Lipu Onlus, natura, uccellie animali selvatici in Italia
 #StopBracconaggio
Fermiamo il massacro di animali
Più controlli e sanzioni più severe
Uccidere gli animali significa uccidere tutta la natura
Fermiamo questa tradizione stupida e crudele

Fermiamo il bracconaggio. Uccidere gli animali significa uccidere tutta la natura

In Italia ogni anno vengono uccisi illegalmente più di 5 milioni di uccelli, un vero e proprio massacro che non risparmia nessuno, dalle cicogne ai pettirossi.

Il bracconaggio è illegale ma purtroppo continua ad esistere, per colpa di tradizioni stupide e crudeli e per la difficile applicazione delle leggi che invece lo dovrebbero impedire.

È ora di dire basta, tutti assieme. Chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire subito e prevedere sanzioni più severe, rafforzare i controlli, dare la certezza che i responsabili di questi crimini di natura vengano puniti.

Perché esiste il bracconaggio?

In molti casi, il bracconaggio è l’eredità di tradizioni ormai anacronistiche e di una cultura ampiamente superata, per la quale gli animali selvatici erano semplice selvaggina, a disposizione dei cacciatori, o animali nocivi, da sterminare. La fauna selvatica, di conseguenza, finiva vittima di vere e proprie mattanze legalizzate e di pratiche tali da causare, molto spesso, sofferenze indicibili agli animali, in particolare agli uccelli. Si pensi alle allodole e ai tordi accecati per fungere da richiamo vivo, o ai pettirossi e agli altri insettivori catturati nelle valli bresciane, appesi a testa in giù con le zampe fratturate per ore prima che il bracconiere ne terminasse le sofferenze, o ai tordi in Sardegna, lentamente strozzati da sottili lacci di plastica.

Non tutte queste pratiche sono state abbandonate. Semplicemente, sono diventate illegali, andando a costituire il vasto fenomeno del bracconaggio. Dunque, il bracconaggio continua ad esistere ed imperversare, aiutato dal fatto che troppe persone (e persino una parte della politica) lo considerano un reato minore, di poca importanza. C’è poi il problema serio del grave deficit di vigilanza. Il numero delle Polizie provinciali è diminuito, assieme a controlli effettuati sui cacciatori, e l’attenzione sul territorio è oramai affidata ai soli Carabinieri Forestali. Troppo poco.

 

Dove è diffuso il bracconaggio?

In Italia si stima che più di 5 milioni di uccelli siano uccisi illegalmente ogni anno, soprattutto in sette aree identificate come critiche e definite i “blackspot del bracconaggio”: le Prealpi lombardo-venete, il Delta del Po, le coste e zone umide pugliesi, le coste pontino-campane, lo Stretto di Messina, la Sicilia occidentale e la Sardegna meridionale. In ognuna di queste aree sono presenti una o più forme di bracconaggio. Si stima che in queste sette zone avvenga il 50% degli atti di bracconaggio italiani.

Cos'è il bracconaggio

Il bracconaggio è l’uccisione o la cattura di una specie protetta. Anche le specie cacciabili sono vittime di bracconaggio, quando vengono uccise al di fuori delle regole fissate dalla legge. Molti reati di bracconaggio hanno luogo proprio nel contesto della caccia legale.

Chi è il bracconiere

Il Bracconiere è chiunque uccida o catturi una specie protetta. Bracconiere è anche il cacciatore che non rispetta la normativa sulla caccia.

Come fermare il bracconaggio? Ecco cosa fa la Lipu

E’ dai primi anni Ottanta che la Lipu si batte contro il bracconaggio, a partire dai campi a difesa dei falchi della regina in Sardegna e dalle azioni sullo Stretto di Messina, fino al lavoro dei gruppi di guardie volontarie che oggi supportano le forze dell’ordine (Carabinieri Forestali, Polizia provinciale, Corpi Forestali Regionali).

In questi anni, l’esperienza ci ha insegnato che solo un approccio integrato, che metta assieme l’azione delle forze dell’ordine, il supporto della vigilanza volontaria, le attività di educazione, il coinvolgimento delle comunità locali e le grandi azioni comunicative può fare davvero la differenza.

Prova ne sia l’azione svolta in Sardegna, dove, rispetto al 2012, il bracconaggio sugli uccelli è calato dell’80% proprio grazie a un insieme di attività mirate.

Nel 2016 il Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con i Carabinieri Forestali e con il supporto delle associazioni ambientaliste, ha realizzato un Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio sugli uccelli. il Piano, grazie al quale l’impegno del Corpo Forestale dello Stato (confluito nei Carabinieri Forestali) è stato mantenuto e rafforzato, prevede tra l’altro l’inasprimento delle pene per i reati di bracconaggio e il rafforzamento delle polizie provinciali per il controllo venatorio. 

Che senso ha una petizione per una cosa già illegale?

Il bracconaggio è illegale ma continua ad esistere e fare danni. Troppe persone, e anche una parte della politica, considerano il bracconaggio come un reato minore, di poca importanza. La vigilanza è poco efficace perché il numero delle guardie provinciali è diminuito, riducendo la vigilanza sul territorio e i controlli sui cacciatori ed il controllo del territorio. 

Inoltre, le forze contrarie al Piano Nazionale antibracconaggio ne stanno ostacolando la messa in pratica.

Il testo completo della petizione StopBracconaggio

I firmatari di questa petizione chiedono al Presidente del Consiglio:
1. di prevedere un Disegno di legge del Governo che contenga: · l’inasprimento delle pene attraverso l’aggiornamento del quadro sanzionatorio come previsto dal punto 2.1.1 del Piano d’azione. In particolare: “l'aggiornamento del quadro sanzionatorio per gli illeciti contro la fauna, commisurate all'entità dei ricavi illeciti che si possono trarre dall'attività illegale e al danno arrecato alla biodiversità. in base a criteri prestabiliti (gravity factor), valutando l'opportunità di rimodulare le pene previste all'art. 30 della legge n. 157 /1992 e di trasformare in delitti le fattispecie più gravi oggi reati contravvenzionali (ad esempio lettere a), b), c), d) ed e), comma 1, dell'articolo 30 della legge n. 157 /1992)”; · la completa esclusione dell’applicazione dell’articolo 132 bis del Codice Penale (“Tenuità del fatto”) per le pene previste dall’articolo 30 della legge 157/1992; · l’introduzione della previsione del ‘furto venatorio’, concetto già applicato da numerose Procure della Repubblica ma che necessita di una conferma attraverso una specifica legge; · la previsione di una norma che applichi la responsabilità oggettiva agli istituti di caccia nei quali si verificano atti di bracconaggio, con conseguente sospensione dell’attività venatoria;
2. di risolvere la grave emergenza dovuta alla scarsissima presenza di controllo sul territorio, attraverso anzitutto il ripristino delle funzioni di vigilanza venatoria delle polizie provinciali e il rafforzamento della presenza attiva di altre forze di polizia.

Una campagna internazionale

Questa raccolta firme è sostenuta dal progetto LIFE Against Bird Crime. Fa parte della campagna internazionale contro il bracconaggio #FlightforSurvival guidata da BirdLife International, la grande coalizione mondiale di tutte le Lipu del mondo, di cui anche noi facciamo parte.

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