completamente.
La sopravvivenza di molte specie
è strettamente dipendente sia dalla diminuzione della
pressione agricola intensiva che dalla persistenza di alcune
pratiche agricole tradizionali. L'attività agricola,
inoltre, influenza anche la qualità dell'ambiente delle
poche aree naturali non soggette direttamente a questa attività:
si pensi all'inqui namento
dei corpi idrici da parte di pesticidi, fertilizzanti e liquami
zootecnici.
Gli uccelli sono degli ottimi
indicatori di biodiversità degli agro-ecosistemi.
La diversità e l'abbondanza di piante e insetti influenza
direttamente la disponibilità di risorse trofiche (cibo)
per gli uccelli. Gli elementi del paesaggio agrario quali siepi,
zone marginali non coltivate, boschetti e aree cespugliate sono
importantissimi per molte specie selvatiche, ed in particolare
per gli uccelli. Questi elementi di naturalità forniscono
agli uccelli cibo, protezione dai predatori e siti di nidificazione.
Gli uccelli degli ambienti agricoli sono il gruppo
più in crisi a livello europeo e nella loro diminuzione non si riscontra
nessuna inversione di tendenza negli ultimi decenni. Le popolazioni di
molte specie sono crollate in modo spettacolare, arrivando addirittura alla completa
estinzione in vaste parti del proprio areale. L'emblema della profonda crisi delle
specie agricole è rappresentato dal crollo di specie un tempo estremamente
comuni come i passeri e le allodole.
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| La
questione della conservazione della biodiversità in Italia
non può prescindere dal
considerare l'attività agricola. |

L'agricoltura intensiva moderna è causa di numerosi problemi ambientali
ed è una delle principali cause di declino della biodiversità europea.
Dall'immediato dopoguerra in poi, ovunque nell'Unione Europea il settore agricolo
ha attraversato un processo di concentrazione e specializzazione: il numero si
aziende agricole è diminuito, così come il numero di addetti, la
dimensione media delle aziende è aumentata e il numero di prodotti forniti
da ogni azienda è sempre più ristretto (monocoltura colturale).
Questo processo è stato affiancato da una consistente intensificazione
dell'uso della terra, dei fertilizzanti, dei pesticidi, dell'energia, dell'acqua
e della bonifica idraulica che ha completamente stravolto i tradizionali paesaggi
rurali e ha reso le campagne delle zone più produttive degli autentici
"deserti biologici".
L'intensificazione dell'agricoltura (definita come
l'aumento di produzione agricola per unità di superficie, ad esempio quintali/ettaro)
ha contribuito in maniera importante:
Un
altro indicatore dell'intensificazione dell'agricoltura è
l'aumento delle superfici arate (seminativi) a discapito dei prati
permanenti e dei pascoli.
Allo stesso tempo si è assistito ad un progressivo abbandono delle aree
marginali e alla scomparsa di pratiche estensive (come ad esempio il pascolo nelle
zone montuose) che nei secoli erano diventate un elemento indispensabile degli
equilibri biologici di molte zone europee. L'allevamento estensivo necessita di
grandi estensioni di pascoli utilizzati con basse densità di animali, al
contrario l'allevamento intensivo moderno utilizza grandi stalle con elevatissime
concentrazioni di animali che vengono nutriti non con erba, ma con mangimi secchi
ricavati dai seminativi.
Quindi la perdita dei prati stabili e dei pascoli, che sono estremamente importanti
per il mantenimento della biodiversità in Italia, è dovuta, da un
parte all'incremento della specializzazione della produzione agricola (arativi)
e, dall'altra, all'aumento delle densità degli allevamenti moderni.
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| Il
70% delle 173 specie di uccelli che in Europa dipendono da habitat
rurali è attualmente minacciato di estinzione. |
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Con la creazione di un mercato protetto con prezzi
garantiti, la PAC ha rappresentato la spinta per all'intensificazione agricola
in quanto:
- incoraggia direttamente l'intensificazione delle pratiche
agricole;
- ricompensa maggiormente i produttori più intensivi (solo
pochi soldi vanno a favore di metodi di produzione estensivi);
- rende le pratiche agricole estensive relativamente più
costose.
La
PAC ha causato l'abbandono di aree agricole che, in base alle
politiche del momento, erano marginali come ad esempio le aree
montane. La costante diminuzione delle superfici a prato e pascolo
in molte zone montane italiane costituisce un problema opposto
a quello dell'intensificazione per molte specie di uccelli legati
a questi ambienti che non trovano più gli habitat adatti
a nidificare o a cacciare.
Favorendo l'aumento della produttività dei terreni agricoli, la PAC ha
incoraggiato la rimozione dagli ecosistemi rurali di molti di quegli elementi
semi-naturali quali le siepi, i filari di alberi, i boschetti che rappresentavano
fonti importantissime di cibo e rifugio per molte specie selvatiche (piante e
animali) che contribuivano al mantenimento di un equilibrato agro-ecosistema.
Sebbene
l'intensificazione delle pratiche agricole in termini di uso di
fertilizzanti, pesticidi e erbicidi sia stabile dagli anni '90,
è previsto un ulteriore aumento della specializzazione
delle pratiche agricole e un aumento delle dimensioni aziendali
che, a causa dell'ottimizzazione dell'uso del suolo, potrebbe
determinare una nuova grave perdita di elementi naturali e biodiversità.
La tendenza alla specializzazione delle aziende agricole, con
conseguente minor numero di forme di utilizzazione dei terreni,
è confermata dal 5° Censimento generale dell'agricoltura
reso pubblico dall'ISTAT nel marzo del 2001 (http://censagr.istat.it/dati.htm;
http://www.census.istat.it/wibdsi/default.asp).
La tendenza alla specializzazione è più accentuata
nelle regioni nord-occidentali e nelle isole a discapito di alcuni
tipi colturali molto importanti.
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Tel. ++39.0521/273043 - Email: info@lipu.it
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